direttore Filippo Astone

L’Università di Pisa punta sulla virtualizzazione per una crescita sostenibile del data center

Ateneo di antica tradizione, l’Università di Pisa evolve la propria infrastruttura ICT nel segno del software-defined data center. La nuova infrastruttura, basata anche su tecnologie di virtualizzazione VMware, prevede tre siti di produzione principali, a cui si aggiunge un quarto dedicato ai sistemi di ricerca e sviluppo, in configurazione di alta affidabilità e sicurezza. Con questa nuova architettura l’Università incrementa l’affidabilità e la disponibilità dei sistemi, oltre alla potenza di calcolo e alla disponibilità di storage. Il risultato è una migliore offerta di servizi agli utenti e sistemi più flessibili e facili da gestire per il personale IT.

La sfida

Sotto la guida del professor Antonio Cisternino – Delegato del rettore per l’informatica – i sistemi informativi sono al centro della trasformazione dell’ateneo, con un ripensamento delle infrastrutture a servizio della ricerca e dei sistemi amministrativi per circa tremila utenti, tra docenti e personale interno, e per oltre cinquantamila studenti. Sin dalla fine degli anni novanta le strutture dell’Università sono collegate da una rete proprietaria in fibra ottica. Nel corso degli anni,  su questa infrastruttura di rete sono stati costruiti una serie di data center minori, il che ha prodotto una certa frammentazione del patrimonio informativo dell’Università. Inoltre, il 90% dei sistemi IT dell’Università di Pisa erano basati su software open source.

La gestione del patrimonio informativo dell’Università rischiava di diventare troppo complessa e onerosa, soprattutto tenendo conto della difficoltà di governare la manutenzione dei sistemi open source. In Università sin dal 1998, Maurizio Davini è Chief Technology Officer presso l’Università di Pisa e il suo team è il braccio operativo per quanto riguarda la progettazione, l’esecuzione e la manutenzione delle reti e dei servizi IT. La scelta è stata quindi di creare tre silos informativi e tecnologici paralleli, in modo da garantire la massima flessibilità. Alle tecnologie open source sono affidati i sistemi dedicati alla ricerca e sviluppo. Per gli applicativi più critici la scelta è stata di muoversi verso architetture di classe enterprise, che prevedessero contratti di manutenzione, puntando su infrastrutture di virtualizzazione basate anche su tecnologia VMware. I sistemi di messaggistica e collaborazione, infine, prevedono l’utilizzo di applicazioni Microsoft.

 La soluzione

La PA ha l’obbligo di approvvigionarsi, per quello che riguarda le infrastrutture informatiche, attraverso le convenzioni CONSIP. La conferenza dei rettori, che funge da collettore delle diverse esigenze dipartimentali, ha reso disponibile una convenzione a cui l’Università aderisce e che dà accesso a un gran numero di tecnologie avanzate. In questo quadro l’Università ha acquistato un certo numero di server Dell in convenzione, utilizzandoli per costruire le nuove infrastrutture. La componente di integrazione è stata demandata al Partner VMware Assyrus, che ha lavorato in collaborazione con il personale interno, completando il progetto in meno di un mese.

Il nuovo data center ha permesso di avviare un rilevante consolidamento dei diversi centri di elaborazione dati che l’Università aveva distribuito nelle diverse sedi, passando a un un’infrastruttura che a regime avrà 4 data center ben identificati, tre di produzione enterpise e uno dedicato alle attività di ricerca e sviluppo. Uno dei nodi è un nuovo data center, collocato fuori città, a dieci chilometri di distanza, in una struttura di proprietà dell’Università.  Da questo modello infrastrutturale il team che gestisce i sistemi promuove la riprogettazione di una serie di servizi, sia dal punto di vista infrastrutturale, con nuove architetture di virtualizzazione e nuovi sistemi di supporto al calcolo per la ricerca, sia dal punto di vista applicativo, per quanto riguarda i software che sono a servizio dei processi amministrativi e tecnici dell’ateneo.

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