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Il cloud dei cloud di Ibm

di Marco de’Francesco ♦ Con l’acquisizione di Red Hat, Big Blue punta a diventare leader globale della Nuvola di dati,  ibrida e non. E per consentire di muoversi con agilità tra sistema pubblico e privato  presenta nuove soluzioni open source che semplificano la gestione delle operazioni  e delle diverse applicazioni di Intelligenza Artificiale  presenti in un’unica architettura IT aziendale. Ci spiega come funzionano Alessandro La Volpe di Ibm Italia

Come può un’azienda gestire la complessità derivante dal fatto di disporre di più ambienti Cloud e di più modelli di intelligenza artificiale? Come risolvere, da una parte i problemi legati alla circostanza di dover gestire carichi di lavoro e applicativi distribuiti in contesti diversi, e come sapere, dall’altra, se gli algoritmi di cui si nutre la Ai sono quelli giusti? Alla prima domanda risponde la soluzione Ibm Multicloud Manager, annunciata lo scorso ottobre, che ha la capacità di gestire più data center e ambienti Cloud (pubblici o privati) come se si trattasse di un unico contesto. Le applicazioni vengono isolate, confezionate e pacchettizzate all’interno di contenitori informatici, operazione che consente di trasferirle da un Cloud all’altro e di eseguirle in ambienti diversi. Si dà vita ad un sistema multi-Cloud, che evidenzia i processi aziendali e ne migliora governance e sicurezza.

Risponde alla seconda, invece, la piattaforma tecnologica –Ai OpenScale – che consente di visualizzare su una dashboard i diversi modelli di intelligenza artificiale operativi in azienda e che suggerisce soluzioni alternative nel caso in cui un algoritmo non sia performante. Sono soluzioni recentemente annunciate da Ibm, che si inseriscono in una generale strategia dell’azienda basata su un modello di Cloud ibrido, che integra cloud privati con cloud pubblici, anche di diversi fornitori, e sull’open source, che significa mettere un codice sorgente a disposizione della community per favorire il lavoro di sviluppatori terzi. Di qui l’acquisto – che sarà perfezionato entro la prima metà del 2019 da “Big Blue” – di Red Hat, principale fornitore mondiale di software cloud open source per le aziende. È la più grande acquisizione di sempre nella storia di Ibm: si parla di 34 miliardi di dollari. Tramite questa operazione Ibm punta a diventare leader globale del Cloud Ibrido, scalzando i competitor. Ne abbiamo parlato con Alessandro La Volpe, Vice President di Ibm Cloud per l’Italia.

 

Alessandro La Volpe, Vice President di Ibm Cloud per l’Italia

Ibm Multicloud Manager: gestire la complessità e la molteplicità dei modelli Cloud

Secondo un nuovo report dell’Ibm Institute for Business Value, quasi tutte le aziende utilizzano oggi una qualche forma di cloud computing, con l’85 % che si avvale di più di un ambiente cloud e il 71% delle aziende che dispone di almeno tre ambienti Cloud. Per Ibm, talora le imprese ne utilizzano anche sei o sette con centinaia di cluster. Come in altri casi, la diffusione di nuove tecnologie ha portato alla creazione di ambienti complessi che potrebbero essere difficili da gestire per carichi di lavoro distribuiti su ambienti diversi, con potenziali esposizioni in termini di sicurezza e visibilità d’insieme limitata.

«Le aziende –afferma La Volpe, Vice President di Ibm Cloud per l’Italia –sanno che i servizi Cloud sono destinati ad aumentare, e con essi il numero dei vendor. Dunque le imprese si trovano nella situazione di dover gestire la complessità che ne deriva, insieme a questioni di sicurezza e di conformità». Va precisato che esistono diversi tipi di Cloud. Quello ibrido combina il Cloud privato, e cioè l’infrastruttura locale, e cloud pubblici, di cui si parla quando server e risorse di archiviazione sono gestiti da provider di servizi appartenenti a terzi, che li distribuiscono via web. Secondo La Volpe, con il Cloud ibrido l’utente può spostare carichi di lavoro e dati da un ambiente all’altro: per esempio, se si tratta di analizzare volumi variabili di dati, si potrà ricorrere al pubblico per la scalabilità; se si tratta di operazioni confidenziali e cruciali, è preferibile rimanere all’interno del proprio firewall. La maggior parte dei carichi di lavoro mission-critical restano in genere nei confini aziendali, anche per questioni di sicurezza.

 

IBM Multicloud Manager Dashboard

 

E l’Ibm Multicloud Manager ha la capacità di gestire più data center o ambienti cloud (pubblici o privati) come se fossero un unico ambiente. Gira su Ibm Cloud Private e utilizza un approccio di orchestrazione fondato sui sistemi open source e tecnologie di containerizzazione Docker e Kubernetes. Semplificando al massimo: le applicazioni hanno le loro dipendenze, e queste altre dipendenze; per questo, è molto difficile trasferirle tra i diversi ambienti. Con il sistema utilizzato da Ibm, le applicazioni e tutte le loro dipendenze vengono isolate e pacchettizzate all’interno di un contenitore; dal momento in cui ciò accade, possono essere spostate ed eseguite senza problemi. Questo modello consente di passare da un provider Cloud all’altro e di collegare Cloud pubblici e privati.

Secondo Ibm, tutto ciò semplifica la gestione delle operazioni IT e delle applicazioni, aumentando flessibilità e ottimizzazione. Grazie alla soluzione, «si dà vita ad un sistema multicloud –continua La Volpe –e ciò consente la visibilità dei processi aziendali, incrementando la sicurezza. Cloud, dati e sicurezza vivono e sono gestiti insieme». Naturalmente, Ibm ha un proprio Cloud, che è strutturato per tecnologie esponenziali come l’intelligenza artificiale e la blockchain; ma la soluzione estende la capacità delle aziende di gestire e integrare carichi di lavoro su cloud di diversi provider come Amazon, Microsoft e Red Hat, società leader nel software cloud open-source di cui parleremo fra poco.

 

IBM Multicloud Manager Dashboard

Ai Openscale: gestire la complessità e la molteplicità delle soluzioni di Ai

Ciò che si è detto a proposito del Multicloud Manager, può essere traslato nel contesto dell’intelligenza artificiale. Con Ai OpenScale, la piattaforma di Ibm che consente alle aziende di gestire la complessità di questa tecnologia esponenziale, a prescindere dall’ambiente di sviluppo. «Anche in questo caso –afferma La Volpe – Ibm ha la propria tecnologia di Ai, ma non siamo i soli. Su questo mercato operano altri vendor e le aziende clienti dispongono spesso di più modelli di Ai. Occorre dunque capire quali sono le esigenze del cliente rispetto all’Ai, come si utilizza e come ragiona, ovvero quali dati stia elaborando. La piattaforma tecnologica Ai OpenScale è strutturata in modo tale che gli utenti di una azienda possano, da un lato, comprendere grazie ad una dashboard i diversi modelli di intelligenza artificiale di cui dispongono; dall’altro fornisce approfondimenti sulla “salute” dell’Ai, e cioè verifica che quest’ultima stia funzionando senza errori. Intuisce, cioè, se la logica di base e l’algoritmo utilizzato siano quelli giusti rispetto alla tematica che si intende affrontare».

Nel caso in cui l’algoritmo non sia corretto Ai OpenScale inizia a suggerire soluzioni più efficaci. Raccomanda i passi successivi per migliorare i risultati e organizza le attività per risolvere i problemi relativi a prestazioni e accuratezza delle analisi». È peraltro disponibile, in Ai OpenScale in versione beta, Neural Network Synthesis (NeuNetS), che consente alle aziende di realizzare reti neurali in modo rapido e automatico partendo da zero, e cioè senza un codice. In genere, la creazione di una rete neurale – e cioè di un modello matematico composto da tanti neuroni artificiali, che per certi versi replicano il funzionamento di quelli biologici – è una questione complessa, richiede fini competenze non sempre disponibili in azienda. NeuNetS dà vita a reti di questo genere automaticamente, utilizzando i dati più recenti prodotti in azienda e definendo modelli che possono essere utilizzati in circostanze diverse. Così, si riduce in modo significativo il tempo e la complessità necessari per creare una rete neurale.

 

Cloud Data Center

 

Ibm ha una propria piattaforma per l’intelligenza artificiale, Watson

Come si è detto, Ai Openscale è in grado di gestire modelli di intelligenza artificiale di vendor diversi. La tecnologia dedicata all’Ai di Ibm è Watson. È già stata trattata da Industria Italiana in più occasioni, per esempio qui.  In generale, per Ibm l’intelligenza artificiale costituisca una leva competitiva importante per l’azienda, che grazie a strumenti come Watson «può estrarre valore differenziante dai dati interni ed esterni». Di per sé, l’azienda può integrare l’Ai nei processi aziendali, ottimizzando i compiti che già svolge e consentendo nuovi modi di fare impresa; arricchendo le interazioni, per esempio, o prevedendo i guasti. Ma qualcosa sta cambiando. Di recente Enrico Cereda, presidente e ad di Ibm Italia ha affermato che «rispetto a qualche anno fa stiamo focalizzando l’Ai sulle esigenze di singoli comparti industriali, quali Financial Services. Health e l’IoT, che riguarda più comparti, dall’automotive all’elettronica, dall’energia alle assicurazioni, dal manufacturing al retail e altro ancora».

 

Enrico Cereda Ceo IBM Italia
Enrico Cereda Ceo IBM Italia

 

Con l’acquisizione di Red Hat, Ibm vuole diventare leader mondiale del Cloud ibrido

L’acquisto sarà perfezionato verso la metà dell’anno in corso. È il più importante realizzato da “Big Blue” dalla fondazione, dal 1911. Ibm, 79 miliardi di dollari di fatturato e 114 di capitalizzazione, è pronta ad aprire il portafoglio, secondo quanto annunciato a fine ottobre dello scorso anno, per 34 miliardi di dollari. Una cifra enorme. D’altra parte, l’obiettivo è Red Hat, una società multinazionale statunitense (sede a Raleigh, in Carolina del Nord) che si dedica allo sviluppo e al supporto di software cloud open source in ambiente enterprise. Ha un fatturato di 2,9 miliardi di dollari ed è strategica per Ibm. Continua La Volpe: «Vogliamo diventare leader nel Cloud ibrido per le aziende: un mercato che vale un trilione di dollari». Va detto che la collaborazione tra le due aziende dura da 17 anni. Il sistema operativo Red Hat Enterprise Linux è certificato per essere eseguito su tutte le piattaforme di server Ibm.

 

Ginni Rometty, Ceo Ibm, e James M. Whitehurst, Ceo Red Hat annunciano l’accordo per l’acquisizione di quest’ ultima da parte di Big Blue (courtesy Ibm)

Ma cos’è esattamente Red Hat? Si occupa di sistemi operativi, middleware, prodotti per il management, applicazioni, supporto e servizi di consulenza in questi contesti. «È un’azienda che è stata pioniera su Linux (famiglia di sistemi operativi) che possiede due caratteristiche con le quali ci riconosciamo: open source e Cloud ibrido sono i principi fondativi di Red Hat». Con il primo ci si riferisce ad un software di cui i detentori dei diritti rendono pubblico il codice sorgente. Secondo Red Hat, inizialmente in molti consideravano l’open source un’idea folle, che non avrebbe mai avuto successo. Invece le cose sono andate diversamente: si è creata una community e «la libertà di accesso al codice, di porre domande e restituire soluzioni migliori» hanno fatto dell’azienda americana una multinazionale. «Quanto al Cloud ibrido -conclude La Volpe -secondo una nostra ricerca il 98% delle aziende prevede l’adozione di ambienti di questo tipo entro tre anni. Le aziende, per creare valore di business hanno dunque bisogno di una piattaforma unica, open, pensata per i dati, progettata in modo sicuro e che abiliti le tecnologie esponenziali, Ibm Cloud, appunto».

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