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direttore Filippo Astone

Stealth, il sarto dei dati

di Marco Scotti e Chiara Volonté ♦ La piattaforma software per il fashion by Dedagroup permette alle aziende moda/ lusso una gestione su misura del proprio business in un mercato in rapida evoluzione. Un approccio multicanale che garantisce il monitoraggio efficace dei capi dalla fabbrica fino al consumatore finale. I case studies di Fendi e Twinset

Trussardi, Versace, Church’s, Fendi, Twinset. Sono alcuni dei brand del fashion e del luxury retail che hanno avviato progetti tramite Stealth, la piattaforma software realizzata da Dedagroup pensata per gestire in maniera integrata tutti i processi tipici delle aziende della moda e del lusso, dalla produzione alla supply chain, fino alle vendite su tutti i canali disponibili. In modalità tradizionale (tecnicamente si dice on premise) o come servizio pay per use, attraverso il cloud. Stealth è un prodotto di Dedagroup, uno dei maggiori system integrator italiani, appartenente al gruppo Podini. Dedagroup, che ha un giro d’affari di circa 240 milioni, (su strategie e numeri leggere qui  l’intervista all’amministratore delegato Gianni Camisa) è peculiare rispetto ai competititor perché non è solo un consulente ed un reseller, ma ha anche un’importante attività di sviluppo software proprio.

Stealth è una piattaforma che Dedagroup ha realizzato espressamente per il settore fashion, una soluzione «ideale per tutte le aziende disposte a guardare oltre, coniugare presente e futuro, marchi di fabbrica storici e traiettorie di sviluppo in uno scenario in evoluzione. Cambiamenti che rispondono alle richieste del mercato globale, del consumatore esigente e delle nuove sfide imposte all’intera supply chain» ci racconta Cosimo Solida, Ceo di Dedagroup Stealth (omonima azienda-prodotto nell’ambito del gruppo) in occasione della sesta edizione dello Stealth Day, la kermesse organizzata per condividere le strategie da affrontare e le esperienze con la piattaforma Stealth. L’edizione di quest’anno si è concentrata soprattutto sui cambiamenti imposti dai mercati globali, dai millennial, dalle nuove sfide dei retailers e dell’omnichannel.

 

Cosimo Solida, Ceo di Dedagroup Stealth, sul palco dello Stealth Day

Stealth

Stealth sottolinea la sua leadership in Italia, con oltre il 60% di market share. Ha un fatturato di 29 milioni di euro, realizzato grazie a 300 collaboratori in tre sedi (Milano, Padova e Pisa), con progetti attivi in 30 paesi nel mondo. L’idea è quella di concentrarsi sulle aziende del fashion per gestire strategie multicanale. Per arrivare a questo obiettivo, Stealth deve offrire al cliente un modello unico di dati e di gestione degli articoli, permettendo anche l’eliminazione di eventuali duplicazioni delle stesse informazioni. La piattaforma certifica anche un radicale cambio di prospettiva che sta riguardando il mondo della moda: ci sono nuovi pubblici da soddisfare (soprattutto i millennial) e la consapevolezza che le “stagioni” nelle collezioni stanno progressivamente sparendo per lasciare spazio a nuove necessità distributive. Stealth, quindi, integra tutte le possibili soluzioni per il fashion, con un approccio multicanale che viene sviluppato lungo l’intera catena del valore e implementando un modello di dati univoco che riduce le complessità applicative e che garantisce il monitoraggio efficace dei capi dalla fabbrica fino al consumatore finale.

Inoltre vengono realizzate soluzioni It che abilitano la costruzione di reti retail a livello globale e viene data la possibilità di sviluppare possibili esternalizzazioni tagliate sui bisogni della clientela, garantendo la fruibilità 24 ore su 24. Tramite Retail, inoltre, vengono supportate le aziende nella loro espansione sui mercati internazionali, grazie al controllo centralizzato e real time di tutte le informazioni relative ai processi distributivi e di vendita. Infine, ai clienti viene offerto un marketplace di applicazioni completamente integrate che migliorano ed estendono le funzionalità di Stealth. Fanno parte dello Stealth Ecosystem Oracle, Temera, Pwc, Vusei e altre software house.

Le nuove esigenze del settore Moda

Il mercato sta evolvendo rapidamente con bisogni sempre più diversi. La personalizzazione, ad esempio, è una tematica da tenere particolarmente in considerazione perché porta a delle richieste di “Make To Order”. «Una delle maggiori novità per il comparto della moda – ci spiega Michele Lotto, presales manager di Dedagroup Stealth – è che siamo in una fase di transizione da un utilizzo puro dell’Erp a una forma ibrida che riguarda la Business Intelligence e i Cpm. In particolare la Bi sta assumendo un ruolo sempre più significativo sulla gestione del controllo di processo. Inoltre, il fashion introduce una serie di valori che sono difficili da intendere e che esulano dal modello tradizionale: ad esempio, quando si cerca di calcolare il costo standard di un prodotto, bisognerebbe riuscire a introdurre una variabile legata alla percezione del cliente e al valore che quest’ultimo riconosce al brand. Con le nuove tecnologie, però, si completa questo processo identificando l’intera catena del valore. Infine, con il lean controlling applicato alla moda si pone l’attenzione su logistica, scorte e abbattimento degli sprechi, che sono le tre voci che possono incidere maggiormente sui conti di un’azienda».

Un’altra delle urgenze che emergono chiaramente è quella relativa alla visibilità real time del proprio stock. Mai come in questo periodo, infatti, il consumatore si aspetta di poter avviare un dialogo produttivo con il marchio in cui si può interagire in maniera bidirezionale. Questo significa instaurare un rapporto paritetico, di partnership, che viene premiato attraverso il ricorso all’omnicanalità. Non esiste più una sola possibilità di contatto, ma molteplici: il sito internet, il negozio, i social network, le campagne sono tutti strumenti che possono essere impiegati e che migliorano la relazione tra brand e utente.

Un’ultima esigenza riguarda il punto vendita. «Il negozio – ci racconta Ilaria Solida, senior enterprise solution consultant di Dedagroup Stealth – deve seguire il materiale utente in maniera completamente tailorizzata. Il punto vendita, quindi, diventa un magazzino suddiviso in ubicazioni che possono essere costantemente tenute sotto osservazione attraverso le moderne tecnologie. In qualsiasi momento, grazie ai dati online, ci si può collegare e sapere la giacenza fisica di un negozio».

 

Frederic Munoz, Coo di Fendi, sul palco dello Stealth Day
Case study: Fendi

Durante lo Stealth Day sono stati presentati due case studies. Il primo è Fendi, l’azienda del lusso fondata a Roma nel 1926 e oggi parte del gruppo Lvmh. Il secondo è Twinset, brand italiano nato a Carpi negli anni ’90. Entrambi hanno impiegato la tecnologia di Dedagroup per migliorare il proprio business. Nel caso di Fendi è stato creato il progetto “r(Evolution)”, che ha portato all’adozione di Stealth Retail per la gestione integrata dei canali distributivi. Da febbraio 2019 verrà avviato il roll out della parte retail oltre confine, in tutti i paesi in cui Fendi opera. «Vogliamo usare la tecnologia per difendere il Made in Italy – ci spiega Frederic Munoz, Coo di Fendi – e per industrializzare i processi logistici. Abbiamo scelto Stealth per monitorare la supply chain dal primo schizzo dei creativi fino all’acquisto da parte del cliente. L’articolo che offriamo è sottoposto a una customizzazione estrema, cioè l’acquirente può scegliere tra migliaia di variabili per creare il proprio prodotto. Con la rivoluzione tecnologica non ci sarà più bisogno di avere i magazzini strapieni. È come se tornassimo indietro nel tempo, a un Made in Italy fatto su misura del cliente. Uno dei pregi delle nuove tecnologie è la possibilità di continuare a sviluppare i distretti, detentori del know how. Per fare questo, tutto il processo diventa digitale».

Case study: Twinset

Per quanto riguarda Twinset, la collaborazione con Dedagroup è stata avviata nel 2016 per rispondere a tre richieste fondamentali: garantire una crescita aziendale a livello mondiale, impiegando processi industriali codificati e strutturati che possano sostenere un business plan ambizioso oltre che le esigenze presenti; adottare una soluzione business retail per trasformare Twinset da un’azienda focalizzata su una distribuzione multimarca a un’azienda che attraverso il retail diretto vuole essere vicino al consumatore; seguire un percorso di internazionalizzazione con un occhio all’innovazione. «Il 2018 – ci spiega Federico Tamburini, It & Logistic Director di Twinset – è stato un anno difficile dopo un quinquennio di crescita. Abbiamo riscontrato un cambiamento nelle abitudini di acquisto dei clienti a cui vogliamo rispondere in fretta.»

«Nel frattempo, con Stealth abbiamo creato una piena integrazione tra negozi e online in ossequio all’omnicanalità che stiamo inseguendo. Abbiamo ora un approccio legato agli algoritmi di vendita che ci permette di sfruttare i big data per pianificare domanda e offerta. Anche la logistica, che è un tema che influenza moltissimo i bilanci, è costantemente monitorata attraverso Stealth. Solo in questo modo, infatti, possiamo tenere traccia di tutti gli spostamenti che, con cadenza semestrale – ovvero al termine di ogni stagione – la nostra merce deve effettuare. Infine c’è il tema dei magazzini. Questi hanno dei costi di gestione altissimi e inoltre gli articoli passano continuamente da un negozio all’altro, perché il punto vendita fisico funge da vetrina di tutto il nostro campionario. Con la tecnologia, invece, possiamo avere una gestione più attenta di ogni spostamento».

Altri prodotti simili a Stealth

Stealth non è l’unica piattaforma che garantisce questo tipo di possibilità per le imprese. Un’altra software house italiana come Zucchetti ha sviluppato “Ad Hoc Glamour”, un gestionale che integra le funzionalità di amministrazione e contabilità, controllo di gestione, logistica e produzione. Vengono inoltre inseriti una suite per l’amministrazione e la coordinazione del personale e un software di gestione documentale. Ad Hoc Glamour permette di amministrare in maniera integrata ogni aspetto legato all’operatività quotidiana di un’impresa del fashion ed è completamente personalizzabile. Tra le altre aziende che offrono servizi analoghi ci sono anche Pwc (con Fashion Platform); Axioma, che ha messo a punto un Erp per le società di moda; TeamSYstem che ha sviluppato Alyante. Tutte le altre soluzioni offerte dalle software house “cubano” un 40% del mercato complessivo, mentre Stealth, da sola, vale il 60%.

 

Anusha Couttigane sul palco dello Stealth Day

Anusha Couttigane

Tra gli ospiti dello Stealth Day anche Anusha Cuttigane, principal fashion analyst di Kantar Consulting e definita come una delle 30 donne under 30 più influenti della fashion industry. «Le tendenze macroeconomiche, le principali aree geografiche, i cambiamenti demografici e le sfumature culturali stanno influenzando i modelli di produzione nella fashion industry» ci spiega. «Per questo oggi è necessario capire come il reshoring nella produzione del lusso genera valore ed efficienza, l’importanza delle parthership e focalizzarsi sulla progressiva scomparsa delle stagioni nelle collezioni di moda e sulla crescente attenzione verso le strategie di sostenibilità. Siamo di fronte a radicali cambiamenti di acquisto dati dai millennial e dai social media che stanno creando nuovi canali di vendita.»

«Gli acquirenti più giovani introducono nuovi marchi e nuovi prodotti e i brand devono instaurare un rapporto con i millennial per avere il loro punto di vista. Vanno lette sotto quest’ottica nuove partnership come quella tra Louis Vuitton e Supreme. Anche la sostenibilità è un tema fondamentale da tenere a mente per i brand: la “carbon footprint” sta diventando uno dei motori della scelta, o meno, di un determinato marchio in sede di acquisto. La circular economy vale 4,5 trilioni di dollari. Infine, le nuove tecnologie applicate al segmento luxury stanno portando nuove possibilità: è il caso di De Beers e di altre aziende del comparto che hanno deciso di impiegare la blockchain in una piattaforma open. In questo modo si potrà assicurare che i diamanti siano naturali e non provenienti da zone in conflitto».

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