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direttore Filippo Astone

Aston Martin Red Bull Racing: quando l’analisi dei dati incrementa le performance sportive

di Stefano Casini ♦ Una scuderia di Formula Uno è ormai diventata un vero e proprio laboratorio tecnologico. Dopo aver sostituito i propri sistemi Legacy con l’infrastruttura iperconvergente Hpe SimpliVity, la squadra ha registrato prestazioni 4,5 volte più veloci, maggiore agilità e un ridotto Tco

L’uso strategico dei Big Data può avere effetti sorprendenti anche sulle prestazioni sportive. Lo dimostra la case history di Aston Martin Red Bull Racing, che grazie all’adozione di sistemi di computing Hpe, è riuscita a incrementare notevolmente i propri risultati di gara, mettendo in evidenza quanto possa essere esteso l’utilizzo di applicazioni che normalmente fanno sentire il loro impatto su settori che vanno dalla manifattura alle banche, dalla grande distribuzione alla pubblica amministrazione.

Red Bull, del resto, risulta tra le aziende europee più innovative e all’avanguardia in campo tecnologico, tanto da figurare nel Top 50 Emea Cloud Climbers, uno studio unico nel suo genere, realizzato da F5 Networks in collaborazione con Hot Topics, e dedicato all’impatto che la trasformazione del Cloud computing ha sul Business. Dopo aver sostituito i propri sistemi Legacy con l’infrastruttura iperconvergente Hpe SimpliVity, la squadra di Formula 1 ha registrato prestazioni 4,5 volte più veloci, maggiore agilità in ogni attività che richiede l’utilizzo dei dati e delle tecnologie dedicate, e un ridotto Tco (Total Cost of Ownership, costo totale di proprietà, sistema sviluppato da Gartner per calcolare tutti i costi del ciclo di vita di un’apparecchiatura informatica).

Formula 1: dall’ IoT all’high performance computing

La macchina di Formula 1 è poi anche un notevole esempio di applicazione di Internet of Things. Centinaia si sensori trasmettono dati che devono essere analizzati immediatamente. La telemetria riguarda l’olio, le gomme, i freni, le batterie, le temperature e tanto altro ancora. In pista poi, anche a causa di limiti di spazio e di peso, si utilizza il Cloud per analizzare i dati di telemetria. Applicando opportuni algoritmi, e utilizzando le infrastrutture di rete è possibile ottenere informazioni rilevanti in tempi utili. È questo che consente di decidere da un momento all’altro cosa fare. Per questo sono fondamentali anche adeguate risorse di High Performance Computing. Potenti elaboratori e centinaia di server collegati: la comunicazione tra i calcolatori deve avvenire nella maniera più rapida possibile, ricorrendo tipicamente al calcolo parallelo.

Per ogni simulazione vengono impiegati decine di server di calcolo, ognuno di loro in realtà risolve specifiche equazioni relative all’aerodinamica. In particolare, si utilizzano quelle di Navier-Stokes, equazioni differenziali alle derivate parziali che descrivono il comportamento di un fluido dal punto di vista macroscopico. Vanno risolte con particolari algoritmi. Un comune computer impiegherebbe diversi giorni per elaborare un calcolo molto più semplice rispetto a quelli che vengono normalmente utilizzati dai Team di F1.

Un problema comune sia ai Team di di Formua Uno, che alle società di vario genere, consiste nel fatto che i software sfruttano solo una piccola parte della potenza dei processori. Ciò vale anche a livello industriale. Si assiste a un vero e proprio spreco di risorse. Con i processori che ci sono oggi, tutte le funzioni potrebbero essere operative in modo più veloce e performante. Il fatto è che riscrivere complicati software è faticoso, e occorrono investimenti notevoli in tempo e personale.

E per Aston Martin Red Bull Racing l’High Performance Computing è fornito da Hewlett Packard Enterprise. «Con le soluzioni Hi-Tech di Hpe siamo in grado, ad esempio, di svolgere operazioni di salvataggio remoto dei dati raccolti» spiega Neil Gibbs, Senior IT Architect di Aston Martin Red Bull, «con tempi di setttaggio ridotti da 4 ore e mezza a mezz’ora, con il ripristino rapido della Workstation operativa ridotto da alcuni giorni ad alcuni minuti». Gli stessi sistemi «ci consentono anche di realizzare delle vere e proprie “Diete di dati”, vale a dire, possiamo fare una massiccia riduzione dei dati immagazzinati in memoria, evitando ridondanze e duplicazioni, e continuando a salvare e usare solo i dati più aggiornati e significativi, tra tutti quelli prodotti con tutte le nostre attività di Team».

 

L’headquarter Aston Martin Red Bull Racing a Milton Keynes, UK ( photo by Philip Jeffrey )
Scuderia? No, laboratorio di ricerca e sviluppo

Una scuderia come quella di Aston Martin Red Bull è un vero e proprio laboratorio di ricerca e sviluppo a livello industriale, un concentrato di tutte le attività che in breve tempo caratterizzeranno l’azienda manifatturiera più evoluta. Ingegneri e sviluppatori disegnano con il Cad (Computer-Aided Design, cioè “progettazione assistita dall’elaboratore”), con l’obiettivo di creare modelli, soprattutto 3D, del manufatto. La produzione di pezzi e componenti automobilistici è automatizzata, anche con l’impiego di stampanti 3D. L’aerodinamica è sviluppata attraverso particolari elaboratori, che risolvono equazioni matematiche di grande complessità. L’Iot e il Cloud consentono l’analisi di miliardi di dati.

Ogni giorno, con l’utilizzo di tecnologie evolute e con investimenti nell’innovazione, si acquisiscono nuove conoscenze. Per ottenere le migliori prestazioni, si passa dall’idea, dal Concept, all’ applicazione di questa o quella modifica al prodotto e all’autovettura, e alla simulazione, con centinaia di server collegati tra di loro. Sistemi in funzione 24 ore al giorno tutto l’anno, e questo per ottenere una risposta relativa, per esempio, alla portanza aerodinamica o alla resistenza dell’aria. Poi c’è la galleria del vento, in cui si provano i prototipi, per poi disegnare e realizzare gli stampi. E infine bisogna ricordare che alla produzione concorrono anche macchine e Cobot, robot collaborativi con l’uomo, che lavorano anche la fibra di carbonio.

«Con gli strumenti di Hewlett Packard Enterprise, come Hpe SimpliVity, siamo stati in grado di integrare le nostre strutture esistenti» spiega il Senior IT Architect di Aston Martin Red Bull, «tra cui 2 Cluster posti in edifici separati, molti server di diversa provenienza, e poi le attività di ottimizzazione e Backup dei dati, le operazioni di Storage, Storage automation e allineamento delle diverse reti Ethernet usate da scuderia, centro di ricerca, azienda e fornitori». In questo modo, «riusciamo a raggiungere i nostri obiettivi, tra cui: ottimizzare i processi, la potenza di processo e di calcolo sul posto, in tempo reale, la flessibilità di sistemi Hardware più adattabili e modulabili, la possibilità di affrontare situazioni impreviste e di emergenza».

La Formula Uno «è un Business “Data Driven”, guidato dai dati» rimarca il Senior IT Architect di Aston Martin Red Bull: «ricevere l’informazione corretta in tempo consente di prendere decisioni rapide e migliori, e questo contribuisce notevolmente al successo del Team. Praticamente ogni nostra attività cruciale, dalla progettazione di Design alle strategie da seguire, è guidata dai dati. Con computer e strumenti Hi-Tech molto potenti, facciamo simulazioni, Stress Analysis, monitoraggio costante delle attività e dei risultati. Come un’azienda dell’Industria 4.0, tracciamo e analizziamo i dati della nostra produzione manifatturiera, ovviamente legata ai bolidi di Formula Uno e alle corse, e di ogni fase e aspetto sensibile realizziamo traccia e telemetria in tempo reale».

 

La Red Bull del pilota Daniel Ricciardo in pista
Integrazione di tecnologie complesse e che consumano contemporaneamente centinaia di Terabyte

In una scuderia di Formula Uno non c’è mai molto tempo a disposizione. Si deve integrare il Cad, il Plm (Product Lifecycle Management, approccio strategico alla gestione delle informazioni, dei processi e delle risorse a supporto del ciclo di vita dei prodotti) e il Cam (Computer-Aided Manufacturing, “produzione assistita da computer”; software che analizzano un modello geometrico virtuale, bidimensionale o tridimensionale, per generare le istruzioni necessarie a una macchina utensile).

La simulazione è poi di particolare importanza. L’aerodinamica è uno dei settori in cui si lavora molto alla ricerca della performance ottimale: per fare solo un esempio, le gomme lavorano bene all’interno di una finestra di 4 o 5 gradi centigradi. Al di sotto hanno bassa performance, al di sopra l’indice di usura aumenta notevolmente. Davvero poco, considerate le sollecitazioni e le energie in gioco. La temperatura giusta va mantenuta nel corso di tutta la gara, al fine di mantenere un’ottima prestazione a ogni giro. Dunque, bisogna trovare l’assetto aerodinamico giusto per mantenere le gomme alla giusta temperatura. Tutto ciò implica un sistema altamente e perfettamente efficiente, dal punto di vista tecnico e tecnologico e in grado di sfruttare ogni possibile miglioramento, ogni intuizione o sperimentazione di tecnici e ingegneri, per poi mettere tutto a sistema.

«Con la capacità di compressione e deduplicazione dell’infrastruttura iperconvergente si possono archiviare più macchine virtuali, mentre la protezione e la replica dei dati consentono agli utenti di tornare al lavoro in modo più rapido con Desktop persistenti» sottolineano gli esperti di Hewlett Packard Enterprise specializzati in iper-convergenza: «con un modello distribuito che replica i dati su diversi nodi, la ridondanza integrata dell’infrastruttura iperconvergente riduce al minimo l’impatto della perdita di un nodo sulle operazioni e semplifica il Disaster recovery. Per l’ IT, poi, l’esecuzione di più siti su piattaforme diverse è un problema. Un’infrastruttura iperconvergente comune riporta l’ordine all’amministrazione, al supporto, alla distribuzione e alla protezione dei dati».

Tuttavia in molte aziende che non seguono i ritmi dell’innovazione tipici di una scuderia di Formula Uno, «i responsabili IT di oggi si trovano spesso davanti a un dilemma» rilevano i tecnici di HPE: «l’approccio tradizionale all’IT è affidabile e comprovato, ma costi e complessità inducono i Team a concentrarsi sulle attività di manutenzione quotidiane, lasciando poco spazio a progetti trasformativi e innovazione». Anche se le soluzioni alternative di Cloud pubblico garantiscono velocità e agilità, trasferire tutto sul Cloud non è possibile per i carichi di lavoro “Business critical”, dove prestazioni, protezione, Privacy e controllo sono fondamentali.

«Per i responsabili IT che faticano a raggiungere l’agilità e la convenienza economica del Cloud, con prestazioni e protezione di livello Enterprise, la risposta più adeguata è Hpe SimpliVity» rimarcano gli specialisti di Hewlett Packard Enterprise: «questo blocco iperconvergente preintegrato semplifica notevolmente l’IT, abbinando tutti i servizi dati avanzati e infrastrutturali per carichi di lavoro virtualizzati, in modo da offrire efficienza garantita dei dati, protezione, nonché mobilità e gestione incentrate sulle macchine virtuali, grazie alla piattaforma server più venduta al mondo: Hpe ProLiant».

 

 

HPE_Family_Frame001
La famiglia dei server ProLiant G10

Il segreto dell’iperconvergenza

In pista come in azienda, contano sì gli uomini, piloti e manager, contano scelte e strategie, ma lanche e tecnologie più efficienti e all’avanguardia svolgono un ruolo ormai essenziale per raggiungere il risultato finale. «L’iperconvergenza è molto di più della semplice fusione di Storage ed elaborazione aziendale in un’unica soluzione» spiegano gli specialisti di Hpe, «è il risultato dell’integrazione di software e infrastruttura in una piattaforma centrale efficiente. È la gestione, l’allocazione e la scalabilità di grandi quantità di risorse dati in diversi dispositivi di elaborazione e Storage, senza dover approfondire l’architettura sottostante del Data center». E sull’High Performance Computing gli esperti di Hpe rilevano:«per risolvere i grandi problemi di analisi dati ci vogliono soluzioni di supercomputing potenti ».

Gibbs ha illustrato l’esperienza della squadra corse di proprietà della Red Bull GmbH (la società austriaca che produce l’omonima bevanda energetica), intervenendo in occasione dell’Hpe Italian Summit 2018, organizzato a maggio da Hewlett Packard Enterprise a Milano. E sottolinea: «facciamo analisi e simulazioni a ogni passaggio delle auto in pista, a ogni giro, ogni minuto, per cui elaboriamo enormi quantità di numeri, e quindi per noi l’iper-convergenza dei dati e adeguati strumenti di High Performance Computing sono i  “ferri del mestiere”, ormai indispensabili e in grado di fare la differenza».

 

Stefano Venturi, vice president e amministratore-delegato del gruppo Hewlett Packard Enterprise Italia

Intelligent edge, parla Stefano Venturi

Non a caso, proprio in occasione dell’Hpe Italian Summit 2018, Stefano Venturi, presidente e amministratore delegato di Hpe Italia, ha rimarcato di fronte alla platea di professionisti dell’Hi-Tech: «puntiamo sull’Intelligent Edge, perché sempre di più la gestione del dato deve essere fatta in maniera “intelligente” ed evoluta», tant’è che, secondo le stime di Idc (International Data Corporation), il 43% dei dati globali nei prossimi anni sarà processato da tecnologie Edge.

Hewlett Packard Enterprise ha di recente annunciato un investimento strategico di 4 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni a favore di tecnologie e servizi per l’Intelligent Edge. Sarà focalizzato nell’aiutare gli utenti a trasformare tutti i loro dati – dall’Edge al Cloud – in “intelligence” capace di promuovere interazioni trasparenti tra persone e cose, creare User experience personalizzate, sfruttare l’Intelligenza Artificiale e il Machine learning per adattarsi continuamente ai cambiamenti in tempo reale.

«I dati sono la nuova proprietà intellettuale, e le aziende che possono distillare “intelligence” dai loro dati – che si tratti di uno Smart hospital piuttosto che di un’autovettura – saranno coloro che si troveranno davanti a tutti» fa notare Venturi, che osserva «Hpe è all’avanguardia nello sviluppo delle tecnologie e dei servizi per l’Intelligent Edge, e con importanti investimenti accelererà la propria capacità di guidare questa categoria in crescita lungo il futuro».

E poi, il “numero uno” di Hpe Italia ha anche sottolineato: «stiamo già vivendo e dobbiamo, dovremo ancora di più in futuro, gestire la più grande rivoluzione tecnologica della storia, superiore a quella del World wide web, e a quella portata da piattaforme Social e Smartphone. Una grande rivoluzione, nel modo di fare Business, di captare le esigenze e la domanda della clientela, di produrre e organizzare l’azienda, una trasformazione che deriva ed è portata da un’immensa disponibilità di dati».

 

 

 

Red Bull Racing

È una scuderia austriaca di Formula 1, con sede a Milton Keynes, in Gran Bretagna, di proprietà della Red Bull GmbH, l’azienda di Salisburgo che produce l’omonima bevanda energetica, dopo che questa nel 2004 ha rilevato il Team inglese Jaguar Racing – indebitato e in crisi – dalla Ford, per la simbolica cifra di un dollaro. Red Bull Racing si è aggiudicata per quattro anni consecutivi (dal 2010 al 2013) il campionato costruttori di Formula Uno e il campionato piloti, sempre con il tedesco, ora ferrarista, Sebastian Vettel.

Da quest’anno il Team ha preso la denominazione ufficiale Aston Martin Red Bull Racing, all’interno di un accordo che vede l’Aston Martin interessata a una presenza diretta in Formula 1, nelle vesti di motorista, dal 2021. Dopo un anno e mezzo di collaborazione tra Aston Martin e Red Bull, che ha prodotto lo sviluppo della hypercar Valkyrie, con le prime consegne programmate nel 2019, la partnership si rafforza e vede Aston Martin diventare Title sponsor della scuderia Red Bull.

La Red Bull GmbH è invece stata fondata nel 1984 dall’imprenditore austriaco Dietrich Mateschitz, insieme al tailandese Chaleo Yoovidhya, che in Thailandia aveva già prodotto e commercializzato una bevanda energetica da cui deriva appunto la Red Bull. Oggi Red Bull GmbH opera in 169 Paesi e impiega oltre 10mila persone, per un fatturato nel 2017 di 6,2 miliardi di euro.

 

Antonio Neri, Presidente e Chief Executive Officer di Hewlett Packard Enterprise

 Hewlett Packard Enterprise

Hewlett Packard Enterprise (Hpe) è la multinazionale americana di tecnolgia informatica aziendale con sede a Palo Alto, in California, fondata il primo novembre 2015 dalla scissione della storica Hewlett-Packard. La suddivisione è stata strutturata in modo che la vecchia Hewlett-Packard ha cambiato il proprio nome in Hp, continuando a rivolgersi al mercato Consumer, dei pc e delle periferiche (in particolare le stampanti, con una strategia di investimento anche nel mondo della manifattura additiva), e distaccando Hewlett Packard Enterprise come una società di nuova creazione, dedicata al mercato Business e aziendale, specializzata soprattutto nei server e nel trattamento di dati. Nel 2017 Hpe a livello globale ha realizzato un fatturato di 37 miliardi di dollari. Dal primo febbraio di quest’anno Antonio Neri è il presidente e amministratore delegato di Hewlett Packard Enterprise, ha preso il posto di Meg Whitman che ha guidato la multinazionale di Palo Alto nei sei anni precedenti e nel corso della scissione da Hp. Per il mercato italiano, l’azienda è guidata da Stefano Venturi, presidente e amministratore delegato HPE Italia.

Nel giugno scorso Hewlett Packard Enterprise ha lanciato un servizio Cloud ibrido denominato GreenLake Hybrid Cloud, che si basa sull’offerta Saas (Software as a Service) per la gestione del Cloud OneSphere di Hpe. GreenLake Hybrid Cloud è progettato per fornire funzionalità di gestione del Cloud, controllo dei costi e controllo della conformità.  Con Aruba, società di Hewlett Packard Enterprise, Hpe è già un leader nella tecnologia per l’Intelligent Edge per le wireless Lan, Campus switching, sicurezza, Edge computing, Analytics e assurance. Per esempio, Aruba e i servizi Hpe Pointnext stanno aiutando l’aeroporto londinese di Gatwick a diventare l’aeroporto tecnologicamente più avanzato del mondo. I sistemi Edge di Hpe stanno assistendo Texmark a creare la raffineria del futuro, che renderà la produzione chimica più sicura ed efficiente. E stanno permettendo a Streamr di raccogliere e conservare i dati di una singola autovettura all’interno di una Blockchain, offrendo al guidatore la possibilità di vendere i dati stessi.

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