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direttore Filippo Astone

La Pmi è innovativa ma non lo sa

Una occasione mancata. Ci sono oltre 18 mila imprese che hanno già le caratteristiche per essere considerate Pmi innovative e che, non essendo iscritte all’albo speciale della Camera di Commercio, non stanno approfittando dei benefici del pacchetto Industry 4.0. Lo dicono i dati dell’ Osservatorio dedicato allo specifico comparto, che evidenziano iscrizioni in calo e una dinamica economica difficile

Presso il Centro Studi Americani a Roma è stata presentata la 2° edizione del report dell’Osservatorio specifico, realizzato da Bernoni Grant Thornton in collaborazione con l’Università di Pisa. Secondo il report 2018 dell’Osservatorio, che analizza le dinamiche demografiche, economico-patrimoniali, organizzative e strategiche delle Pmi innovative ci sono meno di mille aziende iscritte all’albo della Camera di Commercio su un parterre stimato di circa 18mila Pmi Innovative in Italia. Si tratta di un parterre composto, alla data del 24 settembre 2018, da 877 aziende (+35% rispetto al 30 settembre 2017) ma si stima che in Italia ci siano oltre 18 mila imprese che hanno già le caratteristiche per essere considerate Pmi innovative ma che, non essendo iscritte all’albo speciale della Camera di Commercio, non stanno approfittando dei benefici loro riservati e definiti nel pacchetto dell’Industry 4.0

Tra le aziende poca consapevolezza dei benefici

Se la rilevazione del 2017 mirava a fornire una prima rappresentazione del settore, il report 2018 punta a identificare le tendenze evolutive osservando le 230 nuove imprese iscritte al registro. Lo scorso anno era emerso che il 79% delle PmiInnovative era rappresentato da S.r.l., che la maggioranza operava nel settore dei servizi e che il 59% aveva un valore della produzione inferiore al milione di euro, mentre solo il 7,6% superava i 10 milioni. Nel 2017 inoltre, risultavano consistenti gli investimenti in ricerca e sviluppo: l’88% delle imprese investiva oltre il 3% in innovazione.

Uno scenario confermato anche nel 2018, specialmente nella composizione e distribuzione geografica dei nuovi iscritti, ma con dinamiche economiche che evidenziano qualche difficoltà. Le 230 imprese iscritte al registro delle Pmi innovative tra il 1° dicembre 2017 e il 30 settembre 2018 operano infatti per il 65% nel settore dei servizi, per il 28% nell’industria/artigianato e per il 6% nel commercio. Il livello di “anzianità” delle aziende si attesa su una media di 8 anni. Unendo questo dato a quelli relativi al fatturato (oltre il 25% delle aziende presenta ricavi inferiori ai 250 mila euro) il report evidenzia una crescita lenta, in contraddizione con la natura stessa delle Pmi innovative, specialmente se basata su elementi di innovazione industriale di prodotto, di servizio o di processo.

Dove sono le Pmi innovative

La distribuzione geografica  si concentra ancora una volta in Lombardia (29%), seguita da Piemonte (13%), Veneto (10%), Lazio, Emilia-Romagna e Marche (circa il 7% per ciascuna regione). Se si guarda l’intero universo delle Pmi innovative si osserva che il fatturato cresce in media del 28% y/y, rispetto alla crescita del 66% y/y registrata nel 2017; inoltre, il 47% delle aziende ha realizzato nel 2017 un fatturato inferiore al milione di euro (ossia circa il 13% in meno rispetto a quanto osservato nel 2016, pari al 60%). Il valore medio del patrimonio netto delle imprese innovative supera i 2,7 milioni di euro, ma più della metà delle società che presentano una situazione di deficit patrimoniale sono quelle con fatturato inferiore ai 500 mila euro.

Second il prof. Giulio Greco, docente del Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa e coordinatore dell’Osservatorio sulle Pmi innovative, gli incentivi fiscali dell’attuale assetto normativo sono concentrati più sulla dotazione di capitale che non sulla produzione di reddito. Incentivare la presenza femminile o giovanile nella compagine azionaria delle Pmi Innovative, che oggi rimane limitata, secondo Greco potrebbe rivelarsi di grande utilità, visto che questo tipo di presenza è spesso associata alla dotazione di brevetti e intangibili di valore.

Secondo Alessandro Dragonetti, Co-Managing Partner e Head of Tax di Bernoni Grant Thornton, «La 2° edizione del report dell’Osservatorio Open Innovative Pmi mostra come, a quasi quattro anni di distanza dall’introduzione della disciplina agevolativa, il numero di imprese iscritte nell’apposito registro non raggiunge ancora le 1.000 unità e i primi nove mesi del 2018 evidenziano un numero di iscrizioni in calo rispetto al 2017. Ciò potrebbe essere causato anche dalla mancanza di un’adeguata conoscenza dei benefici ottenibili con l’iscrizione al registro. Per rilanciare e supportare questa tipologia di aziende, così importante per il tessuto imprenditoriale del Paese, è necessario favorire l’ingresso di investitori istituzionali che possono dare stabilità e managerializzazione nelle aziende, ma anche costruire un patent box facilitato e incentivare la presenza femminile/giovanile ideando una disciplina del lavoro a misura di Pmi innovative».

 

I Vincitori del concorso “Open Innovative Pmi”

Il concorso

Assieme alla presentazione del rapporto si è svolta anche la cerimonia di premiazione del concorso “Open Innovative Pmi”. Il premio e l’Osservatorio fanno parte di un più ampio progetto che mira ad analizzare e supportare questa tipologia di imprese tipica del tessuto imprenditoriale del nostro Paese, ma ancora poco conosciuta. L’iniziativa ha l’obiettivo di sostenere le Pmi innovative, facilitando la conoscenza dei vantaggi previsti dalla vigente normativa (di natura fiscale, societaria e finanziaria), e di aiutarle a crescere, anche attraverso specifici percorsi di accompagnamento. I vincitori di questa seconda edizione del premio, per le tre categorie in gara, sono stati EntsorgaFin, Delta e Energy Way .

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