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L’industria della Difesa vale 13,5 miliardi e investe oltre il 10% in R&S

Uno studio di Ey presentato a Roma certifica un comparto in crescita, con ritorni attesi del 2,4%. Via libera al nuovo stanziamento da 13 miliardi contro future minacce

In Italia l’Industria della Difesa e dell’Aerospazio vale 13,5 miliardi di euro, esporta il 70% della produzione e occupa insieme all’indotto 160.000 persone. E sicuramente i numeri incoraggianti sono supportati da un grande impegno in R&S: infatti, con 1,4 miliardi di euro, il comparto Aerospazio e Difesa è il secondo nella Penisola per investimenti in Ricerca e Sviluppo – nonostante lo Stato dedichi alla difesa una quota contenuta del Pil (circa 1,5%).

A livello globale, il settore Aerospazio&Difesa è cresciuto, per ricavi e margine operativo, del 2,8% nel periodo 2012-2017 registrando una marginalità media (Ebit) attorno al 10,4% e le previsioni per il prossimo biennio sono positive con ritorni medi attesi in crescita (+2,4%) ed elevata dinamica di operazioni di m&a (288 operazioni nel 2017). Per l’economia europea l’A&D è un settore di valore significativo, con un volume d’affari di 93,7 miliardi di euro e 1,5 milioni di occupati. Nonostante la spesa per la difesa in Europa sia stabile le mutate priorità geopolitiche degli Usa e la Brexit possono porre le condizioni per una crescita.

Inoltre, grazie a uno stanziamento di 13 miliardi al 2027, il Fondo Europeo per la Difesa potrà offrire nuove risorse, che serviranno a contenere future minacce, con particolare attenzione ai cyber attacchi. Con questi nuovi pericoli, si evolve anche la domanda di sicurezza, con il mercato della cybersecurity in grande espansione: in Italia la spesa per il 2018 è stata stimata in 1,7 miliardi di euro, con una previsione di crescita di 3 miliardi al 2021; mentre a livello globale raggiungerà nel 2021 i 172 miliardi.

Sono questi sono i dati emersi dall’ultima indagine della società di consulenza Ey dal titolo “Difesa come volano di crescita dell’economia nazionale”. Tra i temi in agenda, l’impatto dell’attuale contesto geopolitico, cyber-warfare e nuove minacce ibride, effetti del digitale e impiego di armamenti di nuova generazione, utilizzo duale delle tecnologie, conversone della filiera nel segno dell’Industria 4.0, apertura ad altri settori innovativi e nuove competenze.

«Il settore Aerospazio e Difesa in Italia è composto da due top player e oltre 4.000 aziende medio-piccole – dichiara Donato Iacovone, amministratore delegato di Ey in Italia e managing partner dell’area mediterranea – Da qui l’importanza di integrare e coinvolgere l’intera filiera nel processo di trasformazione digitale. Una supply chain smart può permettere alle aziende del settore di fare il necessario salto di qualità ottenendo efficienza di spesa che può essere reinvestita in ricerca. Inoltre, la natura delle minacce cui la Difesa deve far fronte appare oggi mutata perché a quelle tradizionali si affiancano quelle non convenzionali e ibride, quali attacchi informatici (cyber-warfare), pressioni economiche, attacchi atti a colpire infrastrutture critiche o fonti di approvvigionamento energetico».

 

Elisabetta Trenta, ministro della Difesa

«A livello europeo – argomenta il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta – , emerge sempre più convintamente lo sforzo per favorire lo sviluppo di capacità militari, incentivando la collaborazione tra gli Stati Membri e stimolando Paesi e aziende a fare massa critica, capitalizzando soprattutto sugli strumenti recentemente introdotti, come ad esempio la Cooperazione Strutturata Permanente (Pesco). Questo insieme di novità delinea un quadro sostanzialmente nuovo che profila opportunità – ma anche rischi – che saremo in grado di valorizzare solo se coglieremo la portata dei cambiamenti in atto e saremo in grado di lavorare, con un approccio sinergico e sistemico, per favorire una nuova fase di sviluppo e innovazione tecnologica per l’Industria della Difesa che consolidi le capacità nazionali – concorrendo al processo di ammodernamento delle Forze Armate – e, al tempo stesso, rappresenti un’ulteriore opportunità di sviluppo per il Paese, sotto il profilo economico, industriale e dell’occupazione».

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