direttore Filippo Astone

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Piccolo breviario del pensiero di Davide Casaleggio

di Filippo Astone e Piero Macrì ♦ Il figlio del fondatore del Movimento 5 Stelle è un politico importante ma anche un potente consulente su temi di strategia Ict. Che cosa pensa davvero? Che cosa vuole fare? Abbiamo raccolto i suoi pensieri  su 5G, Blockchain, Intelligenza Artificiale, IoT, aziende….

Davide Casaleggio, che molti media chiamano Casaleggio jr per distinguerlo dallo scomparso genitore Gianroberto, fondatore del Movimento 5 Stelle, è ricordato soprattutto per il presidio della piattaforma informatica Rousseau (quella che renderebbe possibile la democrazia diretta online) e per le sue attività politiche. Secondo alcuni, che magari esagerano un po’, sarebbe addirittura l’uomo più potente d’Italia. Il New York Times l’ha definito il Mago di Oz del movimento, insomma il personaggio misterioso che gestisce nell’ombra il M5S. Lui dichiara di essere un semplice membro del movimento politico, ma, vedendo le cose dalla sede della sua azienda, a Milano, sorge legittimo il dubbio che eserciti un vero controllo decisionale orientando le scelte politiche più importanti. Anche perché, come è ben noto a chi ha un minimo di cultura e pratica del web, il popolo della rete non è poi così libero e indipendente come ama rappresentarsi, ed esistono tecniche rodate ed efficaci per manipolare i leoni da tastiera.

Delle attività aziendali della Casaleggio & Associati si è scritto, finora, soprattutto per sottolineare il presunto conflitto di interessi. Ma esiste anche il tema professionale, il tema dell’influenza e degli orientamenti che questa società di consulenza può imporre non solo per vie lobbystiche ma anche per strade meramente aziendali. Non va dimenticato che la Casaleggio & Associati è stata una delle prime realtà in Italia, già dagli anni Novanta, ad accorgersi delle potenzialità del web, e a proporre alle aziende un percorso di business strategico coerente. In questa società, Gianroberto Casaleggio aveva riversato competenze, esperienze e network acquisiti durante una lunga carriera di top manager in Olivetti, Telecom e altre società. Oggi la Casaleggio & Associati vanta innumerevoli clienti e partner in varie iniziative. Tra i nomi noti ci sono, o ci sono stati, in ordine sparso e non esaustivo: Expedia, CartaSi, Intesa San Paolo, Barclaycard, Banca Sella, HiPay, Poste Italiane, Google, Booking.com, Rcs Media Group, Coin, Telecom, La Feltrinelli, Trenitalia, Zalando, Alibaba, JustEat, Genialloyd, Giochi Preziosi, Sap, Mashfrog, Mail Boxes, Amazon, Coop, Ikea, Decathlon, Italo, Sky, Mediaset, Tim, Unicredit.

Per noi di Industria Italiana (che ci rivolgiamo ad appassionati di industria e digital transformation nonché ai business leader) è di grande interesse rivelare quali sono le idee di Davide Casaleggio sugli argomenti di nostra pertinenza. Per cercare di capirlo, abbiamo ascoltato con grande attenzione ciò che il consulente aziendale ha dichiarato al recente incontro organizzato a Milano da Samsung Now, e lo abbiamo completato con alcune informazioni in nostro possesso. A dir la verità non sono sempre pensieri originalissimi, e dopo averli studiati non abbiamo appreso nulla che non sapessimo già. Ma eccoli.

 

Davide Casaleggio sul palco di Samsung Now

 

Convergenza Digitale

Nel mondo della tecnologia si stanno configurando le condizioni per una tempesta perfetta. Una sorta di congiunzione astrale dove più elementi acquisiscono una posizione unica e irripetibile per un’interazione ottimale. Intelligenza Artificiale, Big Data, Internet of Things, 5G; la convergenza di queste tecnologie, ciascuna delle quali costituisce una propria dimensione attorno alla quale si intersecano macrocosmi applicativi, è in grado di creare le premesse per un’innovazione senza precedenti. L’esito di questa tempesta perfetta è la creazione di un livello di automazione di gran lunga superiore a quello che si è riusciti finora a raggiungere. Si prospetta una dimensione tecnologica in grado di capitalizzare il valore dalla disponibilità diffusa di dati in virtù della metabolizzazione in rete di oggetti, sistemi e persone. Dati che possono essere acquisiti attraverso una sensoristica diffusa e dall’interazione con i canali di comunicazione che si sono andati ad affermare negli ultimi dieci anni, dati che possono essere analizzati attraverso una logica algoritmica di Intelligenza Artificiale, sfruttando la nuova frontiera tecnologia del machine e deep learning.

Il vero cambiamento digitale arriverà col 5G

La tempesta perfetta è foriera di una società e un’impresa sempre più interconnesse, che abilitano la creazione di nuova produttività così come un nuovo modo di sviluppare prodotti e servizi. Il 5Gè un’infrastruttura perfettamente coerente con l’IoT. Le prerogative del 5G creano le condizioni abilitanti soluzioni efficienti di data economy: velocità, migliore capacità di risposta – in virtù di una bassissima latenza che prefigura l’implementazione di soluzioni real time – possibilità di connettere un numero teoricamente infinito di device.

Bisogna aumentare sia le competenze, sia la capacità di immagazzinare e gestire i dati. Ma siamo indietro da morire

La quarta rivoluzione industriale viaggia a una velocità diversa dalle precedenti e si realizzerà all’interno di una stessa generazione. Considerazione che deve far riflettere sulla straordinaria importanza dei sistemi di formazione. Il nuovo assetto digitale del sistema paese e delle imprese è perciò largamente dipendente dallo sviluppo di un know-how legato alle nuove tecnologie. Non solo. Negli ultimi due anni si sono creati l’80% dei dati che oggi abbiamo a disposizione. Vuol dire che dall’inizio dell’umanità a oggi abbiamo originato solo il 20% dei dati disponibili. Ebbene, questa è la costante con cui dovremo confrontarci, basti pensare che tra due anni il numero di dati prodotti è destinato a raddoppiare. Un monito che deve essere ben compreso altrimenti si corre il rischio di assistere a un progressivo downgrading delle performance che potrebbe portare sistemi e imprese a vivere ai margini della connected society, con tutti gli effetti collaterali che ne possono derivare.

 

La blockchain può far crescere molto l’economia italiana

A livello infrastrutturale non si deve poi dimenticare un altro elemento che si prevede possa determinare un nuovo sviluppo e interpretazione dei modelli di business e gestione di processi e transazioni, la blockchain. Casaleggio prevede che nei prossimi anni la sola blockchain possa dare un impulso rilevante alla crescita economica. Se pensiamo all’impatto che queste tecnologie, insieme, potranno avere stiamo parlando di un qualcosa che sconvolgerà la maggior parte dei settori industriali in termini di modelli di business.

L’AI nel mondo del 2022 varrà 2.200 miliardi di dollari

Il valore associato all’Intelligenza Artificiale non è teorico. Nel 2017 il mercato di software e servizi di AI ha raggiunto 18 miliardi di dollari e per il 2018 si pensa che possa raggiungere i 24 miliardi. Ma l’impatto che questa tecnologia ha sulla totalità dell’economia è molto più importante perché si parla di 1.200 miliardi di dollari entro la fine di quest’anno e 3.900 miliardi entro il 2022.

Entro il 2018 l’Intelligenza Artificiale in Italia genererà 200 miliardi di euro

Il tasso di crescita che le economie avanzate avranno per una singola tecnologia, quella dell’AI, è sorprendente. Basti pensare che nel 2025, Casaleggio ipotizza che il valore aggiunto annuo lordo dell’Italia possa essere portato da 1 a 1,8%. Un plusvalore di circa 200 miliardi. Valore potenziale però, che si può tradurre in realtà solo se si riesce a gestire con efficacia questo nuovo modello di sviluppo, facendo sì che il nostro Paese sia messo nella condizione di intercettare le tecnologie associate alla quarta rivoluzione industriale.

 

 

Entro il 2027 il 10% del Pil mondiale sarà generato da prodotti e servizi erogati tramite Blockchain

Per quanto riguarda la Blockchain, il mercato globale nel 2017 ha raggiunto quota 339,5 milioni di dollari e si prevede che per il 2021 raggiungerà quota 2,3 miliardi. Entro il 2027 il 10% del Pil mondiale sarà generato da prodotti e servizi erogati tramite Blockchain. I settori che maggiormente contribuiscono a produrre questo valore sono il finanziario, con un’incidenza del 60,5%, e il manifatturiero, con una quota del 17,6%5. Si stima che entro il 2024 aumenterà la rilevanza di media e comunicazioni e del settore pubblico. Anche il settore sanità, che misura 53,9 milioni di dollari nel 2018, prevede una crescita importante, infatti entro il 2023 raggiungerà 829 milioni di dollari. E’ il settore finanziario che continuerà a generare la quota più considerevole. Gli investimenti globali rivolti a questa tecnologia sono in continuo aumento. Nel 2017 sono stati investiti complessivamente 945 milioni di dollari e quest’anno si raggiungeranno i 2,1 miliardi. Per il 2021 sono previsti investimenti pari a 9,7 miliardi, con una crescita dell’81,2% in quattro anni.

Il mercato che investe maggiormente in soluzioni Blockchain è quello statunitense, che nel 2022 arriverà a 4,2 miliardi di dollari. L’Europa è la seconda area geografica per investimento: dai 400 milioni di dollari del 2017 arriverà a 3,5 miliardi nel 2022. Infine, nei primi sei mesi del 2018 i venture capital hanno investito 1,3 miliardi di dollari in startup legate alla Blockchain, superando l’intera somma dell’anno precedente (900 milioni di dollari). In Italia quattro startup nel primo semestre 2018 hanno raccolto 70 milioni su blockchain tramite ICO (Initial Coin Offering). Questa cifra supera quella investita dall’intero sistema di venture capital italiano dello stesso periodo

La produttività dell’economia dipende dall’Intelligenza Artificiale

Casaleggio è convinto che il tema della produttività sia largamente dipendente dalla capacità dell’AI di trasformare i processi aziendali. L’incremento di produttività ipotizzato è del 12% entro il 2025. Cifra considerevole, ma inferiore a quella che si stima possano raggiungere Paesi che hanno già metabolizzato nel proprio Dna il gene dell’innovazione. Per la Svezia l’incremento previsto è del 40%. Tutto ciò significa che la capacità di utilizzare queste tecnologie potrà determinare un profondo gap competitivo. Per non essere esclusi da queste opportunità si deve lavorare su più fronti: sull’implementazione di una infrastruttura di rete 5G, sul potenziamento dell’ecosistema di finanziamenti, di gran lunga inferiore a quello di altri paesi europei ( basti ricordare che in Francia il venture capital è 20 volte superiore al nostro, in Germania 40 volte e in Spagna 5 volte). Non è un caso che l’Intelligenza Artificiale nel venture capital sia diventata un focus importantissimo. La progressione degli investimenti è incessante: dai 3 miliardi del 2014 si è arrivati oggi a a 12 miliardi. In questo scenario, purtroppo, l’Italia ha un ruolo marginale. «Quando parliamo di nuove startup, parliamo di aziende svedesi, francesi o spagnole. L’Italia continua a essere il grande assente», sottolinea Casaleggio.

Nonostante queste  previsioni ottimistiche vi sono economisti che sostengono che vantaggi tangibili saranno verosimilmente visibili soltanto nel momento in cui si creeranno i presupposti allo sviluppo e implementazione di tutta una serie di innovazioni complementari. Nel Working Paper pubblicato dal National Bureau of Economic Research – “Artificial Intelligence and the Modern Productivity Paradox: A Clash of Expectations and Statistics” – si offre un interessante contributo alla comprensione delle potenzialità dell’Intelligenza Artificiale. Gli autori – professori del MIT e dell’Università di Chicago – si dichiarano convinti che l’AI possa offrire una innovazione sostanziale e un possibile incremento di produttività, a patto che si creino e si affermino veri e propri ecosistemi in grado di imprimere un’accelerazione e diffusione sistemica delle nuove tecnologie. In assenza di questi i tempi sono destinati inevitabilmente a dilatarsi. Perché si possa pienamente affermare un nuovo corso industriale – la cui spinta propulsiva derivi dall’Intelligenza Artificiale in ogni sua possibile declinazione, a livello di prodotti, processi e servizi – serve e servirà tempo.

 

Applicazioni pratiche dell’Intelligenza Artificiale

Dal punto di vista pratico cosa è possibile fare oggi con l’Intelligenza Artificiale? Nell’ambito della relazione con i clienti, con sistemi che aiutano gli operatori a erogare un miglior servizio prospettando soluzioni e risposte coerenti con il profilo dell’utente; nell’ambito della vendita, del settore turistico e del marketing. Casaleggio cita Netflix che è riuscita a risparmiare un miliardo di dollari adottando un sistema che minimizza i rischi di “churn management” (abbandono del cliente), in virtù del fatto che ci si é resi conto che se l’utente non riesce a scegliere un film entro 90 secondi esiste il rischio di perderlo. Dove esiste una relazione commerciale – sia nell’ambito della vendita che di rapporti con i clienti – si possono immaginare soluzioni per migliorare efficienza e competitività. Un ulteriore esempio quello di un grande distributore italiano che è riuscito a implementare il sistema di automazione delle trattative con i singoli negozianti basandosi su apprendimento di informazioni che derivano dal tracciamento e analisi di attività pregresse.

Ancora esempi: quello di AlphaGo che è riuscita a ridurre i costi energetici del 15% con un risparmio di 20 milioni di euro oppure il caso di Amazon dove la soluzione di automazione del magazzino Kiva ha consentito di ottimizzare gli spazi portando il tempo di picking e packing da 60 minuti a 15 minuti. Una compressione di tempi che consente ottimizzazione di produttività e margini, ma anche soddisfazione del cliente. Altro caso quello di Airbus che con l’implementazione di un originale sistema di manutenzione basato su Intelligenza Artificiale, è in grado di risolvere il 70% dei problemi. L’evoluzione della tecnologia wireless, la disponibilità di dispositivi mobili e la possibilità di rendere smart, intelligenti e connessi oggetti di ogni ordine e grado così come persone, attraverso sensori e chip embedded, con la seguente disponibilità di dati, è la premessa per lo sviluppo di un’economia digitale che supera di gran lunga i confini della dimensione di rete attuale.

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