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Letlife

Le innovazioni di Let.life: sarà possibile comunicare senza hardware?

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di Luigi Dell’ Olio ♦ Assicurare la comunicazione tra utenti e oggetti senza l’utilizzo di hardware, cavalcando le potenzialità dell’industria 4.0. Digitalizzare la propria vita attraverso un’applicazione per gestire ricordi, informazioni, scadenze e immagini. È la sfida di Let.life, startup ideata dalla società Ad2014 che ha tra gli investitori Marco Gay e  Carlo Robiglio.

 L’obiettivo è far emergere il lato digitale degli oggetti, come racconta l’amministratore delegato di Ad2014 Amedeo Perna. «Osservando un oggetto ci siamo chiesti perché questo non collabora con noi. La risposta è perché non ha un lato digitale con cui possiamo connetterci», racconta. «La domanda successiva è stata: come possiamo dare un lato digitale al maggior numero di oggetti possibili nel modo più completo ed economico?».

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Amedeo Perna, amministratore delegato di Ad2014

L’anima digitale delle cose

Let.life è un ecosistema di prodotti tripartito: Anime, cioè interfacce digitali degli oggetti; Lifeboard, un luogo sicuro e privato per gestire le Anime, disponibile per mobile e per desktop; Lifecode, cioè un numero generato da un algoritmo proprietario, che identifica univocamente gli oggetti. La soluzione identifica l’oggetto per renderlo unico, grazie a un algoritmo ad hoc per il quale è stata depositata domanda di brevetto. «Con questa procedura si conferisce al bene un numero non replicabile che ne determina la sua esistenza digitale. Quest’ultimo diventa un Qrcode che possiamo leggere con l’app di let.life dallo smartpone e acquisirne l’anima digitale che lo completerà». Questo senza la necessità di avere hardware o connettività.

Le Anime Digitali possono essere di quattro tipi: Libere, create da utenti per custodire dati importanti e oggetti di grande valore affettivo; Commerciali, che prendono corpo dai brand e vengono attivate acquisendo il Lifecode dai loro clienti, che possono arricchirle con contenuti propri; Pubbliche, riferite a monumenti e musei; Industriali, create ad hoc per risolvere problematiche di realtà industriali specifiche.

Marco Gay
Marco Gay presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria

Nuove frontiere dell’industria

Tra gli investitori dell’iniziativa vi è Digital Magics. «Industria 4.0 rappresenta non solo una grande spinta all’innovazione, ma anche un’opportunità unica per le nostre imprese manifatturiere per valorizzare i propri punti di forza: affidabilità, eccellenza, export», racconta Marco Gay, vicepresidente esecutivo del business incubator quotato al listino AIM di Borsa Italiana e numero uno dei giovani industriali di Confindustria. Ricordando che il digitale ha cambiato e rivoluzionato il modo di essere imprenditori e lavoratori. «Deve esserci una profonda integrazione e interconnessione fra le varie fasi della produzione, le persone, i prodotti e il consumatore finale: tutto questo è possibile grazie alle tecnologie digitali che guardano all’informazione e ai dati come nuovi fattori e parti dell’industria».

Carlo Robiglio
Carlo Robiglio, Presidente e AD Gruppo Ebano

Proprio la crescita esponenziale dell’Internet delle cose in tutto il mondo e le sue potenzialità per far evolvere la trasformazione digitale della manifattura italiana sono tra le ragioni che hanno spinto Digital Magics a puntare su questo settore, affiancando alcune startup dell’IoT italiane come AD2014. Un concetto condiviso da Carlo Robiglio, altro investitore con il suo Gruppo Ebano. «Abbiamo creato un veicolo d’investimento per puntare sulle startup più innovative, che a nostro avviso possono offrire un valore aggiunto al nostro business dell’editoria», racconta. «In questo ragionamento, Let.Life può essere l’occasione per sviluppare alcune delle potenzialità di industria 4.0 favorendo l’interazione con gli oggetti».

Gli sviluppi

Detto della soluzione, resta da capire i possibili sviluppi. «La visione di dare un lato digitale a tutto, seppur con caratteristiche diverse da oggetto ad oggetto, apre infiniti scenari, mille rivoli d’innovazione da esplorare», assicura Perna. «Let.life aiuta gli oggetti a parlare con noi». Quindi chiarisce ulteriormente il concetto. «Così come le persone hanno una storia, vivono storie e sentono la necessità di raccontarle e condividerle, anche le cose, hanno storie da raccontare e informazioni utili da dare, ma non sanno come e dove farlo».

Il come e il dove è nella dimensione digitale e in questo ambito l’azienda mette a disposizione uno scrigno per farlo. «Attraverso Let.life si offre all’oggetto la capacità di comunicare con noi, di raccontarsi, di ricordare o di ricordarci, insomma di esserci più utile, con memorie d’uso, informazioni, storie, dati e servizi». I principali vantaggi attesi sono nel miglioramento della relazione con la clientela. «Guardando ciò che avviene sul mercato, rimango sgomento nel constatare quanta energia venga spesa dalle aziende di tutte le dimensioni per conoscere i loro clienti e con che risultati spesso miseri», riflette Perna.

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«Tutto questo viene superato se non si vende più un oggetto fisico, ma un insieme inscindibile fisico/digitale». La sfida della nuova soluzione è favorire la nuova condivisione con la clientela. «E’ possibile acquisire l’esperienza d’uso del prodotto e rendere disponibili servizi e informazioni utili», aggiunge Perna. «Creiamo una nuova relazione tra chi produce e chi usa, non è più l’azienda distante che mi “informa” ma è la mia automobile con cui ho una relazione che ‘parla’, e lo fa con me e non ad un cliente generico, questo è un cambio di paradigma».

 

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