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“Forse non tutti sanno che…” la brugola è andata in orbita

di Marco Scotti♦ Il progetto di valorizzazione del Made in Italy di Assolombarda si arricchisce di un nuovo protagonista. La vite che ha dato il nome a sé stessa, che è poi quello dell’impresa famigliare che l’ha creata. E che continua a essere una delle colonne portanti dell’automotive

Oggetti iconici dell’industria e della cultura italiana, divenuti archetipi. È questo il senso del progetto “Forse non tutti sanno che…” promosso da Assolombarda con l’obiettivo di valorizzare prodotti del Made in Italy che hanno saputo affermarsi come grandi successi in Italia e all’estero. Dopo la “Schiscetta” di Caimi Brevetti, il primo numero della Gazzetta dello Sport e i due trofei Champions League e Coppa del Mondo Fifa della G.D.E. Bertoni, è la volta della Brugola, ovvero ventinove grammi di acciaio al carbonio, testa cava esagonale e gambo a torciglione. All’interno del Palazzo Gio Ponti (Via Pantano 9) fino alla fine di novembre saranno esposte le 7 “viti critiche” del motore di un’automobile su cui Brugola ha specializzato la propria produzione.

 

 

Brugola: un po’ di storia

La Brugola è il prodotto più famoso dello stabilimento Oeb Industriale S.p.A. di Lissone, che venne fondato nel 1926 e che oggi realizza oltre 800 tipi diversi di viti e ne assembla oltre otto milioni al giorno. L’azienda Brugola venne fondata oltre 90 anni fa come fabbrica di rondelle, anelli speciali per motori e affini. Verso la fine degli anni ’20, il fondatore, Egidio, iniziò un processo di allargamento e diversificazione della produzione, ampliando l’offerta anche al settore della viteria e iniziando poco dopo a fabbricare viti a esagono incassato. Una tipologia di vite che all’inizio del secolo esisteva, già ma nella quale Egidio Brugola credette a tal punto da incentivarne la redazione di una specifica norma. Una standardizzazione, insomma, che gli permise, nel 1945, di brevettarne la forma peculiare.

Già dal 1927 iniziò la produzione in serie, che andò di passo con la progressiva identificazione della vite con il nome del produttore, tanto che oggi è universalmente riconosciuta come “Brugola”. Negli anni l’azienda si posiziona su nicchie di mercato altamente qualificate, diventando una delle leader nel settore dei Fastener. Gli stabilimenti Brugola Oeb producono 55mila tonnellate di viti all’anno, quasi il peso complessivo del Pirellone di Milano. Dal 2011 il timone è passato a Jody Brugola, nipote del fondatore, che ha intrapreso un’opera di adeguamento e internazionalizzazione portando il fatturato a flirtare con i 150 milioni di euro e realizzando uno stabilimento negli Stati Uniti.

In questo panorama, la Brugola oggi viene scelta da più case automobilistiche per fornire in esclusiva la bulloneria dei nuovi motori a tre cilindri. Basti pensare che il 25% delle automobili mondiali è equipaggiato con viti testata Brugola, ovvero poco meno di 25 milioni di autovetture. Perfino l’Apollo 11, che nel luglio del 1969 ha portato i primi uomini sulla luna, ha utilizzato viti Brugola. Ma è nell’automotive che la Brugola ha mostrato le sue principali potenzialità: per costruire un motore servono circa 100 tipi di viti, sette delle quali sono considerate critiche: testata, alberi a camme, biella, volano, bancata, albero motore, ingranaggi di distribuzione. Brugola fornisce al comparto tutte e sette queste viti.

 

Brugola
Interno di uno degli stabilimento OEB

Oeb oggi

Sotto la guida di Jody, oggi la Oeb produce 1,7 miliardi di viti. L’azienda è oggi leader del segmento delle viti critiche per motori nell’automotive, ovvero di quegli strumenti che “non possono mai rompersi”, pena il collasso dell’intera automobile. Realizza quasi il 100% di export, anche grazie alla creazione di uno stabilimento in Michigan, vicino a Detroit, che ha consentito a Oeb di collocarsi geograficamente più vicina ai propri partner. Quando c’è stata la crisi dell’automotive il fatturato dell’azienda fondata da Egidio Brugola è tornato indietro di sei anni, ma ha impiegato solo 48 mesi per raddoppiare e tornare su livelli competitivi.

 

Jody Brugola

«Trovo interessante e stimolante – dichiara Jody Brugola – che la vite brugola possa uscire dagli utilizzi per cui è stata inventata e diventare anche un oggetto da mostrare al pubblico. La vite creata da mio nonno e perfezionata da mio padre ha due caratteristiche fondamentali: un’altissima qualità e un sofisticato contenuto tecnologico, due requisiti che attraverso il nostro prodotto rendono evidente la forte spinta innovativa che muove da sempre l’attività della Brugola Oeb. Sono aspirazioni che vogliamo trasmettere a tutti e condividere come patrimonio di valore».

 

Bonomi
Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda,

Le novità del progetto “Forse non tutti sanno che…”

«Attraverso questo progetto – spiega il presidente di Assolombarda Carlo Bonomi – abbiamo voluto fare della nostra Associazione, da sempre casa degli imprenditori, il luogo dove celebrare le tante eccellenze dell’industria italiana e dove vivere la storia delle nostre imprese in prima persona. Oggi, inoltre, inauguriamo un nuovo spazio multimediale che, grazie all’innovazione e alla tecnologia, arricchirà l’esperienza multisensoriale dei visitatori. E siamo orgogliosi di farlo raccontando la storia di Brugola, tre generazioni di capitani d’industria per oltre 90 anni di successi, testimonianza esemplare della grande capacità di innovare delle nostre imprese».  Dalla quarta “puntata”, “Forse non tutti sanno che… si arricchisce di una sala multimediale e multisensoriale che Assolombarda ha voluto dedicare al progetto e che è stata realizzata da Studeo Group. A cominciare all’esposizione di Brugola e per tutte quelle che seguiranno, i visitatori potranno così immergersi nella storia degli oggetti più celebri del Made in Italy, scoprendo curiosità, caratteristiche e gli aneddoti più originali dei pezzi in mostra e delle rispettive aziende.

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