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Microsoft e beanTech per l’ innovazione invisibile dell’intelligenza artificiale

di Marco Scotti ♦ Per aiutare il processo di alfabetizzazione delle Pmi  il colosso di Redmond, nell’ambito di Ambizione Italia, ha lanciato assieme al digital enabler  un nuovo progetto per le Pmi. Academy Knownow offrirà, ad aziende e professionisti, opportunità di formazione su Dati e AI

«L’intelligenza artificiale potrebbe avere un impatto positivo sul pil dell’1% all’anno. L’Italia però è molto indietro rispetto alle altre aziende europee per quanto concerne lo sviluppo di progetti di AI. Da qui al 2020 avremo bisogno di 135.000 persone in più nel mondo ICT, ma non riusciremo in questo intento e ci troveremo di fronte a un paradosso: una disoccupazione giovanile elevata e una carenza di figure professionali di un certo tipo». Barbara Cominelli, Marketing and Operations Director di Microsoft Italia, certifica come l’intelligenza artificiale possa essere un ottimo grimaldello per rilanciare la crescita ma che, al tempo stesso, il nostro paese sia troppo indietro rispetto ai competitor continentali.

 

Barbara Cominelli, Marketing and Operations Director di Microsoft Italia

 

L’intelligenza artificiale

«Secondo uno studio elaborato da McKinsey – ci spiega Barbara Cominelli – l’impatto dell’intelligenza artificiale sul pil porterebbe a un incremento della ricchezza prodotta dell’1% all’anno. Ci sarebbe anche un impatto positivo dal punto di vista occupazionale, a patto di riuscire a riqualificare le persone che devono apprendere nuove competenze. In tandem con EY abbiamo condotto una survey per capire il grado di maturità delle imprese rispetto all’AI. Ebbene: nonostante l’80% di esse ritenga che sviluppare progetti di intelligenza artificiale sia tra le priorità della strategia aziendale, solo il 15% ha già sviluppato soluzioni concrete dopo una fase pilota, mentre la media degli altri paesi europei è del 32%. Siamo in ritardo rispetto alla media continentale nonostante ci troviamo di fronte a una grande opportunità. Il problema è culturale: il 60% delle imprese, infatti, non è in grado di operare un cambio di mindset dei processi produttivi.»

«A settembre di quest’anno abbiamo lanciato Ambizione Italia (vedi Industria Italiana qui) – ricorda Cominelli -,  partendo dalle scuole: si tratta di un progetto a tutto tondo che vuole migliorare la conoscenza della tecnologia promuovendo iniziative mirate. Ad esempio, facendo capire che le discipline Stem sono, in questo momento, un fantastico passe-partout per il mondo del lavoro. Da qui al 2020, infatti, avremo bisogno di 135.000 persone in più nel mondo Ict, ma queste richieste non saranno coperte e noi ci troveremo di fronte a un paradosso: un’alta disoccupazione giovanile e dei lavori che non vengono sfruttati per mancanza di competenze. Con beanTech abbiamo avviato un’accademia per offrire le competenze ad aziende e professionisti che serviranno alla nostra industry».

 

Elio Catania, presidente di Confindustria Digitale

Industria 4.0

Proprio l’innovazione rimane uno dei temi fondamentali nell’agenda di imprese, enti e politica. Perché la tecnologia tutta, e l’intelligenza artificiale in particolare, può far fare un salto qualitativo notevole alla nostra industria. È un tema molto caro al presidente di Confindustria Digitale, Elio Catania, che a Industria Italiana spiega come il tema del ritardo accumulato dal nostro rispetto agli altri paesi europei sia un problema sempre più drammatico. «Nel 2015 – spiega Catania – ci siamo finalmente accorti di quello che stava succedendo nella manifattura a livello continentale e ci siamo prontamente mossi. Ci siamo resi conto che serviva investire e abbiamo riportato la politica industriale al centro dell’agenda politica. E qualcosa è avvenuto. È stato creato il piano della banda ultralarga, che sta procedendo spedito e che ha portato connessione veloce anche in luoghi che prima non riuscivano quasi ad accedere a internet, e dall’altro lato è stato dato vita a Industria 4.0. Ora questo governo ha deciso di trascurare il Piano Calenda, e non è certo stata una bella pensata. Fortunatamente sembra che ora stiano ripensando incentivi e sgravi, hanno proposto aiuti per il cloud e riproposto l’iperammortamento, seppur un po’ depotenziato. Il governo sta comprendendo che quell’impostazione è centrale. Il programma 4.0 ha cominciato a funzionare perché per la prima volta il governo ha messo al centro l’impresa e l’innovazione».

In termini di singole tecnologie, dal 2016 a oggi la vendita di Industrial IoT è aumentata del 30%, quella di Industrial Analytics del 25, il cloud manufacturing del 35%, la system integration del 30, l’advanced automation del 20 e l’Advanced Human Machine Interface del 50%. Dal punto di vista dei dati finanziari, inoltre, le imprese che hanno deciso di investire in Industria 4.0 hanno ottenuto un incremento del fatturato del 9,8%, un aumento delle esportazioni del 5,3%, margini più alti del 9,7%, un calo del costo delle rimanenze compreso tra -20 e -50%, costi di manutenzione più bassi tra il 10 e il 40%, time to market ridotto tra il 20 e il 50%, tempi di fermo macchine diminuiti dal 30 al 50%.

 

Fabio Santini, direttore della Divisione Partner e Pmi di Microsoft Italia

L’offerta AI di Microsoft per le aziende

Il colosso di Redmond da tempo si trova ora di fronte a una nuova sfida: rendere visibile quello che non lo è e far capire alle imprese come le innovazioni tecnologiche di questi ultimi anni permettano di migliorare le performance. «Che cosa vuol dire costruire progetti di intelligenza artificiale – si chiede Fabio Santini, direttore della Divisione Partner e Pmi di Microsoft Italia – per le aziende? Fino ad oggi, l’innovazione è sempre stata riconoscibile e visibile: software nuovi, macchinari nuovi, sono tutte innovazioni immediatamente riconoscibili da tutti. Ma l’intelligenza artificiale rende invisibile l’innovazione, è più complessa da spiegare, e soprattutto non è tangibile.»

«Ci sono tanti “pezzi” diversi che compongono il risultato finale: si può intervenire sulla catena produttiva, sullo smart machinery, sui sensori; ma anche sull’ambiente circostante, con fattori esterni che condizionano la produzione. L’utente finale vedrà forse tutti i luoghi in cui si può aggiungere valore? No, ma chi l’ha adottata saprà esattamente dove è successo. Per permettere di aumentare la consapevolezza sull’intelligenza artificiale, e ridurre i timori ad essa collegata, Microsoft ha lanciato il concetto di Intelligent Edge, ovvero di un continuo interscambio tra il server e il cloud, dove avviene l’elaborazione dei dati. Ogni mese il nostro cloud esegue 500 milioni di predizioni. Adottare l’intelligenza artificiale non è complicato, ma bisogna modificare la cultura delle aziende, che si ostinano a pensare che sia una tecnologia sofisticata e difficile».

beanTech

Proprio per aiutare il processo di alfabetizzazione delle imprese sulla via delle nuove tecnologie, Microsoft ha lanciato un progetto insieme a beanTech (vedi Industria Italiana qui ). beanTech è un digital enabler che arriva dalla cosiddetta “manufacturing valley”, il nord-est del nostro paese, formato da tre regioni e due province autonome. Insieme queste zone rappresentano il 23% del pil e il 30% dei 900 miliardi di manifatturiero che ogni anno viene realizzato in Italia. beanTech «è un digital enabler – ci spiega il ceo Fabiano Benedetti – che collabora con vendor come Microsoft e DellEMC, con gli enti di ricerca come l’Università degli Studi di Udine, Trieste e Padova. Ci poniamo sul mercato con due modelli diversi: partner, per cui sviluppiamo percorsi condivisi insieme ai nostri clienti condividendo una road map; rapporto commerciale “tradizionale”, in cui portiamo le nostre competenze per migliorare la produttività delle imprese. » Benedetti aggiunge che «Ci troviamo in una fase di piena rivoluzione digitale che ha permesso di creare una nuova consapevolezza. La fase di Industria 4.0, a mio avviso, è terminata: è stata il “boost” che ha permesso di sfruttare gli incentivi. Ora arriviamo a una fase “4.1”, per cui le aziende si rendono conto che la digital transformation è un’occasione a prescindere dagli incentivi, muovendosi in una escalation che passa dal modello predictive a quello prescriptive».

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