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direttore Filippo Astone

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Nativi digitali, esperti in tecnologia, scarsi in soft skill

Secondo un ricerca commissionata da Dell Technologies la cosiddetta Gen Z ha fiducia nelle proprie capacità tecnologiche ma non altrettanto nelle competenze trasversali. Cinque generazioni condividono il luogo di lavoro: le aziende devono aiutare i dipendenti a trovare un punto d’incontro

L’ingresso della Generazione Z nel mondo del lavoro sta portando con sé una mentalità improntata alla tecnologia che spingerà ulteriormente le aziende nell’era digitale, ampliando potenzialmente il divario che separa le cinque diverse generazioni che attualmente convivono sui luoghi di lavoro. Secondo la ricerca svolta a livello mondiale da Dell Technologies a Dimensional Research, i post-millennial – coloro che sono nati dopo il 1996 e che sono noti come Gen Z – vantano una conoscenza approfondita della tecnologia e delle potenzialità che può avere per trasformare il modo in cui si lavora e si vive.

La survey, condotta su oltre 12.000 studenti della scuola media superiore e dell’università in 17 Paesi a livello mondiale, rivela come i giovani vedono la tecnologia e i lavori del futuro. Alcuni esempi: Il 98% ha utilizzato la tecnologia nel proprio percorso di formazione Il 91% dichiara che, in caso di proposte di lavoro, la tecnologia che un datore di lavoro può offrire fa pendere l’ago della bilancia. L’80% desidera lavorare con tecnologie all’avanguardia; di questi, il 38% è interessato a carriere nell’IT, il 39% vorrebbe lavorare nella cybersecurity e il 46% aspira a occuparsi di ricerca e sviluppo nel settore tecnologico. L’80% è convinto che la tecnologia e l’automazione potranno creare un ambiente di lavoro più equo evitando preconcetti e discriminazioni L’89% del campione riconosce il fatto che stiamo entrando nell’era delle partnership uomo-macchina: in particolare, il 51% è convinto che esseri umani e macchine lavoreranno insieme in team integrati, mentre il 38% considera le macchine come strumenti da utilizzare quando necessari.

Assenza di esperienza, potenziali gap generazionali

Anche se la maggior parte della Gen Z ha fiducia nelle proprie capacità tecniche, non lo è altrettanto rispetto alle cosiddette soft skill e all’esperienza che i datori di lavoro richiedono. Se infatti il 73% del campione valuta le proprie competenze tecnologiche come buone o eccellenti, il 68% ritiene di avere capacità di programmazione superiori alla media e addirittura il 77% dichiara di rendersi disponibile a fare da tutor a colleghi con minore esperienza tecnologica. Quasi tutti i neolaureati intervistati (94%) hanno più di una preoccupazione circa le future possibilità di impiego. Solamente la metà circa (57%) valuta buona o eccellente la propria formazione in termini di preparazione alla carriera. Il 52% si sente sicuro circa le competenze tecnologiche che i datori di lavoro desiderano, ma non su quelle non tecniche.

I professionisti più senior si sentono minacciati dai nativi digitali

Malgrado ciò, i professionisti più senior si sentono minacciati dai nativi digitali e temono che in futuro la maggior parte dei ruoli di leadership sarà occupata da loro; secondo un’altra recente ricerca di Dell Technologies, infatti, l’87% dei business leader teme che le rispettive aziende faranno fatica a offrire pari opportunità di impiego a generazioni differenti. Oggi che gli ambienti di lavoro contano anche fino a cinque diverse generazioni, le aziende devono aiutare i propri dipendenti a trovare punti di contatto, nell’ottica della creazione di una cultura digital-first. I team interfunzionali composti da persone con competenze complementari favoriscono lo scambio delle conoscenze e un nuovo approccio al problem solving. Stage, programmi di rotazione e altre opportunità per lo sviluppo delle carriere possono aiutare i giovani professionisti a fare esperienza e sviluppare soft skill sul lavoro. E i programmi di tutoraggio inverso possono aumentare le competenze tecniche presenti nell’intera organizzazione con la Gen Z a fare da guida.

L’elemento umano

Pur avendo dimestichezza con i dispositivi elettronici fin dalla nascita e nonostante siano cresciuti con i social media, la Gen Z aspira ad una maggiore interazione umana nell’ambiente di lavoro.Comunicare di persona (43%) è il metodo preferito per interagire con i colleghi seguito dal telefono (21%); SMS e app di messaging sono nell’ultima posizione della classifica delle preferenze del campione intervistato

· Il 75% si aspetta di imparare il mestiere da colleghi o altre persone – non online

· L’82% ritiene che i social media possano essere uno strumento utile nell’ambiente di lavoro

· Più della metà (53%) preferisce lavorare in ufficio anziché da casa e il 58% preferisce lavorare come parte di un team piuttosto che in modo indipendente

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