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Gli investimenti tecnologici aumentano del 20% e tutti corrono a cambiare piattaforma

di Marco Scotti ♦In Italia gli investimenti in Digital transformation 2017 sono aumentati del 19%, per un totale di 30,1 miliardi di euro, nel 2018 si dovrebbero superare i 30,5. Il cloud ha subito un incremento del 27,8%, la realtà aumentata/virtuale addirittura del 335,6%, mentre i servizi di TLC sono calati dell’1,6%, passando da 7,57 miliardi del 2016 a 7,45 del 2017. Parla Idc. Suggerimenti pratici per le aziende…

Secondo un’indagine di IDC il 60% dei CIO a livello mondiale avrà completato, entro il 2019, il replatforming di ambienti applicativi e infrastrutturali in ottica cloud e mobile. La sfida, infatti, è quella di realizzare progetti che siano al passo con i tempi e con le nuove regole imposte dal combinato disposto tra la trasformazione digitale e i nuovi mercati online. Si tratta quindi di un trend globale che anche in Italia sta vivendo un periodo particolarmente florido.Un trend, che nel nostro Paese, va inscritto in una generale accelerazione della digital transformation. Partiamo quindi da un dato complessivo, prima di approfondire il discorso dell’adattamento delle nuove architetture alle esigenze dettate del progresso tecnologico e dalle nuove modalità di fruizione dei dati.

 

Stato della digital transformation in Italia

La digital transformation, del cui ampio processo il replatforming è parte integrante, sta riguardando un numero sempre maggiore di aziende. In Italia gli investimenti in ICT lo scorso anno sono aumentati del 19%, per un totale di 30,1 miliardi di euro, mentre per quest’anno si dovrebbero superare i 30,5. All’interno di questo numero complessivo, però, si devono registrare diverse tendenze: il cloud ha subito un incremento del 27,8%, la realtà aumentata/virtuale addirittura del 335,6%, mentre i servizi di TLC sono calati dell’1,6%, passando da 7,57 miliardi del 2016 a 7,45 del 2017. Anche per il 2018 è previsto un trend analogo, con un aumento dell’1,3% complessivo per l’ICT italiano, a fronte di un calo degli investimenti in servizi TLC dello 0,8%.

 

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I componenti della Terza Piattaforma – ovvero cloud, mobility, big data & analytics, social – sono previsti tutti in aumento, seppur in modo più contenuto rispetto allo scorso anno. L’IoT dovrebbe subire un incremento del 15,1% dopo essere cresciuto del 16,4%, la realtà aumentata e virtuale aumenterà il proprio volume dell’86,4% quest’anno e il cloud del 25,8%. Uniche eccezioni, gli investimenti in tecnologie cognitive (+20,5% lo scorso anno, +25,6% nel 2018) e i big data e analytics, che cresceranno del 26,4% nel 2018, dopo un aumento del 20,9% lo scorso anno.

 

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Al Nord la metà degli investimenti, destinati prevalentemente all’ industria

Secondo le previsioni IDC Gli investimenti nel mercato ICT nel 2018 continueranno a vedere il nord protagonista, capace di catalizzare oltre il 50% della somma complessiva, mentre per quanto riguarda la tipologia di aziende che hanno previsto questi investimenti, in poco meno della metà dei casi saranno quelle di grandi dimensioni, con oltre 250 addetti, seguite da quelle medie. L’industria sarà il comparto in cui si investirà di più (23% del totale), seguita da finanza (20%), servizi (17%) e Pubblica Amministrazione (14%). Contestualmente bisogna registrare un deciso incremento dell’e-commerce anche per questo 2018: gli analisti di IDC lo stimano in crescita del 24% rispetto allo scorso anno, di poco inferiore ai 29 miliardi di euro.

 

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Le motivazioni

L’orientamento delle imprese in merito alla trasformazione digitale si è focalizzata su cinque punti fondamentali: il 39% del campione ha in mente una rivoluzione del modello di business, mentre il 22% immagina di poter orchestrare, grazie alla digital transformation, l’universalità dei canali digitali verso il mercato. Nel 38% dei casi si spesa di poter sfruttare dati e informazioni per ottenere un vantaggio competitivo, mentre nel 6% si vuole rendere le business operation reattive e l’ecosistema connesso digitalmente. Infine, nel 2% del campione, si vuole far leva su tecnologie digitali per attrarre e connettere talenti e capacità umane.

 

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Mobilità e cloud più gettonati

Le aziende stanno concentrando la digital transformation principalmente su due direttrici, soprattutto per quanto riguarda i soggetti di grandi dimensioni: la mobilità e il cloud, mentre i nuovi paradigmi come IoT e AI sono ancora minoritari indipendentemente dalle dimensioni delle aziende analizzate. Stupisce, semmai, al termine dell’indagine di IDC, scoprire che in meno del 30% del campione ci si attende un impatto positivo ed esteso sui processi aziendali da automazione del lavoro e dall’introduzione di AI, mentre in quasi metà del campione non ci si pronuncia: le imprese italiane, quindi, sono ancora poco consapevoli della reale portata di questa trasformazione digitale che sta attraversando l’economia mondiale.

 

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La sicurezza

Anche perché solo il 17% del campione prevede di incrementare la spesa in ICT per il 2018, mentre il 66% è propenso a mantenerla invariata e il 17% ritiene doveroso ridurla. Ci si muove soprattutto – nel 45% dei casi – in un’ottica di riduzione e controllo dei costi IT, prima ancora che di ottimizzazione dei processi. Infine, uno sguardo a un altro argomento angolare della digital transformation: la sicurezza. Secondo il 53% del campione si tratta di un costo contingente e saltuario, mentre il 45% lo reputa una voce di spesa corrente dell’IT. Solo il 2%, infine, gli concede di essere una spesa strategica per lo sviluppo dell’azienda.

 

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Le aziende italiane guardano al replatforming

Questi dati dati ci dicono che dobbiamo quindi dimenticare l’Italia che accumulava ritardi tecnologici di cinque o dieci anni rispetto al Nord America e all’Europa Settentrionale: oggi il Belpaese sta affrontando la sfida della digital transformation – e del replatforming in particolare – con una spinta particolarmente positiva. «Il ritardo dell’Italia rispetto agli altri paesi si è molto accorciato, se non addirittura annullato, e la sensazione è che le aziende stiano guardando al replatforming con una grande attenzione». È convinto di questo Sergio Patano, senior research and consulting manager di IDC Italia, che ci ha spiegato come il processo di modernizzazione delle infrastrutture sta prendendo piede sempre più velocemente. «Ovviamente – aggiunge Patano –il replatforming va svolto soprattutto in quelle realtà in cui il legacy (ovvero quegli applicativi che, come dice il termine, vengono ereditati dalla gestione passata dell’IT ma che difficilmente vengono sostituiti a causa degli alti costi di gestione della trasformazione, ndr) è molto ingombrante, creando un vero collo di bottiglia per le attività aziendali. È un procedimento, quindi, che coinvolge soprattutto le grandi aziende, quelle con una struttura più complessa e che necessitano di una revisione dell’infrastruttura per far sì che sia in grado di dialogare meglio con il cloud».

La modernizzazione – ma in certi casi la completa trasformazione – delle piattaforme a disposizione delle aziende e delle app ad esse correlate sarà realizzata in modo da poter girare in maniera efficace in ambienti cloud, mantenendo inalterate le loro funzionalità. Da almeno un anno a questa parte, inoltre, il volume di traffico sviluppato da mobile ha superato quello da desktop.

 

Sergio Patano, senior research and consulting manager di IDC Italia

 

L’Italia, da questo punto di vista, non fa eccezione. La diffusione sempre più capillare di smartphone ha cambiato la fruizione dei contenuti ed è per questo motivo che il replatforming deve essere pensato per avere architetture responsive, con un e-commerce affidabile. Per quanto riguarda il lato dei lavoratori, invece, la progressiva diffusione dello smart working costringe le aziende a puntare sempre più su un cloud che consenta l’accesso ai dati in qualsiasi momento, che sia stabile e sicuro al tempo stesso.

Il processo di replatforming, inoltre, impatta su tutti i livelli dell’infrastruttura, costringendo ad adottare a tutti i livelli – dall’edge fino al core, indipendentemente da come questo rapporto sia stato sviluppato – architetture che permettano di essere scalabili. I vantaggi per l’azienda, oltre a offrire una migliore fruizione delle piattaforme sia ai dipendenti che agli utenti e a portare il business nella nuova era digitale, risiedono nei minori costi operativi e di capitale. Un esempio concreto è rappresentato dagli strumenti open source, che impattano in maniera molto più bassa sui conti aziendali, e alle tecniche di virtualizzazione e containerizzazione che operano una progressiva smaterializzazione dei dispositivi aziendali, con un ovvio risparmio sia per quanto pertiene ai costi di gestione, sia a quelli di avviamento. Inoltre, si ottiene un’infrastruttura IT che è complessivamente più agile e più efficace.

 

Re-platforming per venire incontro alle esigenze dello smart working

Smart working e device

Alla base del replatforming c’è anche l’esigenza di venire incontro alle nuove esigenze del mercato del lavoro, sempre più votato a una logica di mobilità che ricade sotto il nome di smart working. È necessario, infatti, permettere a tutti i dipendenti di poter utilizzare i dati anche quando non si è fisicamente seduti in ufficio. Per fare questo serve un’infrastruttura più leggera ed efficiente, che abbandoni le piattaforme legacy per migrare principalmente sul cloud. Anche dal punto di vista dei device, si stanno registrando nuove tendenze per quanto riguarda il mercato.

«In termini di valore – ci ha spiegato ancora Patano – il mercato del personal computing è sostanzialmente flat, ma ci sono delle componenti che si stanno muovendo. Per esempio tutto il componente che spinge il lavoratore verso la mobilità, cioè notebook e convertible, cresce in doppia cifra. Decisamente in calo, invece, i notebook più tradizionali e i desktop “all in one”. La necessità di operare un replatforming è anche legata al fatto che gli stessi dipendenti e i white collar sono sempre più mobili e hanno necessità di accedere ai dati contenuti nelle infrastrutture aziendali in qualsiasi momento. Anche il mondo dei tablet ad alte performance, come il Surface di Microsoft o l’iPad Pro di Apple stanno registrando ottime performance».

 

Tutto il componente che spinge il lavoratore verso la mobilità, cioè notebook e convertible, cresce in doppia cifra

 

Il caso Lavazza

Tra le aziende che hanno concluso il processo di replatforming c’è Lavazza. La trasformazione è stata condotta seguendo diversi percorsi: il primo riguarda un restyling grafico del sito per renderlo più user friendly; il secondo compete il profiling dell’utenza, attraverso la raccolta di informazioni ottenute durante la navigazione dell’utente in modo da generare offerte ancora più precise. Inoltre, per quanto riguarda l’architettura dell’intera piattaforma IT, si è scelto di realizzare un nuovo ecosistema digitale. Esso comprende, oltre alla data strategy per la raccolta delle informazioni dell’utenza, la realizzazione di contenuti interessanti per ogni cliente attraverso i giusti touch point, con particolare riguardo ai social media. Infine, un rinnovato motore per l’e-commerce realizzato da SAP Hybris integrato nel sito internet dell’azienda.

 

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Screenshot dal sito Lavazza

 

«La nuova piattaforma è la risposta a una forte necessità di innovazione da parte di Lavazza. Una tappa fondamentale nella strategia di posizionamento che l’azienda ha intrapreso sui territori del mondo digital e che si inserisce in un più ampio processo di rinnovamento del brand, volto a rivoluzionare l’approccio nei confronti degli utenti e a ingaggiare anche un pubblico più giovane – ha dichiarato Andrea Beloni, Head of Digital del Gruppo Lavazza -. Oggi, più che mai, gli utenti si aspettano esperienze personalizzate per vivere in maniera immersiva l’interazione con i brand. Scegliere i prodotti di un’azienda significa anche scegliere la sua storia e i suoi valori, per questo bisogna raccontarli nel miglior modo possibile».

Il replatforming nel mondo

Il report di IDC fotografa un settore in profonda trasformazione da qui alla fine del prossimo anno, con il 60% dei CIO che avrà concluso – si badi bene, non avviato, ma concluso – il processo di “restyling” infrastrutturale in ottica cloud e mobile. A farne, metaforicamente, le spese, i sistemi legacy che hanno finora rappresentato una pesante zavorra per l’intera organizzazione. Essi infatti drenano risorse e limitano l’accesso a dati e servizi critici, divenendo il primo impedimento per la realizzazione di un efficace ecosistema digitale. Oggi la parola d’ordine deve essere necessariamente dematerializzazione dei dati e delle procedure, ma con sistemi obsoleti questo diventa complicato anche e soprattutto per una questione di sicurezza, difficile da garantire. IDC nel suo report racconta come le aziende campione che abbiano già ultimato il re-platforming su cloud dei propri sistemi legacy abbiano riscontrato un incremento di risorse e dei livelli di focalizzazione che sembravano impensabili nel recente passato.

Alberto Bastianon, presales manager di Dell EMC Italia, azienda che ha puntato molte delle proprie “fiches” sul re-platforming, spiega che «con l’avanzare del processo di digitalizzazione attualmente in corso, è diventato sempre più cruciale per le aziende mantenere un ambiente IT costantemente ottimizzato, dove i sistemi già presenti possano coesistere con i nuovi servizi e le nuove applicazioni legate alla trasformazione digitale, necessari per abilitare il business ai nuovi paradigmi. Oggi, come dimostrano i dati IDC, implementare un processo di re-platforming rappresenta spesso una scelta irrinunciabile per i CIO, soprattutto in un mercato in cui – per rispondere in modo reattivo ai rapidi mutamenti degli scenari di business – è necessario pianificare un percorso non sempre facile fra obiettivi strategici, politiche di budget, nuovi trend e infrastrutture legacy».

 

digital transformation

Digital transformation :le tendenze a livello mondiale secondo IDC

Entro il 2021 il mercato digitale sarà il principale responsabile delle profonde modificazioni del business a livello mondiale. La digital transformation, infatti, sta già scardinando lo scenario economico mondiale, scavando un profondissimo solco tra le aziende che hanno deciso di migrare le proprie attività all’interno di un ecosistema digitale che garantisca una netta accelerata all’azienda e chi invece ha scelto di restare ancorato a logiche tradizionali e sta pagando uno scotto sempre più grave. Secondo uno studio di IDC, la spesa mondiale in digital transformation ammonterà a 1.300 miliardi di dollari nel 2018, in aumento del 16,8% rispetto al 2017, per toccare i 1.700 miliardi l’anno prossimo, con un aumento complessivo del 42% rispetto all’anno passato.

In particolare, le quattro tecnologie che compongono la cosiddetta Terza Piattaforma – ovvero cloud, mobility, big data & analytics, social – varrà quasi un quarto della spesa complessiva, attestandosi nel 2019 a 400 miliardi di dollari. Il cloud pubblico, per esempio, aumenterà del 23,2% nel 2018, arrivando a toccare i 160 miliardi di dollari. Nel 2021 la spesa raggiungerà i 277 miliardi. I restanti 1.300 miliardi per il 2019 verranno impiegati per i cosiddetti “Acceleratori dell’Innovazione”, ovvero quelle tecnologie che segnano e segneranno un processo di discontinuità in tutti i settori industriali: stiamo parlando di robotica, IoT, Intelligenza Artificiale, realtà aumentata, blockchain e 3D printing.

I dati offerti da IDC certificano la dimensione sempre più sostanziosa degli investimenti che verranno realizzati nella digital transformation nel periodo 2016-2021 attraverso il CAGR (tasso di crescita annuale composto) del 5,6%. Questo per effetto di due tendenze opposte: la Seconda Piattaforma, quella che ha consentito il passaggio da un IT a un’ICT con al centro il rapporto client/server e il sistema di reti, vedrà un calo della spesa del 3,3%, mentre la Terza Piattaforma crescerà del 4,7% e gli Acceleratori dell’Innovazione del 18,4%. Complessivamente, il CAGR nel periodo 2016-2012 per la digital transformation sarà del 17,9%.

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