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direttore Filippo Astone

Incrementare fatturato e utili grazie al trasferimento tecnologico

di Marco Scotti ♦ L’open innovation e il ruolo delle start up e delle università nell’era della digital transformation al centro della quinta edizione di 4T – Tech Transfer Think Tank, il convegno organizzato da Jacobacci a Torino il 12 ottobre

«Oggi la mera aggregazione di fattori produttivi – capitale, persone e mezzi – non è più sufficiente ad alimentare la competitività dell’impresa. Il primo fattore importante sono le idee, che possono avere un impatto profondo e soprattutto veloce, non solo sotto il profilo economico e industriale, ma sulla società in generale. Inoltre stiamo notando un netto miglioramento della qualità delle startup, ad esempio nel settore biomedicale». Parola di Enrica Acuto Jacobacci – consigliere delegato della Jacobacci & Partners  di Torino, una delle più importanti società di consulenza in Italia e in Europa in materia di proprietà intellettuale – che in questa intervista passa in esame con Industria Italiana i più importanti temi di trasformazione tecnologica all’ordine del giorno, con particolare attenzione per il technology transfer, cioé le modalità di trasmissione dell’innovazione da start-up e università alle imprese, la cinghia di trasmissione che rende possibile la competitività citata all’inizio.

Il technology transfer è il tema al centro di 4T – Tech Transfer Think Tank, il convegno organizzato da Jacobacci a Torino il prossimo 12 ottobre, presso il Politecnico, con ospiti di rilievo e un taglio finalmente nuovo sul tema (cosa tutt’altro che scontata, vista l’inflazione di eventi, spesso assai simili l’uno con l’altro). Industria Italiana è partner dell’iniziativa e il direttore Filippo Astone modererà la sessione del pomeriggio. Il programma e la lista dei relatori si possono trovare qui  .

 

Enrica Acuto Jacobacci

 

L’Italia e il processo di sviluppo tecnologico

In questo processo di trasformazione digitale, l’Italia sembra procedere a rilento rispetto ad altri paesi, soprattutto quelli emergenti come la Cina. Ma questo dato non deve ingannare: «I paesi emergenti – ci racconta Jacobacci – hanno un vantaggio competitivo: non hanno avuto la rivoluzione industriale e quindi non si portano dietro un retaggio piuttosto tradizionale che riguarda le imprese. Nel nostro paese la situazione è piuttosto diversificata: ci sono alcune aziende che sono riuscite a cogliere le opportunità della digital transformation, altre che invece stanno faticando molto. In un paese strutturato come l’Italia la prima barriera da abbattere è quella dei cosiddetti “silos”: oggi università, imprese, ricerca e istituzioni lavorano a compartimenti stagni, senza un dialogo che aiuti uno sviluppo collettivo. Quando si va in Cina, dove la Jacobacci & Partners sta operando con soddisfazione, si incontra un management generalmente molto giovane, pronto ad accogliere il nuovo perché rappresentato da nativi digitali».

Le ultime novità nel trasferimento tecnologico

«Il primo trend che abbiamo rilevato in materia di trasferimento tecnologico – prosegue la Jacobacci – è l’affermazione del paradigma dell’open innovation. Oggi assistiamo non solo alla crescita delle relazioni tra il mondo dell’impresa e le start-up, ma alla creazione di veri e propri hub innovativi». Si tratta di spazi in cui le imprese tradizionali possono dialogare con quelle di più moderna concezione, dando così vita a un duplice circolo virtuoso: da una parte si permette alle startup di avere accesso alle risorse di imprese più mature, dall’altra si cambia completamente punto di vista attraverso una visione più innovativa. «Inoltre – aggiunge la manager – , vedo che si sta andando verso una sempre maggiore specializzazione, che si va affermando nel settore del technology transfer. Ne sono un esempio la creazione di cluster all’interno dei parchi tecnologici. Una parallela specializzazione si sta creando anche nelle fonti di finanziamento, quali venture capital, business angel, ecc., che sviluppano competenze specifiche nei settori tecnologici o scientifici di loro interesse».

L’evento 4T- Tech Transfer Think Tank

L’esperienza accumulata in anni di lavoro si traduce anche nel desiderio di operare un vero e proprio trasferimento del bagaglio esperienziale accumulato. Per questo, da quattro anni viene organizzato il 4T – Tech Transfer Think Tank. Quest’anno la quinta edizione si terrà a Torino il 12 ottobre e vedrà la partecipazione di molti relatori di rilievo, tra cui Don Tapscott, economista di fama internazionale e Stefano Firpo, direttore generale del MISE. Ci saranno poi tra gli altri  Riccardo Varaldo, Professore alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e Presidente del Consiglio di gestione Fondazione Ricerca e Imprenditorialità, Paolo Calefati, Innovation Manager di Prima IndustrieMarco Cantamessa, Professore del Politecnico di Torino e Member of the Board and Past President di PNICube, Erika Vaniglia, Innovation manager i4.0 di Gellify, Balboni Alessandro Responsabile Finanziamento Startup,  Innovation Center SCpA, Giovanni Maria Volpato, Direttore Operativo  Fondazione Ricerca e ImprenditorialitàLorenzo Allevi ,CEO di Oltre VentureGiuseppe Scellato, Professore del Politecnico di Torino.

«4T- Tech Transfer Think Tank – aggiunge la Jacobacci – nasce dal desiderio di mettere a fattore comune in Italia l’esperienza che abbiano maturato in Jacobacci grazie ad una privilegiata visione  globale che ci permette di intercettare in anticipo l’innovazione, sia nel nostro paese e che nel resto nel mondo. A questo si aggiunge l’opportunità che abbiamo di essere presenti a vario titolo nei luoghi in cui i cambiamenti più importanti stanno avvenendo grazie ai contatti che abbiamo con svariate realtà in Cina, nella Silicon Valley, in parchi tecnologici e nel mondo universitario italiano e internazionale. Siamo infatti convinti che il progresso, l’innovazione e la tecnologia attraverso il technology transfer abbiano un positivo impatto sullo sviluppo della società e dell’economia».

 

L’edizione 2017 del 4T – Tech Transfer Think Tank

 

Il ruolo delle startup per ogni impresa

La rivoluzione industriale contemporanea si traduce anche in un nuovo modo di fare impresa. Gli asset intangibili sono diventati predominanti, tanto che, secondo Forbes, possono rappresentare l’80% del valore di un’impresa. Un dato che è destinato a salire se si prendono in considerazione le startup, imprese che nascono con uno spirito completamente diverso da quelle tradizionali e che stanno iniziando a imporsi come paradigma di una nuova imprenditoria che produce idee più che beni tangibili. «Le startup – ci spiega la manager – hanno una ricaduta sociale molto più importante delle imprese tradizionali. Si tratta di strutture estremamente flessibili che acquisiscono particolare rilevanza nei paesi dove c’è un’economia tradizionale perché aiutano a uscire dalla tradizione. L’open innovation consente tempi più rapidi e un time to market molto più veloce. Le startup, poi, possono diventare degli interlocutori privilegiati per le aziende tradizionali perché elaborano in tempi ridotti processi che altrimenti richiederebbero anni. Noi stessi abbiamo proceduto ad una acquisizione, per sfruttare le più recenti tecnologie digitali nell’offerta di servizi di tutela dell’IP . L’importante è che le due realtà dialoghino tra loro. Nel contesto odierno, la mera aggregazione di fattori produttivi – capitale, persone e mezzi – non è più sufficiente ad alimentare la competitività dell’impresa, il primo fattore importante sono le idee; possono avere un impatto profondo e soprattutto veloce, non solo sotto il profilo economico, ma sulla vita delle persone. Inoltre stiamo notando un netto miglioramento della qualità delle startup, ad esempio nel settore biomedicale ».

Il peso delle diverse tecnologie

La quarta rivoluzione industriale che stiamo vivendo si sta caratterizzando per la nascita di una serie di nuove tecnologie che interagiscono tra di loro. AI, IoT, Big Data, Blockchain sono tutte “gambe” di un procedimento di digital transformation di cui abbiamo appena intravisto un’anticipazione. «Quando parliamo di quarta rivoluzione industriale – ci spiega ancora la manager – non dobbiamo dimenticare che essa coesiste con la realtà precedente. Non vengono accantonati gli effetti delle precedenti tre rivoluzioni, ma piuttosto si crea un’interazione virtuosa. Inoltre è bene ricordare che non si tratta di un processo istantaneo, come se si dovesse accendere una lampadina. È un procedimento lungo in cui l’errore più grave potrebbe essere quello di dimenticare l’esperienza precedente. In Italia, ad esempio, abbiamo un know-how artigianale che dovremmo valorizzare, integrando la performance tra uomo e macchina. C’è anche una paura diffusa che la tecnologia ci possa sostituire, ma la realtà è che gli uomini possono impiegare le macchine per lavorare meglio. L’evoluzione tecnologica odierna è dovuta ad un’interazione virtuosa tra diverse componenti, quali l’Intelligenza Artificiale, i Big Data, l’Internet of Things e lo sviluppo nelle telecomunicazioni, che si completano e supportano l’una con l’altra. Non si tratta quindi soltanto di valutare le singole tecnologie, ma piuttosto di facilitare il loro inserimento nello scenario già esistente».

 

La scelta 4.0
Jacobacci: “L’evoluzione tecnologica odierna è dovuta ad un’interazione virtuosa tra diverse componenti”

La proprietà intellettuale

Uno dei temi più cari alla Jacobacci&Partners è quello della proprietà intellettuale, un tema in continua evoluzione che vede uno sforzo sia a livello europeo sia internazionale. «Se analizziamo le strategie di tutela della Proprietà Intellettuale – ci spiega la dottoressa Jacobacci – , sviluppate in relazione ai prodotti industriali di maggiore successo, vediamo che si è avuto cura di proteggere tutti gli aspetti rilevanti a livello competitivo, come, ad esempio, l’innovazione (attraverso la tutela brevettuale e l’attuazione di misure a tutela dei segreti aziendali), l’aspetto esteriore del prodotto (attraverso il design), l’identità aziendale (attraverso il marchio, divenuto sempre più veicolo di comunicazione di valori) ed il domain name

«Con riferimento alla tutela brevettuale, da alcuni anni si sta parlando di Unitary Patent (brevetto con effetto unitario per tutti i paesi dell’Unione europea), che è sulla linea di partenza, ma deve ancora superare alcuni ostacoli normativi sulla sua strada, posti da un ricorso presentato davanti alla Corte Costituzionale tedesca. Le nuove tecnologie, quali l’Intelligenza Artificiale, stanno ponendo alcuni interrogativi, a cui la normativa vigente, non solo del nostro paese, non è ancora in grado di rispondere. Mi riferisco, ad esempio, al problema della titolarità del diritto d’autore su opere create dall’Intelligenza Artificiale (dipinti, musica, addirittura opere letterarie). I nostri sistemi legislativi sono ancora basati sul concetto di autore quale persona umana. E, volendo andare oltre il tema della proprietà intellettuale, si pone il problema della responsabilità delle macchine che agiscono in sostituzione dell’uomo

«A Febbraio del 2017, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione su “Civil Law Rules on Robotics”, su cui la Commissione Europea è chiamata a lavorare. Anche tale intervento legislativo sta diventando urgente, in vista dell’immissione sul mercato ormai prossima delle vetture a guida autonoma. La tutela della tecnologia non è mai una formula matematica ma uno strumento che segue l’evolversi delle tecnologie e spesso agevola nuove collaborazioni. Quindi serviranno sempre nuove norme più aderenti agli sviluppi tecnologici, e soprattutto ai loro usi, nonché per facilitare nuovi strumenti.»

«Ulteriore e non meno importante tema è l’agevolazione fiscale per chi fa innovazione. Ècorretto e sano che sia a seguito di uno sfruttamento della tecnologia, agevolando non solo la ricerca (a cui contribuisce anche il credito di imposta) ma anche la “reduction to practice” da parte delle aziende, se l’innovazione porta marginalità positiva ad una azienda è bene che essa sia agevolata. È bene dunque nel nostro paese continuare e semplificare ulteriormente le procedure di patent box. Infine, riteniamo che si possa ancora lavorare su una più efficace e migliore applicazione della normativa esistente, soprattutto in materia di anticontraffazione e di contenzioso».

La nuova normativa sul copyright

«La normativa europea in materia di Copyright è sicuramente è un passo avanti per arginare i cosiddetti “tech giant” che operano un po’ al di fuori delle regole. Anche per Google c’è un enorme tema di imposizione fiscale. Con l’approvazione della direttiva l’Europa sta cercando di fare uno sforzo per limitare alcune storture. Certo però dobbiamo anche riflettere sul fatto che al momento noi stiamo lavorando con il paraocchi, con una mentalità un po’ “vecchia”, quando invece è probabile che il futuro sia vada nella direzione della sharing economy. Quindi, in una prospettiva di più ampio respiro, è difficile dire se si tratta di una cosa positiva o meno. Così sulla carta ci sembra un’operazione corretta, ma è vero che i paradigmi dell’economia del futuro saranno molto diversi da quelli attuali e tra qualche anno potremmo cambiare idea».

 

Cybersecurity

Un altro dei temi che sta particolarmente a cuore all’Unione Europea oggi, tanto da aver reso esecutivo, dal 25 maggio scorso, un nuovo regolamento comunitario in materia di trattamento dei dati personali (il Gdpr), è quello della sicurezza informatica, che sta diventando sempre più complicata da tutelare anche a causa del crescente numero di dispositivi connessi. Si calcola che entro il 2020 saranno oltre 20 miliardi i device che saranno connessi, e ognuno dei quali sarà una potenziale “porta” che consente l’accesso di eventuali malintenzionati. «Oggi – spiega la Jacobacci – è ormai molto difficile garantire la sicurezza, tanto che, a mio avviso, l’attuale guerra commerciale in atto tra Usa e Cina si sta sviluppando proprio intorno al tema della sicurezza dei prodotti e dei servizi nel settore delle comunicazioni. Sembra quasi che manchi completamente la fiducia tra questi due paesi, soprattutto per quanto concerne la tecnologia: il timore è che i device possano fungere da “cavallo di Troia” per minare la sicurezza dei due stati. Ma a monte c’è un incomprensibile stupore: davvero nessuno si era mai accorto che siamo costantemente sotto controllo e osservazione? È una “no issue”, al momento è sostanzialmente impossibile garantire la sicurezza al 100%

«Per questo ritengo fondamentale lavorare sulla responsabilità delle persone: se si scrive un commento su Facebook bisogna sapere che poi questo sarà utilizzato per profilare l’utente. Dal canto mio, non ho paura della tecnologia e della sicurezza: bisogna sempre soppesare i rischi e i benefici connessi a ogni cambiamento. Si aprono anche enormi questioni etiche: che cosa succederà, ad esempio, quando l’intelligenza artificiale verrà utilizzata a scopo bellico, come già avviene con i droni, sostituendo i soldati che hanno ancora un cuore e dei sentimenti? Il tema non è tanto relativo alla sicurezza ma, piuttosto, all’uso improprio della tecnologia. Ben vengano leggi come il Gdpr, ma bisogna avere la consapevolezza che si tratta di uno strumento che non consente, di per sé, di rendere virtuoso il comportamento digitale degli esseri umani».

 

Jacobacci & Partners

L’azienda guidata da Enrica Acuto Jacobacci è leader italiano ed europeo nel settore della proprietà intellettuale non solo sotto il profilo dimensionale, ma soprattutto per l’approccio innovativo con il quale storicamente ha operato in questo business. «Io credo – racconta la manager – che quando un’azienda viene definita leader è perché all’interno di un determinato settore è riuscita a differenziarsi dagli altri. Certo, si può essere fortunati, ma siamo convinti che la migliore ricetta sia quella dell’innovazione, aiutando i nostri clienti ad avere nuove chiavi competitive sui mercati globali. Il ruolo è sempre più complesso, per questo abbiamo un team di oltre cento professionisti che operano in quattro paesi. Oggi il grande stimolo è andare a trovare clienti in nuovi mercati, dove le richieste che ci vengono fatte sono completamente diverse da quelle tradizionali.

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