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Fondimpresa: come funziona la formazione ai lavoratori finanziata da Confindustria, Cgil Cisl e Uil

di Laura Magna ♦ Non ci sono solo gli incentivi fiscali previsti dal secondo piano Calenda. Esistono anche i fondi interprofessionali. Ecco come sfruttarli

«La formazione è la politica attiva per eccellenza. L’Italia può uscire dall’impasse in cui ancora si trova solo puntando sul Made in Italy, che è la peculiarità che può traghettare la nostra manifattura, seconda in Europa e sesta nel mondo, verso la meta del primato assoluto. Ma se si rinuncia a trasferire le competenze, in particolare da coloro che escono dal mondo del lavoro ai giovani che dovrebbero sostituirli, rischiamo di perdere un’heritage importantissima e anche un treno che con ogni probabilità non passerà di nuovo». A dirlo a Industria Italiana è Bruno Scuotto, presidente di Fondimpresa, ovvero il più importante Fondo interprofessionale per la formazione continua in Italia.

Costituito da Confindustria, Cgil Cisl e Uil, conta oltre 185.000 imprese aderenti, di cui il 98,5% Pmi, con 4.460.000 lavoratori. Il Fondo finanzia la formazione dei lavoratori delle aziende iscritte, indirizzando i finanziamenti verso i più moderni fabbisogni, e promuove la diffusione e la cultura della formazione. «Con l’obiettivo che le imprese italiane facciano più formazione e la facciano meglio, sfruttandone a pieno le capacità di generare sviluppo e occupabilità», dice Scuotto. Che dal suo osservatorio privilegiato sul rapporto tra imprese e formazione intravede uno scenario dai contorni preoccupanti.

 

Bruno Scuotto
Bruno Scuotto, presidente di Fondimpresa

 

Aziende ancora poco proattive sulla formazione

«La situazione è ancora abbastanza ferma a una vision particolare delle imprese nei confronti della formazione. Tolti i percorsi obbligatori per legge, come la sicurezza, o la necessità di competenze specialistiche per far fronte ad una determinata esigenza produttiva, non c’è una propensione molto diffusa alla formazione in senso lungimirante», afferma il presidente di Fondimpresa. Un trend che vede soprattutto le nostre Pmi per niente attive su questo fronte, anche se «negli ultimi due anni si osserva un dinamismo prima sconosciuto; si è incominciato a parlare di formazione in termini di strumento per crescere, innovare, internazionalizzare. Alcune fasce di mercato non possono essere raggiunte se non con adeguata formazione e le imprese lo stanno capendo. Parliamo di un’ impresa che ha un approccio olistico, ovvero di imprenditore, management e anche lavoratori. Nessuno deve essere escluso da questa ondata.»

«L’obiettivo è una formazione che abbia un motore interno, non che proceda a spinta. Che sia cioè mossa da sete o consapevolezza di colmare un gap di conoscenza sia da parte dei lavoratori che degli imprenditori, che devono sentirsi stimolati dalla possibilità di portare la loro impresa su certi mercati o dentro certe lavorazioni, o essere spinti dall’ambizione di coprire determinati ruoli nella propria vita professionale. Questo è il motore che deve stimolare la domanda, mentre oggi per la maggior parte la spinta arriva da enti formativi che a vario titolo propongono percorsi che incontrino l’interesse delle aziende, ma si tratta di un punto di vista esterno che non è detto sia sempre collimante con mission e vision delle imprese», avverte Scuotto. «Il problema è la prospettiva, è approcciare la formazione in un’ottica che vada oltre la contingenza».

Fondi interprofessionali: non deve essere un’ occasione persa

Senza considerare che tutta la realtà dei fondi interprofessionali è poco conosciuta alle imprese . In molti casi rischia di essere un’occasione persa. Il perché ce lo spiega lo stesso Scuotto: «Fin dal 1978 lo 0,30% delle retribuzioni di ogni lavoratore viene dedicato obbligatoriamente alla formazione per gli stessi lavoratori. Per molto tempo, con questi soldi, che arrivano all’Inps, sono stati finanziati corsi che nulla avevano a che fare con le vere esigenze delle imprese e del mondo del lavoro». Con una legge del 2000 sono nati i Fondi interprofessionali, ai quali le aziende possono destinare questo 0,30% invece di lasciarlo gestire dalla mano pubblica.« Ogni Fondo è gestito bilateralmente da Associazioni di impresa e rappresentanze sindacali, in modo da garantire che siano rispettate le esigenze di entrambe le parti. In questo modo viene finanziata una formazione più rispondente alle esigenze del mercato del lavoro. L’adesione a qualsiasi Fondo è gratuita e può essere revocata liberamente».

Di fatto, le imprese possono utilizzare soldi che hanno già versato (e che a volte non si rendono conto di versare) per aggiornamento dei propri dipendenti. «Si tratta di uno dei pochi strumenti per alleggerire il cuneo fiscale, consentendo che in qualche maniera una frazione delle tasse versate tornino indietro sotto forma di ore di formazione. Ed è una modalità non conosciuta da tutti, direi sconosciuta alla maggioranza. Oggi la formazione è finanziata per i tre quarti dai fondi, per il 20% dalle stesse imprese e per un residuo bassissimo, sotto il 10%, dalla PA». I Fondi in Italia sono 22. Vi sono iscritte, in totale, oltre 900mila imprese che occupano più di 10 milioni di lavoratori (dati Inapp). Di questi 10 milioni, quasi la metà sono iscritti a Fondimpresa, che quindi gestisce circa la metà delle risorse che le aziende girano dall’Inps ai Fondi. Ogni anno, Fondimpresa eroga oltre 300 milioni di finanziamenti per la formazione, «tutti spesi bene perché spesi dai diretti interessati: aziende e lavoratori», precisa il presidente.

 

Carlo Calenda, Ministro dello Sviluppo Economico

Gli incentivi alla formazione istituti da Calenda? Sono la vera innovazione per le imprese

Vedremo più avanti come nello specifico questi finanziamenti vengono sfruttati dalle aziende (anche citando alcune case history) e definiremo il range degli strumenti offerti da Fondimpresa. Prima però raccogliamo le opinioni di Scuotto su cosa è oggi fare formazione, in un mondo industriale che tende sempre di più a focalizzarsi sulle competenze. Lo dimostrano anche misure previste dal secondo pacchetto di incentivi per le imprese emanato dal Ministro allo Sviluppo Economico Carlo Calenda, quello che cade sotto il nome di Impresa 4.0. Con esso è stato istituito a partire dal 2018 il credito di imposta sulla formazione in chiave 4.0 nella misura del 40% per le imprese che la svolgeranno in maniera incrementale nel prossimo triennio rispetto al triennio appena concluso. Dopo aver agito sui macchinari con iper e super ammortamento, si punta quindi su un altro fondamentale fattore della produzione che è il lavoro.

«Questo del credito di imposta è senza dubbio un valore aggiunto. Non si fa innovazione solo acquistando macchinari, anche perché per sfruttare i vantaggi di iper o super ammortamento ci devono essere bilanci aziendali che hanno la capienza per farlo e oggi questa capienza non c’è, anche se si sta lentamente ripartendo. Quello che veramente crea rivoluzione nelle aziende è soprattutto l’innovazione di processo: persone che hanno un’attività nuova, una intercambiabilità e un modo di affrontare problemi del lavoro e anche peculiarità del nuovo mercato con competenze adatte. Noi siamo pronti, la metà dei finanziamenti che abbiamo messo sulla formazione dal 2007, per il 50% sono stati negli anni destinati a questo, all’innovazione», dice Scuotto.

L’impegno di Fondimpresa per l’innovazione

Fondimpresa ha dedicato al tema dell’innovazione degli appositi “Avvisi di finanziamento”, denominati “Formazione a sostegno dell’innovazione tecnologica di prodotto e/o di processo” nelle imprese aderenti”. Per accedervi è necessario un intervento di innovazione (prodotti, introduzione di nuovi processi produttivi o miglioramento di quelli esistenti, innovazione organizzativa) nelle aziende dove verrà realizzata la formazione e la collaborazione con Dipartimenti universitari e Centri di ricerca, per ottenere il massimo risultato dagli investimenti in innovazione e definire la formazione più adeguata.

Finora sono stati pubblicati 4 Avvisi (2011, 2015, 2016 e 2017), che costituiscono una linea di finanziamento che Fondimpresa ha rivolto specificamente all’innovazione tecnologica quando ancora nessuno parlava di Industria 4.0, con un investimento complessivo che dal 2011 al 2017 ha raggiunto 48 milioni di euro, realizzando finora 240 piani formativi in 620 aziende. Al quarto avviso di finanziamento, che mette a disposizione 10 milioni di euro, è possibile partecipare fino al 16 giugno 2018.

Gli interventi formativi hanno riguardato sia prodotti (nuove linee di surgelati gluten free, tessuti ignifughi con filati innovativi, nuove linee per detergenza e cosmesi, fertilizzanti organo-minerali ricchi di organismi biostimolanti) che processi (valorizzazione dei sottoprodotti agroalimentari, veicoli da lavoro a tecnologica ibrida che consente di ridurre le emissioni inquinanti, tecnologia 3D applicata alla moda, digital smart manifacturing). Forte l’attenzione rivolta agli obiettivi di efficienza energetica e ambientale.

Fondimpresa ha anche altri strumenti per la formazione a sostegno dell’innovazione: sia altri Avvisi meno specifici, come quelli sulla Competitività, sia il Conto Formazione, che consente ad ogni azienda di gestire le proprie risorse e la progettazione e realizzazione dei corsi, avvalendosi di strutture interne o professionalità esterne. In questo modo, di 2,8 miliardi di euro di finanziamenti erogati tra 2007 e 2017, ben la metà sono stati, appunto, investiti in corsi mirati all’innovazione e alla competitività.

 

logo Fondimpresa

Superare il rischio dell’obsolescenza del lavoro

Industria 4.0, con tutte le opportunità che crea, rappresenta anche una sfida. Se è vero che non si perderanno in termini assoluti e di bilancio finale posti di lavoro con l’ingresso massiccio dei robot nelle produzioni, è altrettanto vero che il lavoro cambierà profondamente. E che esiste un rischio forte di obsolescenza per i lavoratori oggi impiegati che, senza la dovuta formazione e un riaddestramento, si potrebbero trovare in seria difficoltà.

«I temi dell’automazione, della perdita di posti di lavoro, della riqualificazione stanno emergendo con prepotenza: chi non si forma resta ai margini, e ci piacerebbe molto assecondare inviti che abbiamo avuto ad ampliare il nostro raggio di azione a figure come i non occupati, inoccupati, disoccupati: tutti coloro che non versano lo 0,30 all’Inps e che oggi non possiamo accompagnare nella formazione. Siamo in attesa di una circolare Anpal in cui ci aspettiamo che ci venga data la possibilità di coprire questa parte. Quando parlo di queste figure parlo anche di un mondo di immigrati laureati, di terzo settore, dei pensionandi, dell’eredità professionale che è fortissima, del mismatching tra quello che le imprese cercano e quello che c’è invece sul mercato. Se c’è un Fondo in Italia già attrezzato per fare questi percorsi è Fondimpresa, sia per capacità sia per la capillare rete territoriale che offriamo, che altri Fondi non hanno».

Gli strumenti di Fondimpresa

Le aziende iscritte a Fondimpresa hanno accesso a diversi canali di finanziamento, creati per rispondere alle esigenze di un tessuto produttivo molto frammentato e diversificato e, quindi, con fabbisogni specifici. Sono tre gli strumenti offerti.

Conto Formazione

Il primo è il Conto Formazione, un conto individuale di riferimento per ogni singola impresa aderente, dove confluisce il 70% (o l’80, su opzione) delle risorse dello 0,30% versate all’Inps e che l’impresa può gestire in autonomia. L’azienda è totalmente padrona nella scelta di chi somministrerà la formazione, interno o esterno alla struttura, nei modi e dei tempi di presentazione del piano formativo. Una volta presentato il piano a Fondimpresa, dopo alcune verifiche, parte con le attività.

Conto di Sistema

Il secondo strumento è il Conto di Sistema, in cui confluisce la parte residua dello 0,30% non versato nel Conto Formazione. Questa cifra viene usata per finanziare bandi, detti “Avvisi” (come quelli già citati e dedicati all’Innovazione). Gli Avvisi vengono pubblicati periodicamente e sono dedicati ad una particolare finalità (sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica, competitività, ecc.). Le aziende possono partecipare, generalmente in forma aggregata, con un capofila di progetto. Questo sistema favorisce soprattutto le Piccole imprese, che nel capofila di piano trovano un riferimento che le mette insieme ad altre aziende che hanno i medesimi fabbisogni, ottimizzando le risorse, e gestisce tutte le procedure.

Avvisi con contributo aggiuntivo

Infine, c’è la possibilità di accedere ad “Avvisi con contributo aggiuntivo”. Può succedere che le imprese, soprattutto se di piccole dimensioni, non abbiano risorse nel proprio Conto Formazione per realizzare un determinato piano formativo. Per questo Fondimpresa prevede la possibilità di integrare le risorse del Conto Formazione con quelle del Conto Sistema. L’azienda presenta il piano utilizzando le somme disponibili nel proprio Conto. Fondimpresa ci mette il resto (fino a un limite fissato): un contributo aggiuntivo che concorre a raggiungere l’obiettivo della formazione su misura. La possibilità del contributo aggiuntivo è offerta da Avvisi di finanziamento a sportello e focalizzata per target e/o obiettivi. Tutti i piani formativi vanno condivisi con le rappresentanze sindacali.

 

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Sutter: una linea ecologica di prodotti resa possibile da una continua attività di formazione
Sutter, come innovare il detersivo con il Conto Formazione

Vediamo infine come tre aziende, una del Nord, una del Centro e una del Sud Italia, hanno usato gli strumenti di Fondimpresa e quali risultati hanno ottenuto grazie all’attenzione alla formazione. La prima case history che citiamo è quello di Sutter, marchio storico che produce, ad Alessandria, prodotti per la pulizia casalinga e professionale. Si tratta di un’azienda con una lunga storia alle spalle e che oggi impiega oltre 140 dipendenti, fattura 70 milioni e ha una distribuzione capillare in 50 Paesi in tre continenti, oltre a un forte commitment sulla produzione sostenibile. Questa si è sostanziata da una parte nella riduzione dell’impatto ambientale della fabbrica, dall’altra nello sviluppo di linee di prodotti sempre più ecocompatibili, puntando alla riduzione degli imballaggi, dell’uso di plastica, e ricorrendo sempre di più alla chimica vegetale.

Per l’introduzione e l’applicazione in azienda queste innovazioni Sutter si avvale proprio della formazione con Fondimpresa, di cui utilizza il Conto Formazione, grazie al quale può affidare a un Ente di formazione terzo il compito di rilevazione dei fabbisogni, progettazione dei corsi e loro realizzazione. Più di recente l’azienda ha fatto ricorso anche al Conto di Sistema e all’Avviso con contributo aggiuntivo dedicato alla formazione di neo assunti. In un approccio olistico che lo stesso amministratore delegato Aldo Sutter ha spesso raccontato: «Per coniugare innovazione tecnologica e rispetto dell’ambiente è indispensabile non solo il know how tecnico ma anche sapersi rapportare e stare bene nella comunità-azienda, quindi coinvolgiamo intensivamente i nostri collaboratori in corsi di team building, gestione del tempo e dei conflitti, project management. Questo comporta l’impiego di risorse importanti; ma ci crediamo da sempre e dal 2011 utilizziamo le opportunità di Fondimpresa. Avere un Fondo che finanzia la formazione e avere la libertà di gestirla, scegliendo anche l’Ente formativo, è estremamente utile, perché solo l’azienda conosce i propri fabbisogni professionali. Aiuta e incentiva nel senso vero della parola, ti tenta a fare sempre più formazione e veramente avere persone più formate è assolutamente fondamentale per competere».

I risultati dell’innovazione, resi possibili anche dall’investimento in competenze, sono rilevanti: «Dal 2009 abbiamo abbassato, rispettivamente, del 27, 20 e 18% il ricorso ad acciaio, plastica e carta per imballaggio. Abbiamo ridotto del 22% il consumo di acqua per la produzione dei detergenti. Abbiamo lanciato i detergenti ecologici concentrati in film idrosolubile, segnalati al Premio Legambiente 2009 come “innovazione amica dell’ambiente”, e le ricariche idrosolubili, che nel 2014 hanno ottenuto il marchio Ecolabel», afferma Sutter.

 

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Egidio Amoretti, ad Corte Parma Alimentare
L’espansione di Corte Parma nel mondo, resa possibile dalle competenze

La storia della Corte Parma Alimentare è invece la storia di un’azienda che, attraverso la formazione, è uscita di fatto da una crisi profondissima. L’azienda, nel settore della GDO e più specificamente attiva nell’affettamento e confezionamento di salumi, formaggi e alimentari sostitutivi del pasto, viene fondata nel 2001, ceduta una prima volta nel 2006 e una seconda nel 2011 a uno dei suoi manager, Egidio Amoretti, insieme alla famiglia Brivio. Allora aveva perso il 60% del fatturato. Proprio questo è l’evento che segna il punto di svolta: Corte Parma diversifica in termini di prodotto e dal 2013 inizia il processo di internazionalizzazione. L’estero nel 2015 vale il 60% del fatturato e l’occupazione è aumentata del 40%. Puntare sull’estero vuol dire però fare continua innovazione, sostituendo almeno il 20% dei prodotti ogni 2 anni, e selezionare come dipendenti persone competenti ma anche in grado di cogliere interessi, tendenze, gusti di un particolare ambiente umano e geografico.

 

Un prodotto Corte Parma Alimentare

 

Lo stesso Amoretti spiega perché le competenze diventano il fulcro: «Non vale solo per chi si occupa di commerciale ma anche per gli addetti a qualità, logistica, sviluppo prodotti. Sono tutti coinvolti. Per questo, accanto a quelli sulla produzione, sull’amministrazione, sull’organizzazione aziendale, i corsi di lingua, specialistica, sono fondamentali: mettono i nostri collaboratori in grado di cogliere gli aspetti che ci interessano quando, periodicamente, fanno brevi soggiorni all’estero, vedono i punti vendita, assorbono ambiente, cultura e trend di mercato. La collaborazione con Fondimpresa, che consente di volgere la formazione verso le esigenze più specifiche di ogni azienda, è stata conseguenza naturale. Lo strumento del Conto Formazione è, per immediatezza, quello preferito, ed è preziosa la possibilità di avvalersi di un ente di formazione di nostra scelta, affidabile e molto vicino al mondo industriale».

 

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Valflex, un prodotto Rinaldi Group
Rinaldi, il materasso 4.0 passa dall’aggiornamento professionale

Anche al Sud ci sono aziende capaci di sfruttare la conoscenza per evolvere, anche in chiave 4.0. Il caso è quello di Rinaldi Group, piccola impresa salernitana che fabbrica materassi di qualità. E che nel 2015 ha aderito all’Avviso Fondimpresa 3/2015, per ottenere il finanziamento di azioni formative collegate a innovazione di processo e di prodotto. L’azienda aveva compiuto forti investimenti per innovare processo e prodotto e ha avuto la necessità, come ha spiegato Stefania Rinaldi, una dei proprietari: «di formare in maniera capillare il nostro personale. Lo abbiamo fatto con la collaborazione di docenti universitari di Salerno e Napoli. E anche dando vita ad associazioni di scopo con altre aziende del territorio associate a Confindustria, per realizzare assieme dei corsi di formazione. Di solito si nomina un’azienda capofila, altre tre sono responsabili dei diversi aspetti, e tutte le altre che si limitano a mandare loro personale ai corsi così organizzati. Poi, quando la formazione è stata realizzata, queste associazioni si sciolgono».

Sul processo l’azienda ha introdotto in particolare dei touch panel, che consentono la tracciabilità del prodotto, oltre che di verificare «che risponda ai requisiti indicati dalle convenzioni che l’Italia stringe con ciascuno dei 30 Paesi nei quali esportiamo». Sul prodotto invece è stata introdotta la possibilità di costruirlo su misura. In sostanza è stato elaborato un algoritmo che, combinando i dati relativi a peso, altezza e abitudini del sonno degli utenti, consente di indicare forma e rigidità perfette per quel cliente – tutta la linea è stata ovviamente adeguata a questa produzione customizzata. Senza aggiornare i dipendenti, tutto questo non sarebbe stato possibile. Sembra quasi una banalità, eppure è necessario ribadirlo, dal momento che in media le Pmi italiane sono ancora poco consapevoli dell’importanza della formazione. E, come abbiamo visto in apertura, non sono neppure a conoscenza di accantonare già dei fondi che servirebbero a acquisire competenze. Ovvero la merce più preziosa in circolazione, ciò che, in ultima analisi, fa la differenza tra evoluzione o fallimento.

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