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Automobili interconnesse

Auto connessa, elettrica, autonoma e condivisa

di Elena Vaciago ♦  Gli scenari (e soprattutto i numeri) della nuova mobilità. Quali strategie per le aziende della filiera? Come guadagnare invece di perdere terreno?

L’autrice è Associate Research Manager, The Innovation Group

Non ci sono dubbi sul fatto che l’innovazione digitale porterà a una profonda trasformazione dell’Industria Automotive. Gli analisti da tempo predicono l’avanzata di nuove logiche di utilizzo condiviso contrapposte alla proprietà dell’autoveicolo; l’avvento dei veicoli elettrici in sostituzione di quelli tradizionali; la trasformazione del viaggiatore che da conducente dell’auto passa a essere un passeggero e che, liberato dalla guida, può dedicarsi a sue attività. Quello che però non tutti sanno è che questo cambiamento, sui mercati internazionali e anche in Italia, sta avvenendo a un tasso estremamente rapido e l’impatto della trasformazione in corso riguarda molteplici attori dell’ecosistema esteso della nuova mobilità, come sarà discusso durante il Connected Mobility Forum del prossimo 26 giugno a Milano.

A quale punto siamo con l’Auto Connessa e Autonoma?

In tutto il mondo le auto sono dotate da tempo di tecnologie digitali sia per aspetti normali (controllo della velocità, dell’efficienza del motore, condizionamento aria, sistema di intrattenimento) sia per i nuovi servizi di connessione con l’esterno come ad esempio l’accesso a informazioni sul traffico in real time, il sistema di navigazione, music streaming, assistenza stradale personalizzata. Negli ultimi tempi abbiamo visto come in automatico le nuove auto intelligenti (Smart Car) siano in grado di aggiustare la propria posizione in autostrada, avvisare il guidatore se si sta uscendo di strada, rallentare se ci si avvicina troppo a un ostacolo o alla macchina davanti.

Come sta evolvendo il mercato? Per quanto riguarda i veicoli connessi, i tassi di adozione sono molto rapidi, tanto che si assume che nel 2020 la penetrazione delle connected cars in Europa possa raggiungere il 100% in Germania, Regno Unito e Francia. A favorire questa adozione l’entrata in vigore dell’eCall nella UE, che impone che tutte le vetture di nuova immatricolazione siano dotate di un dispositivo da attivare in caso di incidente per richiedere eventuali soccorsi. In Italia invece le auto connesse in circolazione erano 7,5 milioni a fine 2016 (+40% rispetto al 2015) e 11 milioni a fine 2017, pari a circa un quarto del parco circolante totale. A livello globale, le vendite di auto connesse cresceranno a un ritmo sostenuto nei prossimi anni, passando da 25 milioni nel 2017 a 70 milioni nel 2022 (stima Frost & Sullivan).

Con riferimento ai veicoli autonomi, nonostante alcuni incidenti fatali avvenuti quest’anno (es. la morte di Elaine Herzberg in Arizona causata da una self-driving car di Uber per un errore del software di pedestrian detection che l’avrebbe scambiata per un “falso positivo”) i lavori continuano e molti sono convinti che sarà questo il modello di auto del futuro. Le auto autonome, corredate di sensori e algoritmi di machine learning, richiedono, per poter apprendere a muoversi in modo sicuro nel traffico, test su strade pubbliche dove venire a contatto con situazioni di vita reale. In diversi Stati Americani i test sono in corso e la California guida tutti con circa mezzo milione di miglia percorse nel 2017. Waymo (il progetto di self driving di Google, vedi video  a seguire) capeggia la classifica delle miglia percorse (oltre 350mila nel 2017), seguito da Cruise (gruppo GM) che ha registrato un importante 131mila miglia nel 2017. I dati sono quelli forniti dal Department of Motor Vehicles dello Stato della California.

 

 

 

Nonostante ci sia oggi ancora da parte dei consumatori finali molto scetticismo sulla futura possibilità di avere veicoli autonomi per le strade, gli analisti di mercato sono ottimisti e convinti che i benefici potenziali per la società legati alla diffusione di questi veicoli (dai minori incidenti, alla riduzione del traffico e alla maggiore inclusività della nuova offerta) spingeranno il mercato, tanto che alcuni prevedono che per il 2030 le auto senza guidatore potrebbero raggiungere il 60 per cento dei veicoli venduti negli Stati Uniti.

 

Stazione di ricarica elettrica ABB a Zurigo

Veicoli elettrici: finalmente a un punto di svolta

Come sta cambiando il mercato dei veicoli elettrici (VE)? si tratta ancora oggi di un mercato di nicchia. La quota di mercato dei veicoli elettrici è inferiore allo 0,1% nella maggior parte dei mercati europei, mentre in Italia nel 2016   i veicoli elettrici plug-in (plug-in Hybrid Electric VehiclesPHEV) o i veicoli elettrici a batteria (Battery Electric VehiclesBEV) hanno registrato una quota di mercato pari al solo 0,03% (dati Acea ). Ci sono però già oggi le condizioni per un maggiore orientamento dei consumatori verso questo acquisto, grazie all’efficientamento dei sistemi di propulsione e al calo del costo delle batterie. Oggi la previsione di veicoli elettrici in circolazione in Italia al 2030 parla di un numero che oscilla tra i 1,6 milioni e i 4,5 milioni (Fonte: Rapporto mensile sul sistema elettrico in Italia di Terna, numero di gennaio 2018, Terna). È una stima che porta alla valutazione di una quota del 27% del mercato entro il 2030, un valore che secondo Terna potrebbe essere sostenuto anche da una nuova regolamentazione a livello UE come il “Clean Mobility Package”, che prevede di ridurre al 2030 le emissioni delle automobili del 30% rispetto al 2021.

 

Numero di auto in carsharing in italia per tipologia di servizio e quota di auto elettriche sul totale – 2015, 2016 e 2017. Fonte: Osservatorio Nazionale Sharing Mobility

La mobilità condivisa (Sharing Mobility) conquista sempre più persone

Infine, oltre alla crescita dei veicoli elettrici, anche per la Mobilità Condivisa (Sharing Mobility) stiamo vivendo un periodo caratterizzato da dinamiche di sviluppo importanti. Sempre grazie a innovazioni digitali come la diffusione di massa di smartphone e servizi internet, stanno finalmente prendendo piede i nuovi modelli di mobilità condivisa (car sharing, Bike Sharing, carsharing peer to peer, Scootersharing, Carpooling o Ridesharing) o le evoluzioni dei modelli tradizionali in ottica ICT-enabled (come nel caso del Microtransit, via di mezzo tra un autobus e un taxi, in cui viene offerto un servizio di autobus con piccoli mezzi che, rispetto ad un percorso fisso, sono in grado di ridefinire dinamicamente il tracciato in funzione della domanda che si manifesta in un’area d’influenza predefinita).

Secondo la seconda edizione dell’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility, nel triennio 2015-2017, il totale dei servizi di mobilità condivisa, considerando tutti i segmenti (carsharing, bikesharing, scootersharing, carpooling, aggregatori) è aumentato mediamente del 17% all’anno per arrivare a un totale di 357 nel 2017. Da notare che Mobilità Condivisa e riduzione delle emissioni grazie a veicoli elettrici sembrano indicare una via sempre più da percorrere: nelle città italiane, il numero di veicoli (carsharing e scootersharing) elettrici è cresciuto di 3,5 volte in tre anni, passando dai circa 620 mezzi del 2015 ai 2.200 circa del 2017, rappresentando nel 2017 il 27% del totale circolante.

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