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Sps Parma 2019: formazione e competenze al centro della più grande manifestazione dell’industria italiana

di Piero Macrì ♦ Dal 28 al 30 maggio  la rassegna  organizzata da Messe Frankfurt Italia. All’interno della Fiera di Parma un vero e proprio distretto 4.0 in cui aziende, pmi, università e studenti  possono confrontarsi con il futuro della manifattura

Per garantire la competitività dell’industria manifatturiera è obbligatorio cambiare, portando nel mondo del lavoro le professionalità associate alla trasformazione digitale. E’ questo il messaggio che arriva da Messe Frankfurt Italia, che ha deciso di dedicare l’edizione 2019 di Sps Ipc Drives (Fiera di Parma, 28-30 Maggio) al tema delle competenze e della formazione, coinvolgendo in prima persona il mondo della scuola e dell’istruzione industriale e scientifica così come associazioni di categoria e Fondazioni. Un tema, quello della formazione, che si svilupperà nell’area District 4.0 appositamente dedicata alla trasformazione ed evoluzione del settore al cui interno verranno presentati casi applicativi di automazione avanzata e digitale, di robotica e meccatronica con momenti didattici in aula e il coinvolgimento di partner accademici. Ecco le riflessioni e affermazioni più significative che Industria Italiana ha raccolto nel corso della presentazione della IX edizione del più importante evento dedicato al settore manifatturiero e all’automazione industriale.

 

Francesca Selva, vicepresidente marketing di Messe Frankfurt Italia

Francesca Selva, Messe Frankfurt Italia: necessario estendere conoscenza 4.0

«Per cavalcare il 4.0 e la digitalizzazione degli impianti vi è la necessità che tutti comprendano come funzionano questi processi. È questo il motivo per cui abbiamo deciso di creare all’interno della Fiera un vero e proprio distretto 4.0 in cui aziende, pmi, università e studenti, possano confrontarsi con il futuro industriale», spiega Francesca Selva, vicepresidente marketing di Messe Frankfurt Italia. «Le aziende – aggiunge Selva – hanno bisogno di tecnici specializzati ed è quindi importante che i ragazzi comprendano le dinamiche del mondo del lavoro di oggi». Quanto affermato da Selva è rivelatore di un fenomeno che nel corso di questi anni ha assunto una dimensione sempre più evidente. In Italia, domanda e offerta del lavoro viaggiano su binari paralleli. E non si incontrano. Più e più volte nel corso dell’anno sono apparsi su giornali nazionali e sulla stampa locale articoli che hanno raccontato la storia di imprenditori con crescenti difficoltà nel reperire personale con competenze allineate alle nuove esigenze. Nella maggior parte dei casi non si tratta nemmeno di aziende che utilizzano tecnologia avveniristica, ma di realtà d’impresa dove esistono sistemi e macchine che rientrano nell’ordinario scenario di produzione degli anni duemila.

Le aziende del manifatturiero hanno fame di tecnici specializzati

Ai tempi di Industria 4.0 le aziende hanno difficoltà a reperire manodopera specializzata. Si cercano tecnici in grado di essere inseriti in contesti di fabbrica dove si richiede la capacità di gestire sistemi e impianti che rientrano nella dimensione dell’automazione industriale. Il messaggio che arriva da quanto discusso nel corso dell’evento di presentazione di Sps Italia 2019, è chiaro: il gap di competenze è un fenomeno diventato ormai strutturale che per essere risolto necessita di un sforzo sistemico. Un impegno che deve coinvolgere il sistema dell’istruzione, le aziende e tutto l’ecosistema di conoscenze che può essere messo in gioco da associazioni di categoria e operatori del settore. Ci si deve rendere conto che non siamo di fronte a un cambiamento ordinario, ma straordinario, perché stiamo vivendo gli effetti provocati da una vera rivoluzione industriale.

 

Marco Vecchio
Marco Vecchio, direttore di Anie Automazione

 

 

«Il tema delle risorse umane – afferma Marco Vecchio, direttore di Anie Automazione, è diventato centrale. Vi è la necessità di trovare giovani che siano competenti e allo stesso tempo dare la possibilità a chi già lavora di migliorare e adeguare il proprio know-how in termini di digitalizzazione e convergenza IT-OT. Serve, inoltre, migliorare la formazione primaria, nelle scuole superiori e negli istituti tecnici, e rendere più sinergico il rapporto scuola-lavoro. Come Anie, è poi nostra intenzione continuare a proporre iniziative in stretta collaborazione con Sps per aiutare le aziende a individuare competenze e risorse a sostegni della crescita del settore».

Largo ai giovani. Prevista la partecipazione di 2mila studenti delle scuole tecniche

Grazie al coinvolgimento di Fondazione Cariplo, l’appuntamento di Sps Italia 2019 vuole diventare un’opportunità di incontro tra imprese e istituti tecnici. In collaborazione al Politecnico di Milano, la Fondazione porterà in Fiera l’esperienza acquisita con il progettoSI-Scuola Impresa, iniziativa rivolta all’istruzione tecnico-professionale il cui obiettivo è fornire agli istituti tecnici industriali, attrezzature e strumentazioni di ultima generazione nonché formazione. SI-Scuola Impresa ha messo a disposizione 1.500.000 di euro, coinvolto 74 istituti statali e paritari a settore tecnologico e 150 presidi e docenti lombardi e della provincia di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola.

«A partire dal prossimo anno scolastico, gli studenti degli istituti tecnici potranno disporre di risorse allineate all’evoluzione tecnologica e le aziende avranno a disposizione diplomati con competenze adeguate alle loro esigenze. Una tappa indispensabile per rifondare il legame tra la scuola e il mercato del lavoro e ridare spinta a quell’istruzione tecnica che negli anni 90 ha guidato lo sviluppo industriale italiano», ha affermato Renato Cerioli, Presidente Cariplo Factory, braccio operativo della Fondazione che, forte dei risultati ottenuti con il progetto SI-Scuola Impresa, offrirà a 2mila studenti la possibilità di visitare la Fiera pianificando percorsi formativi dedicati all’automazione e al digitale.

 

Un momento del dibattito alla presentazione dell’ edizione 2019 di Sps Ipc Drives

 

Mettere in moto l’economia della conoscenza per ridare ossigeno al sistema

Il percorso verso la digitalizzazione delle imprese viaggia su due corsie preferenziali: quella dell’introduzione di nuova tecnologia abilitante – associata in primis al mondo dell’Intelligenza Artificiale, dell’Automazione, del Mobile, dell’Mobile, dell’Analytics e del Cloud – e quella relativa alla disponibilità di personale in grado di gestire e plasmare questa materia prima per portare in azienda una rinnovata produttività ed efficienza e, non ultimo, nuove idee. Su questi temi si è sviluppata una discussione variamente articolata.

«In un contesto in continua evoluzione, sempre più digitalizzato e interconnesso, cambiano gli ambienti di vita e di lavoro, i modi di comunicare e di interagire», aggiunge Eugenio Gatti, direttore generale Fondazione Politecnico di Milano. «Cambiano le nostre imprese, protagoniste di una nuova rivoluzione industriale, così come i nostri studenti. È quindi necessaria una riflessione attenta sulla formazione, non solo in termini di contenuti, ma anche di modalità di apprendimento. Una riflessione necessaria a tutti i livelli, dalle scuole secondarie agli istituti tecnico-scientifici, dalle lauree professionalizzanti a quelle magistrali. Due sono gli ingredienti: una solida competenza di base, sulla quale non possiamo fare sconti, unita ad esperienze laboratoriali, dove si impara sul campo ad affrontare i problemi secondo un approccio costruttivo. Sono investimenti necessari per tutte le strutture di formazione chiamate, in un’economia della conoscenza, a ridare ossigeno al sistema».

 

Sps Ipc Drives: la scorsa edizione
Non solo data scientist, è tempo di Smart Factory Workers

Ai tempi di Industria 4.0 serve restituire dignità al lavoro di fabbrica e alle nuove figure professionali emergenti dal mondo dell’automazione. Da quanto emerso dalla discussione appare chiaro che occorre ripensare i percorsi formativi: non esiste solo la futuribile professione del data scientist, o l’esperto di intelligenza artificiale e logica algoritmica, esiste uno spazio per tutti coloro che devono gestire e coordinare gli elementi produttivi che nascono dall’ingegnerizzazione di queste tecnologie. Per quanto si continui ad affermare che la new wave tecnologica sia destinata a ridurre il numero di occupati ovunque e comunque, la realtà ci dice che serviranno competenze qualificate oltre l’ordinario sia nella parte più alta sia nella parte più bassa dei processi.

E’ considerare il tutto come un’unicum che consentirà alle aziende di proiettarsi nel mondo della data production che sottintende la dimensione dell’Internet of Things. Esistono e continueranno a esistere profili di competenze complementari e non mutuamente esclusivi. Alto e basso sono destinati a coesistere, ciascuno con la sua specificità. Guru del machine learning e tecnici dell’ambiente di produzione sono e saranno essenziali per la sostenibilità dell’ambiente di lavoro.

Scuole secondarie e istituti tecnici, in epoca 4.0 serve una riqualificazione dell’istruzione

Nuove professionalità, verso l’alto e verso il basso, non potranno essere soddisfatte dai soli laureati, ma da una nuova generazione di nativi digitali che potranno affacciarsi al mondo del lavoro al termine del percorso formativo della scuola secondaria. Eppure, come ricorda Eugenio Gatti, «dal 1990, sul totale dei diplomati della scuola secondaria, gli allievi degli istituti tecnici sono passati dal 44% al 35%, mentre quelli dei licei sono saliti dal 30% al 45%». Il mondo iper-tecnologico deve avere una scuola al passo con i tempi, capace di formare high skill worker, verso l’alto e verso il basso. C’è spazio per tutti. Mai però avere la presunzione di essere arrivati. Si deve sempre tenere presente che il cambiamento è l’unica certezza. Una delle sostanziali differenze rispetto al passato è data, infatti, da una maggiore volatilità delle competenze, che nascono, si sviluppano e muoiono con cicli molto più brevi rispetto al passato.

 

Formazione, la grande assente

Il problema non riguarda soltanto l’istruzione, ma la formazione all’interno delle aziende, che in Italia è in larga misura assente. Secondo dati Ocse (vedi grafico sopra ) sono meno di un terzo i lavoratori italiani che ricevono una qualche forma di attività di formazione all’interno delle aziende. In Finlandia, Danimarca e Olanda la percentuale è del 75%. Tra i Paesi Ocse siamo in fondo alla classifica. Mai sottovalutare la posta in gioco, formazione e competenze sono decisive, perché un domani potremmo accorgerci di non avere più il capitale umano in grado di rendere sostenibile nostro futuro.

Il cambiamento è nella cultura e nelle competenze

Le imprese italiane, così come in tutto il mondo, sono nell’occhio del ciclone 4.0, una zona di calma piatta, ma solo all’apparenza, perché attorno ad essa si sviluppano forze che tendono a modificare in modo permanente lo scenario globale in cui siamo proiettati. Sono tempi di grandi opportunità per le imprese manifatturiere. E’ possibile cambiare i fondamentali del modo in cui si sviluppano, si producono e di distribuiscono i prodotti. La robotica conquista sempre più spazio all’interno del sistema fabbrica e l’espansione della digitalizzazione, fattore primario della rivoluzione 4.0, è premessa per una rinnovata produttività e competitività. Ma per essere protagonisti di questa nuova dimensione è indispensabile avere persone capaci di governare questa trasformazione.

 

robotica collaborativa
Robotica collaborativa

Robotica, comprendere l’evoluzione collaborativa

«La comparsa di tecnologie sempre più economiche, performanti e flessibili, basate sulla digitalizzazione, ha rivoluzionato l’ambiente industriale, portando alla nascita della Fabbrica Intelligente», afferma Alessandro Gasparetto, Professore Dipartimento Politecnico di Ingegneria e Architettura Università di Udine. «Una protagonista fondamentale di questa storica trasformazione è senza dubbio la Robotica, che in ambiente industriale trova la sua espressione più avanzata nei Cobot (Robot Collaborativi). I Cobot hanno sostituito al paradigma dell’automazione totale quello dell’interazione con gli operatori di fabbrica, permettendo così di affrontare l’automazione di processi estremamente complessi e, al contempo, di sfruttare la versatilità degli esseri umani, superando quindi la pura logica di sostituzione uomo-robot. Fra le attività svolte dal Comitato Scientifico di Sps vi è quella di individuare i trend attuali e futuri dell’automazione industriale, fornendo sia agli espositori che ai visitatori della Fiera le chiavi di lettura adeguate per comprendere l’evoluzione che stiamo vivendo nell’ambito industriale».

 

Alessandro Gasparetto, Professore Dipartimento Politecnico di Ingegneria e Architettura Università di Udine

 

E se gli imprenditori si interrogano sul futuro dei mercati, i lavoratori si interrogano su quel che sarà il loro futuro: saranno ancora i protagonisti della produzione o diventeranno solo comparse di una fabbrica iper-automatizzata? Come affermato da Fiorella Operto, della board of directors della School of Robotics, «robot e sistemi e dispositivi diffusi – governati da logiche algoritmiche di machine learning e, in senso più lato, dall’intelligenza artificiale – sono destinati ad automatizzare processi, non lavori. Detto in altro modo: la tecnologia aiuta a migliorare la produttività, ma il miglioramento della produttività si raggiunge solo grazie al contributo delle persone».

Predisposizione al cambiamento

Ecco, quindi, che la riconversione delle competenze professionali – nella prospettiva di una sempre più forte accelerazione di un’economia 4.0 – si rivela del tutto coerente e inevitabile nello scenario di cambiamento che si sta imponendo. Alle persone si vanno progressivamente richiedendo qualità e capacità creative, analitiche e decisionali, mentre capacità più ripetitive, associate a un modo di produzione tradizionale, vanno esaurendosi. Un fenomeno, quello appena descritto, ben evidenziato dall’Outlook 2022 sulle competenze prodotto dal World Economic Forum, ovvero competenze emergenti versus competenze in declino.

 

 

Re-skilling in 4.0

Il piano Industria 4.0 ha avuto il pregio di favorire tutta una serie di leve a livello fiscale, e senza dubbio ha contribuito ad accelerare la ripresa, permettendo un ammodernamento più esteso del settore, con ricadute positive in termini di riqualificazione e re-ingegnerizzazione della produzione. Ma i risultati e le performance nascono essenzialmente dalla capacità imprenditoriale e da una visione strategica coerente con l’evoluzione dei mercati così come dalla consapevolezza che una qualsiasi attività deve necessariamente essere sostenuta da una continua ricerca e sviluppo delle competenze. Il cambiamento – come chiaramente emerso durante la giornata di presentazione Sps Italia 2019 – riguarda essenzialmente cultura e idee, che devono essere introdotte e diffuse in azienda metabolizzando nuove risorse da un sistema di istruzione qualificato e allineato alle esigenze 4.0 così come da re-skilling del personale esistente.

 

Un percorso tematico da qui a Sps Italia 2019

Nel corso dei prossimi mesi è previsto un percorso di avvicinamento a Sps. Quattro gli appuntamenti che si terranno, nella formula di tavole rotonde, a Cernobbio, Milano, Bologna e Torino e che saranno dedicati ai temi dell’innovazione di settori strategici per i territori e per il Made in Italy: dal tessile al fashion, dal pharma al food & packaging, dalla robotica all’automotive. Ciascuna tavola rotonda si articolerà in una prima parte tecnica dedicata alle case history e al confronto tecnologico tra produttori e utilizzatori e proseguirà nel pomeriggio coinvolgendo attivamente gli studenti al centro del progetto di Sps Italia 2019.

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