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direttore Filippo Astone

Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sul cloud e non avete mai osato chiedere… (a Microsoft!)

di Marco Scotti ♦︎ Sistemi open source, intelligenza artificiale e big data Analytics: così il colosso di Redmond ha messo in pratica i dettami di Satya Nadella. Parola di Mattia De Rosa, direttore della Divisione Cloud & Enterprise Microsoft Italia, che abbiamo incontrato durante Sps Parma

«Il cloud funziona soltanto se si riesce a offrire al pubblico a prezzi contenuti. Ma per fare questo serve avere una massa critica che solo noi e pochi altri player possiamo permetterci. Microsoft spende ogni mese un miliardo di dollari nella manutenzione dei suoi datacenter, a cui si sommano ogni anno 15 miliardi in ricerca e sviluppo, un miliardo nella costruzione di nuovi datacenter e un ulteriore miliardo investito in cybersecurity. Sono queste le cifre minime che devono essere impiegate per rendere profittevole il business del cloud. Basti pensare che un gigante come Ibm è uscito dalla partita perché non aveva economics sufficientemente solidi. Non vedo altri competitor all’orizzonte, a parte Amazon. Gli unici potrebbero essere i cinesi, ma ci sono questioni politiche e commerciali che devono essere risolte. Oggi il nostro cloud è vincente perché abbiamo cambiato completamente approccio, ovvero siamo totalmente aperti e da tre anni a questa parte siamo il più grande sviluppatore di sistemi open source. E prevediamo una fee al raggiungimento dei risultati per migliorare l’interazione con i partner». Mattia De Rosa, direttore della Divisione Cloud & Enterprise di Microsoft Italia, spiega a Industria Italiana le strategie del colosso di Redmond nel cloud e perché, insieme ad Amazon, l’azienda fondata da Bill Gates sia oggi il punto di riferimento per antonomasia di questa tecnologia.

Bill Gates

La potenza del cloud

Dal momento del suo insediamento, Satya Nadella ha chiarito che il futuro di Microsoft sarebbe passato per cloud e intelligenza artificiale, due pilastri su cui è stato costruito il business e che hanno riportato stabilmente l’azienda fondata da Bill Gates sul podio delle imprese maggiormente capitalizzate, insieme ad Amazon ed Apple. «Il cloud – ci racconta il direttore della Divisione Cloud & Enterprise di Microsoft Italia – è il nostro futuro, non è che si possa mettere in dubbio questo assioma: o abbiamo successo con il cloud o non abbiamo ragione di esistere. C’è una missione chiarissima che arriva da Redmond, poi per il resto ci sono dati di tutti i tipi: strutturali, immagini, telemetrie. Dal 1997 siamo nella top 5 per capitalizzazione, ma negli ultimi anni abbiamo riguadagnato il podio e perfino la vetta. Veniamo premiati per le soluzioni che offriamo ma anche per il portafoglio estremamente bilanciato. Le revenue provengono da diversi settori e riescono a evitare eventuali cali in alcuni mercati. Oggi siamo attivi in 54 regioni a livello mondiale, il doppio di Google e Amazon messi insieme. Al momento ritengo difficile che si affacci sullo scenario competitivo qualcun altro. Potrebbero forse farlo i cinesi, ma servirebbe risolvere i problemi commerciali e politici che stanno vivendo, a fronte di un mercato enorme in cui noi siamo riusciti a infilarci solo in minima parte. Oggi Amazon è il leader di mercato sul cloud, potremmo quasi dire che se lo sono inventati loro, ma noi abbiamo un vantaggio competitivo enorme rispetto a loro: facciamo sistemi operativi da sempre. E siamo molto avanti anche su intelligenza artificiale e data platform. Siamo i riferimenti mondiali per quanto riguarda il software».

Gli investimenti

La spesa per la gestione, l’ammodernamento e la manutenzione del cloud sono davvero ingenti, per questo sullo scenario globale sono soprattutto Amazon e Microsoft ad aver raggiunto i risultati migliori. La gestione dell’intera infrastruttura ha cifre particolarmente significative. «Ogni anno – ci spiega De Rosa – mettiamo a budget per il cloud poco meno di 30 miliardi di dollari così suddivisi: 15 miliardi in ricerca e sviluppo, 12 in manutenzione, uno in costruzione di nuovi datacenter e uno in cybersecurity. È una piccola manovra economica… E sono pochissime le aziende che si possono permettere questo tipo di esborso, ma che a mio avviso è quello minimo per poter puntare sul cloud, che funziona per l’utente finale solo se prevede costi contenuti. Ma per tenerli bassi serve avere un’enorme potenza di fuoco. I nostri datacenter sono enormi, hanno il più alto numero di macchine e la maggiore densità possibile. Da questo punto di vista noi siamo avvantaggiati perché possiamo erogare Azure, Dynamics 365, Modern Workplace dallo stesso datacenter. In questo modo possiamo abbassare i costi di delivery del servizio. Al momento solo Microsoft e Amazon si possono permettere certe cifre, basti pensare che perfino Ibm, secondo gli analisti, non era in grado di sopportare questo tipo di investimenti».

Mattia De Rosa, direttore della Divisione Cloud & Enterprise di Microsoft Italia

Le terze parti

Una delle necessità più impellenti per i player globali del cloud è quello di aprirsi alla collaborazione e all’interazione con soggetti terzi, dimensionalmente meno rilevanti ma più specializzati verticalmente. Per questo Azure è un sistema in larga parte open source. «Un esempio lampante – ci spiega De Rosa – è Databricks, un sistema di big data in memory prodotto da una terza parte che in realtà viene erogato da Azure come se fosse una first party service. C’è un team di Databricks che lavora direttamente dentro Azure per fornire il proprio prodotto. E questo è il modello del futuro. Inoltre abbiamo previsto un meccanismo a success fee per cui nel caso di mancato raggiungimento dei risultati promessi non riceviamo quanto ci spetta. Significa avere un livello di consapevolezza veramente elevato. In Italia, anche se non posso dare numeri, stiamo ottenendo grandi risultati con le aziende di successo e di dimensioni rilevanti. Perché è cambiato il nostro modello di business: quando eravamo monopolisti avevamo un modo diverso e per certi versi sbagliato. Vendevamo Office, ad esempio, ma soltanto come software. Una volta conclusa la transazione con quel cliente specifico non ci saremmo più visti. Oggi invece ci siamo inventati un’altra area di sviluppo e soprattutto abbiamo compreso l’importanza della collaborazione. Per questo stiamo andando incontro a un’apertura sul mercato senza precedenti e da tre anni siamo i principali fornitori di soluzioni open source sul mercato». 

Un caso di studio: le stufe a pellet

Un caso di studio interessante che dimostra come il cloud e la gestione dei dati immagazzinati apra prospettive di business nuove per l’azienda è rappresentato dalla Palazzetti, storica impresa attiva nella costruzione e vendita delle stufe a pellet. «All’interno delle loro apparecchiature – ci spiega De Rosa – c’è una “macchinetta” Linux che permette di far girare le ventole e di avere informazioni di base sulla temperatura o sulla resa. Fino a qualche anno fa il loro modello di business era di vendere le stufe alle grandi catene di distribuzione ed eventualmente rivedere le loro macchine in caso di guasto. Poi il titolare ha deciso che voleva vedere chiaro sui motivi di malfunzionamento e ha deciso di rivolgersi a noi con un progetto pilota su 800 stufe che inviavano i dati di gestione direttamente su Azure. Quando siamo tornati da lui qualche mese dopo immaginavamo di dovergli fornire strumenti di machine learning o di manutenzione predittiva. Ma quando gli abbiamo fatto vedere i grafici delle telemetrie ci ha fermati subito: c’era una forma di sinusoide “a testa tagliata” che indicava un deficit nella potenza massima erogata. Per noi era semplicemente un grafico, per lui, che conosceva al meglio la sua stufa top di gamma, era invece il campanello di allarme di qualcosa che non funziona. Per questo ha capito rapidamente che era stato inserito un limitatore di potenza e l’utente accendeva e spegneva la stufa troppo spesso, aumentando il rischio di guasto del 150%. Con i dati che sono stati ricavati il produttore ha potuto realizzare un’offerta tailor made al cliente, riprogrammando il software di gestione e consentendo di raggiungere in maniera più rapida la potenza massima a parità di consumo. Il patron ha visto i dati e ha estratto valore».

 

Stufa a pellet Palazzetti

Microsoft Italia

La branch nostrana del colosso di Redmond è una delle più attive e autonome a livello mondiale, pur restando rigorosamente all’interno del solco tracciato da Satya Nadella. «Sarei molto preoccupato – ci racconta De Rosa – se non fossimo allineati con una strategia mondiale che è sicuramente vincente: rimettere il cliente al centro, accrescere l’ecosistema dei partner e puntare sul cloud. Siamo comunque una branch piuttosto importante non soltanto per i volumi, ma soprattutto per il modo in cui affrontiamo i problemi. Siamo tra i mercati più avanzati perché abbiamo un grande tessuto di pmi che impiega le nostre tecnologie. Ma anche tante grandi società che utilizzano al limite i nostri strumenti. È questo combinato che ci rende particolarmente interessanti e attraenti. Siamo una realtà molto viva che amplifica la strategia decisa dal quartier generale della nostra società. Anche perché gli americani, come gli africani o tutti gli altri, accedono alla stessa piattaforma e alla stessa tecnologia: è la democratizzazione digitale».

Satya Nadella, ceo di Microsoft

Le competenze

Microsoft è stata anche presente alla recente edizione di Sps a Parma, che si è tenuta dal 28 al 30 maggio. Durante la tre giorni fieristica, l’azienda ha potuto constatare che l’ecosistema di partner che è stato costruito e che è diventato uno dei mantra sta funzionando a dovere. «A Microsoft Italia – ci spiega il direttore della Divisione Cloud & Enterprise di Microsoft Italia – o addirittura a Microsoft Worldwide, una fiera come questa decisamente non sposta gli equilibri. Ma i nostri partner trovano un vantaggio a restare qui ed è questa la nostra soddisfazione, perché riusciamo a creare punti di contatto. Abbiamo una divisione servizi che vale forse il 5% del nostro fatturato, ma abbiamo comunque scelto di venire a Sps perché passano tantissime persone interessate a noi o ai nostri partner tanto da poter fare recruiting. Durante questi 12 mesi abbiamo investito 40 milioni sulle competenze perché è la cosa che ci farà fare il salto, le tecnologie ormai sono assodate. Se le indirizzi correttamente puoi davvero cambiare il tuo business».

 

Ambizione Italia

Con il progetto “Ambizione Italia”, Microsoft si pone l’obiettivo di formare 500.000 persone per portare competenze digitali nel mondo delle scuole e del lavoro. L’idea è di formare oltre 250.000 studenti nel prossimo anno, sviluppando il progetto lungo due direttrici: con le università e con la scuola. «Ambizione Italia – conclude De Rosa – mi rende veramente orgoglioso. Abbiamo avviato progetti con il Crui, con le Università. E siamo stati così “intelligenti” da riuscire a cogliere le opportunità da ogni singolo incontro. Ad esempio, qualche giorno fa ho fatto un intervento al Ministero della Difesa: formalmente perché avevano bisogno di high performance computing, in realtà il discorso si è rapidamente spostato su Ambizione Italia, un progetto in cui anche la Difesa voleva riuscire a entrare».

Microsoft house a Milano

Microsoft Dynamics 365

È la piattaforma cloud che integra applicazioni di business intelligenti in risposta alle esigenze di singoli ruoli professionali, funzioni e settori. Sono oltre 2.000 le realtà e più di 200.000 gli utenti italiani che utilizzano Dynamics 365 a supporto dell’efficienza dei processi e della valorizzazione della customer experience, una crescita a doppia cifra (+45% nell’ultimo anno) che ne sancisce il ruolo chiave nell’ambito della strategia cloud di Microsoft e che posiziona l’Italia tra i Paesi più promettenti in Europa, dal momento che rappresenta quasi un quinto del fatturato europeo di Dynamics. Non solo, è interessante anche l’indotto di Dynamics 365 e i vantaggi per la filiera Ict italiana: è in crescita del 25% l’ecosistema di Partner Dynamics, grazie ai benefici offerti dalla piattaforma che ha consentito agli operatori Ict italiani di aumentare del 45% il proprio business.

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