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Inpeco: i robot nei laboratori di analisi

di Marco de’ Francesco ♦ La multinazionale svizzera che ha inventato la logistica delle provette – 200 milioni di fatturato – punta su IoT e big data analytics. Parte della Cisco Customer Community, per l’automazione connessa delle sue macchine  per la diagnostica in vitro  si affida alle soluzioni del big dell’IT  utilizzando  la piattaforma Connected Machine

Negli ultimi dieci anni, il fatturato di Inpeco, la multinazionale svizzera che porta l’automazione nei laboratori di tutto il mondo, è cresciuto a ritmi formidabili; lo scorso anno ha superato i 200 milioni di euro, con un incremento a due cifre molto significativo rispetto all’anno precedente. Anche per l’anno in corso ci si attende una crescita coerente con il recente passato. Il successo è dovuto alla circostanza che Inpeco non è entrata in un business ma ha inventato il proprio: la logistica delle provette. Grazie all’intuizione del presidente e fondatore, Gian Andrea Pedrazzini.

 

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Gian Andrea Pedrazzini, presidente e fondatore Inpeco

 

Con soluzioni robotiche che sostituiscono le routine manuali (movimentando e “blindando” il processo, con nastri trasportatori e meccanismi di prelievo intelligente) si può garantire la completa tracciabilità ed alti livelli di precisione e sicurezza. Le macchine sono connesse e, grazie alla tecnologia di Cisco, forniscono un flusso continuo di dati che possono essere elaborati a vari fini. Inpeco è parte della Cisco Customer Community, che ha l’obiettivo di diffondere best practice e modelli imprenditoriali di successo. E ora, per l’azienda, si prospetta un periodo di corsa in discesa: la crescita del settore dell’Healthcare, prevista a doppia cifra, si trascinerà dietro quella del comparto della diagnostica in vitro. Nella strategia globale dell’azienda, sono mete di rilievo gli Usa e la Cina, lì dove ci sono i giga-lab, i laboratori di grandi dimensioni. Ne abbiamo parlato con Davide Gindro, Cio di Inpeco, e con il collaboration and industry digitization leader di Cisco Italia Michele Dalmazzoni.

 

Davide Gindro, Cio di Inpeco

Di cosa si occupa Inpeco

La visione di Inpeco è la riduzione della possibilità di errore umano nella filiera diagnostica, attraverso l’automazione. Le soluzioni robotiche sostituiscono i compiti una volta svolti a mano e, oltre ad assicurare dal rischio di contaminazione (gli operatori non toccano più i campioni), hanno l’obiettivo di garantire la totale tracciabilità del campione. Come in qualsiasi altra attività umana, la manualità comporta margini di errore, ritardi, dispersione di materiale. I sistemi Inpeco sono sorte di ‘tapis roulant’, ossia circuiti controllati, meccanizzati, che prendono in carico le provette e le inoltrano, con sistemi robotizzati, sino alle apparecchiature che effettuano le analisi.

«Questo – afferma Gindro – garantisce la completa tracciabilità, la sicurezza nella gestione dei dati; ma anche affidabilità ed efficienza, qualità importanti, visto che stiamo parlando di diagnostica». L’azienda progetta e assembla i componenti di processo realizzati dai fornitori per l’intero meccanismo di automazione meccanica. Una volta realizzato il sistema, tutto è gestito da una console e nessun passaggio è manuale. Naturalmente, se il punto di prelievo è molto vicino ai laboratori, come accade in un ospedale, la provettaviene inserita nella macchina quasi immediatamente; se invece è molto distante, ci saranno dei passaggi in furgone o in aereo prima dell’integrazione.

 

Come è fatta una macchina Inpeco

Inpeco ha soluzioni sia per il processo all’interno del laboratorio, che per il punto prelievo, dove si nasconde il 60% degli errori classici di diagnostica di laboratorio. La soluzione FlexLab è il brand proprietario dedicato all’automazione di laboratori di ogni dimensione. È costituita da un nastro trasportatore, da un insieme di moduli pre e post analisi (per stappare i tubi, centrifugarli, ritapparli, ecc..) e da una suite di connessioni con analizzatori realizzati da aziende diverse, per differenti specialità della diagnostica. Il meccanismo contempla hardware e software, server e router; il tutto è contenuto in una armatura detta “case”.

«Quando la provetta è inserita all’interno della macchina non può essere più rimossa senza che venga tracciata l’operazione. Giunta nella postazione di un analizzatore, un braccio meccanico preleva con un ago la quantità di sostanza (per esempio il sangue, che è un tessuto) necessaria all’analisi e restituisce la provetta al sistema. Successivamente, viene posta a disposizione di altri analizzatori, e infine termina il percorso in uno storage refrigerato». Schede elettroniche proprietarie gestiscono il trasporto: sono in grado di rilevare real time blocchi e sovraccarichi. Il sistema è in grado di interagire con una cinquantina di analizzatori diversi, e può realizzare rilievi e comparazioni cliniche nonché suggerire ulteriori analisi quando si riscontrano dati non coerenti.

Secondo l’azienda, nessuna altra società al mondo è attualmente in grado di garantire un’interazione così ampia. Per la messa in sicurezza delle operazioni al punto prelievo, Inpeco ha la soluzione ProTube. È una suite intelligente che assiste gli operatori sanitari rilevando gli errori manuali nella fase della raccolta del sangue. Assicura l’identificazione del paziente e la corretta selezione della provetta (per lunghezza, colore del cappuccio e altro) e la giusta successione delle operazioni di prelievo. Applica le etichette alla provetta di fronte al paziente e, dopo il prelievo, controlla i singoli contenitori leggendo i codici a barre, valuta la conformità dei processi e registra il tempo di raccolta. Così secondo Inpeco, con ProTube, i laboratori ottengono campioni di sangue di alta qualità, conformi ai requisiti normativi.

 

I grandi laboratori diagnostici e la personalizzazione di massa

Secondo Gindro, «Ci sono due generi di ordinativi. Il primo riguarda macchine standard. Il secondo, soluzioni tailor-made per i giga-lab, che sono strutture vaste talvolta quasi un ettaro e con un layout complicato: si deve tener conto di uffici, colonne, divisori; inoltre, presentando spesso più piani, si deve realizzare anche un trasporto verticale».

Una crescita importante

L’azienda, che ha sede a Novazzano, in Svizzera, ha 650 dipendenti con un’età media di 39 anni. Sono più che quadruplicati in dieci anni. Lo stabilimento di assemblaggio di Val della Torre, nel Torinese, concentra più di 350 lavoratori. Il 70% del fatturato Inpeco proviene da extra Europa; tante le macchine che partono per gli Usa, la Cina, il Giappone, la Svezia e il Sudafrica. In oltre 25 anni di attività Inpeco ha installato quasi 2mila sistemi in 70 nazioni diverse. Dice Gindro: «i primi due Paesi sono molto interessanti, anche a causa del numero e delle dimensioni degli ospedali e dei laboratori. Anche l’Europa è oggetto di grande attenzione da parte nostra». L’azienda investe il 12% in ricerca e sviluppo, attività che impegna 180 fra tecnici e ricercatori.

Ma come è nato tutto questo? Come ha fatto una azienda inizialmente così piccola a diventare leader in questo comparto particolare della logistica? Essenziale l’intuizione di Gian Andrea Pedrazzini, fondatore e presidente del gruppo. L’idea di creare un percorso sicuro per le provette, in contesti in cui l’errore umano può costare caro, risale ai primi anni Novanta, ai tempi della collaborazione di Pedrazzini con l’ospedale San Raffaele di Milano. Il primo prototipo fu realizzato nel 1994. Ma la svolta avvenne un po’ dopo, quando l’invenzione fu presa in seria considerazione dai produttori californiani di sistemi per analisi. E quando, grazie ad accordi con i colossi Abbott e Siemens, Inpeco riuscì a raggiungere i laboratori di tutto il mondo, tra cui alcuni di grandi dimensioni in Usa.

 

Michele Dalmazzoni 2017
Michele Dalmazzoni, collaboration and industry digitization leader di Cisco Italia

Il contributo di Cisco

Dalmazzoni ci spiega che anzitutto la multinazionale americana si occupa della connettività degli impianti, delle macchine. «É il passaggio da automazione ad automazione connessa». Le macchine di Inpeco sono in rete, e producono flussi di dati e di informazioni che consentono al gruppo svizzero di progettare nuovi impianti e servizi. E poi l’installato in giro per il mondo è oggetto di un servizio di monitoraggio, che consente all’azienda di intervenire da remoto in caso di problemi. I dati vengono raccolti ed elaborati nel data center di Val della Torre.

Alla base dell’infrastruttura che permette la connessione in rete degli impianti progettati da Inpeco c’è la piattaforma Connected Machine di Cisco, soluzione che comprende un portafoglio di tecnologie digitali basate sull’approccio IoT. Per saperne di più, si può consultare questo articolo di Industria Italiana. C’è poi il tema della sicurezza. Per Dalmazzoni «dal momento in cui un impianto è connesso, è esposto al cybercrime come qualsiasi Pc. Ma gli standard che Cisco applica in questa circostanze per evitare problemi sono elevatissimi». Inpeco utilizza altri elementi dell’infrastruttura Cisco. Questi sono, spiega Gindro, «gli access point, la telepresence, la telefonia Voip e il wi-fi di fabbrica ad altissima copertura sono tecnologie della multinazionale americana. Tutto questo ci consente, per esempio, di mettere a disposizione degli operatori di linea dei portatili perché possano consultare le azioni da portare avanti; e di elaborare progetti per il trasporto automatico di componenti dal magazzino alla linea di montaggio, grazie ad Agv, automated guided vehicle».

Strategie per l’espansione

Secondo Gindro, ci sarà un elemento trainante per la crescita di Inpeco. «Il settore Health Care continua a rappresentare una percentuale significativa del Pil dei Paesi sviluppati, in media il 10%. Di questo contesto di sviluppo beneficerà in modo importante anche il comparto della diagnostica in vitro, di cui ci occupiamo». Quello che si verificherà, secondo Gindro, è la realizzazione di laboratori centralizzati (e di grandi dimensioni) di analisi, che a loro volta riceveranno il materiale da esaminare da laboratori più piccoli e locali. La logistica diventerà sempre più rilevante. È un’occasione da cogliere sul piano internazionale, perché questo trend avrà carattere globale. «Perciò – continua Gindro – stiamo agendo sia sul fronte commerciale che su quello tecnico. In particolare, quanto al primo sarà importantissima la vicinanza al cliente finale, e l’identificazione di nuovi segmenti di mercato. Sul fronte tecnico sarà fondamentale lo scouting di nuove tecnologie, sia direttamente impiegate sui prodotti che sui processi interni». Secondo Inpeco, quelle più promettenti per lo sviluppo dei prodotti sono la simulazione, l’IoT e i big data analytics.

Cisco Customer Community

Ne fanno parte realtà come aziende come FCA, Marcegaglia, Marzocco, Dallara,Inpeco, Fluid-O-Tech, 1177 Calze Ileana, Veronesi e Del Brenta, ed è parte integrante della strategia di Cisco Italia: si tratta di definire un percorso per la trasformazione digitale della manifattura, con uno scambio di esperienze, con l’individuazione di modelli e la divulgazione di best practice del Made in Italy. Secondo l’ad di Cisco Italia Agostino Santoni «si tratta di casi di digitalizzazione di aziende manifatturiere italiane. Noi le abbiamo contattate e abbiamo detto loro: possiamo fornirvi la nostra visione di cosa voglia dire industria 4.0 in riferimento ad alcune componenti dei vostri processi. Ad esempio Marcegaglia, (leader mondiale nella trasformazione dell’acciaio che opera dall’Italia a livello globale, con una presenza di 43 stabilimenti distribuiti su una superficie complessiva di 6 milioni di metri quadrati; ndr), ha utilizzato la nostra tecnologia per realizzare la fabbrica connessa; si possono osservare, ora, bobine gigantesche di acciaio movimentate da macchine del tutto automatizzate, grazie alle nostre reti super sicure. Quanto a noi, non chiediamo soldi; ma le aziende comunque devono investire: in tempo, personale e progetti».

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