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direttore Filippo Astone

Il P2p lending italiano tocca quota 1,27 miliardi. A chi serve? Una fonte per alimentare l’industria?

di Laura Magna ♦︎ Con una previsione di crescita a 38 miliardi in dieci anni, il credito alternativo tra privati, supportato dalle nuove tecnologie, è pronto a spiccare il volo. In Italia il mercato dei capitali è sempre più complesso: ecco perché invoice trading e altri servizi per le imprese sono diventati un mercato significativo. I dati e le stime Pwc deals. E le storie di operatori come Borsadelcredito.it, October, Workinvoice, Credimi.it

Sessantasei miliardi di euro. È la somma che nell’ultimo anno è mancata all’appello delle imprese italiane, secondo Bankitalia (dati elaborati da Unimpresa). In questo gap di offerta si è inserito l’alternative lendingquel segmento del Fintech che disintermedia il settore dei prestiti alle imprese, mettendo in diretta connessione, attraverso una piattaforma web, azienda richiedente e finanziatore, retail e istituzionale. Che eroga direttamente o anticipa le fatture non pagate – in cambio della corresponsione di un interesse – alle imprese selezionate in base alla solvibilità da sofisticati algoritmi di Ai. Il tutto in tempi medi anche di tre giorni dalla richiesta all’erogazione fisica della liquidità (contro le dieci settimane richieste dalla banca). 

Il dato molto importante è che le imprese che ricevono credito dal FinTech sono solide e la loro selezione è molto rigida. E d’altronde la ragione per cui le banche hanno rallentato le maglie del credito non è, come si potrebbe pensare, il deterioramento del merito di credito post crisi: è un’analisi di Bankitalia, che spiega come, arbitrariamente, le banche attribuiscano alle microimprese una rischiosità aggiuntiva a parità di condizioni di bilancio. Eppure, sempre secondo Banca d’Italia, a fine 2017 una piccola impresa italiana registrava una quota di crediti deteriorati del 23,5% contro il 25,1% della media delle imprese, unitamente a una qualità migliore rispetto alla media in 14 regioni italiane, tra cui: Liguria con un delta del 9,3%Molise a +6,5%, Sardegna (5,4%), Campania (4,8%) ed Emilia Romagna (4,7%).

Non è un caso allora che Confesercenti parli di «fallimento di mercato» del credito. «Preoccupa, in particolare – scrive – che in tema di dimensione di impresa si consolidi la tendenza, diventata ineluttabile, dello scarsissimo credito bancario alle imprese fino a cinque addetti che percepiscono appena il 10,7% del totale credito alle piccole imprese, pur essendo le prime quasi il 91% dell’intero universo».

E non è un caso che negli ultimi anni siano state create fonti di credito alternativo dedicate proprio alle microimprese, come i minibond o il listino Aim, che semplifica la quotazione in Borsa. E appunto, l’alternative finance

 

Emanuele Egidio (Pwc): l’alternative finance italiano può passare da 1,2 a 38 miliardi di euro nei prossimi dieci anni 

Allora non è un caso che in Italia, dove le microimprese sono più del 90% del totale e reggono il tessuto economico nazionale, il settore dell’alternative lending, i cui primi esperimenti risalgono ormai al 2015, sia letteralmente esploso e che oggi sia il mercato più dinamico dell’Europa (ex Regno Unito). Secondo l’ultimo rapporto trimestrale redatto dal provider di dati p2plendingitalia, il volume erogato dalle dieci piattaforme italiane che si occupano di prestiti alle imprese è ammontato a 1,27 miliardi a marzo 2019. Il macro settore si divide in sue segmenti: i prestiti alle imprese veri e propri, che valgono 100 milioni e l’anticipo fatture che supera il miliardo. «La crescita del mercato italiano è straordinaria», dice a Industria Italiana Emanuele Egidio, associate partner Pwc Deals.«Basti pensare che nel 2018 il mercato italiano dello Specialized Lending (p2p e Invoice Trading) in termini di volumi ha rappresentato il 13% del mercato inglese (il 49% tenendo conto del business legato allo sconto fatture)il quale nonostante la Brexit, resta il leader europeo nel p2p Lending dimostrando una crescita a doppia cifra anche nel 2018 (+20% rispetto all’anno precedente), con un +21% rispetto all’erogazione di credito alle pmi rispetto al 2017». E non è un caso che, come si legge nel report Pwc “Harnessing the power of disruption”, la previsione è che il settore, che attualmente rappresenta il 10% della quota di mercato in Regno Unito, si potrebbe attestare al 37% del mercato nel 2030, con una stima di ricavi pari a 4,1 miliardi di sterline.

Aggiunge Egidio: «Il mercato italiano appare ancora in una fase embrionale di sviluppo, come una start-up su cui potenzialmente scommettere, pertanto il peso di questo nuovo business sul mercato appare ancora molto lontano rispetto a quello presidiato dai canali bancari tradizionali, tuttavia il gap non sembra irraggiungibile. In termini di volumi erogati, il business del p2p Lending potrebbe conquistare agevolmente il 10% della market share dei prestiti a breve e a medio termine in Italia, qualora il tasso di crescita di questo mercato mostrasse una tendenza, simile a quella inglese, a sviluppare un Cagr di oltre il 40% nei prossimi dodici anni, superando nel 2028 la soglia dei 38 miliardi di euro di erogazioni». In particolare il mercato su cui si potrà avere questa espansione è proprio quello delle micro imprese che hanno difficoltà a fare reporting ufficiale e vengono finanziate dalle banche solo a fronte di garanzie personali dell’imprenditore. «Un primo spiraglio si sta aprendo sul segmento che le banche non sanno analizzare e che è più rischioso e dove il cost income non regge. In questo contesto si distinguono Borsa del credito, (p2p Lending), Workinvoice e Credimi sull’invoice trading, che è uno strumento molto flessibile rispetto all’anticipo fatture bancario e piace alle aziende italiane come forma di finanziamento del working capital perché ricevono risposta immediata e non ci sono», spiega Egidio. 

Un’altra caratteristica peculiare di questo nuovo business è rappresentato infatti «dal modello di servizio innovativo e snello, che garantisce una drastica riduzione delle tempistiche legate all’erogazione di un prestito (in media tre giorni), contro le dieci settimane dei canali bancari tradizionali. Da un lato il richiedente che crea l’account e fornisce i documenti necessari per l’istruttoria e dall’altro la piattaforma di Lending che opera per il tramite di algoritmi evoluti, restituendo un primo scoring rappresentativo del punteggio della pmi. L’algoritmo si avvale anche di big data per offrire una valutazione a 360 gradi».

Emanuele Egidio, associate partner Pwc Deals

Borsa del credito: il pioniere italiano dei prestiti alle imprese ora punta sulla special finance

Allora vediamo come funzionano e come si stanno evolvendo queste piattaforme dalla viva voce dei protagonisti. Quella di Borsa del credito, innanzitutto, che è il primo operatore italiano di p2p lending per le pmi: finanzia la richiesta di credito da parte delle piccole e medie imprese grazie a capitali messi a disposizione da investitori (individuali o istituzionali). Il tutto – come anticipato in apertura – con un’esperienza totalmente digitale e trasparente, che abbatte i tempi di valutazione ed erogazione. «Nel 2017 abbiamo creato il primo fondo di credito captive in Italia per consentire a prestatori istituzionali di prestare su piattaforme come Borsadelcredito.it – dice Antonio Lafiosca, chief operating officer di Borsa del credito e tra i fondatori del gruppo – Il fondo si chiama Colombo e ha un obiettivo di raccolta di 100 milioni di euro di capitali, a vantaggio delle pmi italiane. In totale abbiamo più di 25.000 imprese clienti provenienti da tutta Italia, oltre 4.000 prestatori, 60 milioni di euro erogati, distribuiti su circa 700 prestiti a pmi e microimprese. Per fine 2019 vogliamo raddoppiare l’erogato fatto l’anno scorso, arrivando quindi a quota 100 milioni dagli attuali 60. D’altronde, dall’anno della nostra fondazione, il 2015, abbiamo sempre avuto un tasso di crescita superiore al 100% in termini di erogato». 

Antonio Lafiosca, chief operation officer di Borsa del credito

Borsadelcredito.it ha una storia abbastanza “antica” per poter rappresentare una case history nel panorama italiano e infatti sta già compiendo passi decisivi verso la sua evoluzione 2.0. «Nel primo trimestre di quest’anno abbiamo portato sul mercato tre nuovi prodotti di “special finance” dedicati a delle nicchie di mercato sotto servite, e a cui riusciamo ad arrivare in maniera efficiente grazie alla nostra tecnologia. In particolare, offriamo in cooperazione con Italmondo, leader italiano nel settore della logistica, finanziamenti ai padroncini, i trasportatori dell’ultimo miglio che sono spesso aziende individuali o micro imprese con un serio problema di circolante in quanto incassano con gap temporali di 30-45 giorni. Con noi, possono alimentare il circolante e crescere in maniera più solida. Lo stesso dicasi per il prodotto che abbiamo strutturato per i seller italiani di Amazon: prestiti erogati per avere un magazzino sempre fornito e ottenere, grazie alla capacità di pagare, condizioni migliori da parte dei fornitori; e per il prodotto dedicato alle farmacie. Sul lungo periodo la strada è questa: trovare i modi migliori per essere “alternativi”, nel senso di arrivare dove c’è mercato e bisogno di supporto creditizio con il nostro carattere innovativo e tecnologico». Grazie a una struttura snella e basata sulla costruzione interna di algoritmi di Ai e machine learning, il momento della selezione dei richiedenti prestito è molto più veloce ed economico rispetto a quello che svolge la banca: questo consente a Borsa del credito di essere competitiva rispetto agli operatori finanziari tradizionali e di poter raggiungere nicchie che le banche sotto-servono o ignorano perché per loro non sarebbero generatrici di margine. 

 

October, 250 milioni erogati in Europa e 28 in Italia

In tutto simile il business di October, società francese approdata in Italia a maggio 2017. «October è una piattaforma di peer to peer lending che consente di portare risorse di risparmiatori privati e investitori istituzionali direttamente sull’economia reale senza ricorrere all’intermediazione bancaria», spiega il ceo per l’Italia Sergio Zocchi. «L’impresa richiedente viene analizzata dal nostro team Credito e, se in possesso di un’adeguata capacità di rimborso, riceve l’importo richiesto in media entro una settimana. Il finanziamento viene erogato da un mix di investitori: da un lato ci sono i risparmiatori retail e dall’altro gli investitori istituzionali che finanziano i progetti tramite la partecipazione ai nostri fondi. Rispetto ad altri player sul mercato ci differenziamo soprattutto per la dimensione europea della nostra piattaforma. October, infatti, permette ad aziende italiane di ottenere finanziamenti da risparmiatori esteri. E viceversa, i prestatori italiani possono investire in progetti di imprese non solo italiane ma anche francesi, spagnole e olandesi. Di conseguenza, da noi possono diversificare il proprio portafoglio anche da un punto di vista geografico». 

Sergio Zocchi, Ceo di October

Nel 2018 la società ha consolidato il proprio posizionamento sui mercati in cui era già operativa (Francia, Spagna e Italia) e ha fatto il suo ingresso nei Paesi Bassi. Continua Zocchi: «In Italia, abbiamo finanziato 41 progetti imprenditoriali per un totale di 28 milioni di euro. Numeri che testimoniamo una crescita importante. Nel 2017, a partire da maggio, il mese in cui abbiamo fatto il nostro ingresso sul mercato italiano, abbiamo erogato finanziamenti per 7 milioni di euro. Le pmi del nostro Paese, notoriamente legate al canale bancario, si stanno progressivamente avvicinando a strumenti di finanza alternativa in un’ottica di diversificazione delle fonti di finanziamento. La strada è ancora lunga ma i segnali ci sembrano incoraggianti». Così, per il 2019, le attese sono di crescente consapevolezza da parte delle piccole e medie imprese nei confronti del p2p lending e di una maggiore penetrazione di questo strumento sul mercato italiano. I numeri di October sono più grandi rispetto a quelli medi delle piattaforme italiane di p2p lending per le imprese proprio perché parliamo di un operatore internazionale. «A livello europeo abbiamo chiuso il 2018 superando i 250 milioni di erogato dalla nostra fondazione supportando i piani di crescita di più di 500 imprese. Il nostro principale obiettivo è quello di rendere la nostra soluzione il più possibile scalabile», conclude Zocchi. «Vogliamo migliorare l’esperienza con la piattaforma da parte di prestatori e imprese rendendola più semplice e agile. I nostri investimenti, infatti, si concentreranno principalmente in tecnologia allo scopo di massimizzare l’efficienza dei processi. Per quanto riguarda l’Italia, stiamo lavorando da un lato sull’introduzione di forme di garanzia che ci permetteranno di abbassare il costo del finanziamento per le imprese e, dall’altro lato, sull’allargamento della nostra offerta. Di recente abbiamo introdotto nella nostra proposta alcune soluzioni di noleggio operativo».

 

L’anticipo fatture va online: il caso di Workinvoice, l’unica scale-up italiana del lending

Nell’invoice trading opera Workinvoice, l’unica scale-up italiana nel lending (secondo L’Osservatorio di Pwc, che definisce scale-up le società con oltre un milione di fatturato).L’invoice trading è uno strumento innovativo in grado di semplificare e velocizzare la ricerca di liquidità delle imprese in un periodo nel quale il credito bancario si è ridotto notevolmente (meno 15% da gennaio 2018 a aprile 2019). Se il fabbisogno di capitale circolante è nella media pari al 15% del fatturato, per una piccola impresa può raggiungere facilmente il 30% a causa dei lunghi tempi di incasso dei crediti da clienti e dei ritardi, come certificano le statistiche elaborate da Cribis (solo il 12% dei pagamenti da grandi imprese è puntuale).

«La piattaforma è stata creata per offrire un servizio aggiuntivo di creazione della liquidità, pensato nello specifico per le pmi che, nonostante un portafoglio clienti di ottima qualità in quanto subfornitori di grandi aziende, negli ultimi anni incontrano maggiori limitazioni nell’accesso al credito tradizionale a breve», dice a Industria Italiana Fabio Bolognini, cofounder di Workinvoice.

Secondo i dati dell’Osservatorio Supply Chain Finance del Politecnico di Milano i crediti commerciali in Italia valgono oltre 500 miliardi e circa un terzo è utilizzato con banche e società di factoring per anticipare l’incasso. L’invoice trading può offrire proprio alle pmi un canale aggiuntivo per decine di miliardi per ottenere liquidità smobilizzando una parte del portafoglio crediti.

Fabio Bolognini cofounder Workinvoice

Rispetto ai metodi tradizionali l’invoice trading offre maggiore flessibilità e l’enorme vantaggio della rapidità. Funziona così: «l’azienda propone in vendita sul sito le sue fatture – validate e verificate dalla piattaforma – che sono acquistate giornalmente tramite asta competitiva da investitori istituzionali. I costi sono trasparenti: oltre al tasso per gli investitori, l’azienda paga una commissione sul credito ceduto tra lo 0,4% e lo 0,9% a seconda della durata. La differenza tra il valore della fattura e il prezzo concordato con l’investitore rappresenta inoltre un costo deducibile fiscalmente. La storia positiva delle cessioni già concluse e il meccanismo di asta hanno la potenzialità di poter ridurre nel tempo il costo che l’azienda deve corrispondere all’investitore per attendere 90 o 120 giorni l’incasso», prosegue Bolognini.

Dall’inizio dell’operatività nel 2015 ad oggi, Workinvoice ha supportato attraverso la sua piattaforma l’anticipo di 5.000 fatture per un valore di oltre 220 milioni di euro, con una crescita costante. In aumento (+70%) anche il numero dei clienti attivi, a dimostrare il crescente interesse delle pmi italiane verso una soluzione che permette di ottenere liquidità in sole 48 ore attraverso un processo interamente digitale, che trasforma i crediti commerciali in un asset liquido che entra nei portafogli di investitori istituzionali globali.

«Il 2018 è stato un anno di svolta e di evoluzione per Workinvoice non solo in termini di numeri, ma anche per quanto riguarda il posizionamento della società all’interno dell’ecosistema dei servizi finanziari», dice Bolognini. «Abbiamo stipulato, primi in Italia, una partnership con un’azienda globale specializzata in sistemi di informazioni creditizie, Crif, creando il prodotto Cribis Cash, che consente alle imprese di accedere ai dati di incassi e pagamenti di 1,7 milioni di altre aziende. In questo modo, per esempio, le pmi possono sapere immediatamente se una fattura verso un cliente è cedibile e quindi procedere all’incasso attraverso una linea dedicata sulla piattaforma Workinvoice. Quello della collaborazione con i player tradizionali del mondo della finanza e delle imprese è un impegno prioritario di Workinvoice anche nel 2019. Una collaborazione aperta a partnership con le associazioni (come per Confindustria Vicenza, siglata nel mese di gennaio), con il sistema bancario e con altri fornitori di servizi alle imprese».

 

Credimi.it, l’unica piattaforma di invoice trading europea che è anche intermediario finanziario autorizzato da Bankitalia

Infine, il caso di Credimi, che «a differenza delle altre piattaforme di invoice trading attive sul mercato Italiano, è autorizzato e supervisionato da Banca d’Italia come Intermediario finanziario ex art. 106, permettendoci di erogare direttamente credito alle imprese. E questo sta alla base dell’unicità di Credimi, dovuta al meccanismo del suo business model, che la distingue da tutte le altre iniziative sperimentate finora in quest’ambito in tutta Europa», dice Gianmarco Molinari, chief marketing officer della società. «Il business model si basa sulla capacità di valutare il rischio di credito con tecnologia propria, in maniera quasi completamente automatica, a costi operativi estremamente bassi, e sulla capacità di erogare i finanziamenti direttamente dal proprio bilancio, permettendo a Credimi di concedere credito alle imprese in maniera praticamente immediata. Il funding dei finanziamenti viene assicurato da accordi strategici con investitori istituzionali, quali, per esempio, Banca Sella, Banca Generali, Anima, che mettono a disposizione di Credimi una provvista di oltre 450 milioni. In questo modo possiamo offrire anche a clienti corporate soluzioni di factoring digitale per importi importanti, anche decine di milioni allo stesso tempo, e clienti numerosi, anche centinaia, e in tutto il mondo».

Il 2018 è stato un anno di grande sviluppo per Credimi.it, che ha più che triplicato i volumi di crediti finanziati, intermediando oltre 220 milioni di euro di fatture di aziende di ogni settore e dimensione. La società ha inoltre ampliato il ventaglio di soluzioni di factoring disponibili in piattaforma aggiungendo il pro soluto e la modalità confidenziale, utilizzabile sia per le cessioni di credito pro solvendo che per quelle pro soluto.

«Grazie a queste nuove soluzioni siamo riusciti ad attirare nuovi clienti, di dimensioni maggiori che in passato, e diventare, in meno di due anni di attività sul mercato, il più grande digital lender dedicato alle imprese (inclusi finanziamento a breve e medio lungo termine)», prosegue Molinari che, per il 2019, ha le stesse positive vibrazioni dei colleghi: «Ci aspettiamo che il mercato coperto dalle piattaforme fintech vada ad ampliarsi ulteriormente, con tassi di crescita ancora superiori al passato. Entreranno nuovi player, anche internazionali, e quelli esistenti andranno ad ampliare la gamma e la qualità dei servizi offerti. È anche facile prevedere che la capacità del sistema bancario di supportare crescita e sviluppo delle pmi non aumenterà, aprendo anche nuovi spazi alla finanza alternativa e digitale». In particolare, l’obiettivo di Credimi.it è «continuare nel percorso di crescita strutturale intrapreso nel 2018, migliorando la qualità del servizio offerto alle imprese italiane e la nostra capacità di erogare credito. Stiamo progettando di introdurre nuovi prodotti, già dalla prima metà dell’anno, ma non siamo ancora pronti a svelarli. Per il 2019 il nostro focus rimarrà il consolidamento della nostra posizione sul mercato domestico». 

 

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