direttore Filippo Astone

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Con i robot si lavora meglio in fabbrica?

Il tema al centro dell’incontro organizzato dall’ Associazione Italiana di Robotica Industriale. Solo il 16% dei lavoratori si dichiara contrario all’utilizzo dei robot, secondo il Rapporto 2018 su “Robot, Intelligenza Artificiale e Lavoro in Italia”

381.000 nuovi robot industriali sono stati installati nel corso del 2017 , +30% rispetto al 2016. La Cina è saldamente il primo mercato con il 36% di quota, seguita da Giappone (12%) e Corea del Sud (10%). La crescita mondiale prevista per il 2018 è del 10% (421.000 unità) e si immagina un ulteriore incremento medio annuo del 14% fino al 2021 (630.000 unità). L’Italia si è ben comportata con 7.700 robot installati nel 2017 (+19% sul 2016, indice più che doppio rispetto alla Germania e triplo rispetto agli USA) e con una crescita per il 2018 prevista addirittura superiore.

Questi dati statistici del mercato mondiale sono stati ricordati dall’ ing. Domenico Appendino, Presidente di Siri, in apertura del secondo di una serie di eventi sul tema “Robot e Lavoro”, organizzato con il patrocinio di Fondazione Ucimu e Publitec. Siri è un’associazione culturale fondata nel 1975 (seconda solo alla giapponese JARA) e promuove lo studio dei problemi sociali, etici e economici emergenti dall’avvento della tecnologia robotica -Tema centrale dell’evento è istato l contributo della robotica (e dell’automazione in generale) al miglioramento delle condizioni lavorative dell’uomo nell’industria di oggi e di domani.

Il 1° Rapporto 2018 su “Robot, Intelligenza Artificiale e Lavoro in Italia”

Presentato il 23 ottobre al Cnel, promosso da AIDP – LABLAW e realizzato da Doxa mostra un quadro piuttosto incoraggiante, che invita ad un ribaltamento di prospettiva e può contribuire al superamento di alcuni pregiudizi: solo il 16% dei lavoratori si dichiara contrario all’utilizzo dei robot, quota che scende sotto al 10% tra i dipendenti di aziende già robotizzate. Massimo Sumberesi di Doxa ha riferito che circa il 30% delle aziende attive in Italia utilizzano sistemi, soluzioni e processi basati sull’impiego dei robot. Di queste, quasi 1/3 ha aumentato il numero di dipendenti, mentre appena il 5% dichiara di aver ridotto in modo significativo il proprio personale. L’introduzione dei robot ha determinato una sensibile riduzione dei carichi di lavoro per 3 aziende su 4 e oltre il 70% dei lavoratori dichiara di aver notato un miglioramento delle condizioni di sicurezza nel lavoro.

Le tematiche mediche

Sulle tematiche mediche relative al binomio Robot e Lavoro Daniela Lucini, Direttore Scuola di Specializzazione in Medicina dello sport, Università degli Studi di Milano, ha posto l’accento sul fattore Stress lavorativo, derivante dalle nuove modalità organizzative che si stanno affermando nelle fabbriche moderne. Lo Stress rappresenta un nuovo fattore da considerare al fine di salvaguardare la salute di tutti gli attori del mondo del lavoro. Robotica ed in generale tecnologia possono avere una relazione con il complesso mondo dello Stress? La risposta è certamente “sì”. Ma in quale modo? Sono molte le evidenze di come la robotizzazione del lavoro possa rappresentare uno strumento per la riduzione di alcuni fattori stressanti, come ad esempio mansioni ripetitive, pericolose o svolte in ambienti ostici.

Essenziale è però sottolineare che non è sempre possibile “eliminare” le condizioni stressanti lavorative, essendo queste spesso parte integrante e motore del sistema economico. L’obiettivo diventa quindi il “management” degli effetti dello stress soprattutto a livello individuale e (quando possibile) aziendale. L’attenzione si sposta dalle cause agli effetti, dal cercare di eliminare la fonte di stress al fornire strumenti per migliorare le risorse individuali ed aziendali, ottimizzando il sistema globale. Considerare il problema dello stress sul lavoro può voler dire una maggiore efficienza e un deciso miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro, con conseguenti benefici economici e sociali per le aziende, i lavoratori e la società nel suo insieme , in un processo di miglioramento continuo della qualità.

Automazione industriale 4.0 e qualità del lavoro

L’intervento del Prof. Lino Codara, Docente di Sociologia dell’organizzazione all’Università di Brescia, si è focalizzato sul rapporto esistente tra automazione industriale 4.0 e qualità del lavoro, considerata la connessione stretta (anche se non univoca), tra quest’ultimo concetto e quello di benessere. Le moderne tecnologie, rendendo disponibili ai lavoratori maggiori informazioni ed offrendo loro strumenti di comunicazione rapida, favoriscono il ridisegno delle mansioni, il ridimensionamento delle gerarchie di basso livello (perché si instaurano forme di comunicazione diretta tra operai e le funzioni aziendali, saltando i capi intermedi) e forme di coordinamento di tipo orizzontale.

Oggi si parla, a tal proposito, di un “operaio aumentato”, cioè un operaio creativo, coinvolto, responsabile, in grado di gestire dati, di affrontare il problem solving e di collaborare direttamente con i responsabili delle funzioni di staff (logistica, manutenzione, ecc.), cioè in sintesi, capace di svolgere un lavoro intelligente. Gli studi e le ricerche sul campo ci dicono che in queste realtà i lavoratori mostrano anche livelli più alti di soddisfazione. Ancor più dell’arricchimento delle mansioni e della polivalenza, infatti, ciò che pare interessare ai lavoratori è essere coinvolti nelle decisioni che riguardano il proprio lavoro.

La robotica e l’ausilio agli infortunati sul lavoro

La Dott.ssa Rossana Astengo, Sovraintendente Sanitario Regionale Inail Direzione Lombardia, ha relazionato sul contributo della robotica a supporto dei lavoratori che, a causa di un infortunio sul lavoro, hanno subito mutilazioni e menomazioni tali che, sino a poco tempo fa, gli avrebbero precluso il rientro al loro impiego. La robotica è entrata a pieno titolo non solo nel mondo del lavoro ma oramai anche nel mondo di coloro che, a causa di un infortunio sul lavoro, hanno subito mutilazioni e menomazioni di questo tipo. Dal 2019 sarà disponibile una mano protesica di derivazione robotica androide con funzionalità e sensibilità tale da permettere a chi la indosserà di eseguire movimenti ed attività assai simili all’arto fisiologico.

Si tratta di un dispositivo leggero, inossidabile, versatile e flessibile, gradevole esteticamente, con una buona autonomia di carica e soprattutto, grazie ad un software realizzato da Rehab Technologies Lab, un elevato livello di personalizzazione. E’ il primo di una serie di progetti di ricerca che si intendono sviluppare e realizzare tra cui una protesi robotica di arto inferiore, un esoscheletro per gli arti inferiori ed un robot per la riabilitazione degli arti superiori.

Il primo Evento, svolto a ottobre 2017, aveva sviluppato il tema della robotica non come killer di posti di lavoro ma piuttosto come volano dell’occupazione e della competitività. Eventuali riferimenti sono scaricabili sul sito www.robosiri.it Il prossimo Evento è già previsto per l’autunno del 2019.

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