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La Cina è Ansaldo Energia

di Piero Macri♦È di oltre 400 milioni di euro il valore degli impianti  a turbina a gas finora consegnati  al Paese. La storica azienda è la prima Lighthouse Plant riconosciuta dal Mise, membro del competence center ligure Start 4.0, socio del Cluster Fabbrica Intelligente. Il cdo Luca Manuelli ci spiega come intende proseguire sulla strada della digital transformation

Grazie alla collaborazione con Shanghai Electric, azionista al 40% di Ansaldo Energia, la Cina diventa la nuova terra di conquista per le turbine a gas dello storico gruppo industriale italiano. Sono oltre 30 i sistemi a tutt’oggi consegnati per un valore totale di oltre 400 milioni di euro. E’ questo un risultato che testimonia il ruolo da protagonista che l’azienda ha assunto nella modernizzazione e sviluppo delle infrastrutture energetiche del gigante asiatico, una vera e propria corsa che ha subito un’accelerazione con gli accordi siglati a partire dal novembre scorso.

Il primo corrisponde a una commessa del valore di 60 milioni di euro per la fornitura della prima turbina a gas di classe H GT36 destinata alla centrale cinese di Minhang di proprietà di Spic (State Power Investment Company), una delle cinque più grandi utility elettriche in Cina; il secondo nasce nell’ambito dell’intesa commerciale Italia-Cina, ha un valore da 25 milioni di euro e prevede la realizzazione di una turbina per l’acciaieria Bengang di proprietà di Benxi Steel Group. La partnership con Shanghai Electric crea quindi l’opportunità di vendere i propri prodotti in uno dei principali mercati globali per la generazione di energia. Gli accordi hanno però una valenza più ampia e si estendono alla collaborazione tecnologica con la State Power Investment Corporation, azionista di maggioranza di China United Gas Turbine Company (Ugtc).

 

Luca Manuelli, chief digital officer di Ansaldo Energia

 

«La nostra capacità di progettazione, ingegneria e collaudo consentirà a Uctg di sviluppare autonomamente la produzione locale di turbine a gas heavy-duty», afferma Luca Manuelli, chief digital officer di Ansaldo Energia. «Da un punto di vista strategico la collaborazione riveste un’importanza davvero rilevante poiché implica la realizzazione della tecnologia di riferimento per accelerare il processo di trasformazione di molte delle centrali a carbone, utilizzando tecnologia d’avanguardia caratterizzata da elevata efficienza produttiva associata al più basso impatto ambientale».

Da quanto emerso dall’incontro di Industria Italiana con il manager di Ansaldo Energia, l’innovazione tecnologica e l’acquisizione di maggiore competitività sono ormai largamente dipendenti dall’integrazione del digitale. Quest’ultimo trova applicazione sia nei processi e prodotti core associati alla power generation, sia nell’ambito di progetti che riguardano interventi sul territorio. Prima Lighthouse Plant riconosciuta dal Mise, membro del competence center ligure Start 4.0, socio del Cluster Fabbrica Intelligente, Ansaldo Energia è infatti coinvolta attivamente in iniziative che riguardano il monitoraggio del nuovo ponte Morandi e la realizzazione del digital twin del porto di Genova. Esempi che dimostrano come il know-how industriale possa essere esportato e reintepretato per dare vita a soluzioni diversificate in settori apparentemente distanti poiché l’obiettivo è contribuire a far diventare Genova un ecosistema intelligente a supporto di una rinnovata ripresa economica. Ma veniamo quali sono gli elementi rilevanti di novità.

 

Turbine a gas a complemento delle rinnovabili e in prospettiva la combustione a idrogeno

Le sfide con cui si sta confrontando Ansaldo Energia non sono poche. I concorrenti sono giganti globali e hanno il nome di General Electric, Mitsubishi-Hitachi e Siemens. Lo scenario energetico è molto impegnativo considerata anche la progressiva affermazione delle rinnovabili. Tuttavia, come spiega Manuelli, anche questo cambiamento presenta delle opportunità poiché la turbina a gas può diventare una tecnologia complementare, assicurando alle rinnovabili una piena erogazione energetica. «Le centrali saranno di fatto ibride poiché l’energia da fonti rinnovabili non è per definizione pianificabile; in questi impianti la turbina a gas consentirà un regolare carico di rete e un ciclo di produzione continuo».

L’altro fronte su cui si gioca il futuro del gruppo sono le centrali a idrogeno, una fonte di combustione che si annuncia molto competitiva in termini di impatto ambientale. «La nostra offerta tecnologica avrà in prospettiva un peso sempre più importante nel garantire un mix equilibrato di fonti di generazione diversificate. Importante, in questo senso, sarà la capacità di orchestrare processi per sfruttare al massimo una produzione energetica eterogenea». Una dinamica, quest’ultima, che si evidenzia anche con le attività italiane. Lo testimonia l’accordo con Edison che prevede un investimento di oltre 300 milioni di euro per il potenziamento della centrale di Porto Marghera. L’intervento, della durata di tre anni, prevede la realizzazione di una nuova turbina a gas che permetterà di raggiungere livelli di rendimento energetico che renderanno l’impianto del nord-est la centrale a ciclo combinato più efficiente in Europa.

 

Ansaldo Energia, lo stabilimento di Genova Cornigliano

La problematica logistica: Ponte Morandi, Gronda e Terzo Valico

Per Ansaldo Energia il drammatico crollo del Ponte Morandi ha avuto conseguenze logistiche che hanno limitato e continuano a limitare l’operatività del gruppo in quanto uno degli stabilimenti risiede in quell’area. Per fortuna, grazie all’importante investimento che ha permesso la realizzazione dell’impianto di Cornigliano si riescono oggi ad assemblare e spedire direttamente da Genova anche le turbine di grandi dimensioni. La criticità infrastrutturale di Genova rimane però un nodo da risolvere. Al di là del rifacimento del ponte c’è tutta la tematica che riguarda la realizzazione di un percorso connessione veloce est-ovest (la tanto discussa gronda) e il completamento del Terzo Valico.

«Quest’ultimo rappresenta un’arteria strategica per collegare Genova a importanti corridoi europei; è un’infrastruttura fondamentale che potrà essere una leva per lo sviluppo futuro del porto di Genova che deve diventare parte integrante delle traiettorie di globalizzazione. Il Terzo Valico consentirà di potenziare i collegamenti con le principali linee ferroviarie del Nord Italia e con il resto d’Europa e servirà a dare slancio a un territorio che è nodo commerciale industriale di rilevanza nazionale».

 

Start 4.0, i progetti IoT di monitoraggio del ponte Morandi e del digital twin del porto di Genova

Tutte le attività orientate all’innovazione tecnologica hanno ormai un unico denominatore comune: la digitalizzazione. Questa, calata all’interno delle attività di progettazione e realizzazione di turbine e impianti, apre prospettive tecnologiche in grado di fare evolvere l’offerta da quella tipicamente di prodotto a quella di sistema/servizio. Che la digitalizzazione sia una componente vitale per l’evoluzione industriale lo dimostra la partecipazione attiva di Ansaldo Energia alle iniziative che sono nate a livello nazionale e di territorio sotto la spinta del Piano Calenda.

L’azienda ha per esempio contribuito alla creazione di Start 4.0, il centro di competenza ligure per la sicurezza delle infrastrutture critiche. All’interno di questa cornice tecnologica, uno dei progetti in cui è attivamente coinvolta è il sistema IoT di monitoraggio del nuovo ponte Morandi. «Sarà un test molto importante in quanto in futuro potrà essere un sistema replicabile ad altre infrastrutture». Altro progetto di grande respiro economico e industriale in cui è coinvolta Ansaldo Energia è la realizzazione del digital twin del porto di Genova. «Saremo in grado di supportare lo sviluppo di un nuovo modello di porto che avrà la possibilità di utilizzare la tecnologia digitale per rendere più fluidi i processi, la capacità ricettiva e la movimentazione delle merci. Abbiamo iniziato adesso lo studio di fattibilità, si stanno aggregando partner pubblici e privati, centri di ricerca, università e fornitori di tecnologia». La prima release del progetto è prevista entro i prossimi due anni e si pensa di metter a punto una soluzione che possa essere esportata in altre realtà portuali, anche internazionali.

 

Impresa ed ecosistemi infrastrutturali 4.0.

Come superare o quanto meno confrontarsi con le sfide della globalizzazione e migliorare la competitività di un sistema economico caratterizzato da un tessuto basato prevalentemente da Pmi? «Si deve innanzitutto ragionare in una logica di filiera. Il piano Industria 4.0 ha dato i suoi frutti. Ora si deve iniziare a estendere la digitalizzazione a tutti i processi e le infrastrutture che determinano l’affermazione di un ecosistema funzionale alle nuove esigenze. E’ un tema tecnologico e di programmazione industriale, una sfida che necessita di un cambiamento culturale e di acquisizione e formazione di nuove competenze. Sono tante le leve su cui si deve agire, ma è l’unica strada attraverso la quale possiamo mantenere o consolidare la nostra competitività altrimenti il rischio è diventare soggetto passivo di un processo di concentrazione globale che sta già mettendo a rischio la sostenibilità della nostra industria. Il tema è la capacità di fare sistema-paese. Le grandi aziende come Ansaldo Energia ci stanno provando ma ovviamente lo possono fare in una logica di collaborazione con i diversi stakholeder, pubblici e privati».

 

 

Sono i fondamenti a cui si ispira il Cluster Fabbrica Intelligente, importante associazione riconosciuta dal Miur, presieduta oggi da Manuelli, che unisce oltre 300 tra imprese di grandi e medio-piccole dimensioni, università e centri di ricerca, realtà imprenditoriali e stakeholder del manufacturing avanzato. «E’ un segnale concreto dell’innovazione sviluppata in modalità collaborativa. Solo se siamo parte di un ecosistema collaborativo saremo in grado di coinvolgere le tante realtà che fanno parte del mondo della ricerca, delle università, del mondo della tecnologia, del mondo delle pmi e delle startup. Quello su cui stiamo lavorando è aprirci all’innovazione coinvolgendo tutti coloro che possono portare nuovo valore nella progettazione e nello sviluppo di prodotti e servizi sulla scena industriale».

Chief digital officer, tutti a bordo di una piattaforma digitale

Anche il ruolo che Manuelli ricopre all’interno di Ansaldo Energia esprime l’esigenza di un cambiamento culturale e d’impresa. Per il chief digital officer l’obiettivo è facilitare l’integrazione d’impresa digitale ovvero fare in modo che i business owner e i process owner siano parte del processo di trasformazione. L’apertura all’innovazione non è banale per un’azienda tradizionale e storica come Ansaldo. Processi consolidati e ben strutturati vengono ora modo messi in qualche discussione del nuovo paradigma digitale. Come avere successo? «Serve coniugare il know how di processo e di prodotto della forza lavoro storica con la creatività che può arrivare dalla partecipazione di nuove figure professionale nate nella dimensione digitale». Non può e non deve essere solo teoria. L’esempio della fattibilità e utilità di questo approccio è la call for innovation. l’iniziativa cui hanno partecipato ben 160 startup. «Abbiamo ricevuto novanta idee progettuali, ne abbiamo poi selezionate 11; di queste, 6 sono oggi parte integrante delle risorse dello sviluppo aziendale».

 

L’assesment digitale dei fornitori strategici

Altro esempio di inclusione digitale promosso da Ansaldo Energia riguarda la selezione di fornitori strategici. «Obiettivo era riuscire ad avere una mappatura dei potenziali fornitori strategici in relazione alla tecnologia di prodotto e di componenti che deve essere integrata nella nostra supply chain. Abbiamo quindi analizzato le competenze, individuato le eccellenze e selezionato le 100 migliori aziende. Passo successivo, un assesment mirato a individuare il livello medio di applicazione delle tecnologie digitale all’interno dell’azienda. E’ un percorso che serve ad aiutare le aziende che hanno un alto know-how a individuare le proprie fragilità e debolezze per migliorare efficienza e competitività. Un percorso parallelo lo stiamo portando avanti anche al nostro interno cercando di dare modo a tutte le risorse di mettere a fattor comune nuove tecnologie unificanti. Sono attività importanti poiché il cambiamento e la modernizzazione non possono avere luogo se sono limitate a singoli individui o gruppi di persone».

 

La power generation di Ansaldo Energia

Con 1,46 miliardi di fatturato, l’azienda è il terzo produttore mondiale di power generation. Le atttività comprendono la costruzione di centrali elettriche chiavi in mano, la produzione di turbine a gas e a vapore, generatori e microturbine e servizi nell’ambito del nucleare. E’ partecipata al 59,9% da Cdp e al 40% da Shanghai Electric, il principale produttore mondiale di macchine per la generazione di energia e attrezzature meccaniche. L’azienda impiega attualmente oltre 4.500 persone e ha una presenza internazionale attraverso società locali e filiali. Ad e presidente del Gruppo è Giuseppe Zampini. In Cina è presente con le due joint venture – Ansaldo Gas Turbine Technology e Shanghai Electric Gas Turbine; in Svizzera con Ansaldo Energia Svizzera; nei Paesi Bassi con Ansaldo Thomassen; nel Regno Unito con Ansaldo Nuclear; in Russia con Ansaldo Energia Russia; negli Emirati Arabi Uniti con Ansaldo Thomassen Gulf (Abu Dhabi). E’ presente infine negli Stati Uniti dove ha sede la Power System Manufacturing.

 

Ansaldo Energia, veduta aerea dello tabilimento di Genova Cornigliano

Ansaldo Energia è inoltre parte integrante del Cluster Fabbrica Intelligente (CFI), associazione senza scopo di lucro costituitasi a settembre 2012 a seguito dell’emanazione di un bando del Miur e finalizzato alla costituzione di cluster tecnologici nazionali. Il Cluster associa piccole, medie e grandi imprese, università, centri di ricerca, associazioni imprenditoriali e distretti tecnologici. Nel corso del 2018 Ansaldo Energia è diventato il primo progetto di “Lighthouse plant”, grazie ad un accordo siglato da Mise, Regione Liguria e azienda. Il progetto prevede 14 milioni di euro di investimenti in un piano triennale di R&S industriale basato sullo sviluppo e applicazione delle principali tecnologie digitali del Piano Industria 4.0 all’intero processo manifatturiero dei suoi due siti produttivi di Genova (Campi e Cornigliano).

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