direttore Filippo Astone

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Startup/1 Pazza idea: una generazione di Unicorni (oltre 1 mld di ricavi) anche in Italia

in Innovazione/Inside

di Filippo Astone e Laura Magna ♦ Microsoft e Fondazione Cariplo scommettono sulle start up italiane con un fondo  che partendo da 100 milioni, in tre anni vorrebbe raccogliere fino a 1 miliardo di euro. Una sfida temeraria? La strada da percorrere nel nostro Paese può essere  quella tracciata dalla piattaforma Open Innovation growITup : fare sistema. Anche con l’impegno di Banca Imi e della Cassa Depositi e Prestiti.

Il solo unicorno che abbia espresso a oggi l’Italia si chiama Yoox: la ex startup fondata da Federico Marchetti nel 2000 e che oggi, dopo la fusione con la francese Net-a-porter, capitalizza 2,5 miliardi di euro più del doppio del numero richiesto per essere considerata tale  e ne fattura quasi 1,9. Un caso più unico che raro per il nostro Paese. Nel mondo, secondo la lista aggiornata di Forbes  gli unicorni, ovvero le tech company che hanno superato il valore di un miliardo crescendo solo grazie al fund rising sono ben 174, con una netta predominanza delle società della Silicon Valley e di quelle cinesi, un Paese che si fa prepotentemente strada sul podio delle nazioni che più creano valore partendo da idee innovative.

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Federico Marchetti, patron di Yoox

Start Up: in Italia tante idee, poche risorse. Ma non solo.

Come mai nel nostro Paese – ma anche nella Vecchia Europa in generale – manca questa forza dirompente? Non sono le idee a essere carenti, visto che le startup create in Italia sono 6000 e 109 gli incubatori, anche troppi, secondo gli osservatori. Sono le risorse quello di cui si avverte la cronica mancanza , e questo in ragione soprattutto di un mercato del venture capital sottosviluppato. Secondo Aifi, nel 2016, il comparto dell’early stage (seed, start up, altro early stage e later stage) ha segnato un valore di appena 104 milioni, distribuiti nel corso dell’anno su 128 operazioni.

Il gap tecnologico italiano

La carenza di risorse è un elemento determinante, ma non è l’unica causa di arretratezza del nostro sistema. «L’Italia è Paese fantastico ma paradossale: abbiamo apici di capacità creativa e imprenditorialità ma dei fatti incontrovertibili. Il Paese ha un PIL in difficoltà da dieci anni; fino al 1995 nel settore della tecnologia l’Italia aveva un rapporto tra investimenti IT e PIL coerente con gli altri Paesi sviluppati, ma in seguito ha visto ridursi in maniera costante gli investimenti. Ora sono quasi la metà rispetto a Francia, Germania, e al Nord Europa in generale. Dal 1995 c’è stato uno scollamento dal trend degli altri Paesi: e venti anni di spesa di tecnologia inferiore agli altri hanno provocato un effetto negativo sulla crescita e la produttività delle aziende. Se c’è un’equazione chiara è che le imprese crescono grazie agli investimenti in tecnologia».

Carlo Purassanta, amministratore Delegato di Microsoft Italia,nel corso della presentazione del fondo da 100 milioni per growITup

Così ha spiegato la situazione Carlo Purassanta, amministratore Delegato di Microsoft Italia, nel corso della presentazione a Milano del fondo da 100 milioni dedicato a growITup, la piattaforma di Open Innovation creata dal colosso It con Cariplo Factory. La piattaforma ha completato, a un anno dalla sua creazione, il suo modello end-to-end mirato a generare job opportunities, favorire la crescita delle startup in fase post-seed e a coadiuvare la trasformazione digitale delle aziende italiane.

Il modello growITup

Tutte azioni ora più che mai necessarie , visto che nei venti anni in cui gli investimenti tecnologici sono crollati, come fa notare Purassanta «c’è stato l’avvento di Internet, sono arrivati gli smartphone, più recentemente il cloud e negli ultimi due anni l’intelligenza artificiale: ben quattro onde di trasformazione gigantesche mentre noi non stavamo investendo. Le imprese crescono grazie agli investimenti in tecnologia, – ha aggiunto Purassanta – , ma l’azienda non può fare innovazione da sola, deve cercarla. Il sogno di avere un laboratorio interno dove due persone chiuse dentro fanno innovazione è un’idea della precedente rivoluzione industriale. Nell’epoca in cui viviamo l’innovazione non può che essere aperta e collaborativa; a questo punto entrano in gioco le Università e le startup». Startup che ci sono ma hanno difficoltà a crescere. Qual è allora il modello di sviluppo che funziona? Microsoft ha proposto il suo con growITup, che mira a essere un punto di riferimento per gli investimenti nella trasformazione digitale dell’Italia.

Purassanta:bisogna fare sistema

«La coesione tra la massa critica rappresentata dalla aziende e le startup non c’è. Noi abbiamo 6mila startup e poco più di 100 milioni di venture capital, contro gli 1,8 miliardi della Francia, i 2,6 miliardi della Germania e i 4,3 miliardi del Regno Unito. Per non dire dei 7 miliardi di New York e dei 27 di San Francisco. Questo vuol dire che se cerchi nuove idee in quei contesti lo fai muovendoti su di un terreno fertile per le collaborazioni possibili. Quello statunitense non è il modello italiano e non lo possiamo replicare. Allora diamo uno sguardo a quello che accade vicino a noi: in Francia, ad esempio, stanno aprendo il più grande incubatore mondiale di startup.»

«Quali sono i termini dell’equazione italiana dello sviluppo? Sono le imprese, la creatività di persone che creano prodotti e servizi, i brand del made in Italy famosi nel mondo. E allora la soluzione è che dobbiamo far sistema. Noi abbiamo cercato di fare questo: trovare aziende che venissero a lavorare da noi, (oggi sono 11 e puntiamo a quota 20 tra un anno); poi sono intervenuti Università e parchi tecnologici e quindi gli investitori. Abbiamo creato un sistema come avevamo annunciato un anno fa. Abbiamo tantissimo lavoro allo spalle. Vogliamo portare un mattone importante a un palazzo che va costruito. Oggi possiamo disporre di100 milioni in più per sviluppare questo percorso di collaborazione, per aiutare gli innovatori italiani e per cercare le realtà qualificate migliori da metterle in contatto con le corporation».

Le caratteristiche del fondo

Nel dettaglio, nel primo anno di vita growITup ha costruito le fondamenta di un modello unico nel panorama europeo, dialogando con partner come Accenture Strategy Consulting, Avanade, HP Enterprise e le due Business Schools del Politecnico di Milano e dell’Università LUISS – Guido Carli, e aziende di riferimento come Alpitour, Barilla, CNH Industrial, Enel, Generali, Intesa Sanpaolo e Luxottica. La fase due che si avvia adesso con il fondo dedicato mira ad ottenere un aumento del 100% degli investimenti in startup italiane ogni anno, fino ad arrivare, entro il 2020, a un miliardo di euro.

Il fondo potrà beneficiare delle capacità di growITup di generare deal flow e delle sue competenze e servizi nel supportare le startup nella loro evoluzione in logica di scale-up, anche su mercati internazionali. Le decisioni di investimento saranno comunque mirate all’ottenimento di rendimenti finanziari premianti per gli investitori; al contempo si è fiduciosi di poter generare opportunità in ambito occupazionale e risultati in termini di inclusione sociale, coerentemente con la missione estesa di Cariplo Factory. L’obiettivo di raccolta del fondo è di 100 milioni di euro, con un First Closing fissato al raggiungimento di almeno 25 milioni. Fondazione Cariplo, Intesa Sanpaolo e il Fondo Italiano d’Investimento hanno già segnalato il proprio interesse a partecipare all’iniziativa.

Inoltre, tra i futuri principali sottoscrittori del fondo si profilano altri primari investitori istituzionali nazionali e internazionali. Il Final Closing è atteso entro la fine del 2018, ma l’avvio dell’attività di investimento è prevista già per l’ultimo trimestre del 2017. Il fondo, nell’arco del suo ciclo di vita stabilito in 10 anni e al raggiungimento del target di fundraising, prevede 10-20 investimenti in round post seed e 7-15 investimenti in round A (in media 4-5 milioni di euro) in 7 industry tipiche del “Made in Italy”; Fintech & Insurtech; Agro-Food; Energy & Environment; Manufacturing 4.0; Italian Experience (Tourism, Culture & Entertainment); Fashion & Design; Modern Wellbeing (Health & Wellbeing).

Un nuovo slancio per il progetto di Cariplo Factory e Microsoft

GrowITup è esso stesso un esempio di innovazione open e collaborativa, innanzitutto perché nasce dalla collaborazione di Microsoft con Cariplo Factory. «Un anno fa, in occasione del suo venticinquesimo compleanno, Fondazione Cariplo, con un impegno di 10 milioni di euro, ha dato vita a Cariplo Factory, con l’obiettivo di creare 10 mila job opportunities.- ha detto Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo – Cariplo Factory è un luogo dove i nostri sogni e quelli dei nostri giovani si stanno avverando, un traguardo che appare davvero raggiungibile. Oggi, con il lancio del fondo da 100 milioni di euro a favore delle startup, il progetto prende un ragguardevole ulteriore slancio.»

«GrowITUp – ha detto Guzzetti – rappresenta un’innovativa piattaforma in grado di sostenere lo sviluppo di nuove realtà di successo. La preziosa collaborazione con Microsoft, da anni al nostro fianco, mostra che in Italia si può davvero provare a invertire la tendenza contro l’aberrante livello della disoccupazione giovanile».Guzzetti ha poi proseguito: «io ho il pallino dell’occupazione giovanile, e questo progetto si colloca in questo tipo di obiettivo per la nostra Fondazione. I giovani sono la speranza del Paese, hanno tutto: creatività, intelligenza, competenza. Ma se non trovano le possibilità di realizzare questa loro propensione noi distruggiamo i loro sogni. Cosa diciamo ai milioni di giovani italiani che non trovano il lavoro?»

Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo alla presentazione del fondo per growITup
Guzzetti: diamo delle risposte ai giovani

«Dobbiamo dar loro delle risposte. – insiste Guzzetti – Avere uno strumento finanziario in cui sono coinvolte CDP e la nostra banca, e altri soggetti finanziari importanti, avrà anche un altro risultato a mio avviso importante: che le proposte e le iniziative queste startup troveranno subito lo strumento di risposta così come lo trovano attraverso i rapporti con l’Università di assistenza. Le startup hanno bisogno di due cose: risorse finanziarie e qualcuno che le accompagni. I ricercatori sono coloro che hanno le idee e fanno benissimo il loro mestiere, ma una cosa è l’idea, e una cosa è l’azienda che per prosperare necessita di competenze diverse. Qui oggi completiamo la messa a disposizione di questo fondo di venture capital che consentirà a tutti i nostri giovani che lavorano e si impegnano, ove l’idea è buona, di avere subito i fondi per svilupparla, senza perdere tempo. Non dobbiamo rassegnarci a questa situazione di difficoltà che ricade soprattutto sui giovani: a questa crisi si può dare risposta e questo è il nostro tentativo di dare risposta come sempre abbiamo fatto come Cariplo. Non risolviamo nessun problema ma possiamo sperimentare come problemi importanti e complessi possono essere affrontati concretamente».

Fabio Gallia,amministratore delegato Cassa Depositi e Prestiti

La presenza e il ruolo della CDP

Un segnale di concretezza del progetto è senza dubbio la presenza di Cassa Depositi e Prestiti. Il perché è lo stesso amministratore delegato Fabio Gallia a spiegarlo. «CDP ha come missione di promuovere l’Italia e investire in competitività. Siamo una istituzione finanziaria ma non una banca, e rispetto alla banca abbiamo una maggiore flessibilità.

La nostra prima caratteristica distintiva è la possibilità di costruire nel lungo periodo. Il concetto di lungo periodo è veramente importante perché le istituzioni finanziarie non hanno più la possibilità di lavorare come una volta con profondità nel tempo, date le regole di Basilea 3.

La seconda caratteristica è che possiamo e dobbiamo investire in alcuni fallimenti di mercato, situazioni in cui i capitali privati non sono ancora arrivati ma grazie alla nostra capacità di aggregarli questi ambiti di fallimento possono sviluppare valore nel lungo periodo.

La terza caratteristica è che non siamo concorrenti di banche e fondi di private equity e di venture capital, ma partner. Quando abbiamo preparato il piano industriale due anni fa abbiamo cercato di strutturare un percorso che colmi il gap di capitale di cui il nostro Paese soffre. L’Italia ha la stessa percentuale di capitali per l’innovazione da venture sul PIL della Grecia, ma noi siamo la seconda manifattura d’Europa, sesta nel mondo: è evidente che ci sia un paradosso».

Per superarlo, CDP ha un suo piano preciso. «In un’ottica di lungo periodo – dice Gallia -metteremo le nostre risorse e porteremo altri investitori per aiutare questo sistema. La nostra strategia si svolge guardando al ciclo di vita del venture capital, partendo dalla fase pre seed, quando siamo ancora nei laboratori, là dove i ricercatori fanno fatica a trasformare un’idea in partita Iva o in SRL, per arrivare fino al cosiddetto late stage. L’impegno complessivo di Cassa nel quinquennio del piano industriale tramite le nostre risorse supera il miliardo di euro, ed è una cifra molto importante.»

growITup per il fondo
Un momento della presentazione del fondo per growITup

«Il punto di partenza – prosegue Gallia – è ora colmare il gap tra la qualità della ricerca scientifica universitaria e non, e la carenza di imprese. Ci sono 200 milioni di euro da investire nel trasferimento in tecnologie, 100 nostri e 100 del Fei, Fondo europeo per gli investimenti. Alla nostra dotazione dobbiamo aggiungere capitali privati. Ci saranno risorse analoghe più avanti per gli acceleratori. Poi abbiamo rafforzato la nostra seconda piattaforma, grazie alla joint venture con il Fondo italiano d’investimento, apportando nuove risorse per dare ulteriore capitale nel late stage, quando c’è bisogno non di 50mila o 700mila euro, ma 7 o 8 milioni. Quello che è necessario ad aziende troppo grandi per il venture capital e troppo piccole per il private equity.

In conclusione, due osservazioni. – aggiunge Gallia -. La prima: abbiamo scoperto nei due anni in cui abbiamo lavorato a questo progetto che c’è una straordinaria qualità della ricerca in tutt’Italia, a Catania c’è un grande centro di riferimento sui big data, in Puglia un centro di ricerca aeronautica, senza dimenticare Napoli o Roma e non sto a menzionare il Nord. Non daremo risorse a pioggia ma andremo dove c’è la qualità, non ci interesseremo solo dei nomi noti. Non vogliamo limitarci a essere dei finanziatori ma vogliamo essere un attore dialogante tra questi mondi lontani che difficilmente entrano in contatto. La seconda osservazione è che questo mondo che è un mondo aperto e connesso, è un mondo in cui non si può prescindere dalla dimensione internazionale. Anche quelle che sono connesse tra le aziende italiane hanno una dimensione ancora insufficiente: il nostro incoraggiamento sarà portare sempre più a conoscenza all’estero la qualità del nostro sistema che è un ecosistema che deve rafforzarsi».

Il ruolo delle banche

Le banche in Italia rappresentano ancora un soggetto finanziatore importante per le startup: è in particolare il secondo, dopo le risorse proprie che le startup impiegano in prevalenza per crescere ( vedi Industria Italiana) . Secondo la relazione annuale al parlamento sullo stato di attuazione e sull’impatto della policy a sostegno delle startup e delle PMI innovative del Ministero dello Sviluppo Economico per l’anno 2016, l’ultima disponibile, sono le banche di maggiori dimensioni ad aver fornito le maggiori risorse alle start up: 1206 le operazioni, per 227 milioni e 288.461 euro di finanziamenti. Un ruolo sempre più importante, che vede in prima fila tra gli altri, istitituti bancari come UniCredit, con il programma Start Lab, e Intesa San Paolo con Nova+, solo per fare due nomi.

Il grattacielo Intesa San Paolo a Torino che ospita anche l’ Innovation Center
Banca IMI e le start up

Tra i funding partner di growITup c’è anche Banca Imi. Ed è Mauro Micillo, Head of Corporate and Investment Banking Division, CEO di Banca Imi a raccontare cosa ha il suo istituto per aumentare i fondi destinati alle startup: «innanzitutto abbiamo costituito nel grattacielo di Torino l’ Innovation Center nel quale sono confluite tutte le iniziative che sostengono i processi di innovazione della banca, della nostra clientela e del mondo accademico con il quale collaboriamo. L’obiettivo è dar vita a nuova imprenditorialità. In questo Innovation center c’è un Osservatorio per l’innovazione, percorsi di education alla nuova imprenditorialità, percorsi di accelerazione internazionale, piattaforme digitali di matching e un network internazionale dell’innovazione che fa perno sulla divisione internazionale di corporate e investment banking, con interessi in particolare su Israele, Usa e Uk.»

«Fondazione Cariplo – prosegue Micillo – ci ha coinvolto in growItup fin dall’inizio facendo di noi uno dei funding partner del progetto. Al quale abbiamo aderito nella convinzione che è lo sviluppo di nuove aziende con la creazione di occupazione giovanile a consentire al nostro Paese di recuperare velocemente competitività e di tornare a crescere in maniera significativa. Ad un anno dall’inizio delle attività, creare un fondo focalizzato su investimenti finalizzati ad accelerare la trasformazione digitale in Italia, dimostra che anche nel nostro Paese è possibile individuare opportunità di finanziamento per le realtà digitali più meritevoli, grazie al continuo dialogo tra partner tecnologici, industriali e finanziari. Con questa iniziativa Intesa Sanpaolo intende rafforzare ulteriormente il proprio ruolo di motore dell’innovazione e della crescita». Che, lo hanno detto in maniera corale tutti i protagonisti della giornata milanese dedicata al fondo per growItup, è una necessità tanto più impellente per l’Italia.

Continua Micillo: «Nel 1991 nel ranking delle dieci aziende più capitalizzate del mondo nemmeno una era tecnologica, né c’erano aziende che nelle loro fasi di vita avevano avuto un finanziamento da venture capital; nel 2001 c’era Microsoft e poi nel 2010 si sono aggiunte Apple e Google. A fine aprile 2017 si sono aggiunte ancora Amazon, Facebook e Alibaba: questo vuol dire che per creare i campioni di domani non si può non favorire un ecosistema che garantisca l’innovazione. Perché innovare e investire nel digital significa preservare la competitività di un Paese, ma anche gettare le basi dei campioni di domani.»

«L’Italia è indietro.- conclude Micillo- In un diagramma ideale in cui sull’asse delle ascisse ci sono investimenti in venture capital sul PIL e su quello delle ordinate gli investimenti in R&S sempre rapportati al Pil, Usa e Israele stanno nel quadrante in alto a destra e l’Italia sta in quello in basso a sinistra. In mezzo ci sono Germania, Francia, Olanda e Regno Unito che comunque hanno spese per R&S più del doppio in percentuale sul Pil rispetto all’Italia. Secondo i calcoli del nostro ufficio studi in Italia esiste un miliardo di fabbisogno annuo di capitali per le startup. Di questo miliardo oltre il 50% non è coperto da operatori specializzati. Quindi servono più fondi di venture capital, ma serve anche dal sistema bancario maggior attenzione per risolvere un problema e farlo diventare un’opportunità».

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