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STAIN

Il packaging di Ilpra progetta lo sbarco in Europa

di Laura Magna ♦  La società, appena quotata all’ Aim, cresce (+ 16% fatturato) e abbraccia il 4.0

Costruisce macchine confezionatrici per l’industria alimentare, Ilpra, la prima matricola di Aim del 2019. E intende utilizzare i proventi della Ipo – 5,3 milioni, raccolti in aumento di capitale – per crescere all’estero investendo in nuove filiali e acquisizioni. «Stiamo guardando a Spagna, Olanda e Germania. Poi ci allargheremo fuori dall’Europa», dice a Industria Italiana Maurizio Bertocco, amministratore delegato e fondatore di questa azienda pavese con un valore della produzione di oltre 31 milioni di euro attiva nella realizzazione di termosaldatrici: macchine per il packaging dell’industria alimentare e del medicale. O meglio, “vaschette in atmosfera protettiva”, «che consentono di allungare il ciclo di vita dei prodotti deperibili al loro interno, grazie all’estrazione dell’aria e all’immissione di azoto al suo posto». L’azienda ne ha installate 14mila in 130 Paesi in tutto il mondo.

 

Maurizio Bertocco, amministratore delegato e fondatore Ilpra

 

Che cosa fa la differenza

Ilpra opera in un settore che è uno dei fiori all’ occhiello – forse non così conosciuto – del made in Italy: nelle macchine produttrici di packaging Italia e Germania presidiano la metà del mercato, spartendosela in parti uguali (ognuno dei due Paesi detiene cioè una quota del 25% del totale). Un mercato, quello italiano, che vale oltre 7 miliardi e che le stime danno in crescita single digit almeno fino al 2020. Ilpra però si differenzia dai competitor per una serie di ragioni.

La prima è che è nata e si è sviluppata nella provincia pavese, ovvero fuori dal distretto del packaging, che insiste nella zona di Bologna; la seconda è che è un «produttore totale», come lo definisce l’amministratore delegato, Maurizio Bertocco, ovvero si occupa di tutto il ciclo di produzione, nonostante le piccole dimensioni «dal disegno della macchina, alla realizzazione personalizzata che soddisfa la domanda di una piccola gastronomia e quella di una multinazionale a partire da una gamma ampia di modelli base, fino alla manutenzione post vendita per tutto il ciclo di vita della stessa», in un mondo fatto per lo più da assemblatori; la terza è che non ha avuto paura di aprirsi al capitale, come dimostra la quotazione.

Progetti di espansione

«La Borsa impone un’organizzazione e una struttura aziendale diversa, oltre all’obbligo di dotarsi di una governance evoluta e di piani di crescita importanti. Implica la necessità di essere trasparenti e di compilare bilanci leggibili ma offre la possibilità di aumentare visibilità e reputazione. Oltre alla fabbrica di Mortara, abbiamo filiali commerciali in Regno Unito, Dubai per il Medioriente e Hong Kong per l’Asia. Pensiamo di poter crescere ancora molto anche in Europa, che è il mercato più maturo ma sempre fonte di ottime performance».

Continua Bertocco: «Questo anche in un momento di debolezza dell’economia come quello attuale: il packaging è uno dei pochi settori che tutte le fonti danno in crescita. Il nostro packaging inoltre è primario e collegato all’industria alimentare, in un settore che è anticiclico». Nel 2018 gli stessi risultati di Ilpra sono stati sopra le attese: «abbiamo avuto un incremento di fatturato del 16% a 31,5 milioni di euro (il 70% dipende dall’estero), con Ebitda di 5,5 milioni e un utile netto di 2,9 milioni».

 

Produzione Ilpra
Il core business: macchine confezionatrici per vaschetta in atmosfera protettiva

Dunque, di cosa si occupa nel dettaglio Ilpra? «Costruiamo, dal progetto al collaudo, macchine confezionatrici per vaschetta in atmosfera protettiva. In sostanza, le nostre macchine sigillano i contenitori con film termosaldato dopo aver aspirato l’aria dal contenitore per inserire al suo posto gas inerte. Il valore aggiunto della confezione è proprio l’atmosfera protettiva che rende possibile che il prodotto all’interno – normalmente deperibile in uno o due giorni – si conservi fresco per un mese.»

«Questo risultato si ottiene eliminando l’aria, che contiene ossigeno al 20% e azoto all’80% e sostituendola con azoto. La componente di ossigeno è quella che scatena la proliferazione di batteri. Invece l’azoto è un gas inerte che blocca la riproduzione dei batteri e i fenomeni ossidativi. Realizziamo macchine pensate per il piccolo laboratorio di gastronomia fino a quelle dimensionate per le multinazionali alimentari, che è decisamente il nostro core business».

Il mercato di riferimento

In realtà, come rileva Ucima, l’unione dei costruttori italiani di macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio afferente a Confindustria, la maggior parte della produzione delle macchine per il confezionamento e l’imballaggio viene assorbita dal comparto alimentare (circa il 60% del fatturato del settore) e da quello farmaceutico – cosmetico – toileteries, che rappresenta poco meno del 25%. Il restante viene impiegato in settori diversi, tra i quali spiccano quello del tabacco, in cui l’industria italiana delle macchine vanta una grande tradizione, il comparto chimico – petrolchimico e quello del tissue.

E, con un fatturato superiore ai 7,1 miliardi di euro (i dati si riferiscono al 2017), il settore dei costruttori italiani di macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio è uno dei comparti industriali italiani più vitali. Ha segnato una crescita dell’8,9% anno su anno È inoltre uno dei settori italiani con la più alta propensione all’export (prossimo a 80%), costituito da circa 200-250 aziende di dimensioni industriali, cui si aggiungono circa 350 unità produttive con caratteristiche artigianali.

L’estero tuttavia cresce meno dell’Italia, che ha beneficiato degli incentivi di industria 4.0: +7,5% contro 14,4%. E il trend è destinato a proseguire: il centro studi Ucima prevede che continueranno le buone performance in Italia e in Europa e miglioreranno quelle di Asia e Africa, con incrementi compresi tra il 6 e il 6,5% nel biennio 2018-2020. Anche perché parliamo di un settore leader mondiale che si contende il primato internazionale con i costruttori tedeschi. Oltre il 50% delle macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio vendute nel mondo sono italiane e tedesche. Le aziende sono dislocate principalmente in Emilia-Romagna (dove si trova la maggiore concentrazione di settore al mondo), Lombardia, Piemonte e Veneto, regioni che assieme rappresentano più dell’80% delle aziende del settore. Vera e propria capitale produttiva è Bologna, nella cui provincia si trova la cosiddetta “Packaging valley”.

L’ outsider di Mortara

La fabbrica di Ilpra è invece a Mortara, nella provincia di Pavia, dove nasce nel 1955 dando vita alla sua prima termosaldatrice per poi convertirsi negli anni ’80 alle termosaldatrici in atmosfera protettiva. «Siamo outsider in un’area di calzature e macchine collegate. Per questo motivo abbiamo dovuto imparare a fare tutta la carpenteria all’interno: per le calzature si usa il ferro come materiale di base e noi avevamo bisogno di inox. Quella che all’inizio è stata una necessità, nel tempo di è trasformata in un’arma vincente».

Nello stabilimento attuale, 13mila mq coperti in cui operano circa 180 dipendenti, viene realizzata l’intera produzione di Ilpra destinata a tutti i maggiori nomi dell’alimentare italiano e alle più note multinazionali globali. «Il nostro prodotto è difficilmente realizzabile all’estero. Il packaging è molto made in Italy ed è nel DNA degli italiani. Una vaschetta con tutto quello che si porta dietro è il vestito del prodotto, gli italiani sono particolarmente apprezzati: in Asia, ma anche in Usa, se un’azienda cerca una macchina di avanguardia sceglie l’Europa. La percezione che c’è all’estero è che il packaging sia italiano».

 

Ricerca e sviluppo in Ilpra
La “filiera totale” di Ilpra

La necessità che all’origine aveva portato Ilpra a creare in house procedure e prassi produttive le ha consentito negli anni di diventare ciò che Bertocco definisce «un produttore totale». « Nel momento in cui acquisiamo un ordine, lavoriamo molte macchine in produzione industriale ma con elevatissima personalizzazione, su disegno del cliente. Il nostro modello prevede siano stati generati diversi modelli di macchina base per far sì che ciascun cliente trovi qualcosa di simile al proprio progetto » spiega Bertocco.

«Per farlo abbiamo rivoluzionato l’azienda portando all’interno tutti i cicli. Dall’ufficio tecnico che si occupa di lavorare inox con il laser, all’officina di fresatura, al controllo numerico di tutti i singoli pezzi. I software sono realizzati in casa e siamo dotati anche di un servizio tecnico che installa la macchina si occupa di manutenerla. Siamo un unicum nel nostro settore, dove i concorrenti difficilmente si occupano della filiera dall’inizio alla fine. È chiaro che il valore aggiunto sta nella flessibilità dell’azienda: che necessaria per essere reattivi nel confronto con un mercato dominato dalla Gdo che impone ai produttori di alimenti, e di conseguenza a noi, tempi ben precisi».

Arriva il 4.0

Anche per rispettare la domanda di un mercato molto esigente la fabbrica si sta convertendo al 4.0. «Utilizziamo software Cad/Cam per progettare e realizzare le macchine; inoltre man mano che vengono realizzati i diversi componenti arrivano informazioni su tempi di realizzazione e costi che elaboriamo per ottimizzare la produzione e per abbattere il livello di errori sulla linea. Stiamo cambiando impostazione interna in ottica Lean, stiamo passando da una produzione a isola a una in serie e abbiamo comprato negli ultimi due anni macchine utensili usufruendo degli incentivi di Industry 4.0; viceversa realizziamo macchine 4.0 pronte per andare nell’industria alimentare.”

«Le officine meccaniche già ragionano in termini di 4.0, i clienti fanno più fatica. È molto importante seguire l’evoluzione di un mercato che sta cambiando rapidamente: il punto non è solo e non tanto vendere le macchine ma possedere una struttura produttiva che consenta di seguire tempestivamente gli ordini. La nostra è una struttura consolidata dove anche a fronte di aumenti importanti degli ordinativi possiamo sopperire con l’introduzione di personale qualificato. Ma intendiamo continuare a crescere».

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