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Biesse mette il turbo in fabbrica: piattaforma Sophia e partnership con Accenture

di Marco dè Francesco ♦ Una case history su una media azienda industriale del Quarto Capitalismo, digital transformation, Industria 4.0. Con una concreta e veloce ricaduta in termini di valore economico. Parlano Stefano Porcellini e Giuseppe La Commare. Utilizzata anche Microsoft Azure. Mentre a Piazza Affari…

Non si è limitata al mero acquisto di software e macchine interconnesse. La Biesse di Pesaro, leader nella tecnologia per la lavorazione di legno, vetro, pietra, plastica e metallo (circa 700 milioni di giro d’affari), e quotata in Borsa nel segmento Star da giugno 2001, quanto a digital transformation ha fatto le cose in grande. Si è dotata, grazie alla partnership tecnologica con Accenture, colosso del consulting sempre più orientato al digital, di una propria e specifica piattaforma di industrial Internet of Things, SOPHIA, che consente a Biesse di abilitare i propri clienti ad una vasta gamma di servizi per la gestione e l’ottimizzazione delle macchine e dei processi correlati.

La soluzione si basa su Accenture IoT Connected Platforms as a Service (CpaaS) sviluppata su Microsoft Azure. A regime, SOPHIA connetterà e renderà intelligenti oltre 20mila macchine. Industria Italiana ne ha parlato con i protagonisti, il managing director del Gruppo Biesse Stefano Porcellini e il managing director, industrial & travel lead Accenture Giuseppe La Commare. Si tratta, in buona sostanza, di analizzare il caso dell’evoluzione tecnologica di un’azienda medio-grande del Quarto Capitalismo, realizzata secondo la logica della piattaforma. L’azienda, peraltro, ha performato molto bene in Borsa, raddoppiando il valore del titolo, passato da 20 a 40 euro circa negli ultimi due mesi.

 

Biesse interno stabilimento
Biesse interno stabilimento
Cosa produce Biesse

Fra i suoi prodotti, centri di lavoro a controllo numerico, centri di sezionatura per la produzione di pezzi singoli e di serie, calibro levigatrici, centri di finitura, levigatrici robotizzate, macchine con soluzioni per il taglio a getto d’acqua e altro. Il Gruppo ha circa 4mila dipendenti nel mondo; con 8 stabilimenti produttivi, 34 filiali e 300 tra agenti e rivenditori selezionati, nonché clienti in 120 Paesi, punta molto sull’innovazione. «Innovare – spiega Porcellini – è nel nostro Dna. Lo facciamo per produrre i centri di lavoro più venduti al mondo; per introdurre nuovi standard tecnologici sul mercato; per progettare linee e impianti per la grande industria; e per creare soluzioni e software al fine di facilitare il lavoro dei nostri clienti». In effetti, il Gruppo investe 14 milioni di euro all’anno in ricerca e sviluppo; e ha depositato 200 brevetti.

 

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Biesse: ventro di lavoro CNC Rover

SOPHIA, la torre di controllo per le macchine Biesse

Si diceva che Biesse è un esempio di digital trasformation che ha coinvolto l’azienda nella sua interezza, e che pertanto si presta ad essere preso come spunto operativo per altre aziende. In Biesse l’idea era quella di integrare il modello di business, orientato al prodotto, con un approccio focalizzato sui servizi, migliorando customer service e customer loyalty, abbattendo i costi di garanzia e manutenzione nonché di raccogliere customer data in tempo reale. L’internet delle cose era la tecnologia ideale. «Le aziende – afferma Porcellini – producono i loro mobili con le nostre macchine, che costituiscono la loro fabbrica. Noi realizziamo le celle, le linee integrate con un supervisore che si collega con l’Erp del cliente. Grazie all’internet delle cose, stiamo andando a connettere tutte le linee produttive sparse per il mondo con una piattaforma, una sorta di torre di controllo grazie alla quale teniamo sotto controllo le macchine».

 

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Stefano Porcellini, managing director Gruppo Biesse

 

La piattaforma di IIoT (Industrial Internet of Things) si chiama SOPHIA, e come si è detto si basa su una tecnologia di Accenture sviluppata su Microsoft Azure. SOPHIA sta per “service, optimization, predictivity, human, innovation, analysis”, espressione che racchiude le potenzialità del sistema. In linea di principio, spiega Biesse, i nuovi servizi abilitati «includono diagnostica a distanza, analisi e manutenzione predittiva e analisi degli eventi di produzione che permetteranno all’azienda di ottimizzare la produzione dei suoi clienti. I sensori e i dispositivi sulle macchine consentono analisi approfondite, facilmente visualizzabili tramite dashboard per dispositivi mobili (Microsoft Power Business Intelligence). Ai clienti di Biesse viene data la possibilità di personalizzare i servizi ricevuti».

 

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SOPHIA, la piattaforma Industrial IoT

 

Per l’azienda il progetto SOPHIA consente ai clienti di generare maggiore valore da macchine, celle e sistemi. Nel contesto del piano industriale di Biesse, il progetto SOPHIA presenta gli obiettivi caratteristici della trasformazione digitale, verso l’Industry 4.0: si intende ridurre i costi di manutenzione, perseguire maggiori ricavi e profitti dal software proprietario, analizzare i dati in tempo reale per trasformarli in informazioni utili, aumentare le conoscenze relative all’utilizzo delle macchine da parte del cliente, offrire servizi aggiuntivi (ad esempio contratti di manutenzione) e fornire informazioni utili alla ricerca e sviluppo per migliorare le macchine. Tutto ciò si può fare con SOPHIA, e tutto questo riassume gran parte del concetto di 4.0.

 

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SOPHIA, la piattaforma Industrial IoT
Un flusso di dati che aiuta sia Biesse che i suoi clienti. In particolare, la questione della diagnostica

Le informazioni provenienti dai sensori posti nelle macchine determinano più vantaggi. «Si pensi – afferma Porcellini – alle reportistiche relative agli indicatori di performance, per monitorare l’efficienza degli impianti. Ma anche alla possibilità di effettuare la manutenzione preventiva e predittiva, evitando il fermo macchine che per un’impresa rappresenta un costo molto rilevante. La diagnostica viene effettuata in remoto. Il sistema ci consente di “entrare” nella macchina e di intervenire in loco». L’azienda ha già consegnato 400 macchine intelligenti; ma a regime ne connetterà 3mila all’anno, per arrivare presto a 20mila. «Riceveremo milioni di report – continua Porcellini – per il vantaggio nostro e dei clienti». Per l’azienda, si tratta di un investimento significativo, pari a 8 milioni di euro in 4 o 5 anni. «D’altra parte – afferma Porcellini – noi sentivamo il desiderio di cambiare il paradigma del rapporto con i clienti».

Ci sono, secondo l’azienda, vantaggi significativi per i clienti nella trasformazione del servizio. Il tempo richiesto per il processo di diagnostica viene ridotto dell’80%; i tempi di fermo vengono diminuiti del 50%, visto che il tempo massimo impiegato per gestire un’istanza di arresto della macchina è di un’ora. E poi la piattaforma ha altri vantaggi. «Il termine “human” è per noi di peculiare importanza – afferma La Commare – perché si va nella direzione di aiutare l’operatore ad utilizzare la macchina. Quanto all’intelligenza artificiale, ci stiamo lavorando. Altro elemento di rilievo è che il cliente business di Biesse vuole utilizzare gli strumenti tipici del consumer: il tablet, lo smartphone. Ecco, i dati relativi al funzionamento degli impianti possono in effetti essere visualizzati dal cliente su questi device, e questo real time».

 

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Biesse, macchina per la lavorazione del vetro

Il ruolo di Accenture

Partner tecnologico per la creazione della piattaforma SOPHIA è Accenture, multinazionale di direzione strategica, e non solo, con sede a Dublino. Un colosso da 35 miliardi di dollari di fatturato e 425mila addetti impegnati in 120 paesi; di questi, 13mila lavorano in Italia. L’organizzazione interna si basa su cinque aree di business: strategy, consulting, technology, digital e operations. Combinando esperienza e competenze specialistiche in più di 40 settori industriali e in tutte le funzioni aziendali, Accenture opera all’intersezione tra business e tecnologia. La società è guidata dal 2011 dal francese Pierre Nanterme.

 

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Pierre Nanterme, CEO Accenture

 

Secondo La Commare «il caso di Biesse Group dimostra come sia possibile far evolvere modelli di business tradizionali, cogliendo le opportunità offerte dall’Impresa 4.0. Il progetto sviluppato insieme ci ha visto lavorare fianco a fianco per il lancio di una nuova linea di business per l’azienda, sviluppare business case e modello operativo, condurre un pilota e infine delineare la roadmap per il lancio. Il lavoro è iniziato circa un anno fa. L’ultimo passaggio è stato la creazione della piattaforma che peraltro consente a Biesse di essere sempre all’avanguardia nel lancio di nuovi servizi per i suoi clienti». Si diceva che SOPHIA è basata su Connected Platforms as a Service (CPaaS) di Accenture, la piattaforma aperta IoT utilizzata a livello mondiale. Secondo Accenture, l’architettura flessibile della piattaforma e i servizi IoT preconfigurati hanno consentito al team di ridurre la complessità e la durata complessive del programma utilizzando architetture, tecnologie e API precostruite e preconfigurate.

 

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All’interno dello showroom Biesse

Alla base di tutto, Microsoft Azure

Abbiamo visto che Accenture CpaaS, è sviluppata su Microsoft Azure, piattaforma cloud di software e servizi che Industria Italiana ha già trattato e che si può reperire qui. Si tratta di una piattaforma su cloud flessibile (permette l’allocazione di nuove risorse con l’evoluzione del business) e aperta (consente l’utilizzo di tecnologie già operative in azienda); consente all’azienda di realizzare il proprio progetto tecnologico e digitale “prelevando” dal sistema componenti già precostituite. Questi elementi costituiscono unità definite, e quindi hanno lo stesso valore, qualitativo e quantitativo, a prescindere dalle dimensioni dell’utilizzatore. In pratica, sia la Nasa che una Pmi possono attingere allo stesso serbatoio tecnologico.

Il Direttore Divisione Enterprise Services di Microsoft Italia Fabio Moioli l’aveva spiegata così a Industria Italiana: «In pratica con Azure si può disporre di una infinità di soluzioni tecnologiche già pronte – veri e propri “mattoncini” (ad esempio un algoritmo particolare, una certa capacità di processare dati, un modulo per gestire il blockchain) che consentono di sviluppare il progetto dell’azienda organizzando elementi già a disposizione». Insomma, la piattaforma SOPHIA è stata realizzata anche con in “mattoncini” di Azure.

 

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Biesse, fase di lavorazione

Prima della digital trasformation, la lean production

Dal 2007 Biesse Group si è organizzata secondo i principi della lean production per soddisfare al meglio il cliente: aumentare la qualità, garantire tempi di consegna certi e ridurre gli sprechi. I risultati non si sono fatti attendere: in dieci anni si sono registrati un incremento del 30% della produttività, una riduzione dei tempi di attraversamento e degli spazi impegnati del 50% e un calo dei difetti e delle rilavorazioni dell’80%. Biesse Group, insieme a Accenture, ha vinto il premio Best Business Transformation Award all’IoTS World Congress di Barcellona, che si è tenuto dal 3 al 5 Ottobre del 2017. Secondo l’azienda, il congresso «è il più grande evento per l’Industria IoT, dove si riuniscono oltre 250 professionisti ed esperti di settore, per confrontarsi e condividere conoscenze e competenze sull’IoT, spiegando come questo fenomeno innovativo stia interessando molti settori industriali».

Sempre secondo l’azienda, «presentata da Accenture come case history di successo nell’Industrial IoT transformation, Biesse vede riconosciuta su scala mondiale la sua propensione al cambiamento grazie alla capacità di creare innovazione attraverso soluzioni integrate, che consentono di produrre meglio, di più e a costi inferiori». Secondo il Direttore Innovazione BiesseGroup Paolo Tarchioni il riconoscimento «dimostra il grande valore di SOPHIA, la piattaforma Biesse nata dal progetto IIot, e ci spinge a proseguire con solerzia nel piano di sviluppo intrapreso».

 

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Biesse, fase di lavorazione

 

Fondata a Pesaro nel 1969 da Giancarlo Selci, Biesse è quotata a Piazza Affari da 16 anni. Il Gruppo è strutturato in quattro settori di business: Biesse si occupa di tecnologie per il legno, rivolte sia al falegname che all’industria di comparto. Da qualche anno è presente nelle macchine per la lavorazione della plastica con soluzioni studiate ad hoc per un mercato in crescita. Intermac, dal 1987 si occupa di sistemi destinati alle aziende di trasformazione del vetro piano e della pietra e all’industria dell’arredamento, dell’edilizia e dell’automotive. Diamut crea miscele di diamante e legante personalizzate, utensili studiati sulla base delle esigenze del cliente e testati sul campo. Mechatronics infine è una unità di business specializzata nella meccatronica produce elettromandrini, teste a 5 assi, rinvii angolari e unità di foratura per centri di lavoro a controllo numerico. «I risultati al 30 Settembre confermano che nel 2017 Biesse ritoccherà ancora i record registrati negli esercizi precedenti, sia in termini di fatturato (avvicinandosi ai 700 milioni di euro), che di redditività (Ebitda intorno a 90 milioni)» – aveva affermato mesi fa Porcellini. D’altra parte, già nella terza trimestrale i ricavi consolidati avevano raggiunto, nei primi nove mesi del 2017, i 498,3 milioni, con un valore aggiunto di 209,5 e un Ebitda di 65,5. La situazione finanziaria risultava positiva per 9,2 milioni. Quanto all’andamento del titolo, nell’ultimo hanno ha fatto riscontrare un aumento del 100%, da 20 a 40 euro.

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