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3 /Berlino: i Giovani Imprenditori di Confindustria al G20 YEA Summit

in In breve/Inside

di Angelica Krystle Donati ♦ Aprire i confini alla mobilità imprenditoriale : un visto ad hoc per i giovani imprenditori che permetta di lavorare in tutti i Paesi del G20

Pubblichiamo il terzo di una serie di contributi che i Giovani Imprenditori di Confindustria, presenti al G20 Young Entrepreneurs’ Alliance (G20YEA) di Berlino, hanno deciso di consegnare in esclusiva ai lettori di Industria Italiana. L’autrice, Angelica Krystle Donati, ha fondato Houzen, la piattaforma digitale che cerca di abbinare le case ai giusti inquilini entro 24 ore. Mission della start-up, quella di offrire un supporto digitale nel mercato degli affitti immobiliari per il lato dell’offerta sul mercato residenziale.

Come ogni anno, il G20 YEA, svoltosi lo scorso giugno a Berlino, ha espresso nel suo ’Final Communique’  le richieste dei giovani imprenditori verso i governi del G20. Oltre le richieste generali sull’innovazione tecnologica, la partecipazione delle PMI negli scambi oltreconfine, e gli investimenti nelle “smart infrastructures” – tutte tematiche centrali nella discussione sui trend digitali ed il futuro delle imprese – sono state espresse alcune raccomandazioni specifiche. Una di queste è che il G20 assicuri la mobilità dei giovani imprenditori dei suoi Paesi attraverso una “G20 Entrepreneur Visa”, con la semplificazione delle procedure amministrative.

 G20 Entrepreneur Visa

Il tema della mobilità imprenditoriale sta molto a cuore ai giovani imprenditori del G20 YEA, ed è stato punto focale sia di una delle tavole di Berlino, che di un panel dello scorso G20 YEA a Pechino. Avendo avuto modo di contribuire ad entrambe le discussioni, cercherò di illustrare qui le complessità e le enormi opportunità di questa richiesta.

Il principio è semplice: il G20 YEA vorrebbe un visto per gli imprenditori, che permetta loro di lavorare in tutti i Paesi del G20. Diversamente dall’attuale regime di visti, questo permetterebbe agli imprenditori ingressi multipli di breve durata in qualsiasi Paese del G20, con lo scopo di dare loro l’opportunità di lavorare efficientemente all’estero, senza inoltre compromettere o limitare i diritti di chi è già un immigrato nel proprio Paese di residenza.

L’attuale regime di mobilità imprenditoriale

Attualmente, il regime di visti nei Paesi del G20 e’ molto eterogeneo. In generale, si possono ottenere, per ogni Paese in cui si desidera lavorare, due tipi di visti: il business visa, su invito di una società del luogo, e l’investor o entrepreneur visa, per coloro intenzionati ad investire  somme di denaro per fondare un’attività nel Paese target.

Le migliori entrepreneur visas sono quelle che offrono la massima flessibilità, accomunata a uno studio accurato delle potenzialità dell’individuo che avanza la domanda. Spesso  ciò si ottiene tramite una stretta collaborazione con esperti privati. Purtroppo questi visti richiedono investimenti molto cospicui da parte dell’imprenditore. Alcuni Paesi, come l’Italia, il Canada ed il Regno Unito, offrono anche uno start-up visa per coloro desiderosi di fondare una società tecnologica. In Italia, ad esempio, si richiede agli imprenditori di certificare la disonibilità di 50 mila euro di fondi propri o dei loro investitori.

La lacuna che i giovani del G20 YEA cercano di colmareriguarda tutti quei casi dove il l’imprenditore non ha una società nel Paese che vuole visitare, o ancora non sa se puntare su quel Paese ed il suo mercato, ed ha quindi bisogno di trascorrere del tempo “in situ” per determinare se effettuare o meno un investimento.

Per quanto semplice sia il principio, la pratica sarà molto difficile. Si chiede, a governi che stanno diventando sempre più protezionisti, di aprire i loro confini invece di chiuderli. Si chiede di puntare sull’imprenditoria senza “garanzie” economiche. Per questo, il G20 YEA propone che venga istaurato anche un registro digitale per i partecipanti al G20 Entrepreneur Visa. Questo non solo fornirebbe un’importante connettività per gli imprenditori di tutti i Paesi, ma limiterebbe gli abusi del visto tramite criteri di selezione chiari e tracciabili.

L’avvio di un programma pilota

Per instradare questo visto multilaterale, si è pensato durante la riunione di Berlino di iniziare lavorando con delle best practices bilaterali, che porterebbero ad un programma pilota tra un numero limitato di Paesi, il quale potrebbe poi venire esteso al resto del G20. La delegazione canadese, che ha fatto “sua” questa raccomandazione, è in fase di elaborazione della sua proposta per questo progetto. Noi, giovani imprenditori della delegazione italiana, vorremmo che l’Italia sia uno dei primi Paesi a partecipare al programma di visto G20.

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