Siderweb prevede una stabilizzazione dei prodotti piani a caldo nei prossimi sei mesi

Per Emanuele Norsa, editor di Kallanish , «i dati internazionali relativi ai prezzi delle materie prime mostrano come questi stiano entrando in una fase di stabilizzazione, seppure continueranno a restare a quote elevate»

Dopo i tanti problemi causati dalla pandemia, il mercato europeo e italiano dei prodotti piani a caldo è diventato il protagonista della siderurgia nel Vecchio Continente e ha visto un aumento della produzione e dei prezzi. Un trend che, secondo Siderweb, è però destinato a fermarsi, con il settore che si stabilizzerà nei prossimi sei mesi.

«Se nel 2020 la produzione italiana di piani a caldo era diminuita del 16,2% rispetto al 2019 (attestatasi a 9,5 milioni di tonnellate), con un calo più marcato in concomitanza della prima ondata della pandemia, già a partire da novembre 2020 il settore ha ripreso a crescere. Una tendenza che si è consolidata in modo consistente», spiega Flavio Bregant, direttore generale di Federacciai – «nei primi cinque mesi del 2021: i piani sono cresciuti del 15,5% (+625mila tonnellate) rispetto agli stessi mesi del 2020. Un vero e proprio toccasana per questa produzione, tornata a maggio quasi a livelli produttivi pre-crisi. Questi, in Italia, hanno avuto forti cali nel 2020, quando l’automotive e le costruzioni hanno avuto contrazioni medie del 20%. Nel 2021 la crescita rispetto all’anno precedente è stata generalizzata, con punte d’incremento del 60% registrate nell’automotive e del 40% nelle costruzioni. Secondo le previsioni pubblicate a maggio da Eurofer nella seconda parte del 2021 solo le costruzioni saranno tornate ai livelli pre-pandemici, mentre gli altri settori utilizzatori manterranno un gap medio attorno al 10% rispetto al 2019».







Secondo Emanuele Norsa, editor di Kallanish e collaboratore di siderweb, «i dati internazionali relativi ai prezzi delle materie prime mostrano come questi stiano entrando in una fase di stabilizzazione, seppure continueranno a restare a quote elevate». Per far fronte a questa situazione, a livello globale sono state due le strade imboccate. «Assistiamo da questo punto di vista a un mondo spaccato in due. Da una parteabbiamo visto la chiara volontà di Cina e Russia di controllare i prezzi domestici limitando l’export; dall’altra parte l’Europa, che ha esteso la Salvaguardia, e gli Stati Uniti vanno in direzione opposta, con prezzi galoppanti. Inoltre, in Occidente la domanda di materie prime e prodotti finiti resterà alta e, vista la necessità di sopperire a una produzione domestica non ancora rientrata nelle quote del 2019, l’import resterà necessario. Nel contesto europeo dove l’Unione ha da pochi giorni prolungato il regolamento di esecuzione della normativa di Salvaguardia fino al 2024, questa situazione di mercato ha da un lato svantaggiato i distributori e dall’altro lato giovato ai produttori».

«Dal nostro punto di vista c’è un po’ di rammarico per l’estensione della Salvaguardia, perché questa scelta si è probabilmente basata sul trascorso di un’economia in una contingenza piuttosto debole, invece di guardare alle prospettive dei prossimi anni e alle maggiori disponibilità di prodotto necessarie a sostenere la ripresa. In Italia la produzione di coils non copre la domanda, soprattutto in una fase di crescita come l’attuale. Ci preoccupa anche la durata di questa estensione. Tre anni sono tanti. Confidiamo quindi in una revisione, tanto più in caso di modifiche della Section 232 degli Stati Uniti», commenta Andrea Gabrielli, presidente del Gruppo Gabrielli.

«Quello che abbiamo vissuto è stato un inizio anno eccezionale dal punto di vista dei prezzi e il livello raggiunto è stato inaspettato per tutti», ha sottolineato Alessandro Faroni, direttore commerciale coils di Acciaierie d’Italia. «Di conseguenza, sul mercato resta in tensione tutto il settore delle materie prime e le scelte di alcuni governi potrebbero contribuire a farli restare molto alti, con tutte le conseguenze del caso». Una realtà alla quale Acciaierie d’Italia ha saputo rispondere anche grazie alla nuova organizzazione aziendale. «La produzione del 2021 registrerà un incremento di circa il 50% rispetto al 2020».














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