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Aim: il listino dei piccoli è diventato grande

in Finanza reale/Inside

di Luigi Dell’ Olio ♦ I nuovi dati dell’ Osservatorio, giunto alla quinta edizione, disegnano un mercato con i fondamentali in crescita: 3,5 miliardi di euro di giro d’affari nel 2016, 4 miliardi di capitalizzazione, 18mila risorse impiegate, 83 società quotate

Quattro miliardi di euro di capitalizzazione, 1,2 miliardi di raccolta da Ipo, una pipeline ricca di aziende che si avvicinano alla quotazione. Aim Italia, il listino ideato da Piazza Affari per avvicinare le Pmi alla Borsa, comincia a prendere piede, costituendo un polo attrattivo per le aziende italiane – comprese quelle industriali – che hanno programmi di crescita e sono alla ricerca di capitali attraverso canali alternativi alla banca.

Merito dell’esperienza positiva di chi ha già fatto il grande passo e del boom che stanno vivendo i Pir, contenitori fiscali (come sottostanti possono esservi azioni, così come fondi comuni, etf o bond) che prevedono la detassazione degli utili eventualmente conseguiti. A patto che il portafoglio degli investimenti sia riservato almeno per il 21% a titoli quotati diversi da quelli presenti nel Ftse Mib (i primi 40 per capitalizzazione di Borsa Italiana).

 

Anna Lambiase
Anna Lambiase, amministratore delegato di Ir Top

Fotografia del mercato

L’istantanea del settore arriva dall’Osservatorio Aim Italia realizzato da Ir Top. «Le aziende presenti su questo listino costituiscono il 37% dell’universo small cap. Da gennaio a oggi l’indice di settore è cresciuto del 23%, in linea con i titoli a bassa capitalizzazione di Piazza Affari e di oltre un terzo meglio rispetto al Ftse Mib», spiega Anna Lambiase, amministratore delegato di Ir Top. «Anche il controvalore medio giornaliero è cresciuto sensibilmente – passando da 24mila euro del 2016 a oltre 139mila euro di giugno 2017 e questo garantisce maggiore stabilità».

 

 

I numeri

Al 19 luglio 2017 Aim Italia conta 83 società quotate (76 a luglio 2016).
Le Ipo sono state 16, di cui 10 dal 1° gennaio di quest’anno, quando è entrata in vigore la normativa sui Pir. Il settore più rappresentato tra le aziende che sono sbarcate quest’anno sul listino sono la finanza (31%), la tecnologia (25%) e i media (13%). Le operazioni di Ipo sono state caratterizzate per il 96% da aumento di capitale e per il 4% da Opv.

 

Guardando all’Aim più in generale, le società digital (25%) e quelle green (21%), sono le più rappresentative in termini di numeri, mentre in termini di capitalizzazione le stesse rappresentano il 20% e il 25% del mercato.

 

Modelleria Brambilla - Assemblaggio 01
Modelleria Brambilla fase di lavorazione

 

Il settore industriale, con cinque aziende quotate, rappresenta il 17% in termini di capitalizzazione dell’Aim (poco meno di mezzo miliardo), il 16% in termini di ricavi, il 7% per numero di società e il 5% per raccolta, pari a 41 milioni. A questo comparto fanno capo: Siti B&T Group, che a Formigine, nella provincia di Modena, realizza tecnologie per la produzione e la decorazione di ceramiche; Lu-Ve, realtà varesina che realizza impianti di refrigerazione e condizionamento; la marchigiana Clabo, nel settore dei banchi per pasticceria e gelateria; Modelleria Brambilla, realtà di Reggio Emilia attiva nella componentistica; infine la ravennate Rosetti Marino, che fa engineering nell’oil&gas.

La Lombardia è la regione che ospita il maggior numero di aziende del listino (43% delle società), seguita da Lazio (16%), Emilia Romagna (11%) e Veneto (6%).

 

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