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L’ industria cala, ma le aziende elettroniche ed elettrotecniche…

di Marco Scotti♦ Busetto (Anie) racconta la capacità di resistenza del suo settore, chiede di rendere strutturali gli incentivi 4.0 e parla di cybersecurity

«Certo che ci preoccupa il calo della produzione industriale. Ma d’altra parte siamo consapevoli che che le oltre 1.300 aziende elettriche ed elettrotecniche che fanno parte di Anie hanno avuto delle performance in generale superiori alla media del comparto elettronico ed elettrotecnico, secondo Istat. Significa che le eccellenze in Italia ci sono ed è da queste che dobbiamo ripartire. Poi è altresì evidente che abbiamo bisogno anche delle istituzioni: per questo abbiamo sempre chiesto con forza di rendere strutturali gli incentivi a Impresa 4.0. Proprio la formazione, ad esempio quella relativa alla cybersecurity, è uno dei temi su cui ci stiamo concentrando maggiormente. Ci siamo resi disponibili a dialogare con le università e a creare sportelli per migliorare le competenze». Giuliano Busetto – presidente di Anie Federazione – parla in un’intervista esclusiva a Industria Italiana del futuro della manifattura di nuova concezione dopo i nuovi incentivi a scadenza temporale limitata varati dalla Manovra.

 

Giuliano Busetto, da ottobre 2014 Country Division Lead Process Industries and Drives e Country Division Lead Digital Factory, dal novembre 2016 è presidente di Anie Automazione

 

D. Busetto, che tipo di interventi avete in mente per riuscire a strutturare gli incentivi in modo definitivo anche oltre il 31 dicembre di quest’anno?

R. Vorrei evidenziare alcuni temi: il primo è favorire la conoscenza dei benefici reali. Industria 4.0 non significa solamente sostituire un macchinario perché era vetusto o adeguarlo con nuove tecnologie. Le nuove tecnologie digitali– ed è questo quello che dobbiamo far comprendere – portano benefici per chi ha deciso di applicarle, ottimizzando la funzionalità e la performance della macchina, aumentando la sicurezza, riducendo il time to market…È un concetto pratico molto semplice.

D. Sarebbe?

R. Che il prodotto arriva prima sugli scaffali, è vendibile in minor tempo. Questo significa che oggi chi vince non è più chi ha dimensioni più elevate, ma chi è più veloce ad arrivare sul mercato.

D. Parlava di una serie di temi che devono essere divulgati. Quali sono gli altri?

R. Un altro elemento fondamentale è l’aumento della flessibilità produttiva. Oggi bisogna essere rapidi a capire quali sono gli interessi e i gusti del pubblico. C’è un mezzo come internet che consente di dare giudizi positivi o negativi senza filtro, e quindi serve essere molto flessibili, adattare facilmente la produzione alla dinamica del mercato. Ancora: un tema di enorme importanza che è quello relativo alla cybersecurity. La sicurezza del dato è un elemento fondamentale nel processo di digitalizzazione. Connettere macchinari, inviare dati sulla funzionalità di uno strumento, impiegare i sensori per avere informazioni al fine di garantire ad esempio la manutenzione predittiva e il miglioramento della funzionalità: sono tutti processi che concernono la gestione dei dati e quindi serve istruire tutti sull’importanza della cybersecurity.

D. A proposito, la formazione sembra essere il pillar meno sviluppato quando si parla di Industria 4.0 e Impresa 4.0. Eppure doveva essere un tema di enorme importanza…

Eccome: per questo le imprese hanno dovuto procedere in maniera un po’ più “autarchica” e fare investimenti nell’aspetto formativo anche senza una cabina di regia istituzionale. Noi ad esempio – e qui parlo come Siemens – abbiamo avviato molteplici progetti per la formazione del personale. Per quanto riguarda Anie, invece, penso che abbiamo dato notevoli contributi sia nei tavoli di discussione con il governo, sia per quanto riguarda le aziende. Per alcuni mesi è stato in dubbio se la formazione avrebbe beneficiato del credito d’imposta: noi abbiamo voluto parlare con le istituzioni e con i ministeri competenti perché questa misura venisse confermata. D’altronde si può parlare di tecnologie soprattutto per le grandi imprese, mentre i piccoli…

 

Cybersecurity, un tema di grande importanza nell’ attività formativa

 

 

D. I piccoli?

R. L’Italia è costituita soprattutto da Pmi, e la spinta per ottenere il credito d’imposta era fondamentale se si voleva proseguire un percorso virtuoso fatto di industria di moderna concezione. Non c’è solo l’investimento in tecnologie o in beni capitali (e quindi in macchine), ma c’è il modo di far sì che le persone abbiano conoscenze specifiche. Non c’è Impresa 4.0 senza un piano di formazione interna all’impresa.

D. Siete soddisfatti di quanto ottenuto?

R. Moderatamente. Abbiamo finalmente introdotto il credito d’imposta, ma sono stati fissati anche dei limiti di valore che lo rendono meno efficace. Nel complesso comunque è un buon accordo. Anie tra l’altro non ha come missione la formazione, ma abbiamo iniziato a occuparcene dialogando con le università, ascoltando gli associati e cercando di capire quali sono le esigenze di nuovo personale. Ci piacerebbe riuscire a far capire quali sono i percorsi didattici che potrebbero avere degli sbocchi reali in azienda. Vorremmo, ad esempio, dei corsi di ingegneria che creino lavoratori più vicini alle nostre necessità.

D. Ci spieghi meglio l’impegno di Anie in questo senso

R. Come Anie ci siamo resi disponibili ad aiutare il piano Impresa 4.0 attraverso approfondimenti e focus. Abbiamo lanciato sportelli per le imprese, abbiamo fatto focus group. Alla fine abbiamo raccolto tutte le informazioni che abbiamo immagazzinato in questi 18 mesi e abbiamo capito che senza un dialogo costante tra istituzioni, università e aziende era impossibile fare un ulteriore passo avanti. Servono determinate discipline, servono certe figure che solo le aziende possono delineare.

D. Avete anche realizzato un master. Di che cosa si tratta?

R. Abbiamo avviato questo percorso per distinguerci rispetto ad altre entità incaricate di fare formazione. L’obiettivo è quello di elevare il profilo e rivolgersi direttamente ai quadri o ai manager, cioè ai decision maker. Dal punto di vista nostro abbiamo voluto favorire la scelta delle imprese verso le tecnologie abilitanti. Faremo piccole classi, da una trentina di persone, in modo da massimizzare gli sforzi e offrire una formazione quanto più possibile efficace. E parleremo molto, ovviamente, di cybersecurity, un tema su cui vogliamo porre una grande attenzione.

D. Torniamo all’economia reale: il calo del 5,5% della produzione industriale è il peggiore dal 2012. È un tema che vi tocca da vicino o, in quanto aziende eccellenti e innovative vi sentite al sicuro?

R. Ci riguarda moltissimo! Anche se come anticipato i nostri dati ci dicono che le imprese elettroniche ed elettrotecniche iscritte ad Anie hanno una performance migliore rispetto ai dati Istat del comparto. Significa che i nostri 1.300 associati hanno competenze e uno sviluppo innovativo e tecnologico migliore degli altri. Però non possiamo fare finta di niente: l’industria manifatturiera in generale o quella di processo hanno bisogno di tecnologie. Quindi, se c’è un crollo della produzione come sta avvenendo significa che noi potremo vendere meno tecnologia. Anche perché con questo termine, tecnologia, intendiamo prodotti che riguardano tutti i comparti. La produzione industriale riguarda anche aziende che poi esportano: e l’export è sempre stato un elemento trainante del Pil.

D. Siamo in una situazione difficile?

R. Sì, siamo molto preoccupati. Crollano soprattutto alcuni settori, come l’industria automobilistica. E questo significa minori investimenti in nuove linee e impianti che hanno bisogno di tecnologia. Questo si traduce in minore richiesta di automazione, minore richiesta di software, minore richiesta di progettazione. Un circolo vizioso che non può lasciarci indifferenti.

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