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Var Group punta a 300 milioni di fatturato e ad acquisire altre aziende

di Marco Scotti ♦ Mission: portare tutta l’offerta di innovazione e di tecnologia integrata ai settori più importanti della produzione nazionale. Chatbot, machine learning, intelligenza artificiale sono le soluzioni proposte da questo system integrator che punta a un forte aumento di fatturato attraverso una strategia basata su innovazione tecnologica e M&A

Var Group punta a 300 milioni di fatturato (+25%), e persegue il suo obiettivo attraverso una strategia basata su innovazione tecnologica e acquisizioni. Per quello che riguarda queste ultime, nel 2017 sono state ben 17, e negli anni futuri si andrà avanti. Var Group è un system integrator a valore aggiunto, e offre soluzioni integrate end-to-end a una platea che in Italia, vanta oltre seimila clienti e partner. «Il nostro obiettivo – spiega a Industria Italiana Francesca Moriani, ad di Var Group – è quello di avere un’offerta sempre più ampia di soluzioni innovative, potendo contare su dei centri di competenza che sono focalizzati su singole tematiche. Attualmente stiamo puntando su quattro linee di business: gestione del parco tecnologico del vendor; soluzioni ad hoc per il management; digital transformation e business application; industrial solutions. I nostri prodotti sono molto specializzati, pur all’interno di un’offerta generalista. Arrivati a 240 milioni di fatturato al 30 aprile dello scorso anno, il nostro obiettivo è di raggiungere (e superare) i 300 milioni alla stessa data del 2018». I primi sei mesi di bilancio sono stati estremamente positivi, facendo registra una crescita dei ricavi del 27,8 % per un valore complessivo di quasi 131 milioni di euro.

 

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Francesca Moriani, ad di Var Group

Acquisizioni mirate: Panthera

Come detto, la leva su cui Var Group ha scelto di puntare per crescere è l’M&A; da tempo è stata avviata una strategia volta a individuare e inglobare nel proprio perimetro alcune realtà particolarmente eccellenti nei settori di pertinenza del gruppo. «Per mantenerci sempre aggiornati – aggiunge Moriani – lavoriamo molto per fusioni e acquisizioni, ci focalizziamo su aziende che hanno al loro interno una forte componente specialistica e attraverso M&A le portiamo dentro al nostro sistema, per fare in modo che venga sfruttata la nostra forza commerciale. Nel 2018 siamo partiti con l’acceleratore pigiato, raggiungendo alla fine di marzo l’acquisizione del ramo di azienda del software Panthera. Questa strategia “aggressiva” ci ha permesso di crescere in maniera significativa e di avere ambizioni di sviluppo particolarmente sfidanti».

L’acquisizione del ramo d’azienda ERP Panthera da Infracom significa un asset importante, potendo contare così su 50 risorse che operano a Brescia. Si tratta di un team che ha già sviluppato progetti basati sul software Panthera per oltre 800 medie e grandi imprese, che operano nei principali mercati italiani, dislocate nell’area centro-settentrionale del nostro paese. In questo modo, Var Group ha potuto rafforzare ulteriormente la propria leadership nell’offerta di Business e Industry Solutions, continuando a essere il partner di riferimento per il settore Enterprise e Small and Medium Business.

«Questa operazione è in linea con la nostra missione: essere partner nell ’innovazione delle imprese partendo dalla gestione dei processi, che ne costituiscono il cuore, e integrandola con un’offerta sempre più focalizzata e ricca. Solo operando con competenze specializzate siamo in grado di sostenere la competitività delle aziende e di aiutarle nell’adottare i nuovi paradigmi della Digital Transformation – prosegue Francesca Moriani – In questa ottica abbiamo sviluppato una proposta che noi definiamo Made in Italy 4.0 e che ci permette di modulare l’innovazione dell’industria 4.0, rendendola specifica per i più importanti settori italiani. Un impegno per il quale abbiamo già ricevuto un riconoscimento importante la settimana scorsa a Las Vegas, dove siamo stati premiati da Ibm per aver sviluppato il miglior progetto IoT in tutto il mondo». L’ERP Panthera «e le competenze delle risorse umane del ramo di azienda dedicato contribuiscono ad arricchire la nostra offerta di Business e Industry Solutions, basate su soluzioni proprietarie già presenti in azienda», aggiunge Maurizio Sacchi, ad di Sirio informatica e sistemi, una delle principali società del gruppo.

Acquisizioni mirate: Blockit

Alla fine di febbraio di quest’anno, invece, Var Group ha annunciato l’acquisto del 19% di Blockit, società innovativa specializzata in compliance PCI – e nuovi servizi correlati a questo insieme di standard – e soluzioni blockchain. Lo standard PCI-DSS in particolare interessa tutti i settori commerciali. Nato dall’esigenza di uniformare le modalità di gestione della sicurezza dei dati delle carte di credito da parte del consorzio PCI (creato da American Express, Discover Financial Services, JCB, MasterCard Worldwide e Visa International) risponde ai sempre più frequenti episodi di violazione dei dati che compromettono le informazioni personali di milioni di consumatori. Lo standard deve essere rispettato da tutte le entità coinvolte (esercenti, service provider, banche e sviluppatori di applicazioni di pagamento) in ogni ambito che comporti la trasmissione, l’utilizzo o la memorizzazione del Primary Account Number (PAN) della carta.

 

Logo GDPR

Focus sulla sicurezza: il GDPR

Un altro tema su cui Var Group ha deciso di puntare è quello della sicurezza informatica, sia per una necessità interna di implementazione di  questo settore, sia per rispondere all’avvento, ormai imminente, della GDPR. «Il nostro obiettivo – spiega ancora Moriani – è quello di disegnare una soluzione di digital security a 360°. Oggi siamo già molto forti sulla cyber security e sulla sicurezza preliminare, grazie a un Network Operation Center attivo 24 ore su 24. Ma i clienti ci stanno chiedendo una convergenza delle diverse soluzioni di sicurezza e quindi la nostra è quella di integrarle per offrire una copertura completa. In ottica GDPR, abbiamo iniziato a fare forti investimenti in vista dell’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo già da marzo dello scorso anno. Abbiamo iniziato con un assessment interno e in un secondo momento è partito il dialogo con i clienti. Questa strategia ha pagato, e oggi stiamo avendo ritorni molto significativi. Certo, rimane ancora la necessità di colmare il gap – per ora ineliminabile – che deriva dalle indicazioni che verranno dal Garante della Privacy in Italia per capire quali misure prendere per essere pienamente compliant sul GDPR. Infine, per quanto riguarda la sicurezza fisica abbiamo in mente di rendere più solida la nostra offerta a portafoglio con l’integrazione di alcune aziende che già si occupano di questo particolare settore».

 

L’intelligenza artificiale

Uno dei temi caldi è anche quello legato all’intelligenza artificiale, che sta rivoluzionando la tecnologia ma che espone gli utenti a molteplici rischi. Var Group ha integrato l’AI nello sviluppo dei suoi progetti, anche per realizzare una chatbot che permette ai clienti di interrogare il Security Operations Center (SOC). Questa infrastruttura è un centro di servizio e di ricerca la cui mission è il monitoraggio continuo della sicurezza delle aziende che gli sono affidate attraverso la prevenzione, la rilevazione, l’analisi e la risposta agli incidenti di sicurezza informatica. La gamma di competenze richieste è estremamente ampia, dal vulnerability management, alla computer forensics, alla malware analysis e risultano di primaria importanza elementi come formazione e aggiornamento continui.

Il SOC di Var Group e Yarix, basato su tecnologia Ibm QRadar si presenta come un centro all’avanguardia, presidiato h24x365, che fornisce un approccio olistico ed esaustivo in tema di sicurezza informatica, business continuity e disaster recovery. Var Group, appoggiandosi alle competenze sviluppate dal team Yarix, è l’unica azienda privata in Italia ad essere membro del FIRST, organismo internazionale che riunisce i CERT (Computer Emergency Response Team) più importanti al mondo, come quelli di Apple, Google e della Nasa, per la risposta agli incidenti informatici e la condivisione in tempo reale di informazioni. Nel 2016 ha gestito 4 miliardi di eventi di sicurezza relativi ad attacchi ad infrastrutture di enti pubblici e governativi e di aziende private (sanità, TLC, finanza, trasporti, etc).

Lo sviluppo dell’ Internet of Things in particolare sarà al centro di una sfida tra potenzialità e sicurezza e dovrà essere guidato dalla consapevolezza dei rischi connessi e, in particolare, dalla necessità di difesa dei dati e delle infrastrutture da cybercrime, cyberterrorismo e cybersabotaggio.È stato avviato un innovativo e pionieristico progetto per la realizzazione del primo Security Operation Center specializzato sul contrasto al cybercrime basato sugli oggetti connessi, dispositivi IoT (Internet of Things) e sistemi SCADA, una sorta di pattugliatore della Rete che si avvarrà di un panel di collaborazioni di rilievo. Il progetto sarà il risultato dell’impegno congiunto degli esperti informatici di Yarix, di un gruppo di ricercatori in forze presso le maggiori università italiane e delle aziende israeliane più innovative: una task force internazionale che consentirà di realizzare, presso la sede Yarix di Montebelluna di un SOC 4.0.

 

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La sede Var Group a Empoli

 

Consulenza e Impresa 4.0

Var punta anche sulla consulenza, che consente di instaurare un dialogo costante con il cliente in ottica digital transformation. E’ stata creata una società ad hoc, Var Consulting, che non veste i panni di una società di consulenza tradizionale, ma si presenta come un soggetto agile e operativo che vuole offrire soluzioni in tempi rapidi ad attività anche molto complesse. In un comparto in profonda trasformazione come quello della manifattura, Var Group ha iniziato a spostare il focus della propria azione dal “cappello” di Industria 4.0 a quello di Made in Italy 4.0, in modo da portare tutta l’offerta di innovazione e di tecnologia integrata ai settori più importanti del Made in Italy.

«Ci siamo rivolti – racconta Francesca Moriani – ai settori che sono le eccellenze del nostro paese, come food&wine, retail e GDO, fashion, meccanica industriale. Lo abbiamo fatto e lo stiamo facendo sempre secondo le nostre due linee guide: investire sulle expertise interne e tramite m&a. Il cuore della nostra azienda rimane sempre concentrato sulla realizzazione di soluzioni applicative di cui disponiamo per questi comparti. Abbiamo investito anche sulle business application e sulle soluzioni verticali, come nel caso dell’acquisizione di Panthera. Operare in questo modo significa disporre di un grimaldello per entrare all’interno di medie aziende italiane che rappresentano il nostro mercato di riferimento.»

«Per il resto siamo una sorta di “incubatore industriale”: facciamo scouting di startup e soluzioni innovative. Quelle che ci piacciono di più sia per quanto riguarda il tema, sia per le soluzioni proposte, entrano nella nostra orbita attraverso due modalità. O mettendo una “chip” di partecipazione, o facendo in modo di portarle all’interno del nostro perimetro e di integrarle nel nostro portafoglio, mettendo a fattor comune le competenze e le idee che queste startup possono portare».

 

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Francesco Falaschi, Innovation Manager di Var Group

 

 

Per Francesco Falaschi, Innovation Manager di Var Group, la partita sull’Industria 4.0 è ancora apertissima e l’azienda sta mostrando solo ora tutto il suo potenziale di soluzioni. «Abbiamo una strategia di impresa – ci spiega – che è molto vasta: si parte dalle competenze di campo come i sensori specifici per un certo macchinario per arrivare alla parte di “edge”, che consente di tradurre in tutti i linguaggi che ci sono i diversi protocolli di comunicazione e condurli verso il cloud. Infine, possiamo impiegare anche algoritmi di data prediction per completare l’offerta digitale. Vantiamo competenze molto specifiche per quanto concerne i software di management (in particolare quelli per il locationing e il positioning) fino al processo, e un grande focus sulle interfacce. Questo perché non vogliamo fornire ai nostri clienti un bel macchinario che ha però un’interfaccia scadente, altrimenti invece che portare una semplificazione, consegniamo ulteriori difficoltà

«Vogliamo aiutare le aziende e per questo mettiamo molta attenzione all’interfaccia: per questo abbiamo realizzato soluzioni di realtà aumentata e virtuale, chatbot, machine learning, intelligenza artificiale. Tra i partner che ci aiutano a sviluppare le nostre soluzioni ci sono colossi come Cisco, Dell o Hp. Tutte queste soluzioni, unite alla cybersecurity, ci danno la possibilità di avere un’offerta amplissima per quanto concerne Industria 4.0 e Made in Italy 4.0. Ma attenzione: la nostra è un’offerta integrata, anche se a un primo sguardo potrebbe sembrare composta da diversi “pezzi” staccati, si tratta in realtà di una visione olistica chiavi in mano per il cliente».

Var Group, inoltre, ha deciso di affiancare la clientela anche nel mondo dei macchinari interconnessi, recentemente oggetto di politica industriale. Il Piano Calenda ha dato una bella mano, sicuramente, ma «il nostro mantra – ci spiega ancora Falaschi – è di non investire solo perché c’è un piano che garantisce degli sgravi e dei benefici economici, ma perché la tecnologia è un fattore abilitante che, se usato solo dal competitor, rischia di scavare un solco profondissimo in termini di competitività. Cavalcare l’ innovazione significa fare strategia aziendale, è questo il vero driver: bisogna cercare di capire come le nuove tecnologie possono incidere in maniera positiva nel business dell’azienda».

 

Le tecnologie della digital transformation

Var Group ha scelto di non puntare soltanto su una tecnologia di quelle messe a disposizione dalla digital transformation oggi in atto, ma di privilegiare la realizzazione di un ecosistema il cui obiettivo sia semplificare la vita delle persone. «Alcune tecnologie – spiega Francesco Falaschi – hanno un trend incontrovertibile e stanno diventando sempre più pervasive. Penso ad esempio a tutte quelle di data analysis, all’intelligenza artificiale e al machine learning. Per quanto ci riguarda, però, restiamo convinti che un ruolo importante lo giocheranno le interfacce. Dobbiamo pensare che per quanto si possa evolvere una tecnologia, l’uomo è devoto alla semplificazione. Sarà quindi molto importante che qualunque soluzione sia facilmente eseguibile, fruibile e che non complichi i processi.

Da questo punto di vista la parte di IoT è molto utile. Tutte queste soluzioni saranno sicuramente importanti, magari non in egual misura, ma quello che conta è la creazione di un ecosistema. Dal canto nostro, cerchiamo anche di fare evangelizzazione, interpretando l’evoluzione delle diverse tecnologie. Lo stiamo facendo con Xnova, un metodo che ci consente di avviare un confronto non in un’ottica di cliente-fornitore, ma partner-partner. Questo genera una logica win-win che porta a una crescita per il cliente e a un incremento di fiducia per noi, perché possiamo capire meglio quali siano le reali necessità del mercato e indirizzare in maniera più mirata il nostro business. Infine, supportiamo progetti di innovazione e bandi di ricerca».

 

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La blockchain

Una delle tecnologie più significative della digital transformation è la blockchain, anche se finora si sono viste più le potenzialità che le reali applicazioni. Var Group è attiva anche in questo settore, dove ha avviato alcuni investimenti – come nel caso dell’acquisizione di una quota di Blockit – per avere un’offerta sempre aggiornata e all’avanguardia. Di base la blockchain ha un’implementazione naturale nel settore fintech, ma le applicazioni più interessanti potrebbero essere proprio nel made in Italy.

«Stiamo sviluppando dei progetti – ci spiega ancora Falaschi – per capire quali applicazioni siano possibili con la blockchain. Uno di questi è un monitoraggio dei counter di una banca per gli investimenti. Un’altra implementazione che stiamo portando avanti è una criptovaluta per il mercato dell’energia, che verrà rivoluzionato dalla creazione dei cosiddetti micropagamenti, ovvero transazioni tracciabili, di piccole dimensioni, che riguarderanno le reti intelligenti di nuova generazione che consentiranno di gestire sia la produzione che la distribuzione di energia. Ancora: stiamo sviluppando idee per la parte farmaceutica per quanto concerne la parte di certificazione e audit e che consentirebbe di abbattere i tempi di verifica da tre mesi a pochi minuti. Infine, per quanto riguarda la parte di cybersecurity stiamo andando a verificare tutta la parte di blockchain per realizzare dei meccanismi di verifica delle carte di credito. Il potenziale di questa tecnologia è ancora inesplorato. Alcuni clienti, pionieri, hanno già capito che potrebbe essere “the next big thing”, altri invece sono un po’ più indietro. Dal canto nostro, siamo attrezzati per accompagnare gradatamente i nostri clienti attraverso un innovation journey che si conclude con un’adozione consapevole delle nuove tecnologie».

 

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Sede Ibm Watson IoT a Monaco

Il riconoscimento di Ibm

Il 21 marzo scorso Var Group è stata insignita di due premi all’interno del 2018 Ibm Beacon Award. Il primo riconoscimento è stata la vittoria – tra 17 finalisti – all’interno dell’Outstanding Watson Internet of Things Solution category grazie a un progetto di IoT principalmente orientato all’health and safety per Dime, un cliente impegnato insieme a Impregilo nella realizzazione di gallerie. La soluzione realizzata consente di monitorare i lavoratori all’interno del cantiere e delle aree ad accesso ristretto con uno scarto di 20 cm, consentendo di capire se qualcuno entri all’interno di zone vietate o se vi siano incidenti. La tecnologia che ha permesso di ottenere il premio è in realtà replicabile in molti altri contesti.

Il progetto per IperCeramica

Il secondo riconoscimento è stata la selezione tra 30 finalisti per un prodotto di cognitive customer engagement. Si tratta di soluzioni abbinate all’e-commerce e all’interfaccia con il cliente, ovvero un progetto realizzato con IperCeramica avviato nel 2014 che è stato implementato nel 2017 attraverso soluzioni di analisi dei dati. Si tratta di realizzare una profilazione molto più efficace delle visite che avvengono ogni mese sul web, attraverso un’analisi complessa dei dati che consente di realizzare attività di marketing più mirate. Questo progetto è stato sviluppato su una piattaforma Ibm che permette a IperCeramica di andare a individuare chi entra nel sito e gestire sia l’online che l’offline, ricevendo informazioni dalle abitudini del cliente sia se fa ordini o ricerche sul web, sia se lo fa in negozio. Si tratta del primo esempio italiano di vendita diretta online nel settore dei rivestimenti ceramici ed è stato un successo che ha portato più di 900 mila visite al mese e vendite per oltre 100mila euro al mese. Var Group ha affiancato l’azienda nella progettazione dell’infrastruttura.

La scelta tecnologica è ricaduta sulle soluzioni di e-commerce di Ibm, che sono state preferite per la loro affidabilità, versatilità, gestibilità e per la possibilità di interfacciarsi direttamente con la piattaforma Sap di back end per predisporre processi gestionali completamente end-to-end. L’indotto derivante dall’e-commerce è, attualmente, di 100mila euro al mese e ha contribuito alla crescita di Iperceramica che, in un momento di crisi del settore, ha aumentato il proprio fatturato del 20% nell’ultimo anno. Grazie alla partnership tra Ibm, Var Group e Iperceramica, l’azienda ha potuto espandere il proprio territorio di vendita in regioni precedentemente non servite; massimizzare la sua presenza nei risultati dei motori di ricerca; predisporre un canale efficace per la gestione delle promozioni e attività di marketing automatizzate e personalizzate; approntare un processo unificato di gestione tra vendita, magazzino e spedizioni; migliorare la relazione con i propri clienti.

 

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La sede Var Group a Empoli

                                                     Appuntamento a Riccione

Dal 20 al 22 maggio prossimi Var Group sarà a Riccione per un appuntamento, il più importante di tutte le attività pubbliche svolte dall’azienda empolese. «Si tratta – ci spiega Francesca Moriani – di una tre giorni in cui facciamo brain storming. Ci aspettiamo che intervengano oltre 900 persone sul palco per creare un ecosistema di conoscenze e per creare occasioni di incontro con aziende che magari in altri ambiti sarebbero concorrenti. Vogliamo anche organizzare un hackathon in cui qualunque azienda, che abbia voglia di risolvere un problema dando carta bianca a dei giovani, può ricevere in 36 ore una soluzione vincente. Chi vince ottiene un bel contratto, ma anche chi non dovesse ottenere il riconoscimento può comunque continuare a scommettere sul proprio progetto. In questo modo avviciniamo il mondo universitario a quello delle imprese».

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