direttore Filippo Astone

HPE

Industria 4.0 a metà del guado

di Marco Scotti ♦ Alle prese con i venti di crisi internazionale e nell’ incertezza del rinnovo degli incentivi, il settore manifatturiero si interroga sulle prospettive della digital transformation. A margine del convegno milanese Cantiere Manufacturing, giro di opinioni sullo stato dell’ arte della conversione industriale. Parlano Dedagroup, Hypertec Solutions, Mandelli Sistemi, Bosch, Iemca. Mentre il Governo …

«Oggi vediamo che tutte le aziende, soprattutto quelle di piccole dimensioni, stanno correndo ad acquistare macchinari più per il timore che possano finire gli incentivi che per reale conoscenza di che cosa può offrire Industria 4.0. La speranza è che adesso che si sta concludendo la “fase uno” del progetto si possa vedere una migliore resa delle diverse tecnologie che nel frattempo sono molto cresciute. Penso ad esempio all’IoT e alla realtà aumentata». Quello di Marcello Ingaramo, market line manager del system integrator Dedagroup, è un punto di vista privilegiato sullo stato della transizione verso Industria 4.0. Il punto, come per altre aziende che Industria Italiana ha interpellato, è la necessità di capire come estrarre valore dai macchinari di nuova generazione, imparare a raccogliere il dato in maniera corretta e dialogare con le istituzioni per sapere se, e come, verranno confermati gli incentivi che tanto bene hanno fatto alla manifattura in questi due anni. Sullo sfondo, un primo rallentamento degli acquisti e una situazione economica che inizia a preoccupare tutti a livello europeo. Il pil italiano è fermo, quello tedesco addirittura in calo.

Lo scenario

Gli investimenti in materiali e attrezzature hanno rappresentato il settore più dinamico del pil e lo scorso anno hanno raggiunto livelli record. Le macchine utensili, in particolare, hanno fatto registrare una produzione di sei miliardi di euro e, per la prima volta, il motore non è stato rappresentato dall’export, ma dall’Italia. Grazie agli incentivi, infatti, la domanda è raddoppiata e le aziende produttrici di macchine utensili sono arrivate ad avere anche 6-7 mesi di produzione saturata, con sabati tornati lavorativi e le macchine in funzione all’80% della loro capacità complessiva. Su base annua, la produzione industriale è cresciuta dell’1,3%, mentre il settore dei macchinari è aumentato del 4,5%.

Gli incentivi all’Industria 4.0, al contrario di quanto successo con gli sgravi per le energie rinnovabili, hanno avuto un impatto molto forte per l’intera filiera, creando nuovi posti di lavoro. Ogni volta che si produce una macchina utensile ci sono molti lavoratori che vengono impiegati, con nuove assunzioni. Per questo motivo, proprio grazie all’indotto, l’occupazione sta tenendo, mentre la produzione industriale sta iniziando a rallentare. Tra il 2009 e il 2016, inoltre, ci sono stati minori investimenti rispetto al passato di circa 100 miliardi di euro; una cifra che non è ovviamente stata interamente recuperata. Le maggiori spese, però, hanno permesso di migliorare la produzione anche dal punto di vista qualitativo, arginando la concorrenza dei paesi low-cost.

 

Marcello Ingaramo, market line manager del system integrator Dedagroup

Dedagroup

Tra le aziende più attive nel comparto della trasformazione industriale, nel ruolo di system integrator, c’è Dedagroup, una software factory made in italy  guidata da Gianni Camisa. Dedagroup, che ha anche una società controllata quotata in Borsa (Piteco), fattura 240 milioni di euro con 1.700 dipendenti. A partire dal 2013 è cresciuta molto anche grazie alle acquisizioni, fra le quali spicca quella di gran parte delle attività italiane della multinazionale americana Csc (Computer science corporation). Marcello Ingaramo ha spiegato a Industria Italiana quali sono le peculiarità dell’azienda  e perché è necessario fare chiarezza sui meccanismi di incentivazioni. «Dal nostro punto di osservazione – ci ha spiegato – siamo sicuri che la “fase due” sta partendo adesso. L’anno scorso tutti si sono affrettati a beneficiare dell’iperammortamento, per cercare di connettere i macchinari ma senza capire poi che cosa farsene. Abbiamo visto molto lavoro di integrazione, ma la parte di investimenti legata a questi benefici rimane ancora piuttosto sfocata. Dal punto di vista delle tecnologie vediamo una forte espansione dell’Industrial IoT, così come big data e analytics. Invece la manutenzione predittiva è ancora poco sviluppata; è stata presentata come uno strumento miracoloso, ma al momento ancora non funziona a dovere».

I settori nei quali  Dedagroup interviene come system integrator e consulente sono soprattutto machinery, macchine utensili, packaging, componentistica auto, farmaceutico. «Abbiamo investito – prosegue Ingaramo – nell’industrial IoT. Ma un altro tema che sta crescendo molto è quello della realtà aumentata al mondo del service e delle vendite. Questo perché grazie alla realtà aumentata si possono offrire o prodotti totalmente virtuali o una migliore comprensione del prodotto fisico. Ampliando il campo di osservazione, stiamo aiutando le aziende nel campo dell’additive manufacturing, anche se non implementiamo sistemi ma ci limitiamo a venderli. Il cloud è ormai una commodity che non può essere con particolare valore aggiunto, mentre rimane un tema su cui vogliamo concentrarci: quello della cybersecurity

 

Un momento del convegno ” Cantiere Manufacturing 4.0 “

 

«Si tratta – dice Ingaramo – di un settore ancora molto trascurato, che viene recepito dalla parte It dell’azienda, mentre non viene compreso ancora pienamente quando si tratta di analizzare i “pericoli” che un impianto totalmente connesso può portare all’interno del periodo aziendale. Le imprese con cui lavoriamo, mediamente, non sono di grandissime dimensioni, e mancano di una concreta percezione dei rischi, soprattutto per scarsa conoscenza di queste tematiche». Le opportunità che si aprono per le aziende con i nuovi modelli di business legati all’offerta di servizi as a service sono enormi. Spesso per poterli implementare il vincolo è rappresentato dall’accesso al credito. Proprio su questo aspetto Dedagroup sta lavorando, grazie alla sua consolidata esperienza nel settore del banking, lavorando ad un vero e proprio ecosistema che supporti la realizzazione e il finanziamento di questo tipo di progetti. «Stiamo portando avanti – conclude il market line manager del gruppo – degli studi di fattibilità. Abbiamo recepito, infatti, che uno dei vincoli o dei limiti per vendere un prodotto as a service è l’accesso al credito. In passato, se si vendeva un impianto si riusciva a incassare quello che era stato investito con un certo margine. Oggi invece, con un pagamento dilazionato in diverse tranche, il guadagno magari è anche più alto, ma viene spalmato in anni diversi. E la banca, che non ha gli strumenti per valutare il rischio di una operazione di questo tipo, si limita a chiudere i cordoni della borsa. Invece noi stiamo pensando: ma se la banca avesse la possibilità di vedere la performance dell’impianto tramite alcuni Kpi, potrebbe attivare un ragionamento per mettere a punto nuove strategie di credito, calcolandone il rischio. Abbiamo messo a punto questa soluzione con una primaria società di consulenza per un istituto di credito tra i più avanzati dal punto di vista tecnologico. Potenzialmente, una soluzione di questo tipo darebbe un vantaggio competitivo enorme, ma temo che i tempi siano ancora poco maturi».

 

Il vicepresidente della Commissione Attività Produttive della Camera Luca Carabetta, a sinistra, con il Direttore di Industria Italiana Filippo Astone

Il Governo: le Pmi fulcro dei nuovi meccanismi di incentivazione

Un recente convegno tenutosi a Milano sulla conversione dell’Industry 4.0, Cantiere Manufacturing 4.0, è stato l’occasione per uno scambio di punti di vista tra istituzioni e aziende che lavorano nel comparto della manifattura. Tra i partecipanti, il vicepresidente della Commissione Attività Produttive della Camera Luca Carabetta. «E’ in corso un esame parlamentare del testo della Legge di Bilancio – ci spiega – perché nel testo iniziale c’era l’idea di un superamento del superammortamento, che cederebbe il posto a una riduzione dell’Ires. L’incentivo, comunque, dovrebbe essere confermato anche l’anno prossimo. C’è poi un apporto che deve necessariamente arrivare dal nuovo mercato dei capitali e quello sarà un percorso che porteremo avanti con Cdp e altre partecipate di Stato. Potrebbero comunque esserci delle modifiche rispetto al piano attuale. I cambiamenti saranno definiti entro la fine del mese di novembre. Anche perché il problema che permane – e che va risolto – è che gli incentivi non sono arrivati alle aziende più piccole. Per questo vogliamo che le Pmi siano il fulcro dei nuovi meccanismi di incentivazione».

Hypertec Solutions

Un’altra azienda particolarmente attiva nella formazione del personale necessario a Industria 4.0 è la Hypertec Solutions, il cui presidente è Daniele Dall’Olio. La peculiarità di questa azienda è di assumere esclusivamente ingegneri per realizzare e implementare diversi tipi di progetti. Hypertec parte da un assunto: che il Politecnico di Milano ha laureato lo scorso anno 254 ingegneri informatici, a fronte di richieste dal mercato del lavoro di 4.400 persone. «Abbiamo quattro sedi – spiega Dall’Olio – e negli ultimi anni siamo cresciuti di 20 unità all’anno, fino ad arrivare agli attuali 120 ingegneri. L’età media è bassa, 33-34 anni. Il problema è che, al di là delle assunzioni di giovani neolaureati, mancano tante competenze. Per questo abbiamo inaugurato una nostra farm interna, dove facciamo un percorso di un mese tra aula e azienda. E, solo dopo, li inseriamo nella filiera produttiva.»

 

TS 2014-08-29 TRENTINO

 

È un percorso che non riguarda solo gli studenti – spiega  Dall’Olio -, ma anche i lavoratori che vogliono accrescere il proprio bagaglio di competenze. Per questo si tratta di una novità nel settore, abbiamo chiesto ai nostri clienti di fidarsi di noi e di farsi coinvolgere in un percorso che consenta di aiutare il tessuto industriale a crescere. Abbiamo formato già diversi lavoratori grazie anche a Trentino Sviluppo. A maggio abbiamo inaugurato a Rovereto un’aula multimediale nella quale riusciamo a formare i giovani per i diversi progetti, dando loro skills che in ambito ingegneristico fanno la differenza». Un’ultima battuta Dall’Olio la riserva al momento contingente della nostra economia: «Il nostro comparto vive le flessioni e le crescite del mercato prima degli altri. In questo momento, quindi, senza volersi lanciare in facili allarmismi, stiamo vedendo una frenata delle aziende, che iniziano anche a riorganizzarsi».

 

Mandelli
Mandelli Sistemi: centri di lavoro orizzontali

Mandelli Sistemi

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Saverio Gellini, amministratore delegato di Mandelli Sistemi, che denuncia un rallentamento della crescita del mercato delle macchine utensili, dopo un biennio di enorme avanzamento. «Dopo due anni – ci racconta Gellini – si rileva un segno tangibile di riduzione degli investimenti. È stato fatto molto, sicuramente c’è stata un’accelerazione e questo è indubitabilmente merito degli incentivi. Il mercato precedente non è mai stato molto forte, ma lo è diventato negli ultimi due anni. Ora però ci sono una serie di tematiche che potrebbero farci tremare. In primo luogo, la possibilità che gli incentivi vengano rivisti (e al ribasso) dall’attuale esecutivo con la prossima Legge di Bilancio. Sarebbe molto utile che questo trend non venisse invertito, altrimenti ci saranno pesanti ripercussioni che ci costringeranno a tornare a rivolgerci al mercato estero. Poi c’è un clima geopolitico che non può lasciare indifferenti e che aumenta le nostre preoccupazioni. Per tutto questo, è naturale vedere un rallentamento degli investimenti nel comparto delle macchine utensili».

Mandelli Sistemi si occupa, in questo momento, di implementare realtà aumentata e intelligenza artificiale, soprattutto per la manutenzione a distanza che sta diventando un tema di sempre maggiore interesse. «In una fase di proof of concept – aggiunge Gellini – stiamo lavorando su soluzioni che permettano di arrivare a predire quello che avverrà nell’impianto nelle successive 36-72 ore. Sul tema della realtà aumentata, poi, siamo partiti come facilitatori della manutenzione per poter capire che cosa avviene esattamente all’interno delle macchine». Infine come sta affrontando l’Italia la trasformazione tecnologica? «Stiamo assistendo – conclude il ceo di Mandelli Sistemi – a una certa preoccupazione. Noi siamo presenti da decenni e possiamo confermare che non c’è da temere sulla somma complessiva dei posti di lavoro. È chiaro però che cambiano le esigenze di personale in azienda: il meccatronico, ad esempio, diventa una figura sempre più necessaria».

 

Bosch

Come sta affrontando una multinazionale la trasformazione digitale? Bosch, uno dei leader nella manifattura additiva e 4.0, ha scelto un approccio olistico: ogni business unit oggi ha un responsabile 4.0 che implementi le soluzioni migliori. Riccardo Sesini, manager del Plant Bosch di Cremona, spiega come la casa madre abbia deciso di investire nello stabilimento cifre crescenti. «Siamo partiti – racconta – lo scorso anno con un investimento da 100mila euro. Quest’anno l’abbiamo raddoppiato e l’anno prossimo arriveremo a 400mila euro. Questo denaro servirà per “retrofittare”, cioè aggiornare e connettere, i nostri macchinari, che ancora funzionano piuttosto bene. In questo modo possiamo avere dei dati dalle diverse apparecchiature che ci permettano di fare un’analisi approfondita o possiamo connettere le macchine tra loro perché dialoghino e collaborino».

 

Giampaolo Morandi, general manager Iemca

Iemca

L’ultima azienda presenta al convegno organizzato a Milano è Iemca, una branch di Bucci Industries. Il general manager Giampaolo Morandi ci racconta come il mercato sia stato completamente squassato dalla crisi economica e finanziaria e come gli incentivi abbiano permesso di ritrovare il vigore perduto. «Dal 2009 al 2016 il comparto – racconta Morandi – è calato del 65%. Ora, grazie agli incentivi, avevamo riguadagnato il 70%, facendo registrare numeri commendevoli. Ora però si rischia di tornare indietro di anni. Anche perché il mercato italiano dell’installato sta ancora scontando anni di modestissimi investimenti, con un parco macchine che era diventato tra i più anziani d’Europa. Tutti hanno compreso molto bene, anche in ambito sindacale, il fatto che l’automazione permette di essere più competitivi. Un’azienda italiana può quindi sfidare i paesi low-cost sapendo di poter contare su una migliore qualità. Si riportano in Europa produzioni che altrimenti sarebbero state delocalizzate e si creano molti posti di lavoro “qualificati”, mentre si eliminano quelli a basso (o nullo) valore aggiunto. Speriamo che anche l’esecutivo capisca in che momento storico ci troviamo. Le prime indicazioni, però, non sono incoraggianti: è sparito il credito d’imposta sulla formazione».

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