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I goal di Mir, multinazionale dei robot per l’intralogistica

di Marco de Francesco ♦ Mobile robot as a service. E’ questo l’ asso nella manica della strategia di sviluppo dell’azienda danese, che punta quest’anno a raddoppiare il suo fatturato – fino a 54 milioni – con una proposta che vuole venire incontro alle esigenze specifiche di flessibilità della logistica interna delle Pmi. Si ottimizzano i processi e si risparmiano spazi e personale

Dopo due anni di crescita a tre cifre, l’obiettivo di Mobile Industrial Robots (MiR) per l’anno in corso è il raddoppio di fatturato, da 27 a 54 milioni di euro. Una crescita quasi miracolosa per la Pmi di Odense (Danimarca) che però si spiega tenendo presenti due fattori. Anzitutto il settore operativo: MiR realizza robot intelligenti per la logistica interna alle aziende, e cioè produce e vende piattaforme automatiche che trasportano in modo sicuro pallet e componenti da un reparto all’altro dell’impresa. Si ottimizzano i processi e si risparmiano spazi e personale. Pertanto il mercato è in grande espansione, con le grandi industrie impegnate nella trasformazione digitale acquistano intere flotte di robot mobili autonomi (Amr).

E poi MiR ha una propria strategia per ampliare il ventaglio della clientela anche alle Pmi: da una parte, un forte accento sulla comunicazione e sul marketing; dall’altra, un programma di “mobile robot as a service”. Piccole aziende possono noleggiare i robot così come fanno con i carrelli elevatori e altri strumenti interni. Abbassando l’investimento iniziale, si allarga il giro. MiR si è presentata per la prima volta in Italia con un proprio stand al Mecspe di Parma, la fiera di riferimento dell’industria manifatturiera. Tra i vari robot in mostra, MiR500, l’Amr in grado di trasportare mezza tonnellata di pallet. Lo abbiamo visto in azione, e nell’occasione abbiamo intervistato il  sales director di MiR per l’Europa meridionale, Fernando Fandiño Oliver.

 

Fernando Fandiño Oliver, sales director di MiR per l’Europa

La rivoluzione della logistica interna alle aziende

Secondo Fandiño Oliver ci sono due effetti che risaltano chiari, in un confronto tra l’intralogistica di oggi e quella del passato, e cioè solo di pochi anni fa: «È un processo che è cambiato quasi miracolosamente. Nella pratica, si fanno le stesse cose, e cioè si trasportano componenti da una parte all’altra dell’impresa. Ma già adesso, si nota una grande differenza: per la movimentazione interna occorrono meno metri quadrati e meno addetti». Il che non significa solo una razionalizzazione del lavoro: vuol dire invece che l’azienda risparmia, con l’occupazione di spazi dedicati più ridotti e con la possibilità di destinare personale ad attività di maggior valore. Tutto ciò è avvenuto anche a causa di un fenomeno che sta attraversando l’industria in generale: la diversificazione del prodotto.

Se l’impresa realizza più modelli, di fattura diversa – e si sta imponendo la customizzazione di massa – ciò comporta più cambi lungo i processi e più movimenti nello shopfloor. Si tratta di movimentare non pochi grandi lotti, ma tanti lotti piccoli. Il sistema che consente ciò deve essere agile e adattabile. La flessibilità diventa essenziale. E si ottiene anche con l’automazione dei mezzi di trasposto interni. Secondo Fandiño Oliver «la democratizzazione della tecnologia, oggi accessibile anche alle Pmi, sta giocando un ruolo essenziale. E poi c’è una battuta che circola nell’ambiente: fare un robot non è facile, ma utilizzarlo è sempre più facile. La programmazione è più semplice, sempre più user friendly. E io credo che sarà sempre più così, perché c’è una richiesta in tal senso da parte delle piccole aziende e perché i produttori vanno sempre verso le esigenze del mercato».

 

MiRHook

 

Vantaggi dell’automazione e strategia per avvicinare le Pmi

La logistica interna è un processo complesso. Riguarda la gestione del magazzino, le operazioni di smistamento dei materiali all’interno dei singoli reparti, e altro. Secondo Fandiño Oliver «non è difficile spiegare i vantaggi derivanti dall’automazione in questo campo, soprattutto in tema di riduzione di costi». Ciò vale per aziende di tutte le dimensioni. A Barcellona robot mobili della MiR lavorano nello stabilimento Johnson Controls Hitachi. Raccolgono unità con scaffali nel magazzino e trasportano i materiali alla linea di produzione, dove caricano gli imballaggi da buttare. Secondo MiR lavorano per turni interi di otto ore, eliminando la presenza di muletti elettrici dal reparto produzione, rendendolo un posto più sicuro per tutti. Più produttività, più sicurezza.

In Germania, alla Nidec, il trasporto interno dei carrelli è ottimizzato grazie ai MiRHook, un robot dotato di particolari prese per raccogliere e scaricare autonomamente carrelli. Ha una capacità di traino di 500 kg. Secondo MiR, ogni robot percorre 11 km al giorno, consegnando carrelli in due diverse aree di produzione, per poi portarli nel magazzino. Alla Nidec, i robot MiR si occupano dunque di compiti faticosi e ripetitivi, mantenendo basse le giacenze. Oggi, peraltro, non solo si può programmare facilmente un robot, ma esistono sistemi per gestire direttamente la flotta.

Con MiRFleet, più unità possono essere configurate velocemente e in maniera centralizzata. Le priorità vengono assegnate automaticamente. Il sistema seleziona il robot più idoneo per svolgere un certo task, in base a posizione e disponibilità. Così, con tutte queste novità a disposizione, tutte le grandi aziende stanno implementando soluzioni efficaci di logistica. E le piccole e medie? «Va detto che non solo i giovani ingegneri ci cercano, ma anche figure esperte, persone che si occupano da tanti anni di questo tema. La flessibilità e il risparmio, seppure più gradualmente, stanno spingendo anche le Pmi ad occuparsi della questione. Ciò che stiamo esplorando, è l’opportunità di rendere note ad una platea più vasta le nostre soluzioni. Stiamo spingendo molto in questa direzione. Con il marketing, con la comunicazione, con i system integrator che lavorano per noi e che formiamo di continuo perché siano informati al meglio. Abbiamo una nostra strategia di visibilità, e devo dire che con la globalizzazione le informazioni girano velocemente».

Ma c’è un altro asso nella manica di MiR: un programma di “mobile robot as a service”. Aziende che normalmente noleggiano apparecchiature come i carrelli elevatori potranno farlo anche con i robot MiR. Secondo Fandiño Oliver «è un modo per ridurre in maniera significativa l’investimento iniziale. Approcciare le nuove tecnologie diventa più semplice, e il ritorno nella spesa è ancora più immediato e tangibile».

Il caso di MiR, l’azienda che cresce a tre cifre

Nel 2018 i ricavi di Mobile Industrial Robots sono aumentati del 165% raggiungendo quota 27 milioni di euro. L’anno prima l’azienda, che ha oltre 200 dipendenti, aveva fatto segnare un tasso di crescita anche superiore, attorno al 300%. Secondo Mir, centinaia di produttori e centri logistici sia di medie dimensioni che multinazionali, insieme a diversi ospedali in tutto il mondo, hanno già installato i robot mobili autonomi (Amr) prodotti dall’impresa danese. Ha sede a Odense ed è stata recentemente acquisita dalla americana Teradyne, fornitore leader di apparecchiature di prova automatizzate. Nel 2015 Teradyne ha acquisito anche l’azienda Universal Robots.

Grazie ai risultati di crescita degli ultimi anni, nel 2018 Mobile Industrial Robot è stata riconosciuta EY Enterpreneur of the Year in Danimarca. Di fatto, l’azienda ha costituito una rete globale in 40 Paesi, con uffici a Shangai, Barcellona, San Diego, Francoforte e New York. In realtà, il successo dell’azienda deriva, per ora, dai grandi clienti internazionali, come Toyota Motor Corporation, colosso che sta investendo pesantemente in flotte mobili per la logistica interna. Secondo il Ceo di MiR Thomas Visti «le grandi multinazionali acquistano dai 15 ai 25 robot MiR alla volta».

Dove Mir è più forte

Attualmente, il 30% delle vendite di MiR del 2018 proviene dalle Americhe, rispettivamente il 27% dagli Stati Uniti e il 3% dall’America Latina, mentre dal Sud Europa, Italia, Francia e Spagna, il 15%. Secondo Fandiño Oliver, il Sud Europa è molto dinamico. «Vediamo un crescente interesse per le nostre soluzioni da una vasta gamma di settori come quello farmaceutico, food & beverage, elettronica e soprattutto auto motive» – ci ha detto Fandiño Oliver.

 

MiR 500 al Mecspe
Il MiR 500, visto al Mecspe

È un robot che trasporta carichi pesanti, pallet e bancali. È lungo 135 cm, largo 920 e alto 320, ha un carico utile di mezza tonnellata. È il più grande, più potente, più veloce robot mobile autonomo collaborativo prodotto dall’azienda. Ha la forma di una piattaforma scura. Ce ne sono due versioni particolari: il MiR500 Lift, per pallet di dimensioni più americane, e il MiR500 Eu Pallet Lift, che porta carichi di dimensioni un po’ più ridotte, quelle europee. È in grado di salire e scendere da rampe, e di avanzare in una pozzanghera. Si connette autonomamente alla stazione di ricarica.

Secondo Fandiño Oliver «tutta l’intelligenza è nella macchina, ma si possono sempre modificare le impostazioni, e la mappa del percorso semplicemente entrando nel mezzo con un Pc, con un tablet o con uno smartphone». Una volta definito il tragitto, è il robot a scegliere varianti per evitare persone e cose che incontra. La sicurezza è una priorità. Il mezzo si orienta grazie ad un algoritmo che tiene conto dei dati provenienti da un giroscopio, da sistemi ottici e da tre laser scanner che operano a 360 gradi. «È studiato per la fabbrica, per collaborare con gli addetti: non può accadere che una persona sia colpita dal robot».

Sono presenti più luci di colore diverso, che indicano la direzione del mezzo. Il robot si insinua al di sotto di una piattaforma fissa, che sostiene il pallet. MiR500 solleva quest’ultimo separandolo dalla piattaforma, e porta il carico che deposita dove serve. MiR500 è nato perché «c’era una specifica richiesta da parte di alcune aziende. Noi già producevamo in modelli da uno o due quintali, i MiR100 e MiR200; ma alcune imprese, soprattutto americane o asiatiche, volevano una versione più potente. Il software e la programmazione sono gli stessi dei modelli minori, quindi chi ha già adottato i modelli minori può passare agevolmente a quello più grande».

 

Thomas Visti , ceo MiR
Le prospettive per l’anno in corso

Secondo l’azienda, la robotica collaborativa mobile sarà uno dei trend fondamentali per il 2019. Per il Ceo Thomas Visti «la Ifr (Federazione internazionale di robotica) ha rilevato che le vendite dei robot di servizi professionali sono aumentate dell’85% dal 2016 al 2017 e sono state vendute 109.500 unità, per un valore totale di 6,6 miliardi di dollari. Inoltre nel 2017 il 63% dei robot di servizio per uso professionale era di uso logistico come i robot mobili autonomi. La loro popolarità è aumentata costantemente, tanto che l’Ifr stima che le vendite saliranno a 600mila unità tra il 2018 e il 2021». Quanto all’Italia, ci sono, secondo l’azienda, segnali molto positivi. Soprattutto le industrie manifatturiere che hanno intrapreso la strada del 4.0 non possono, secondo MiR, fare a meno dell’automazione del trasporto interno. MiR500, lanciato sul mercato lo scorso giugno (ma presentato in Italia per la prima volta all’ultimo Mecspe), «ha già superato le aspettative». Secondo Fandiño Oliver per il 2019 MiR si attende un sostanziale raddoppio del fatturato: «Ci sono tutte le condizioni perché ciò avvenga».

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