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Prendono forma i Competence Center, e Milano è in prima linea

di Laura Magna ♦ È lungo l’elenco delle imprese che partecipano al Made in Italy 4.0 – il Competence Center milanese – , in tutto 39: Adecco, Aizoon Consulting, Alleantia, Altair, Alumotion, Beckhoff automation, BIP, Bosch, Brembo, Cefriel, Comau, Consoft, CSMT, Ecole, Enginsoft, Fincons, FPT Industrial, GI Group, Hitachi Rail, Hyperlean, Ibm, Italtel, Kilometro rosso, Kuka, MBDA, Parametric Technology, Prima industrie, Reply, RF Celada, Rockwell Automation, SAP, SEI Consulting, SEW Eurodrive, Siemens, STMicroelectronics, Techedge, Tesar, Trust4value, Whirlpool.

Sono stati l’anello debole del Piano Industria 4.0. E ora vogliono diventarne il fiore all’occhiello. Stiamo parlando dei Competence Center, i Centri di competenza ad alta specializzazione dai quali si aspetta un contributo fondamentale al trasferimento delle tecnologie 4.0 nelle Pmi. Ma a che punto siamo? Sono usciti dalla fase di definizione dopo l’avvio tormentato, e soprattutto, saranno all’altezza delle aspettative, visto che da più parti si esprimono dubbi sulla loro capacità di rispondere alle finalità per le quali sono stati pensati? ( vedi Industria Italiana qui).

Tra i primi a partire, a metà 2019, sarà il Competence Center milanese del Made in Italy 4.0. Avrà sede all’interno dell’Innovation Center della Bovisa e vi parteciperanno 39 imprese, quattro università (Politecnico, Bergamo, Brescia e Pavia) e l’Inail. Per la sua realizzazione sono stati già investiti 20 milioni di euro tra infrastrutture, attrezzature e personale qualificato. Qui le pmi dell’intero Paese potranno apprendere le strategie e toccare con mano gli strumenti per trovare la propria via alla digitalizzazione. Del Competence Center milanese (e dell’istituto in generale) Industria Italiana ha voluto capire di più parlando con i protagonisti, ovvero Marco Taisch, docente della School of Management del Politecnico di Milano e di Sistemi di Produzione Automatizzati e Tecnologie Industriali presso lo stesso ateneo e Stefano Rebattoni, GM Global Technology Services di Ibm Italia, tra le leading industry del progetto.

 

Marco Taisch, docente della School of Management del Politecnico di Milano

Informare, formare, trasferire tecnologie: come Milano vuole centrare i tre obiettivi dei Competence Center

«Nel nostro focus ci sono i cyber physical system: mostreremo alle aziende come applicare le tecnologie digitali sull’intero ciclo di vita del prodotto, dalla progettazione all’ingegnerizzazione, alla gestione della produzione sino ad arrivare alla consegna del prodotto e alla gestione presso il cliente», esordisce Taisch. «Il primo obbiettivo è quello di fare awareness: ovvero informare le pmi su cosa sia il 4.0 e su quali siano le tecnologie su cui questa rivoluzione si basa», continua Taisch: «Il secondo obiettivo è la formazione, per insegnare alle imprese a maneggiare in maniera giusta le tecnologie. Infine, i competence center sono titolari dei progetti di trasferimento tecnologico, ovvero devono aiutare praticamente le imprese nell’adozione delle tecnologie. Questi tre livelli di operatività sono necessari perché il target sono tutte le imprese italiane, di qualsiasi dimensione e settore. E qualunque sia il loro livello di maturità rispetto alla digitalizzazione».

Bovisa, lo show-room delle tecnologie abilitanti

Il luogo in cui si svolgerà tutto questo  è uno spazio fisico dove le tecnologie sono visibili, un grande show-room, con i mattoncini del 4.0,  a disposizione per essere mostrati e utilizzati per fare formazione on the job e poi trasferiti. «Le aziende fruitrici potranno esperire le tecnologie come se fossero implementate. Qualcosa che somiglia a un punto vendita Ikea, dove si osservano le possibili ambientazioni e ci si fa un’idea del risultato finale; una volta che l’idea è chiara, si selezionano i pezzi necessari per costruire un ambiente produttivo ad hoc sulle proprie esigenze».  Nelle diverse isole dello show-room di Bovisa sarà possibile toccare con mano come funziona un cobot o quali vantaggi si possono ottenere con i sensori e con la manutenzione predittiva, o simulare un prototipo con il Cad tridimensionale e così via. «Si tratta di una struttura a moduli che è anche funzionale all’esigenza di poter rinnovare costantemente le tecnologie che nell’epoca del 4.0 evolvono alla velocità della luce così da evitare il rischio di diventare obsoleti in breve tempo, presente con una struttura meno snella», spiega Taisch.

Schema di Cyber Physical System (CPS), Courtesy Politecnico Milano

A favore delle Pmi di tutta Italia

Ancora, Made in Italy 4.0 è lombardo solo in quanto a sede ma è a disposizione di tutte le aziende italiane. «Sono investimenti che singolarmente ammontano a 15-20 milioni, dunque molto concentrati. Il Competence center lombardo, guidato dal Politecnico e specializzato sull’industria 4.0, è già attivo per le aziende disseminate lungo lo Stivale. Tutte possono rivolgersi a noi in caso vogliano acquisire una consapevolezza relativamente alla trasformazione in chiave 4.0. Saranno invece gli Innovation Hub, che hanno una strutturazione territoriale, a orientare le imprese delle diverse aree geografiche verso quei Competence Center in grado di offrire le competenze necessarie alle trasformazioni richieste», spiega Taisch. «Made in Italy 4.0 si metterà in rete con i Digital Innovation Hub, con i punti di impresa digitale delle camere di commercio e tutte le infrastrutture sul territorio che possono contribuire a far arrivare alle pmi quello che a Bovisa sta accadendo», continua Taisch.

 

Il coinvolgimento dei sindacati

Il Competence Center di Milano intende inoltre «coinvolgere sindacati che riteniamo sempre di più possano avere ruolo importante nel portare i lavoratori verso le attività di formazione. E sono benvenute tutte le altre aziende che vorranno aggiungersi», dice Taisch. Sono previsti, su un orizzonte temporale di tre anni, 5 milioni di euro in investimenti per la dotazione attrezzature hardware e software, 13 milioni di euro di personale, 11,5 milioni di euro di Finanziamento Mise, l’impiego di 10.050 persone per l’orientamento e 86.000 ore uomo di formazione, oltre a 390 progetti. Anche la struttura del personale sarà snella: pochi dipendenti e molte attività realizzate da coloro che sono in forze presso le università e le imprese partner.

Come risponderanno le Pmi?

E tuttavia, è troppo presto per valutare quale sarà la risposta da parte delle imprese destinatarie dell’offerta: «mi auguro che usino in massa i competence center perché è molto importante per loro: sono strumenti interessanti, sarebbe un peccato se non venissero utilizzati dalle aziende che dispongono di scarse competenze e budget ridotto. È per loro che sono stati creati, per ridurre la barriera all’ingresso di know how garantendo un avvicinamento dolce al 4.0. Tra l’altro questa del supporto alle piccole e medie imprese che sono preponderanti in tutta Europa è un’esigenza condivisa tra vari paesi: la strada intrapresa è decisamente quella giusta», afferma Taisch, che precisa: «i Competence Center sono al servizio di tutte le imprese, qualunque sia il loro livello di maturità rispetto al 4.0. E la casistica è varia: ci sono quelle che ancora non hanno compreso cosa sia l’industria 4.0 e per le quali bisogna fare orientamento, quelle che hanno bisogno di essere formate sulle tecnologie che hanno già individuato come necessarie alla propria trasformazione, e infine quelle più evolute che necessitano di un supporto diretto nei progetti. Questo fa il competence center: illustra, forma e trasferisce le nuove tecnologie a chi ne ha bisogno. è un’iniziativa molto guidata da imprese per imprese. Non è un’iniziativa teorica ma molto vicina a mercato e alle sue esigenze».

 

Cobot Kuka in azione. Una delle finalità del centro della Bovisa è spiegare l’utilizzo dei sistemi di automazione avanzata

Ibm tra i capofila industriali a Milano

E’ lungo l’elenco delle imprese che partecipano al Competence Center milanese, in tutto 39: Adecco, Aizoon Consulting, Alleantia, Altair, Alumotion, Beckhoff automation, BIP, Bosch, Brembo, Cefriel, Comau, Consoft, CSMT, Ecole, Enginsoft, Fincons, FPT Industrial, GI Group, Hitachi Rail, Hyperlean, Ibm, Italtel, Kilometro rosso, Kuka, MBDA, Parametric Technology, Prima industrie, Reply, RF Celada, Rockwell Automation, SAP, SEI Consulting, SEW Eurodrive, Siemens, STMicroelectronics, Techedge, Tesar, Trust4value, Whirlpool. Queste realtà hanno fornito software e hardware e hanno messo a disposizione 5 milioni in liquidità, ma il fulcro dello show-room della Bovisa saranno 12 use cases, cioè casi di uso, applicazioni reali delle tecnologie di Industria 4.0. E su questi casi il contributo di Ibm sarà cruciale.

«La nostra partecipazione al Competence Center di Milano rientra in un percorso coerente, iniziato due anni fa. Abbiamo abbracciato da subito la sfida e l’opportunità del piano governativo industria 4.0, fornendo una serie di contributi alla cabina di regia ma poi anche in termini di awareness e promozione sul mercato. Siamo autori di un white paper divulgativo, abbiamo fatto azioni sul territorio per rendere fertile il cambiamento in alcuni settori, in primis la manifattura, muovendoci tra Veneto, Piemonte, Lombardia e Regioni del centro-sud, per spiegare agli imprenditori locali perché industria 4.0 non è uno slogan ma una trasformazione necessaria; abbiamo collaborato con università e associazioni coonfindustriali», racconta Stefano Rebattoni, GM Global Technology Services di Ibm Italia.

 

Stefano Rebattoni, GM Global Technology Services di Ibm Italia

 

Un impegno che si spiega con l’evoluzione strategica di Ibm che è passata da System Integrator a Service Integrator, come fornitore di servizi e soluzioni per le imprese. «In Italia la Global Technology services, la divisione servizi infrastrutturali e tecnologici di Ibm, contribuisce per la metà al nostro fatturato locale. Se la sommiamo con i servizi applicativi, le due funzioni insieme rappresentano circa l’80% del giro di affari complessivo dell’azienda. Parliamo di servizi come il cloud, l’IoT, l’AI e la blockchain. Crediamo che la manifattura italiana rappresenti il possibile volano della ripresa del Paese e per questo ci siamo focalizzati sull’integrazione dei servizi a valore. Di questo rilancio, che deve coinvolgere pmi e pubbliche amministrazioni vogliamo essere protagonisti».

Virtual design, human centric manufacturing e manutenzione predictive: i plus di Big Blue

La partecipazione al Competence Center diventa così «un passo addizionale in un percorso che ci vede attivi da quando Industry 4.0 è stata introdotta in Italia», continua Rebattoni. «Partecipare al Competence Center ci ha dimostrato che anche in Italia è possibile fare sistema: costituire un centro pubblico-privato che possa effettivamente fungere da catalizzatore della quarta rivoluzione industriale era un passaggio necessario». Qual è stato dunque nello specifico il contributo di Ibm? «Abbiamo sviluppato il centro dal punto di vista concettuale e del design, insieme alle altre 38 imprese che ne faranno parte e nello specifico contribuiremo fornendo le nostre tecnologie: ambienti cloud, intelligenza artificiale e cognitive computing con la piattaforma Watson e soluzioni per l’IoT e Big Data. Soluzioni su cui opereremo in termini di prodotti e competenze, facendo ricorso a esperti che con la collaborazione di laboratori e centri internazionali di Ibm realizzeranno casi di uso con le aziende che siano interessate a implementare le nostre tecnologie. Dei 12 use case che saranno disponibili, 4 saranno realizzati anche grazie al nostro contributo».

Gli use case in cui IBM opererà sono il virtual design, grazie alla sua expertise nell’augmented reality; tutto ciò che concerne la intelligence worker assistance, per garantire la sicurezza sia della produzione sia dell’operatore; l’approccio dello human centric manufacturing, che mirerà a sviluppare le competenze relative alla robotica collaborativa e ai wearable devices; infine la manutenzione predittiva, che va dalla simulazione, al monitoraggio remoto di dati e macchinari, sia al fine di intervenire preventivamente in caso di guasti, sia per realizzare processi produttivi zero difetti. Sarà possibile, nello show room del Competence Center milanese, toccare con mano le potenzialità di Watson, la piattaforma di Big Blue per l’applicazione della Artificial Intelligence nei vari settori di industria. Piattaforma che sta andando verso la specializzazione per adeguarsi alle esigenze di singoli comparti industriali. «Se con Watson Financial Services aiutiamo le aziende a gestire regolamenti nuovi e in evoluzione e con Watson Health offriamo soluzioni complete che coprono l’intero ciclo di vita di un farmaco, con Watson IoT intendiamo coprire il settore industriale e manifatturiero attraverso soluzioni trasversali che riguardano i cicli di progettazione e produzione, l’interconnessione di prodotti e servizi e anche l’utilizzo di customer insight.»

 

IBMCognitiveVisualInspection2
IBM Cognitive Visual Inspection
L’ecosistema è il vero fattore abilitante

«Ancora, lavoreremo nell’ambito dei sistemi di riconoscimento immagini per le realizzazioni di controllo qualità e di riconoscimento audio per i sistemi produttivi, per cogliere in anticipo segnali di che indichino un problema imminente. Il controllo predittivo di manutenzione di qualità lo faremo su Ibm Cloud, con le nostre soluzioni di intelligenza artificiale e con un approccio da start up», dice Rebattoni. «Il concetto è quello del design thinking partecipativo, che noi arricchiremo con nostre esperienze già realizzate sul campo, portando un messaggio: per partire non servono grossi investimenti. Il cloud consente di approcciare il 4.0 con piccoli prototipi per poi scalare, think big, start small, scale fast. Sbagliando anche, almeno nelle fasi iniziali, per poi poter correggere il tiro e andare verso il migliore risultato per l’azienda che sta lavorando al progetto».

Con l’obiettivo finale di «incentivare la logica progettuale e l’adozione di questi strumenti, che vanno dal cloud alla cyber security, all’intelligenza artificiale. Un passo in più verso la quarta rivoluzione dopo la prima fase del piano governativo che ha premiato gli investimenti in macchinari. Oggi è necessario invece puntare su questo ecosistema che è il vero fattore abilitante perché oltre al rinnovo degli strumenti richiede una nuova mentalità e un nuovo approccio. E soprattutto è necessario sviluppare le competenze che sono il gap più grave da colmare, un problema forse più acuto in Italia, ma presente dappertutto.  Secondo un recente report del World Manufacturing Forum, infatti, il gap di competenze è indicato al primo posto come fattore inibitore di una brusca accelerazione tecnologica. Si tratta di una istanza che va indirizzata sia nel mondo dell’accademia, sia nell’ambito del lavoro.»

 

Il Pavillion di Porta Nuova a Milano diventerà il punto di aggregazione di Big Blue con aziende, partner e clienti. (photo by Paolo Del Forno)

 

 

Qualche mese prima dell’apertura del Competence Center, a ulteriore testimonianza del forte committment di Ibm, sarà inaugurata anche, nel primo trimestre del 2019, il Pavillion di Porta Nuova a Milano, l’edificio a fianco di piazza Gae Aulenti, che diventerà il punto di aggregazione di Big Blue con aziende, partner e clienti. «L’idea è di farne un luogo simbolo dell’innovazione e del progresso tecnologico in Italia. Ci saranno gli uffici Ibm, certo, ma soprattutto molte attività di co-creation, comunicazione e informazione. Un luogo di condivisione, con un piano terra dove tutti potranno entrare, conoscere, lavorare con noi sulle tecnologie che hanno la possibilità di cambiare questo Paese, con inevitabili collegamenti anche con le attività del Competence Center», conclude Rebattoni.

Le caratteristiche dei Competenze Center: enti pubblico-privati per un progetto di sistema

E mentre Milano si avvia a partire, ripercorriamo velocemente i passi che hanno portato i protagonisti di questa rivoluzione fino a oggi. Istituiti con il primo pacchetto Industry 4.0, i Competence Center hanno subìto un ritardo di un anno rispetto alla tabella di marcia, per problemi burocratici e di rimpalli tra enti pubblici. Hanno però poi preso la rincorsa tanto che, nel giro di qualche mese dalla pubblicazione del decreto attuativo a inizio 2018, ovvero a fine maggio, erano già in grado di esprimere valore, come testimonia la graduatoria  pubblicata giusto nell’ultimo giorno di attività di Carlo Calenda alla guida del Ministero dello Sviluppo Economico.

Si tratta di una struttura che rappresenta una novità assoluta nel panorama italiano, innanzitutto perché è un progetto di sistema in cui privati e pubblico uniscono le forze per dare il loro contributo allo sviluppo del Paese. Al centro del Competence Center ci sono due figure: da un lato l’Università, dall’altro la corporate e che mettono in luce la prima caratteristica distintiva di questa struttura. «Si tratta di enti giuridici autonomi dotati di una propria ragione sociale. Non sono laboratori di università ma soggetti pubblico-privati che svolgono la propria missione usando un finanziamento che per il 50% arriva dal Mise, secondo il piano industria 4.0 e per la restante metà dalle aziende», spiega Marco Taisch . «Si tratta di una novità interessante e rivoluzionaria, che cambia completamente la prospettiva con cui da sempre viene fatta innovazione nel nostro Paese». Dunque la formula standard con cui i Competence center vengono costituiti è con una Università (o un gruppo di atenei) come capofila e una serie di imprese fornitrici delle tecnologie che saranno messe a disposizione delle imprese. Le aziende hanno gradi di partecipazione diversi, in base all’impegno individuale.

La focalizzazione tematica

Un’altra caratteristica distintiva dei Competence center è la focalizzazione tematica. Ogni Competence center ha una specializzazione ed è accessibile a tutte le aziende sul territorio nazionale che siano interessate a quel settore. Per esempio il centro “Manufacturing 4.0”, il cui capofila è il Politecnico di Torino, insieme a partner industriali come FCA, General Motor, GE Avio, Thales Alenia, ha un focus su aerospazio, automotive e additive manufacturing.

“Made in Italy 4.0”, del Polimi si concentra invece sulle tecnologie per la fabbrica 4.0; “Bi-rex”, capeggiato dall’Università di Bologna e sostenuto anche dagli atenei di Modena, Reggio Emilia, Parma e Ferrara oltre che dal consorzio universitario Cineca, ha una forte specializzazione su temi di grande interesse per il mondo dei servizi: Smart city, logistica, big data, tracciabilità.

Il centro “Cyber 4.0”, guidato dall’Università “La Sapienza” di Roma è specializzato in cybersecurity. “SMACT”, capeggiato dall’Università di Padova e sostenuto da una rete di atenei del territorio (Verona, Venezia, Iuav, Trento, Bolzano, Udine, Trieste e altri) ha focus su agroalimentare, abbigliamento, arredamento e automazione.

Artes 4.0”, centro guidato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ma che riunisce anche la Scuola Normale Superiore, Università di Pisa, Università di Firenze, Università di Siena, e altri atenei ha il suo tema nel nome: Advanced Robotics and enabling digital TEchnologies & Systems 4.0.

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