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La rotta di HPE per l’industria 4.0 vira verso l’ibrido e l’edge

di Stefano Casini ♦ Il colosso di Palo Alto si attende un aumento dell’elaborazione decentralizzata dei dati, e pertanto definisce una strategia coerente con la direzione del mercato. Parlano Stefano Venturi, e Paolo Delgrosso

 

Tre i pilastri della strategia di Hewlett Packard Enterprise – ora guidato da Antonio Neri – in tema di “Rivoluzione industriale 4.0”, quanto a tecnologie e soluzioni: Hybride IT, Intelligent Edge, e la sua divisione servizi PointNext. A illustrare piani di sviluppo, è Stefano Venturi, presidente e amministratore delegato di HPE Italia, nel corso dell’HPE Italian Summit 2018, che si svolge tra il 23 e 24 maggio a Milano. «Vogliamo essere leader nell’Hybride IT, l’Information technology ibrido, perché questa è la direzione in cui l’evoluzione tecnologica si sta sviluppando» rimarca Venturi, «puntiamo sull’Intelligent Edge, perché sempre di più la gestione del dato deve essere fatta in maniera “intelligente” ed evoluta», tant’è che secondo le stime di Idc il 43% dei dati globali nei prossimi anni sarà processato da tecnologie Edge, «e il terzo pilastro che completa il nostro tridente è rappresentato dalla divisione servizi PointNext, perché ogni tecnologia va progettata, collocata, implementata secondo le esigenze specifiche del cliente». In pratica, per utilizzare la tecnologia ibrida in modo efficace si mette a disposizione un nutrito team di esperti, che coinvolge le competenze di 25mila specialisti in 80 Paesi, capaci di occuparsi di più discipline.

Da qui a due anni, sensori e utenti web aumenteranno esponenzialmente. Si tratta di utilizzare l’immensa quantità di dati disponibili.

Venturi, di fronte alla platea dei partner e clienti di HPE Italia, fa il punto della situazione, imposta la “partita” da giocare, e traccia prospettive e linee di sviluppo future. «Stiamo già vivendo e dobbiamo, dovremo ancora di più in futuro, gestire la più grande rivoluzione tecnologica della storia, superiore a quella del World wide web, e a quella portata da piattaforme Social e Smartphone. Una grande rivoluzione, nel modo di fare Business, di captare le esigenze e la domanda della clientela, di produrre e organizzare l’azienda, una trasformazione che deriva ed è portata da un’immensa disponibilità di dati» sottolinea il manager, appena rientrato da Singapore, dove HPE sta realizzando la nuova Smart City della modernissima città-Stato orientale, anche con il contributo e le soluzioni del Centro di competenze HPE italiano. Gli utenti di Internet passeranno dai 3 miliardi e mezzo dello scorso anno ai 6 miliardi nel 2020, i sensori nel 2020 saranno 200 miliardi. Duecento miliardi di sensori che “parlano” sempre, senza soluzione di continuità, che raccolgono e inviano una quantità enorme di dati: chi sarà in grado di analizzare e correlare tutto ciò, rispetto al proprio Business, avrà una marcia in più rispetto ai propri concorrenti. È una competizione di conoscenze e competenze sia tecnologiche sia del proprio settore verticale.

Stefano Venturi, Corporate VP President e AD Hewlett Packard Enterprise Italia

HPE punta alla leadership quanto alla capacità di abilitare le aziende ad utilizzare i nuovi scenari

«Abbiamo oggi una grande opportunità» spiega il presidente e amministratore delegato di HPE Italia : «Essere gli “abilitatori” del nuovo, coloro che possono mettere le aziende nelle condizioni di evolvere secondo le tendenze tracciate dallo sviluppo tecnologico, che mai come nella nostra epoca influenza anche lo sviluppo dei mercati, e dei risultati, di ogni settore». E indica gli obiettivi sul campo: «vogliamo proporre le migliori architetture Hi-Tech che raccolgono, aggregano, analizzano, correlano tra loro questi dati, li rendono intelligibili in maniera economicamente sostenibile e veloce, in tempo reale, attraverso tecnologie nuove, che prima non esistevano. C’è un lavoro enorme da fare per i prossimi decenni, perché tutte le tecnologie applicate alle imprese sono in forte trasformazione e sostituiranno tutto ciò che sta velocemente diventando obsoleto e superato. Occorre investire in nuove tecnologie e nuove professionalità». Poi il numero uno di HPE Italia entra nel dettaglio delle varie voci che compongono lo scenario Hi-Tech.

 

Antonio Neri, Presidente e Chief Executive Officer di Hewlett Packard Enterprise

 

Con l’High Performance Computing, piattaforme sino a 64 Terabyte di memoria. In futuro, fino a 160

«Siamo stati i primi a investire nell’Hybride IT, sia in ambito tecnologico, sia come Know-how, competenze e specializzazioni», fa notare. In questo quadro, si colloca anche l’High Performance Computing, con le sue esigenze di raccolta e analisi dei dati sempre più ampie e consistenti. «Non a caso, per l’Eni abbiamo realizzato quella che è la più grande e potente piattaforma di calcolo al mondo per un’azienda privata. Un record mondiale» rileva Venturi, «e allo stesso tempo sviluppiamo soluzioni per realtà molto specifiche e innovative, come i Team di Formula Uno, e medie aziende che hanno esigenze particolari nel proprio settore di attività». Nel campo dell’High Performance Computing, a livello commerciale sono oggi disponibili sistemi e piattaforme con fino a 64 Terabyte di memoria interna e capacità di calcolo, ma nei laboratori HPE nei mesi scorsi sono stati messi a punto elaboratori e piattaforme con fino a 160 Terabyte di capacità di calcolo disponibile. Sistemi che saranno alla base dell’economia dei dati del futuro, e che già oggi trovano applicazione in ambito spaziale: la Nasa ha già installato a bordo delle proprie navicelle e stazioni orbitanti alcuni di questi super-computer targati HPE. Se in un prossimo futuro (si parla dei prossimi vent’anni) l’Uomo riuscirà a sbarcare su Marte, ad esempio, simili imprese si dovranno anche a “super cervelloni” con una enorme capacità di calcolo come quelli già oggi sviluppati da HPE. «Il Deep learning fa leva sull’High Performance Computing per identificare valore e relazioni all’interno di enormi quantità di dati. Tuttavia, i sistemi ad alte prestazioni di tipo tradizionale non sono in grado di reggere requisiti del genere» osserva il presidente e amministratore delegato HPE Italia, «mentre il modello HPE Apollo 6500 Gen10 System è stato realizzato su misura per permettere alle aziende di ogni dimensione di concretizzare i vantaggi del Deep learning nel modo più veloce possibile».

Il mercato premia la strategia HPE

E a dimostrazione che lo schema di gioco è quello giusto, Venturi illustra anche i recenti risultati di mercato: «Il secondo trimestre, appena concluso, del nostro anno fiscale, è andato meglio delle previsioni, siamo cresciuti del 10% a livello mondiale, nell’area che comprende l’Europa c’è stato un balzo del 18% del giro di affari, e stiamo crescendo sulle soluzioni nuove, sulle nuove tecnologie, sulle quali stiamo investendo molto. La strategia su cui stiamo lavorando per sviluppare Hewlett Packard Enterprise sta funzionando. I clienti, i partner, ci seguono. E ci seguono perché facciamo quello di cui hanno bisogno».

 

Paolo Delgrosso, Channel & Alliance Sales Director di HPE Italia

Sei opportunità di mercato per HPE

In tema di prospettive di sviluppo future, gli specialisti di HPE hanno individuato 6 macro-aree che promettono notevoli opportunità di Business per realtà come Hewlett Packard Enterprise (e i suoi concorrenti), 6 opportunità di mercato da cogliere del valore complessivo, a livello mondiale, stimato in 87 miliardi di dollari. «Tra queste, opportunità di mercato del valore di 20 miliardi di dollari si potranno sviluppare in servizi di consulenza e assistenza del tipo di quelli che l’azienda identifica all’interno della propria divisione PointNext» spiega Paolo Delgrosso, Channel & Alliance Sales Director di HPE Italia, «continuerà poi a essere fondamentale il settore dello Storage dei dati, nel quale HPE ha realizzato un +24% di risultati nell’ultimo trimestre a livello mondiale. Stimiamo poi in un volume pari a 6 miliardi di dollari le prossime opportunità di mercato per aggiornare o sviluppare nuove soluzioni di Data Center, e in 7,7 miliardi di dollari quelle collegate ai server di nuova generazione, tipo i server Gen 10». E, allargando lo sguardo allo scenario generale, Delgrosso rimarca: «Con le nostre soluzioni acceleriamo il Business delle aziende. Assistiamo i nostri clienti nell’utilizzo della tecnologia per ridurre il tempo necessario a trasformare le idee in valore. A loro volta, i clienti trasformano le industrie, i mercati e le vite delle persone. Alcuni dei nostri clienti utilizzano ancora ambienti IT tradizionali. La maggior parte è in fase di transizione verso infrastrutture sicure, adatte per il Cloud e Mobile-friendly. Molti si affidano a una combinazione delle due cose. In qualunque punto del percorso si trovino, noi forniamo la tecnologia e le soluzioni che li aiuteranno a raggiungere il traguardo dell’evoluzione digitale». Anche attraverso soluzioni e offerte con “costi a consumo”: con HPE GreenLake Flex Capacity, i clienti possono sfruttare un sistema in stile Cloud per pagare l’infrastruttura on-demand che utilizzano, avendo a disposizione risorse che vengono addebitate solo nel momento dell’effettivo impiego.

Il Pil mondiale aumenterà di 15,7 trilioni di dollari grazie all’AI, ma i Cio sono ancora indietro nell’adozione delle tecnologie relative

In tutto questo processo e percorso, anche l’Intelligenza artificiale sarà di grande aiuto, e sarà un grande “abilitatore”. Non sostituirà il lavoro umano, le persone, ma le aiuterà a lavorare meglio, in maniera diversa e più efficiente, rispetto al passato. L’ormai non più fantascientifica A.I., ad esempio, , con le nuove soluzioni tecnologiche di HPE, trasforma la manutenzione aziendale da predittiva a prescrittiva. PricewaterhouseCoopers prevede un aumento del Pil globale pari al 14% entro il 2030, l’equivalente di 15,7 trilioni di dollari, come conseguenza della AI, che impatterà maggiormente sulla crescita dei livelli di produttività del lavoro e sulla domanda dei consumatori. Ma nonostante le enormi promesse della AI, le sue percentuali di adozione restano a oggi ancora basse. Secondo lo studio CIO Agenda Survey 2018 di Gartner, condotto a livello globale, il 4% dei Chief Information Officer ha già implementato tecnologie di AI, mentre il 46% del totale per ora ha solo predisposto piani per poterla adottare. I giganti Hi-Tech globali stanno investendo in maniera significativa nella AI, ma la maggior parte delle altre aziende fatica sia a identificare casistiche percorribili per l’uso della AI, sia a creare ambienti tecnologici capaci di supportare i Workload associati alla stessa. Di conseguenza, aumenta il divario tra i leader e coloro che si adeguano in ritardo. «HPE si trova nella posizione migliore per aiutare i clienti a mettere a frutto la AI nelle loro aziende, indipendentemente dal livello di adozione della stessa» spiega ancora il presidente e amministratore delegato HPE Italia: «mentre altri propongono solo componenti, noi forniamo soluzioni AI complete che vanno dalla consulenza strategica alla tecnologia su misura, dal supporto operativo fino a un solido ecosistema di partner per personalizzare la corretta soluzione AI per ciascuna azienda».

Dalgrosso e Venturi

 

 

 

Con l’AI, migliora la manutenzione e l’Ebit

Mentre la manutenzione aziendale predittiva si accorge della probabilità che un’apparecchiatura industriale sta per guastarsi, la manutenzione prescrittiva invece prevede, suggerisce e automatizza le azioni appropriate per risolvere il problema prima che possa provocare eventuali danni. Secondo McKinsey Global Institute, la manutenzione degli asset basata sull’Intelligenza artificiale può migliorare fino al 20% l’EBIT in comparti come per esempio le Utility elettriche, aumentando la produttività del capitale immobilizzato. Le nuove soluzioni HPE permettono ai clienti di esplorare, far evolvere e ampliare le applicazioni AI allineate alle necessità delle rispettive aziende e dei loro settori di attività, accelerando il Time-to-value. HPE ha introdotto una serie di soluzioni AI verticali, iniziando da HPE Digital Prescriptive Maintenance, che unisce servizi erogati da HPE Pointnext, come consulenza e implementazione, a tecnologie e architetture di HPE e partner selezionati. La soluzione raccoglie e assimila tutte le fonti pertinenti di dati presenti in azienda, compresi i dati in Batch e in Real-time provenienti da dispositivi IoT, dai Data Center e dal Cloud. Sfruttando sia Machine Learning supervisionato per la previsione dei guasti, e Machine Learning non supervisionato per il rilevamento delle anomalie, HPE Digital Prescriptive Maintenance in pratica prescrive e automatizza le azioni che evitano i guasti delle apparecchiature industriali e ne ottimizzano la produttività. HPE ha inoltre avviato il nuovo HPE Artificial Intelligence Transformation Workshop per aiutare le aziende a iniziare velocemente le attività di identificazione delle casistiche di utilizzo della AI allineate alle loro priorità di Business. In questo Workshop altamente interattivo della durata di un giorno, gli esperti di AI di HPE Pointnext lavorano al fianco dei responsabili delle decisioni tecnologiche e di Business del cliente per determinarne le esigenze che riguardano dati e Analytics, così da creare un piano su misura capace di accelerare la fase di esplorazione e sviluppo dell’Intelligenza artificiale applicata all’azienda.

Per HPE, con le nuove tecnologie migliorerà anche la produttività italiana

«L’Italia ha sempre un forte problema di produttività, rispetto ad altri Paesi concorrenti» rileva Marco Taisch, docente del Politecnico di Milano e della School of Management Manufacturing Group, partecipando all’HPE Italian Summit 2018, «e le nuove tecnologie possono aumentare la produttività dei lavoratori e l’efficienza delle aziende. Per cui, ottenendo maggiore produttività attraverso l’innovazione, non si cancellano ma anzi si rafforzano e si aumentano i posti di lavoro e la centralità degli operatori. Certo, un lavoro che cambia rispetto al passato, che va ri-formato, in linea con l’Industria 4.0 e ora, sempre più, con l’Impresa 4.0».

 

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