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Timori per l’evoluzione in corso della manifattura lombarda

Dall’analisi congiunturale del terzo trimestre 2018 si registra un indebolimento  della produzione industriale (-0,4% destagionalizzato) che porta ad un rallentamento della crescita tendenziale al +2,3%

Il motore manifatturiero d’Italia, dopo una serie di trimestri di crescita sostenuta e costante, rallenta e rischia di fermarsi.E’ questa la considerazione del Presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti ( vedi Industria Italiana qui ) alla luce dei dati relativi al terzo trimestre 2018 che ha riguardato un campione di più di 2.900 aziende manifatturiere, suddivise in imprese industriali (quasi 1.700 imprese) e artigiane (più di 1.200 imprese).

Se è vero infatti che la produzione industriale lombarda aumenta a livello tendenziale del 3,4% (dato medio dei primi tre trimestri), quasi in linea con la crescita media 2017 (+3,7%), bisogna rilevare che il dato congiunturale del terzo trimestre registra una variazione negativa, anche se non di gran rilievo (-0,4%). Ma pur sempre un segnale.Viceversa segnali congiunturali positivi provengono, invece, dagli ordini sia interni (+0,4% la variazione congiunturale) che esteri (+2,3%), dopo il rallentamento registrato nello scorso trimestre. In questo contesto l’occupazione, che reagisce in ritardo rispetto alle dinamiche produttive, presenta segnali di stabilità con tassi d’ingresso e di uscita molto vicini tra loro. In miglioramento le aspettative degli imprenditori industriali per la domanda estera, mentre sono negative le aspettative per l’artigianato anche se in avvicinamento all’area positiva. In calo le aspettative degli industriali sulla produzione e ancora negative quelle dell’artigianato ma, anche in questo caso, in avvicinamento all’area positiva.

 

Marco Bonometti Presidente di Confindustria Lombardia

Nel terzo trimestre 2018 si registra un indebolimento congiunturale della produzione industriale (-0,4% destagionalizzato) che porta ad un rallentamento della crescita tendenziale al +2,3% (contro il +3,7 e +3,9 primi due trimestri). Considerando la media complessiva dei primi tre trimestri (+3,4%) la crescita è quasi in linea con la media del 2017. Per le aziende artigiane manifatturiere il dato congiunturale rimane positivo (+0,1% destagionalizzato), ma si registra una decelerazione sia per il risultato tendenziale del singolo trimestre (+1,4%) sia per la media dei primi tre trimestri (+2,1%).  L’indice della produzione industriale, flette leggermente a quota 110,6 (dato destagionalizzato, base anno 2010=100) mantenendo lo scarto dal massimo pre-crisi (pari a 113,3 registrato nel 2007) sopra i 2 punti percentuali. Per le aziende artigiane l’indice della produzione è a quota 98,2 (dato destagionalizzato, base anno 2010=100), ancora sotto quota 100.

L’andamento dei settori e delle imprese

Da un punto di vista settoriale, il terzo trimestre si chiude con un risultato complessivamente positivo della produzione che mostra una contrazione solo per l’abbigliamento (-3,5%), i mezzi di trasporto (-1,5%), le pelli-calzature (-1,4%) e la carta stampa (-0,3%). Tutti gli altri settori sono in crescita, con variazioni più consistenti per la meccanica (+4,2%), il legno-mobilio (+3,9%), minerali non metalliferi (+2,4%) e la chimica (+2,1%). Con incrementi inferiori, ma comunque significativi, si trovano la gommaplastica (+1,9%), il tessile (+1,7%), gli alimentari (+1,3%) e le industrie varie (+1,1%). Quasi stazionaria la siderurgia (+0,1%).

Il dato medio generale nasconde andamenti differenziati fra le imprese: rimane oltre il 50% per l’industria la quota di aziende in crescita (52%), con quelle in contrazione salite al 33% e le stazionarie ferme al 15%. Nell’artigianato scende sotto il 50% la quota di aziende in crescita (45%), con quelle in contrazione salite al 30% e le stazionarie al 25%.  Il fatturato a prezzi correnti per l’industria cresce ancora su base annua ma con un leggero rallentamento (+5,1% la media dei primi tre trimestri), come anche rispetto al trimestre precedente (+0,4%). Lo sfasamento del fatturato rispetto alla produzione può essere dovuto sia all’aumento dei prezzi sia alla vendita di prodotti finiti presenti in magazzino. Per l’artigianato il rallentamento è più marcato con la variazione media dei primi tre trimestri al +1,9% e una contrazione congiunturale del -0,2%.

Gli ordinativi

Gli ordinativi provenienti dal mercato interno, dopo la flessione congiunturale dello scorso trimestre ritrovano il segno positivo (+0,4%). Positivo anche il dato su base annua (+2,9% la media dei primi tre trimestri) anche se in decelerazione rispetto allo scorso anno. Lo stesso fenomeno si osserva per il mercato estero (+2,3%), il quale però ha registrato solo uno stop congiunturale nello scorso trimestre. Anche in questo caso il dato medio dei primi tre trimestri è positivo (+5,5%) ma inferiore a quello dello scorso anno. La quota di fatturato ricavata dalle esportazioni dall’industria sale al 40,7%. Le imprese artigiane rafforzano la svolta congiunturale negativa per la domanda interna (-1,3%) associata ad una decelerazione tendenziale (-0,5%). Rimane positiva invece la domanda estera che mostra un incremento congiunturale (+0,8%) associato a una crescita media dei primi tre trimestri del 2,0%. Il canale estero per le imprese artigiane svolge però sempre un ruolo marginale, con la quota sul fatturato totale ferma al 7%.

L’occupazione

L’occupazione per l’industria presenta un saldo quasi nullo (+0,1%), a causa della convergenza tra un tasso d’ingresso in diminuzione (2,1%) e un incremento delle uscite (2,0% il tasso d’uscita). Considerando la variazione congiunturale al netto degli effetti stagionali, il risultato diviene più positivo (+0,3%). In flessione il ricorso alla CIG, con una quota di aziende che dichiara di aver utilizzato ore di cassa integrazione al 4,8% e la quota sul monte ore sotto l’1% Anche nell’artigianato il saldo occupazionale è molto vicino allo zero, ma si posiziona in territorio negativo (-0,2%) a causa di un rallentamento del tasso d’ingresso (2,1%) e un aumento del tasso di uscita (2,3%); al netto degli effetti stagionali i livelli occupazionali rimangono invariati rispetto al trimestre precedente. Anche per gli artigiani il ricorso alla CIG appare in rallentamento, con una quota di aziende che dichiarano di avervi fatto ricorso che scende all’1,9% e la quota sul monte ore allo 0,3%. Le aspettative degli imprenditori industriali sulla produzione sono in peggioramento come anche quelle relative all’occupazione, pur rimanendo entrambe in territorio positivo. Migliorano, invece, le aspettative sulla domanda sia per il mercato interno che per l’estero, con quelle per il mercato interno prossime all’ingresso in area positiva.

L’analisi

Le peculiarità del terzo trimestre, inficiata da un elevato grado di stagionalità che anche le più sofisticate tecniche statistiche riescono solo in parte a domare, non facilitano di certo la lettura dei segnali che provengono dall’economia. Un criterio di salvaguardia consiste nel fare riferimento alla media dei primi tre trimestri dell’anno. In quest’ottica, i segnali di rallentamento della produzione manifatturiera vengono confermati, anche se ridimensionati nella loro intensità. Il rallentamento risulta assai diffuso fra i settori e le imprese e riguarda la triade produzione-fatturato-ordini, anche se ancora una volta vale pena sottolineare la maggiore difficoltà registrata dagli ordini interni rispetto a quelli esteri. Questa dinamica per certi versi presenta aspetti paradossali. Infatti, la dinamica del mercato del lavoro rimane positiva e nonostante ciò la crescita della domanda interna risulta bloccata, soprattutto a causa della scarsa vivacità dei consumi. L’altro paradosso riguarda le esportazioni che risultano in ripresa, nonostante il commercio internazionale presenti alcune battute d’arresto. Le aspettative degli imprenditori puntano ad una ripresa congiunturale per il prossimo trimestre per la domanda estera in particolare, mentre flettono per la produzione compatibilmente con una decelerazione del tasso di crescita annuale della produzione industriale. Questo quadro congiunturale rafforza i timori per l’evoluzione in corso dell’economia lombarda che in parte riflette quelli riguardanti l’economia mondiale, dominati dai rischi al ribasso che incombono sul commercio internazionale e dalle turbolenze che potrebbero caratterizzare i mercati finanziari.

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