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Cosmetica bio

Sempre più in salute la cosmetica del Belpaese: fatturato+2%, mercato interno in crescita dell’ 1,3%

Per questa industria particolarmente attenta alla ricerca e allo sviluppo si prevede per quest’anno una crescita della produzione del 2,6 per cento. A trainare il comparto le vendite online. Aal 14 al 18 marzo a Bologna la più importante fiera del settore

C’è un comparto dell’industria italiana che continua a crescere nonostante un generale rallentamento dell’economia. E lo fa in sordina: è la cosmetica, una delle specificità del Made in Italy che oggi vale circa 11,2 miliardi e, soprattutto, il 65% della produzione europea. Secondo Cosmetica Italia, l’associazione che riunisce le oltre 500 imprese che operano nel comparto, i lavoratori del settore sono circa 35mila, di cui il 54% donne. Il 2018 ha fatto registrare un incremento del fatturato del 2%, con una crescita dell’export del 3,6%. Oggi le esportazioni valgono il 43% del complessivo, ovvero 4,8 miliardi, con un saldo commerciale in attivo per 2,77 miliardi. Per il 2019 si stima una crescita della produzione del 2,6%.

La cosmetica è un’industria particolarmente attenta alla ricerca e sviluppo: la media di investimenti, infatti, è del 7% contro il 2% del resto del paese Ma il dato più notevole è che il 65% dei cosmetici consumati in Europa vengono prodotti in Italia, e soprattutto in Lombardia. Proprio nella regione settentrionale si verifica sempre più spesso il fenomeno dell’outsourcing, ovvero i grandi brand che preferiscono produrre qui i loro cosmetici. Non è un caso che la più importante fiera mondiale del comparto, Cosmoprof, si terrà a Bologna dal 14 al 18 marzo.

Il mercato domestico della cosmesi è cresciuto dell’1,3%. A trainare il comparto le vendite online, in aumento del 22% a 391 milioni. Il mass market, che rimane il primo e principale veicolo di vendita, cresce dell’1,1%. Calano le vendite dirette (-2% a 482 milioni) e le farmacie (-0,4% a 1,85 miliardi). Una tendenza da tenere in considerazione riguarda anche le superfici commerciali “miste” come ipermercati, che registrano un calo del 2,8%, mentre vanno molto bene gli spazi specializzati (+7%) e i negozi monomarca (+2,5%).

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