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Hpe Italia: 8 milioni per Innovation Lab

di Piero Macrì ♦ Al via la fase due del progetto: Lab Next. Sei i partner coinvolti: Acs Data Systems, Cdm Tecnoconsulting, Harpa Italia, Sistemi HS, Tt Tecnosistemi e Var Group. Il punto sull’iniziativa con l’ad e presidente Stefano Venturi

Come accelerare il trasferimento tecnologico alle Pmi in modo da velocizzare l’adozione di soluzioni che possano valorizzare e monetizzare la data economy di distretti e filiere industriali? Con il progetto Innovation Lab, avviato a gennaio 2017 in collaborazione con 20 partner, Hpe ha creato centri di competenza territoriali che hanno l’obiettivo di consentire alle imprese di compiere i primi passi in un percorso di trasformazione digitale. L’iniziativa, supportata da un finanziamento iniziale di 10 milioni di euro, viene ora estesa e consolidata con un ulteriore round di investimenti del valore di 8 milioni di euro. E’ la fase due del progetto, per l’occasione rinominata Lab Next.

Sei i partner coinvolti: Acs Data Systems, Cdm Tecnoconsulting, Harpa Italia , Sistemi HS, Tt Tecnosistemi e Var Group. L’obiettivo è realizzare un secondo livello di innovazione basato su tecnologia di ultima generazione, con un focus sull’intelligenza artificiale, che possa ulteriormente valorizzare il business delle imprese traghettando queste ultime verso soluzioni e competenze 4.0 ancora più avanzate. «Questo secondo round di finanziamenti è una vera e propria iniezione di adrenalina tecnologica che potrà portare un surplus energia a progetti di digitalizzazione», afferma Stefano Venturi, Ceo di Hpe Italia che Industria Italiana ha intervistato in occasione della presentazione di Lab Next.

 

Stefano Venturi, Ceo di Hpe Italia

 

D. Come sono stati spesi i primi 10 milioni e come verranno spesi i prossimi 8?

R. Tutti gli investimenti sinora realizzati sono serviti a mettere a punto strutture con tecnologia abilitante, ma la quota più rilevante, circa il 70%, è servita a sviluppare competenze ingegneristiche di integrazione delle soluzioni. Altrettanto verrà fatto con gli 8 milioni che andranno a supportare l’ampliamento dei Lab. I sei partner potranno contare sulla collaborazione di una serie di terze parti qualificate in una logica di open innovation che ha da sempre contraddistinto questa iniziativa. Siamo ormai convinti che per trasferire innovazione sul mercato lo si debba fare in modo capillare. Conta la presenza territoriale e conta la capacità di tradurre i processi di filiera in soluzioni dedicate. Di fatto, i nostri Lab rappresentano degli ecosistemi territoriali sulle nuove tecnologie, presidiati da partner qualificati, su cui convergono esperienze e conoscenze per processi diversificati.

D. E i termini di ritorno dell’investimento quali sono i risultati ottenuti e quali quelli attesi?

R. Il primo round di investimenti si è già ampiamente ripagato. Nel biennio 2016-2018 i partner aderenti all’iniziativa hanno evidenziato fatturati a doppia cifra che sono stati generati anche grazie al contributo delle soluzioni che sono state messe a punto dai Lab.  Il secondo investimento ha una visione a più lungo termine e mira a realizzare soluzioni più complesse ma siamo certi che potrà generare un nuovo valore sia per i partner che per le imprese.

D. L’iniziativa persegue le stesse finalità dei competence center nazionali, ma a differenza di altri vendor avete preferito realizzare una vostra rete territoriale. Come mai?

R. Come già detto, ci muoviamo in una logica di open innovation. Ciò significa che i nostri Lab sono aperti alle competenze presenti sul territorio. La nostra non è un’iniziativa che si mette in competizione con la parte istituzionale d’innovazione, la complementa piuttosto in quanto i nostri partner sono essi stessi dei centri di competenza, lo sono sempre stati. Le società che si muovono all’interno dell’ecosistema del Lab non sono box mover di tecnologia. Il loro punto di forza nasce dall’essere società d’ingegneria e di soluzioni. Noi li aiutiamo ad avere le tecnologie necessarie per implementare al meglio quanto è oggi più utile per dare valore alla digitalizzazione. Li aiutiamo a essere sempre un passo più avanti dando loro l’opportunità di misurarsi con tecnologie stato dell’arte. Non è solo una declinazione dell’esistente. Tantissime cose su cui lavoriamo danno al mercato e agli utenti la possibilità risolvere in modo nuovo problemi esistenti. Sono strutture, ma soprattutto persone, che possono interagire con clienti di filiera e prospettare loro soluzioni di tipo verticale.

D. Big data, Iot, cloud on e off premise, edge computing. Lo scenario che hanno di fronte questi centri di competenza, in termini di adozione delle tecnologie, è ancora una volta diverso da quello che si era inizialmente prospettato. La ricetta monolitica del cloud sembra essere ormai superata e si afferma un mercato ibrido.

R. «Cinque anni fa eravamo gli unici a dirlo che si sarebbe andati in questa direzione. Ora l’informatica ibrida è diventata realtà. In prospettiva non sarà mai tutto cloud o tutto on premise. E non si può nemmeno parlare di un unico cloud ma di molti cloud. Tanti software vendor rendono disponibili propri applicativi as a service su infrastruttura dedicata. Significa che un utente si trova spesso a interagire con più data center. D’altra parte non vi è nulla di più sbagliato che pensare di far convergere tutto su un’unica infrastruttura. Per ragioni diverse nasce l’esigenza di avere alcune cose all’interno del perimetro di rete aziendale, per ragioni di riservatezza dei dati oppure per esigenze che nascono dall’elaborazione Iot, che deve essere per definizione di prossimità.»

«Ciò di cui ci stiamo accorgendo è che la richiesta di potenza elaborativa sta esplodendo. Crediamo che si possa ormai parlare di computing everywhere. Non esiste un unico sourcing tecnologico, esistono una molteplicità di opzioni per l’approvigionamento tecnologico. Lo scenario che abbiamo davanti agli occhi contempla più nodi di elaborazione distribuiti, ciascuno con una sua ragion d’essere. Come Hpe ci siamo impegnati a mettere nelle mani dei Cio dei sistemi per poter orchestrare i diversi nodi di rete in modo tale che possano gestire trasversalmente problemi di sicurezza e Sla (ndr Service Level Agreement). Siano stati ai primi a investire in questa direzione ed è oggi possibile gestire ambienti eterogenei, anche edge, tecnologia quest’ultima su cui la corporate ha investito oltre 4 miliardi di dollari.»

I partner Hpe Innovation Lab Next

Cdm Technoconsulting – L’azienda bolognese opera a livello mondiale nei settori dell’acquisizione automatica dei dati e di automazione dei processi. Le soluzioni sono rivolte ai settori della grande distribuzione, trasporti e logistica, industria manifatturiera e sanità.

Var Group – È una multinazionale con 24 filiali in tutto il mondo, specializzata nella produzione di relè. L’azienda si occupa di soluzioni per il mercato industriale e civile che permettono di controllare le automazioni, la potenza, il tempo, la temperatura e il livello dell’acqua.

Tt Tecnosistemi –  È un system integrator  che propone soluzioni IT innovative per migliorare il business e l’efficienza di aziende, enti pubblici e scuole.

Harpa Italia – È una società informatica che supporta il cliente nella progettazione, realizzazione ed integrazione di sistemi complessi. Ha competenze specifiche nei settori dell’energy management. La piattaforma Mcubo, sistema software di monitoraggio, permette l’integrazione e la remotizzazione di un qualsiasi dispositivo.

Acs Data Systems – La società altoatesina opera nella commercializzazione di dispositivi e ausili per mercato medicale e ha una vasta gamma di soluzioni It complete per mercati diversificati. La sede principale è a Bolzano. La società è presente anche in Germania con una filiale a Monaco.

Sistemi Hs  – La società torinese è un system integrator che offre servizi di consulenza e progetti It ad aziende e professionisti. Per seguire la continua evoluzione del settore, da società singola Sistemi Hs si è trasformata nel tempo in un gruppo di aziende autonome con una forte specificità settoriale.

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