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Bayer

I nuovi target di Expert System, intelligenza artificiale made in Italy

di Filippo Astone e Laura Magna ♦ La quotata Aim, tra le aziende  top mondiali  nell’ AI Platforms per la text analytics, chiude la fase degli investimenti e  punta al raggiungimento dell’ utile netto previsto per il prossimo anno. Le strategie e gli obbiettivi, in un settore sempre più strategico per la manifattura, nell’ intervista con l’ad e fondatore Stefano Spaggiari

Un’azienda nata a Modena, oggi Gruppo multinazionale che nel primo semestre 2018 ha registrato una crescita di oltre il 50% sui ricavi (12,9 milioni di Euro) e incalza i colossi globali dell’informatica nel mercato dell’Artificial Intelligence, più precisamente nell’ambito della text analytics e del cognitive computing. Parliamo di Expert System, che nel suo settore (la comprensione “intelligente” dei testi, e la capacità di suggerire soluzioni conseguenti) è leader assoluta in Europa e si pone obiettivi ambiziosi per i prossimi anni.

Obiettivi che vanno da una maggiore penetrazione nei mercati mondiali in cui è già presente, in particolare Usa, Francia e Germania; al rafforzamento della propria posizione di vendor anche attraverso partner e system integrator, per concentrarsi sul miglioramento di margini e profittabilità dei progetti, arrivando all’utile netto nel 2019 (fino ad oggi, la scelta è stata di investire il più possibile in ricerca, senza tema di rimandare l’utile netto di qualche anno, nella consapevolezza, rivelatasi azzeccata, che i mercati avrebbero capito). Senza escludere nuove acquisizioni, dopo quelle che, negli ultimi 4 anni, dopo la quotazione su Aim, l’ hanno portata a internazionalizzarsi.

Approfondiremo più avanti questi temi, prima vale la pena cercare di capire chi è e cosa fa questa start up ante litteram, fondata  negli anni ’90 sull’onda delle prime forme di intelligenza artificiale quando l’ AI era faccenda di élite e i pc non avevano le capacità di elaborazione e storage che oggi fanno tanto parlare di Big Data. Innanzitutto oggi Expert System è fra le 5 aziende top al mondo nella classifica AI (Artificial Intelligence) Platforms per la text analytics di Forrester, insieme con colossi come Sas e Ibm.

«La classifica mette in comparazione le aziende in base a capacità e dimensione. Noi non possiamo competere sulla size, ma possiamo, evidentemente, sul prodotto e la ricerca», commenta Stefano Spaggiari, amministratore delegato e fondatore del gruppo. Nel portafoglio clienti figurano nomi come Zurich Group, Lloyd’s of London, Intesa Sanpaolo, Chevron, Gruppo Eni, Dipartimento dell’Agricoltura e Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, Ministero dell’Interno e Ministero dell’Economia e delle Finanze francesi, Wolters Kluwer, Ely Lilly, Sanofi. Un parterre de roi che dipende dalle caratteristiche e dalla solidità della società, a partire dai numeri.

 

Stefano Spaggiari, amministratore delegato e fondatore Expert System

Un quinto del fatturato investito in R&S

«Il nostro atout è la capacità di investire: 6 milioni, ovvero oltre un quinto del fatturato, ogni anno», spiega Spaggiari, che racconta come, dopo la quotazione su Aim e proprio grazie ai forti investimenti, Expert System sia passata in quattro anni dagli 8 milioni di fatturato per l’85% realizzato in Italia agli oltre 26 milioni, per due terzi derivanti dai mercati esteri. «Questo balzo si fa solo indebitandosi: tuttavia dal 2016 al 2017 siamo passati da un ebitda negativo per due milioni a un ebitda positivo per un milione. Tre milioni di miglioramento sui margini, tre milioni che corrispondono all’aumento di fatturato nel 2017, a parità di costi, in quanto cominciamo a vedere i frutti della vendita di licenze», spiega Spaggiari che precisa di «avere negli ultimi anni premuto il pedale sull’acceleratore per migliorare la piattaforma e dunque abbiamo dovuto rinunciare all’utile, che però contiamo di iniziare a vedere nel 2019-20. Tuttavia, il dato più importante per una società tecnologica che fa sviluppo è proprio l’ebitda: la somma di ammortamenti per investimenti e acquisizioni cuba circa 7 milioni, per cui il valore da tener d’occhio è la generazione di cassa».

 

Con l’Ipo e i due successivi aumenti di capitali Expert System ha incassato 25 milioni di euro, anche questi interamente investiti per lo sviluppo della piattaforma, aggiungendo nuove lingue e producendo le verticalizzazioni su diversi settori. Insomma, uno sforzo ingente rispetto ai numeri di bilancio, che tuttavia non è stata compresa a sufficienza dal mercato, che finora stenta a premiare il titolo: l’analisi della valorizzazione tra comparable mostra che il valore del titolo di Expert System è di circa 1,7 volte il fatturato, contro i peers che viaggiano tra 5 e 7 volte il fatturato per quanto riguarda le quotate e tra le 10 e le 20 volte per quanto riguarda le private company. Insomma, il valore del titolo è ancora tutto da sfruttare.

Le prossime acquisizioni: preda o predatore?

Anche perché il processo di crescita di Expert System non rallenta, al contrario: dopo una intensa campagna di acquisizioni non è escluso ulteriore shopping sul mercato. E si va verso un modello in cui l’azienda sarà sempre più esclusivamente vendor dei suoi prodotti, avvalendosi di system integrator per le personalizzazioni e le verticalizzazioni, attività di cui oggi ancora si occupa direttamente. «Non vediamo l’ora di aprirci a partner, che è la via maestra per riuscire ad avere un’ulteriore occasione di crescita importante, dopo la campagna acquisti», dice Spaggiari che poi aggiunge qualche dettaglio: «Nel 2014 abbiamo acquisito le divisioni Icm (Intelligent Content Management) e iLab – Research Center Innovation – di iSOCO, società con sede a Barcellona e attività anche in Sud America, per un controvalore di due milioni. Nel 2015 è stata la volta di Temis, una vera e propria “expert system” parigina del valore di 7 milioni. Con queste operazioni abbiamo compiuto un’accelerazione importante verso una dimensione internazionale.

Abbiamo inoltre investito direttamente negli Usa su due realtà, una che si occupa solo del mercato privato, Expert System Enterprise e una specializzata sul government, Expert System USA. Gli Usa rappresentano il 28% del fatturato. Infine, abbiamo aperto una branch in nel Regno Unito», racconta Spaggiari, che sottolinea di essere alla guida della «più grande realtà indipendente in Europa nell’ambito del cognitive computing». Non è dunque escluso che ci saranno altre acquisizioni, dal momento che con la fine del 2017 si è conclusa l’integrazione di tutte le controllate. Sempre che non arrivi un predatore, visto che la piccola dimensione di Expert System la rende scalabile e l’AI è diventata un elemento centrale della quarta rivoluzione industriale. E chi è in grado di maneggiarlo ai massimi livelli è senza dubbio un boccone appetibile.

 

AI: la rivoluzione industriale della competente componente cognitiva

Non va sottovalutato il fatto che l’intelligenza artificiale sia una delle più importanti componenti di Industria 4.0, una rivoluzione nella rivoluzione, capace di imprimere un’accelerazione al cambiamento in modi che non sono neppure del tutto intelligibili. «AI è una rivoluzione industriale sulla componente cognitiva. L’uomo rimane più intelligente ma le mansioni ripetitive e meccaniche vanno date ai robot;non solo quelle manuali, anche quelle che implicano il ragionamento», dice Spaggiari. E dunque AI è un settore strategico, sempre di più, anche per la manifattura, anche se la manifattura, soprattutto quella delle Pmi italiane, in molti casi ancora non se n’è accorta.

«Posso essere il più bravo a fare un prodotto o un servizio, ma posso soccombere ugualmente rispetto a chi sa gestire meglio l’informazione: le aziende industriali stanno scoprendo ora l’importanza della gestione della conoscenza, che è un elemento sul quale competeranno sempre più. Parlo della gestione di testi, documenti, report: tutta l’informazione non strutturata. Quello che facciamo noi è dotare le organizzazioni di una sorta di esoscheletro che consenta di destreggiarsi in tutta questa mole di informazioni ed estrarre solo quelle utili», spiega Spaggiari, precisando che però: «le macchine non pensano, ma possono comprendere come fa un umano. L’esoscheletro permette di moltiplicare all’ennesima potenza le potenzialità cognitive ma la capacità di discernere, di pensare, rimane ancora in capo alle persone». Dunque, nessuna paura: AI migliorerà le nostre vite e i nostri lavori oltre che quelle delle aziende.

 

Cogito AI Day, Milano
Cogito AI Day, Milano

Cogito, la piattaforma che estrae valore dai big data

Anche se non sa pensare, il prodotto di punta di Expert System si chiama Cogito ed è «una piattaforma che ci permette di raccogliere tutte le informazioni all’interno e all’esterno dell’azienda che siano significative dal punto di vista manageriale e strategico e di categorizzarle in modo preciso per estrarre alla fine solo quelle più rilevanti. Cogito legge e sintetizza i documenti, seguendo lo stesso processo cognitivo di una persona, ma scalato all’ennesima potenza», spiega l’executive. Alla base della piattaforma c’è un lavoro enorme: la costruzione di una base cognitiva e di conoscenza molto solida, costata 400 anni uomo: il knowledge graph proprietario di Expert System. «Il risultato è una rappresentazione della conoscenza umana: un immenso grafo di conoscenza, appunto knowledge graph, dove i nodi sono i concetti (tavolo sedia, sala riunioni), i segmenti che collegano questi concetti sono le relazioni tra i concetti, (un tavolo sta vicino a sedie, in una sala riunioni, in cucina o è il tavolo delle trattative che è un concetto astratto).

Il knowledge graph di Cogito somiglia a quello che sviluppiamo nella nostra esperienza di vita, quando apprendiamo. È grazie al knowledge graph che Cogito è in grado di comprendere e capire il significato delle parole e delle frasi perché conosce 2 milioni di concetti con 6 milioni di connessioni. Sulla base di questa conoscenza abbiamo costruito gli algoritmi che comprendono il significato di un testo. Per questo da sempre affermiamo che il knoweldge graph è il “cuore” di Cogito.» Un approccio tecnologico di assoluta avanguardia, quello di Expert System sul knowledge graph, su cui si è riscontrare proprio di recente un’importante validazione di mercato: Gartner, il leader mondiale nella ricerca e nella consulenza aziendale nel settore Information Technology, ha infatti inserito i knowledge graphs fra le tecnologie emergenti del 2018, attestandone la valenza di business e prevedendone la massima espressione in un arco temporale compreso fra i 5 e i 10 anni. Quando si dice “visione pioneristica”…Cogito non si limita all’italiano, ma copre 14 lingue tra cui anche cinese, giapponese, coreano, arabo.

 

 

La prossima evoluzione sarà la totale integrazione del meglio dell’intelligenza artificiale per l’analisi dei testi, a partire da natural language processing, semantica e machine learning, che è una tecnologia molto adatta alla soluzione dei problemi matematici come l’image recognition, ma in un contesto come la gestione del linguaggio naturale ha grandissimi limiti. «Dal punto di vista del linguaggio, che ha un livello di astrazione superiore, è richiesta una soglia base di comprensione di semantica, grammatica, aspetti gergali su cui poi si possa applicare il machine learning. Direi che è come un bambino che va scuola e a cui vengono trasferiti in modo strutturato e organizzato conoscenza e strumenti di comprensione: questo abbiamo fatto noi con Cogito dotandolo delle competenze di base e questo è l’approccio semantico. Terminato il periodo “scolastico” parte il machine learning su una solida realtà di conoscenza preesistente. Cogito ha avuto in pasto Wikipedia e in due ore ha appreso tutta l’enciclopedia, con il machine learning. I due elementi possono essere mixati a seconda del problema da risolvere», dice Spaggiari. Cogito sarà dunque l’unico prodotto sul mercato in grado di offrire l’integrazione delle due tecnologie e di diversi approcci di intelligenza artificiale.

I vantaggi della computazione cognitiva per le aziende manifatturiere e finanziarie

E tutte le aziende, piccole e grandi, hanno potenziali vantaggi nell’utilizzo di questo strumento. «In questa fase di nascita del mercato della AI solo le grandi aziende o quelle piccole molto focalizzate su questi temi possono permettersi di fare questo genere di investimenti che sono tutt’altro che banali. Noi lavoriamo per lo più con grandi imprese nei settori assicurativo, finanziario e bancario, editoria e governativo: dove ci sono tante persone che devono gestire una quantità abnorme di informazioni non strutturate. Trovare un’automazione per farlo consente un’ottimizzazione dei costi e della qualità. Questa è la nostra prima linea di business: la Robotics Process Automation. Tuttavia, alcune imprese medie iniziano a rivolgersi a noi per fare “information intelligence”, cioè prendere grandi quantitativi di informazioni ed estrarne del valore», spiega Spaggiari. Ma come si trae valore e vantaggio competitivo da informazioni pubbliche, disponibili a tutti e immediatamente accessibili?

«Per esempio, nel campo manifatturiero o delle utility, questi strumenti possono essere utili per il monitoraggio dei fornitori: è un’attività che manualmente è impossibile, perché tutte le informazioni, seppure pubbliche, sono diffuse in maniera sparpagliata e confusa. Cogito sistematicamente controlla giorno per giorno tutte le posizioni relative a un elenco di fornitori, scoprendo in tempo reale per esempio se cambia la compagine sociale, chi è il nuovo socio, in quali altre società è presente. Questo è un esempio di uso strategico delle informazioni pubbliche che non è possibile fare con strumenti tradizionali. Sempre di più le aziende competeranno su questa capacità di gestire in modo strategico le informazioni e la conoscenza disponibile indipendentemente dalla loro capacità di saper fare le cose», afferma il CEO.

 

 

La gestione dell’informazione come vantaggio competitivo

Gli esempi sono diversi: «pensiamo a un’azienda nel settore del carbonio: poter sapere se l’Università di Shenzen ha depositato un brevetto di un carbonio super leggero e super performante, può fare una grande differenza dal punto di vista del business indipendentemente dalla capacità economica», dice Spaggiari. Che, ancora, per il Gruppo Intesa ha lavorato alla realizzazione dell’interfaccia dell’ home banking: «Si può interrogare la piattaforma esprimendosi in linguaggio naturale: la macchina estrapola tutti gli elementi chiave della domanda presentandomi la schermata utile a compiere l’operazione di cui ho bisogno. Chatbot e assistenti virtuali sono basati sulla capacità di comprensione della domanda e del linguaggio naturale. Ancora, nel mondo delle assicurazioni, alcuni clienti hanno implementato Cogito all’interno dell’analisi dei claim che prima veniva fatto in maniera manuale con analisi dei faldoni di documenti. La macchina è ora in grado di leggere dal documento sanitario al report della polizia, estrapolare tutte le informazioni rilevanti e correlarle, decidendo se liquidare il sinistro e in che ammontare. Il risultato è che l’analisi del claim è passata da 55 minuti a 5 minuti. Con un livello di qualità leggermente superiore macchine versus uomo e con risparmi anche milionari nell’arco di un anno. Quello che noi facciamo è intelligenza artificiale per persone intelligenti. E i risultati sono questi», conclude Spaggiari.

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