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direttore Filippo Astone

Alberto_Vacchi,_Presidente_IMA_S.p.A

Ima punta ad acquisizioni e due miliardi di fatturato

Il gruppo bolognese intende conseguire questo risultato sia con la crescita organica che con ricorso strategico e sistematico all’M&A, attività di shopping culminata con l’ottenimento dell’85% del capitale di TMC, mesi fa per 58,5 milioni di euro

Ima, obiettivo due miliardi di fatturato in cinque anni. Il gruppo bolognese intende conseguire questo risultato sia con la crescita organica che con ricorso strategico e sistematico all’M&A, attività di shopping culminata con l’ottenimento dell’85% del capitale di TMC, mesi fa per 58,5 milioni di euro. «Di acquisizioni in rampa di lancio ne abbiamo sempre» – ha dichiarato il presidente del gruppo Ima Alberto Vacchi a la Repubblica. Attualmente il gruppo è leader a livello globale nella progettazione e produzione di macchine automatiche per il processo e per il confezionamento di prodotti farmaceutici, cosmetici e alimentari.

La serie di acquisizioni.

Fondata nel 1961, fin dagli anni Ottanta Ima ha avviato una politica di espansione attraverso il ricorso strategico e sistematico all’M&A. La posizione di leadership è il risultato di investimenti significativi in R&D, di un dialogo costante e significativo con gli utilizzatori finali nei settori di riferimento e della capacità del gruppo di continuare a pianificare acquisizioni con tenacia, continuità e visione strategica. Tra le ultime acquisizioni, quelle effettuate negli ultimi 18 anni, il 51% della Gima, per 1,3 milioni nel 2010; il 65% di Naturalpack per 7,3 milioni lo stesso anno; Sympack Corazza Group, per 6 milioni sempre nel 2010; OPM, per 6,5 milioni nel 2011; l’81% di Ilapak, per 22,8 milioni nel 2013; una quota minoritaria di Shanghai Tianyan Pharmaceutical Machinery per un milioni nello stesso anno; il 59% di Continuus Pharmaceuticals per 2 milioni nel 2014; l’80% di Benhill, Erca, Hassia, Gasti per 69,3 milioni sempre nel 2014; il 60% di Teknoweb Converting per 6 milioni nel 2015; Komax Group per 7 milioni nel 2016; il 75% di Telerobot per 2,2 milioni nel 2016; l’80% di Mapster per 2,4 milioni nello stesso anno; il 49% di Petronicini Impianti per 2,5 milioni nello stesso anno; il 70% di Mai, per 7,7 milioni nel 2016; il 60% di Eurosicma per 26 milioni nel 2017 e infine la partecipazione maggioritaria in TMC. Quest’ultima, Tissue Machinery Company, è una società italiana leader nella produzione di macchine per il confezionamento e la gestione dei prodotti Tissue e Personal Care.

Acquisizioni finanziate anche dalla crescita organica.

Ima conta oltre 5.600 dipendenti, è presente in circa 80 Paesi e si avvale di 41 stabilimenti di produzione, in Italia, Europa, Argentina, India, Cina e altri Paesi. Nel 2018 il gruppo ha fatto registrare ricavi consolidati superiori a 1,5 miliardi; ed è titolare di oltre 1.700 tra brevetti e domande di brevetto. Ima Spa è quotata alla Borsa di Milano dal 1995; nel 2001 è entrata nel segmento star. Come dichiarato da Vacchi a Industria Italiana (l’articolo si può reperire qui) la crescita della società è legata alla doppia leva «dello sviluppo organico e di percorsi acquisitivi anche sfidanti», dal Sud America sino alla Germania. Ma che impatto hanno avuto le acquisizioni nel progresso del gruppo? «Un buon 50% della crescita è legato alla finanza straordinaria; è abbastanza naturale, perché il nostro settore è formato da diverse nicchie, in queste lo sviluppo organico, nel momento in cui non sei presente è molto dispendioso e poco efficace dal punto di vista commerciale. È molto più importante, così, trovare un player con posizione di vertice nella nicchia, acquisirlo, e inserire capacità tecnologiche in vista di una ulteriore crescita. Il percorso di crescita, senza una politica di M&A non si sarebbe potuto effettuare. E anche la collaborazione commerciale, in tutti i Paesi che abbiamo raggiunto, ha avuto nelle M&A un elemento centrale. Va sottolineato però che la crescita organica ci ha aiutato a finanziare quella per M&A. Siamo stati sempre molto attenti alla gestione del circolante; riusciamo ad avere una consistente generazione di cassa e quindi, senza ricorrere in maniera pesante all’indebitamento finanziario, ha consentito di trovare i finanziamenti».

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