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Hpe: l’ inarrestabile ascesa di IoT e edge

di Marco de’ Francesco ♦ Viaggio all’interno dell’Internet of Things Innovation Lab di Ginevra, dove la soluzione edge-to-cloud, cavallo di battaglia della multinazionale guidata da Antonio Neri consentono alle aziende manifatturiere di attuare la digital transformation. Risultato finale: le informazioni ottenute dagli oggetti costituiscono una miniera per tutti i nuovi business basati sui Big Data

Una soluzione che consente di rilevare in maniera estremamente precisa difetti nel montaggio o nella produzione di componenti high-tech, grazie a sistemi di visione e a particolari algoritmi di apprendimento automatico. Un’altra che permette al proprietario di un’auto di vendere a compagnie assicurative, autorità stradali e carmaker preziose informazioni provenienti da sensori inseriti in ammortizzatori, freni e serbatoi, grazie a “contratti intelligenti” basati su tecnologia blockchain. Una sala riunioni riconosce il visitatore e avvia flussi di lavoro, ad esempio una riunione skype, in via automatica.

Sono solo alcune fra le novità che la stampa internazionale ha potuto esplorare a Ginevra, in occasione dell’apertura dell’IoT Innovation Lab di Hpe. Industria Italiana era della partita. L’idea della multinazionale di Paolo Alto è quella di aiutare i clienti a sfruttare le enormi quantità di dati generati da dispositivi, macchine, risorse e sensori a bordo degli strumenti. Partendo da una previsione: è destinata ad aumentare in modo considerevole la quantità di dati che saranno processati in prossimità degli strumenti che li producono. Si parla di edge-to-cloud, nel senso che sulla “nuvola” finiscono solo flussi di dati già scremati e selezionati.

Solo così, secondo Hpe, si può ridurre la latenza, ed evitare problematiche di ampiezza di banda; solo così si possono ottenere approfondimenti real-time a prezzi contenuti. L’IoT Innovation Lab di Hpe, ospitato in un palazzo di cinque piani con ampie vetrate, è il luogo dove i clienti possono testare le applicazioni IoT ed edge della multinazionale e dei suoi partner, e sperimentare dal vivo casi d’uso riferibili a contesti industriali molto diversi tra di loro. In questo modo è possibile tracciare un viatico personalizzato per la trasformazione digitale secondo alcuni caratteri che per Hpe un’azienda dovrebbe possedere: edge-to-cloud, soluzioni definite da software e personale capace di stare al passo con l’innovazione.

 

L’inaugurazione dell’ IoT Innovation Lab di Hpe a Ginevra (CH)

IoT ed edge computing: un binomio di successo

«Mi piace affermare che la ragione della diffusione dell’IoT è il controllo effettivo delle cose» – ha affermato il vice presidente di Hpe Tom Bradicich. E cioè non solo dello shopfloor, ma di tutto ciò che ruota attorno alla fabbrica. Partendo da un principio: grazie alle nuove tecnologie, si possono realizzare approfondimenti di tipo scientifico e ingegneristico. Ma gli obiettivi non sono la connessione e l’estrazione dei dati, quelli sono mezzi, strumenti; il fine ultimo è appunto il controllo. Delle tre C in inglese, connectivity, compute e control, quella che conta veramente è la terza. Tuttavia, per conseguire il traguardo, bisogna reperire le informazioni. Anche, qui, tenendo presente una circostanza: entro il 2022 il 75% dei dati aziendali saranno creati e processati “at the edge”, e cioè in prossimità degli strumenti che li generano, contro l’attuale 10% – ha sottolineato il vice presidente global manufacturing, automotive e IoT Volkhard Bregulla, citando la società di consulenza strategica Gartner.

 

Volkhard Bregulla, vice presidente global manufacturing, automotive e IoT Hpe

 

D’altra parte, come potrebbe accadere diversamente? Se l’interazione relativa all’attività umana su Facebook vale 4 petabyte, quella relativa ad una macchina semi-autonoma, con la telecamera, i sensori ad ultrasuoni, il radar frontale, la camera agli infrarossi, i sensori d’urto e tutto il resto, vale 40mila petabyte al giorno. Si sostiene che assisteremo ad un aumento esponenziale dei dati, e che perciò diventerà difficile e costoso esaminare tutte queste informazioni in un ambiente lontano, il tradizionale data center centralizzato o cloud. Anche trasferirle, potrebbe diventare complicato. E questo vale per la società umana in generale, ma soprattutto per la manifattura.

 

Phil Davis, global chief sales officier Hpe

 

Dunque, come sarà l’azienda del futuro? Secondo il global chief sales officier Phil Davis, sarà edge-centrica, abilitata al cloud e guidata dai dati. Il fatto è che in un sistema cloud-based, con il termine inglese edge computing si indica l’elaborazione delle informazioni ai margini della rete. Il principale beneficio derivante dall’utilizzo di tecnologie di questo genere è la riduzione della latenza, che consente risposte real-time, e quindi il risparmio di banda, che si realizza inviando al data center informazioni già processate e almeno in parte normalizzate. Questo movimento di flussi di dati già selezionati viene detto edge-to-cloud.

«Per accelerare la trasformazione digitale – ha continuato Davis – bisogna puntare su soluzioni intelligenti e definite da software, sull’edge-to-cloud, su persone competenti in grado di stare al passo con l’innovazione e su investimenti strategici e modelli di business che accelerino la crescita». E’ così forte la convinzione nella società di Palo Alto che in prossimi anni costituiranno l’epoca del trionfo dell’edge che il Ceo Antonio Neri ha promesso a giugno scorso di stanziare quattro miliardi di dollari per promuovere lo sviluppo di prodotti edge all’avanguardia in aree diverse, che spaziano dall’intelligenza artificiale all’automazione, dalla connettività alla sicurezza.

 

L’ IoT Innovation Lab di Hpe a Ginevra

La ragione del centro di Ginevra: aiutare i clienti a capitalizzare i dati edge

Dunque, secondo Bregulla, «la crescita esponenziale dei dati edge offre un’enorme opportunità per far progredire le nostre economie; tuttavia, le aziende attualmente capitalizzano solo una frazione di queste informazioni». Quell’effettivo controllo delle cose, di cui parla Bradicich, per adesso non c’è; o, per lo meno, non è capillarmente diffuso tra le imprese. È questa, secondo Hpe, la ragione dell’apertura, a Ginevra, del suo quarto IoT Innovation Lab a livello globale. Si tratta, secondo l’azienda, di aiutare le imprese a sfruttare le enormi quantità di dati generati da dispositivi, macchine, risorse e sensori a bordo degli strumenti. Sempre secondo l’azienda, la parola d’ordine è collaborazione. Per Bregulla, al fine di sfruttare adeguatamente i dati edge, occorre da parte delle imprese «una complessa trasformazione, che coinvolge aspetti tecnologici, economici e relativi alla forza lavoro. I nostri centri sono studiati per avviare, plasmare e accelerare il viaggio IoT delle aziende-clienti».

Si tratta allora di indicare il percorso, e le strategie. Il centro è il luogo dove le imprese possono in effetti sperimentare le tecnologie dei prodotti Iot della multinazionale o dei suoi partner (ad esempio, il giorno dell’inaugurazione erano presenti rappresentanti di Airbus, Foxconn, Abb e Nokia), possono testare applicazioni e constatare come si traducono nella pratica casi d’uso di internet delle cose relativi a contesti molti differenti, come l’oil&gas, la manifattura, la sanità, la vendita al dettaglio, le smart city e tanto altro. Ma ogni cliente ha esigenze particolari e uno sviluppo singolare. L’innovazione, secondo Bradicich, deve essere pertanto intesa come collaborativa, perché è la strada giusta «per fornire risultati di business rilevanti».

 

hpe-edgeline-ot-link-platform
Controllo di qualità intelligente grazie ad algoritmi di autoapprendimento

Quanto all’apparenza, il centro è un edificio di cinque piani con ampie vetrate. All’interno, in un contesto funzionale, ci sono ambienti adatti alla sperimentazione, sale per il conferencing, uffici e locali per incontri più riservati con le aziende. Ma cosa possono apprendere le aziende nel centro? Per esempio, Tom Bradicich ha mostrato alla stampa le potenzialità di Hpe Pointnext. È una soluzione che consente di rilevare in maniera estremamente precisa difetti nel montaggio o nella produzione di componenti high-tech. Gli oggetti vengono ripresi da una particolare telecamera. Di per sé non sarebbe una novità; la novità è che normalmente una processo di questo genere è amministrato da operatori; in questo caso il rilevamento delle imperfezioni è affidato a particolari algoritmi di apprendimento automatico.

 

Hpe edgeline el300 converged edge system

 

L’analisi dei dati è realizzata in prossimità, grazie ad Hpe Edgeline Converged Edge Systems. Si tratta di una soluzione che consente la convergenza di Ot (ad esempio i sistemi di controllo e le reti industriali, nonché gli strumenti per l’acquisizione dei dati) e l’It tradizionale dell’azienda nella raccolta ed elaborazione dei dati edge. Edgeline è un hardware. Nella pratica, le aziende possono implementare un vasto ecosistema di applicazioni e dispositivi di Ot per sfruttare la considerevole quantità di informazioni generate da sensori, linee, asset, macchine. I sistemi convergenti di Hpe sono, all’aspetto, molto compatti. Sono dotati di un elaboratore Intel Xeon, di uno storage veloce e ad alta capacità nonché di una connettività cablata e wireless It/Ot ad alte prestazioni.

Per realizzare la convergenza più accurata, Hpe collabora sia con leader del settore Ot (Abb, Ptc e altri) che con quelli del comparto It (Microsoft, Sap e altri). Secondo Hpe, tra i vantaggi di soluzioni convergenti vanno indicati i risparmi di spazio ed energia e la riduzione delle spese operative. Ma forse il vantaggio maggiore è un altro: al di là di problematiche relative alla latenza e alla ampiezza di banda, con approfondimenti in tempo reale su dati elaborati in prossimità si contengono i costi altrimenti dovuti all’invio di grandi quantità di dati ad un data center remoto.

 

Tom Bradicich, vice presidente Hpe
Monetizzare i dati di un’auto

Oggi le case automobilistiche utilizzano, per lo sviluppo ingegneristico di un modello, generi diversi di costosi test e misurazioni. Tutto questo può essere semplificato grazie a strumenti che realizzano quella convergenza Ot-It di cui abbiamo parlato. Sempre Bradicich ha mostrato che una portiera di una macchina può essere controllata e monitorata dal sistema convergente Edge HPE Edgeline EL300. I dati, per esempio informazioni su vibrazioni, sono elaborati in situ. In pratica, i carmaker possono fare i loro test in via automatizzata, e i dati sono utilizzati real time dalle operation delle aziende. Peraltro, oggi le informazioni provenienti da sensori inseriti in ammortizzatori, freni e serbatoi, in combinazione con altri dati di navigazione e Gps, hanno assunto un valore economico non trascurabile per rivenditori, compagnie assicurative, autorità stradali e carmaker. Attualmente, però, manca una piattaforma per l’offerta e per la vendita di queste informazioni; per questo e per altri motivi non si è assistito, per ora, al commercio di queste informazioni.

Ma Hpe ha implementato una soluzione prototipo visibile al centro di Ginevra: i dati di una Audi Q2 vengono condivisi grazie a “contratti intelligenti” basati su tecnologia blockchain e edge-to-cloud, che consentono al proprietario di guadagnare guidando e di controllare sempre chi utilizza le informazioni. Ma che se ne fanno, le aziende, di questi dati? Gli utilizzi, secondo Hpe, potrebbero essere i più diversi. Per esempio, «una piattaforma potrebbe notificare a una compagnia petrolifera quando il serbatoio del carburante di un’automobile si sta abbassando, suggerendo di inviare uno sconto coupon per la benzina al dispositivo mobile del conducente. Oppure, accoppiando i dati degli ammortizzatori con il posizionamento Gps, potrebbe informare il dipartimento responsabile della viabilità statale di problemi critici relativi ad una buca – da correggere prima che si verifichi un incidente». Sempre per Hpe, «le aziende sono sedute su una vera e propria miniera d’oro: è tempo di cominciare a scavare».

 

Lo IoT Innovation Lab di Ginevra ospita un ufficio intelligente, con reti wi-fi cablate Aruba e Aruba beacons

 

Anche le aziende possono avere sedi intelligenti

L’esperienza nei luoghi fisici, che si tratti di uffici, negozi, ospedali, città, può essere ampiamente modificata dalla tecnologia, che può contribuire alla maggiore produttività dei dipendenti, ma anche ad incrementare l’ottimizzazione dei processi, la sicurezza e la crescita dei ricavi. Cosa si può vedere all’IoT Innovation Lab di Ginevra? C’è un ufficio intelligente, con reti wi-fi cablate Aruba e Aruba beacons (tecnologia che consente a dispositivi bluetooth di trasmettere e ricevere messaggi a brevi distanze) e servizi basati sulla posizione di Aruba Meridian, il tutto integrato con applicazioni aziendali. Aruba Networks, già nota come Aruba Wireless Networks, è una filiale di Hpe, con sede a Santa Clara, in California.

In pratica a Ginevra grazie all’app mobile Meridian i visitatori possono orientarsi nell’edificio; inoltre, in base alla loro presenza, la sala riunioni potrà attivare flussi di lavoro in via automatica. Per esempio, quando il visitatore arriva nella sala, il sistema riconosce che una posizione è occupata e avvia una riunione skype o zoom. Secondo Aruba, per decenni le reti aziendali sono state implementate per collegare computer e utenti finali. Un approccio risalente al disegno originale di rete lan, e al modello di calcolo client-server. Ora, però, il posto di lavoro digitale intelligente richiede qualcosa di nuovo perché i requisiti sono radicalmente cambiati, dice Aruba: è incentrato sul wireless, focalizzato sull’applicazione mobile e non delineato fisicamente. È tempo di un approccio più aperto, di una rete ottimizzata per esperienze di integrazione con più sistemi.

Si pensi solo alla gestione degli ingressi in azienda. Lo Smart Digital Workplace (il sistema si chiama così) è in grado di rilevare l’identità delle persone e di consentire loro di entrare e uscire dagli spazi autorizzati utilizzando tecnologie come video analisi, dati biometrici, Rfid, infrarossi, Bluetooth e Wi-Fi. Il fatto è che sistemi intelligenti collegano accesso e uscita a credenziali archiviate su dispositivi mobili. O alla sicurezza di rete: la struttura evita che le persone possano collegarsi a dispositivi sospetti o che possano utilizzare dispositivi autorizzati in modo anomalo. I dispositivi non autorizzati sono intercettati. Naturalmente, in questi contesti, attrezzature multimediali, laptop, applicazioni per conferenze in tempo reale, dispositivi portatili e sensori di vario genere generano grandi volumi di traffico non prevedibile, non gestibili con tecnologie tradizionali client-server. La combinazione con l’IoT contestuale legato all’ambiente fisico è però essenziale per migliorare l’esperienza. D’altra parte, come ha affermato Bradicich all’inaugurazione, «se ami i big data, devi amare l’IoT».

 

Antonio Neri, Presidente e Chief Executive Officer di Hewlett Packard Enterprise

Hpe

Hewlett Packard Enterprise Company (comunemente denominata Hpe) è un’azienda multinazionale americana di tecnologia informatica per aziende con sede a Palo Alto, in California. È stata fondata il 1 ° novembre 2015 nell’ambito della scissione della società Hewlett-Packard. È un’organizzazione orientata al business con due divisioni: Enterprise Group, che funziona in server, storage, networking, consulenza e supporto e servizi finanziari. Ha un fatturato di 30 miliardi di dollari. È presieduta da Patricia Russo e guidata dal Ceo Antonio Neri. La società si descrive così: «Hpe è un leader tecnologico globale focalizzato sullo sviluppo di soluzioni intelligenti che consentono ai clienti di acquisire, analizzare e agire senza soluzione di continuità dall’edge al cloud. Consente ai clienti di accelerare i risultati di business guidando nuovi modelli, creando nuove esperienze per clienti e dipendenti e aumentando l’efficienza futura oggi e nel futuro». In Italia Hpe è guidata da Stefano Venturi.

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