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Banche e assicurazioni: la concorrenza di Fintech e colossi hi-tech

di Marco Scotti ♦  Non c’è solo la finanza innovativa via web delle start-up. I padroni del web e della comunicazione (Google, Samsung, Amazon, Apple…) oggi gestiscono i pagamenti e domani potrebbero rimpiazzare le istituzioni finanziarie a 360 gradi. Tutte tendenze che si irrobustiranno con l’entrata in vigore della normativa europea Psd2. E i player tradizionali? Godono ancora della fiducia dei clienti, ma devono darsi una mossa. Le analisi di Giacomo Mazzanti (Deloitte)

Le banche sono di fronte a un bivio: con la definitiva entrata in vigore della Psd2 – la normativa europea che consentirà l’ingresso nel mercato dei servizi finanziari e assicurativi delle cosiddette “terze parti”, ovvero soggetti diversi dagli istituti di credito tradizionali – le banche tradizionali si troveranno “accerchiate”: non solo dalle startup del fintech, ma anche dai colossi che già oggi gestiscono i pagamenti (Google, Samsung, Apple e Amazon, per esempio), e che progressivamente amplieranno il proprio raggio d’azione diventando banche a tutti gli effetti. Google, ad esempio, ha già una licenza bancaria in Irlanda, mentre Amazon già da un paio d’anni sta sperimentando sistemi di finanziamento ai propri clienti business per aumentarne il volume d’affari.

Ancora: Samsung e Apple già da tempo stanno gestendo pagamenti tramite le loro app. Di fronte a uno scenario che si sta trasformando in maniera sempre più rapida, le banche non possono restare ferme in maniera monolitica, ma devono cercare di allearsi con altri soggetti – le terze parti per l’appunto – per offrire alla clientela una migliore customer experience. Ne è convinto Giacomo Mazzanti, Director Deloitte Consulting, Fintech Specialist, quando sostiene che «le banche tradizionali non sono a rischio, basta vedere la loro storia degli ultimi cento anni per capire che non sarà certo il fintech a rovesciarle. Ma devono capire in fretta come muoversi, quali servizi offrire in maniera diretta alla clientela e quali invece fornire tramite accordi con altri soggetti, siano essi startup fintech o colossi già affermati. Aspettiamoci una rivoluzione molto più significativa rispetto a quanto avvenuto nel settore bancario e assicurativo negli ultimi 30 anni».

 

Sono 11 milioni gli italiani che hanno provato lo scorso anno almeno un servizio fintech&insurtech

Aumenta rapidamente la conoscenza del fintech in Italia

Secondo l’Osservatorio del Politecnico, che ha realizzato una ricerca in collaborazione con Nielsen, sono 11 milioni gli italiani che hanno provato lo scorso anno almeno un servizio fintech&insurtech. Si tratta di circa il 25% della popolazione tra i 18 e i 74 anni, con un incremento di oltre il 50% rispetto alla precedente rilevazione di 12 mesi fa. Il digitale sta progressivamente cambiando lo scenario finanziario e, soprattutto, sta facendo emergere nuovi bisogni e diverse forme di relazione tra utenti, imprese e intermediari tradizionali. Le banche comunque rimangono ancora ai vertici per quanto riguarda la fiducia – vengono preferite dal 73% del campione per i finanziamenti e dal 65% per la gestione del risparmio. Una fiducia, oltretutto, che si prevede possa continuare a durare, visto che il 73% degli intervistati ritiene che si rivolgerà alle banche per un finanziamento anche in futuro.

Cresce, inoltre, la conoscenza dei prodotti fintech e insurtech in un campione compreso tra i 18 e i 74. Ad esempio, solo il 6% degli intervistati non ha mai sentito parlare dei pagamenti via mobile, mentre il 37% lo conosce bene e lo utilizza. Percentuali che però diventano più allarmanti se si pensa ad altri servizi: l’88% che non ha mai sentito parlare o comunque non conosce in maniera anche superficiale la possibilità di trasferire i dati del proprio conto corrente ad aziende terze. Il che chiarisce come quasi nove italiani su dieci siano quasi totalmente all’oscuro delle possibilità che verranno offerte dalla definitiva entrata in vigore della Psd2. Per quanto riguarda le banche, poi, si sta iniziando a comprendere l’importanza delle tecnologie blockchain e distributed ledger. Negli ultimi tre anni, infatti, sono stati promossi da istituti finanziari nel mondo 275 servizi basati su queste tecnologie.

 

Migliorare la customer expereince dei millennials, punto chiave per gli istituti bancari tradizioanali

I Millennials

La comunità finanziaria concorda nell’affermare che i “portafogli” dei Millennials (ovvero i nati tra il 1980 e il 2000) saranno il tema più caldo per il 2019. In primo luogo per una questione di fiducia: oltre il 50% di questa fetta consistente della popolazione mondiale fa maggiore affidamento sui colossi del tech piuttosto che sugli istituti di credito tradizionali. Apple, Amazon, Facebook, Google e Microsoft hanno così un serbatoio reputazionale da sfruttare per poter ottenere il denaro dei più giovani. Non serve quindi un genio per capire che nel 2019 i “Big Tech” non si lasceranno sfuggire la possibilità di offrire nuovi prodotti finanziari – tanto per fare un esempio, finanziamenti o carte prepagate – grazie all’entrata in vigore della Psd2. I moderni smartphone, inoltre, grazie al riconoscimento biometrico, garantiscono standard di sicurezza che sono perfino superiori rispetto a quelli delle banche tradizionali e dei loro servizi online. Per questo motivo, è necessario riuscire a trovare un punto di contatto tra modi vecchi e nuovi di offrire servizi finanziari, in modo da migliorare l’esperienza della clientela, specialmente quella under 40.

Le soluzioni di Deloitte

«Le parole che in questo momento sentiamo ricorrere con maggiore frequenza – spiega Giacomo Mazzanti, intervenuto durante un recente convegno organizzato da Digital Magics proprio per fare il tagliando al fintech italiano e per presentare alcune startup particolarmente interessanti – sono “condividere le informazioni finanziarie”, “accesso per le terze parti”, “esperienze migliori per i consumatori”. Sono tutte frasi che hanno un denominatore comune, ovvero la Psd2. Grazie a questa normativa, infatti, sarà possibile rendere disponibili nuovi prodotti e servizi, e questo produrrà un cambiamento nel settore finanziario molto più forte di quanto si è visto negli ultimi 30 anni. In Deloitte, quindi, abbiamo cercato di concentrarci su una domanda fondamentale: che cosa penseranno i consumatori finali di questa trasformazione? Per rispondere siamo dovuti ricorrere a un paragone un po’ azzardato ma che mostra molti punti di contatto: quello tra la mobilità e il banking».

Secondo Deloitte, un tempo il mezzo di locomozione per definizione, cioè il cavallo, univa in sé sia la forza motrice, sia il mezzo di trasporto stesso. Oggi invece il concetto è scisso in due: l’energia che determina il movimento proviene dal carburante, mentre il veicolo che compie lo spostamento è un altro oggetto. Specificità differenti che hanno permesso all’automotive di non essere nel settore dell’energia e viceversa. «Ci aspettiamo – prosegue Mazzanti – di ritrovare questa tipologia di differenziazione anche nel sistema delle banche: fino ad oggi, i clienti trovavano nella banca sia l’affidabilità, per cui si decideva di consegnarle i nostri risparmi, sia l’accessibilità.»

«Un domani, che però potrebbe già essere oggi, il concetto si scinderà: da una parte ci sarà la sicurezza e la solidità, che rimarrà in capo alle banche; dall’altra invece ci sarà l’accessibilità e la customer experience. E con l’entrata in vigore della Psd2 lo scenario cambierà definitivamente. Avremo la banca affiancata da molti altri soggetti. A cavallo tra i due mondi, quello dell’accessibilità e quello dell’affidabilità, ci saranno i colossi di internet (Google, Amazon, Facebook e Apple), che stanno già ora progressivamente migrando dalla semplice customer experience alla banca vera e propria».

 

Centro di Distribuzione di Vercelli di Amazon
I“Big Tech” non si lasceranno sfuggire la possibilità di offrire nuovi prodotti finanziari. Nella foto: Amazon, il Centro di Distribuzione di Vercelli
Ma le banche ce la faranno?

Secondo Deloitte, quindi, lo scenario cambierà ma non necessariamente in peggio per le banche, capaci di rimanere in piedi nonostante un secolo ricco di temperie, dal 1929 in poi. Il modello sottostante cambierà, e con esso anche il modo stesso di intendere i consumatori, che potranno essere raggruppati in tre insiemi. Il primo, quello dei consumatori tradizionali, non vedrà grande fiducia verso i nuovi operatori e continuerà a fare le operazioni tradizionali in modo tradizionale. Il secondo è invece rappresentato dai consumatori avanzati, che manterranno il conto corrente nelle banche ma che, al tempo stesso, inizierà a prendere dimestichezza con le nuove soluzioni. Infine c’è un ultimo gruppo, che si sta stagliando all’orizzonte: i millennials che non conosceranno più i canali tradizionali ma che si affideranno esclusivamente ai nuovi player.

«È su questi profili – aggiunge Mazzanti – che le banche dovranno riflettere maggiormente, perché al momento la loro offerta è ancora insufficiente e perché i nuovi clienti non percepiscono gli istituti di credito tradizionali come soggetti verso cui far transitare i propri risparmi e pagamenti. Nelle nuove generazioni il concetto di fiducia è molto difficile da conquistare, ed è per questo che le banche dovranno utilizzare nuovi canali di comunicazione digitale per evitare di essere disintermediate dai nuovi player».

I tre consigli di Deloitte

Deloitte consiglia tre ingredienti principali per gli istituti di credito che devono affrontare questa transizione. Il primo: capire qual è il proprio business, specializzarsi e diffondere al maggior numero di clienti le proprie capacità e peculiarità. Il secondo: evitare di puntare su ciò che non si sa fare, ma rivolgersi ai fornitori migliori, per evitare di “scimmiottare” quello che altri sono in grado di svolgere in maniera molto migliore. Il terzo: provare a trovare combinazioni tra il mercato che si conosce meglio, che per le banche è quello dei servizi finanziari, e mischiare le carte. Il fintech abilita l’incrocio di possibilità.

«Crediamo molto – conclude Mazzanti – nelle possibilità offerte dal confronto con stili manageriali diversi. E noi, come Deloitte, stiamo conducendo il nostro lavoro in quest’ottica. Tutto questo si può riassumere con un singolo motto: la necessità di collaborare è tale che non si può più pensare di vincere da soli, bisogna allearsi con più soggetti in grado di offrire la migliore soluzione al cliente. Nel caso delle banche, significa per forza ampliare i propri orizzonti verso le startup. Le quali, a loro volta, non possono far finta che gli incumbent non esistano, visto che la quota di startup che non riesce a trasformare la propria idea in un business profittevole è ancora molto alta».

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