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AIM: decolla il mercato dell’economia reale

di Marco Scotti ♦ Cresce il peso dell’ industria tra le quotate nel segmento di Borsa Italiana dedicato alle Pmi, aumentano le società e la dimensione media, si moltiplicano le diversificazioni settoriali con il rafforzamento delle tecnologiche. Giro d’affari: 4,3 miliardi di euro. Tutti i numeri dell’Osservatorio Congiunto AIM Italia –IR Top Consulting

Un mercato dinamico e in forte crescita, anche grazie alle nuove agevolazioni fiscali varate dal precedente governo, che ha optato per un credito d’imposta del 50% per i costi di consulenza sostenuti in fase di quotazione sull’AIM fino a un massimo di 500mila euro. Una misura che, pur essendo retroattiva al 1° gennaio 2018, mostrerà i propri effetti soprattutto a partire da ottobre di quest’anno. È questa la fotografia che viene resa dall’Osservatorio Congiunto AIM Italia –IR Top Consulting che racconta il segmento della Borsa Italiana dedicato alle Piccole e Medie Imprese e dei suoi sviluppi nel corso degli ultimi dodici mesi.

 

Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana

 

«AIM Italia – ci spiega Anna Lambiase, fondatore e CEO di IR Top Consulting – è un mercato per la crescita delle Pmi. Conta oggi 108 società quotate per un totale di 4 miliardi raccolti complessivi, una capitalizzazione di circa 8 miliardi di euro: i fondamentali 2017 registrano ricavi in crescita del +11% ed EBITDA +28%. Oggi l’identikit della Pmi quotata presenta ricavi medi di 43 milioni di euro e un EBITDA margin del 13%. Quotarsi su AIM è una opzione che vale considerare per le società con una dimensione appropriata che intendono investire nella propria ulteriore crescita. Dall’introduzione dei PIR il mercato ha registrato performance positive sia in termini di indice FTSE AIM Italia, +25% da gennaio 2017, che di liquidità dei titoli, con un controvalore totale scambiato pari a 895 milioni di euro (295 milioni nel 2016). Tale sviluppo ha contribuito ad attrarre un numero importante di investitori istituzionali, che a luglio 2018 si attestano a 102 (di cui il 76% esteri) per un investimento complessivo di 720 milioni di euro. L’elevato numero di nuove quotazioni nei primi sei mesi del 2018, 16 IPO contro 7 dell’anno passato, sono un segnale di quanto le misure legislative adottate abbiano iniziato a portare risultati tangibili per le Pmiche vogliono sfruttare le potenzialità del mercato dei capitali per accelerare il proprio percorso di crescita senza perdere il controllo dell’azienda e a costi IPO dimezzati».

 

La presentazione dei dati dell’ Osservatorio

I numeri

Entrando nel dettaglio, considerando gli ultimi 12 mesi, il numero di società quotate è aumentato di 25 unità, passando da 83 a 108. Di più: è passato dalle 36 del 2014 alle 108 del 2018. Ci sono state 31 nuove IPO (con circa 2,3 miliardi di euro di capitali raccolti), di cui 16 nel primo semestre 2018 (1,2 miliardi). Due società sono passate ai mercati principali dall’AIM, oltre a tre opa, un delisting, un reverse takeover e quattro ammissioni. La dimensione media in termini di capitalizzazione cresce del 67% da 27 milioni a 45. Aumenta la divisione media delle società in termini di ricavi, con un balzo da 28 a 43 milioni di euro. Si moltiplicano le diversificazioni settoriali con la quotazione di società industriali e il rafforzamento di quelle tecnologiche.

Un dato, questo, da tenere in particolare considerazione. Se, infatti, la finanza rimane in qualche modo preponderante, rappresentando un quarto dell’intero campione di società quotate sull’AIM, cresce il peso dell’industria, che arriva al 16%, così come della tecnologia che raggiunge l’11%, su valori analoghi a quelli fatti registrare da energia ed energie rinnovabili. Un caso emblematico di società industriale arrivata all’AIM, sotto forma di SPAC, è quello di ICF Group, di cui Industria Italiana si è occupata in questo articolo . A riprova che per reperire capitali si possono trovare strade alternative a quelle tradizionali rappresentate dal credito. Infine, è incrementato il numero delle SPAC quotate nel quinquennio, raggiungendo il numero totale di 22.

 

I dati dell’ Osservatorio Congiunto AIM Italia –IR Top Consulting

Risultati economici 2017

La capitalizzazione raggiunge quota 7,7 miliardi di euro. La raccolta da IPO è pari a 3,5 miliardi di euro, che sommata a quella da mercato secondario (pari a 558 milioni di euro), è complessivamente pari a 4,0 miliardi di euro. Il giro d’affari 2017 è pari a 4,3 miliardi di euro (3,9 miliardi nel 2016: i ricavi 2017 delle società registrano un incremento medio dell’11% rispetto al 2016, mentre l’EBITDA registra una crescita media del 28 per cento). Le società AIM impiegano oltre 20.000 dipendenti con una crescita, in media, pari al 12% rispetto al 2016. L’identikit della società quotata presenta i seguenti dati medi: ricavi 2017 pari a 43 milioni di euro; EBITDA margin 2017: 13%, capitalizzazione: 45 milioni di euro, flottante 23%, raccolta in IPO pari a 8,1 milioni di euro (6,2 milioni di euro il dato mediano).

Il giro d’affari complessivo del mercato AIM Italia nel 2017 è stato pari a 4,3 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 3,9 del 2016. Le società AIM impiegano oltre 20.000 dipendenti, con una media di 243 per azienda, con una crescita pari al 12% rispetto al 2016. I ricavi 2017 registrano una crescita media dell’11% rispetto al 2016, mentre l’EBITDA registra una crescita media del 28%. La crescita dei ricavi ha interessato il 74% delle società, con tassi di incremento superiori al 50% nell’8% dei casi. Il 27% delle società ha un fatturato inferiore a 10 milioni di euro, mentre il 48% tra i 10 e i 50 milioni. Sono 30 le società che distribuiscono dividendi nel 2018, per un ammontare complessivo di 60,6 milioni di euro. Per quanto riguarda la performance complessiva del segmento AIM, infine, ha registrato una crescita doppia (+25%) rispetto a quella del FTSE Mib.

Gli investitori

Negli anni il numero di investitori istituzionali è cresciuto, passando da 63 a 101 con una quota di soggetti esteri passata dal 39 al 52%. Le società con amministratori indipendenti, inoltre, sono passate dall’86 al 97%, mentre la liquidità ha subito una crescita significativa, arrivando a 90mila euro di controvalori medi giornalieri con scambi che hanno coinvolto l’81% delle giornate di quotazione. 102 investitori istituzionali, di cui 25 italiani e 77 esteri. L’investimento complessivo è circa il 10% della capitalizzazione di AIM Italia, il 48% dagli italiani e il 52% dagli esteri. 660 partecipazioni, 1,03 milioni il valore medio della singola partecipazione. Il primo investitore è Banca Mediolanum con 53 partecipazioni e 102,4 milioni, mentre Intesa SanPaolo conta 28 partecipazioni per 18,7 milioni. Policy di investimento è differente per il 75% degli investitori: gli investitori di AIM ritengono molto rilevante (68%) un investimento di medio-lungo termine. Alcuni investitori hanno escluso che la policy sia legata al tema speculativo.

 

M&A

Tra il 2017 e i primi sei mesi del 2018, 50 società (pari al 49% del totale) hanno effettuato almeno un’operazione straordinaria (acquisizioni, fusioni, cessioni, JV, acquisizioni/affitto di rami aziendali, reverse takeover) per un totale di 170 operazioni (125 nel 2017 e 45 nel 2018). Complessivamente hanno registrato un controvalore di 316 milioni di euro, di cui 53 nel 2018. Il valore medio delle transazioni è pari a 8,5 milioni nel 2017 e 2,8 milioni nel 2018. I paesi su cui si sono concentrate le operazioni di M&A sono Italia (76%), Europa (13%) con Spagna, Serbia e Croazia, Svizzera, Austria e Francia ai primi posti mentre il restante 11% ha interessato società target extra europee, concentrate principalmente in USA, Paesi dell’America Centrale, Cina e Russia.

Risultati economici 2018

Come detto, nel 2018 ci sono state 16 IPO con la quotazione di 10 società (il 90% delle quali con un valore inferiore ai 50 milioni di euro) e sei SPAC. Oltre al settore finanza, i principali comparti sono industria, tlc, alimentare, moda e lusso, media, tecnologia e healthcare. La raccolta media, al netto delle SPAC, è di 10,6 milioni di euro rispetto ai 7,7 del 2017 nello stesso periodo. La capitalizzazione media è di 45 milioni di euro, mentre la regione più attiva è la Lombardia, che da sola vale oltre la metà delle operazioni complessive.

Il Futuro

Gli esperti di IR Top si aspettano un afflusso di liquidità stimata, nei prossimi cinque anni, di circa 50 miliardi di euro. Di questi, 3,2 potrebbero arrivare direttamente sull’AIM. Inoltre, grazie al peso della misura di tax credit per le spese di IPO, si potrà avere un incremento ulteriore delle quotazioni sul segmento dinamico di Borsa Italiana grazie a uno stanziamento da 80 milioni. Per IR Top, entro la fine del 2018 saranno 142 le società quotate su AIM comprese le ammissioni, con un incremento del CAGR del 49%.

 

Master AIM

Durante la presentazione del rapporto sull’AIM, Anna Lambiase ha annunciato anche altre due importanti risultati. Il primo è la creazione di un Master AIM che «nasce – ci ha spiegato – dall’esigenza di proporre ad una platea selezionata un corso completo ed esaustivo sulle dinamiche del mercato AIM. È un concetto innovativo di apprendimento che, per la prima volta, vuole proporre il massimo della qualità del prodotto, realizzato con una produzione d’eccezione attraverso le nuove dinamiche comunicative globali del web, al fine di poter essere fruito al meglio dal pubblico di professionisti a cui è destinato. Obiettivo del corso è diffondere la cultura del mercato dei capitali a una platea di imprenditori, avvocati e dottori commercialisti, attraverso le parole e le testimonianze di esperti del settore e dei protagonisti del mercato AIM». Inoltre, è stato firmato un accordo tra il Sole 24 Ore, IR Top e Pmi capital per creare un prodotto ESG, ovvero uno strumento per la redazione di bilanci certificati, che si chiamerà Pmi Capital 24.

 

Un momento dell’incontro di presentazione dell’Osservatorio AIM Italia – IR Top Consulting

Le istituzioni

All’incontro di presentazione dell’Osservatorio AIM Italia – IR Top Consulting era presente anche il dirigente del MISE Antonello Lapalorcia, che si è occupato in prima persona della realizzazione della normativa sul tax credit per i costi di quotazione. «Il numero complessivo delle imprese in Italia – ci spiega – è di gran lunga maggiore che in qualsiasi altro paese europeo, mentre il numero di imprese quotate è in proporzione e in valore assoluto di gran lunga minore che in qualsiasi paese europeo. Questo dato motiva l’esigenza del nuovo strumento agevolativo, il credito d’imposta per le imprese che decidono di quotarsi, che rappresenta dal mio punto di vista una novità epocale e una scommessa. Non bisogna illudersi che sia sufficiente a risolvere il problema, ma rappresenta un progetto pilota, mai provato prima, che consentirà di capire se andiamo nella giusta direzione. Dobbiamo tutti impegnarci per farne un successo e porre le premesse perché il legislatore ne valuti l’estensione temporale».

Anche Francesco Carpano, ex membro del Tavolo Finanza per la Crescita della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha rimarcato l’importanza di strumenti come l’AIM per le aziende. «La qualità della crescita – ci racconta – del paese passa da aziende come le quotate AIM. La convinzione degli ultimi 20 anni di poter crescere mantenendo nanismo industriale e bancocentrismo si è rivelata sbagliata: il nostro Pil è aumentato di un terzo rispetto a quello dei principali paesi europei, evidenziando dal 2008 tutti i limiti di quel modello. Il ridimensionamento del canale bancario e la crescita della competizione globale saranno fattori sempre più strutturali».

Confindustria, nella persona del direttore area credito e finanza Francesca Brunori, ha mostrato una nuova apertura nei confronti del segmento più dinamico della Borsa Italiana. «La scelta di quotarsi – spiega Brunori – rappresenta per le imprese una formidabile opportunità per consolidare e ampliare percorsi di crescita. La liquidità che arriva dai Pir e il recente incentivo per le PMI che si quotano creano uno scenario di estremo favore per le imprese interessate a compiere tale passo. Ma per arrivare a questo traguardo è necessario, prima di tutto, un cambio di mentalità. Occorre rafforzare la governance, dotarsi di nuovi modelli organizzativi e di nuove capacità di comunicare con il mercato».

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