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e-Novia investe nell’innovazione industriale made in Italy

Di Marco dè Francesco ♦ Mentre la maggior parte delle startup nazionali langue, il modello dell’azienda milanese – che punta alla quotazione in Borsa-  continua ad assicurare la partenza giusta. Ecco come funziona, dal check up iniziale all’arrivo sul mercato, l’approccio della “Fabbrica d’ Imprese”

C’è un mondo in cui il noto motto di Walt Disney – “se puoi sognarlo, puoi farlo” – non sempre funziona; anzi, quasi mai. È quello delle start-up, che in Italia producono per lo più perdite di esercizio: il reddito operativo totale è in negativo per 87,8 milioni. C’è poi una Fabbrica di Imprese, la milanese e-Novia, che punta a quotarsi in Borsa nel prossimo triennio, che avanza a doppia cifra e che intende aprire sedi in Giappone e in Israele. Di e-Novia e delle realizzazioni industriali delle start up tenute a battesimo, Industria Italiana si è occupata più di una volta: qui  con Yape, Your Autonomous Pony Express, il robot di ridotte dimensioni che viaggia su due ruote dotate di motori elettrici autonomi e che grazie a sensori e videocamere è in grado di muoversi su marciapiedi e piste ciclabili per consegnare pacchi fino a 70 chilogrammi di peso, (qui)  con la fresatrice 4.0 Goliath. E-novia è all’origine di un sistema di gemmazione di start-up che subito vanno avanti sulle proprie gambe. Ma come funziona? E perché funziona?

Il fatto è che l’approccio è “di fabbrica”: l’idea iniziale, che nasce in collaborazione con gruppi di ricerca di atenei, deve superare dei passaggi predefiniti relativi alla praticabilità industriale e commerciale; solo a seguito di giudizi positivi, da e-Novia arriva il via alla start-up, che possiede in partenza tutte le funzioni tipiche di un’azienda, dalla finanza al marketing. Insomma, rispetto all’ambiente mediano startupparo, che insegue modelli californiani qui non troppo percorribili, si assiste ad una forte attenzione alla struttura. D’altra parte, l’innovazione serve a far funzionare meglio tutto il resto; ma se tutto il resto non c’è, le cose non possono funzionare. Ne abbiamo parlato con il Ceo di e-Novia, Vincenzo Russi.

 

Vincenzo Russi, Ceo di e-Novia

 

Programmi e strategie di alto profilo per la “Fabbrica di Imprese”

«Da qui a tre anni ci quotiamo» – ci dice Russi. Certo, lo sbarco in Borsa potrebbe sembrare una operazione un po’ azzardata, considerate le attuali dimensioni dell’azienda. Che però, come si vedrà, è in grande crescita. Il meccanismo di gemmazione di imprese tecnologiche sembra, dati alla mano, funzionare. «Il nostro modello di Fabbrica di Imprese – continua Russi – va premiato dal mercato». E poi l’internazionalizzazione. «Dopo la Silicon Valley – ha chiarito Russi – tocca al Giappone e a Israele». Israele in particolare è considerato da e-Novia come una destinazione di grande interesse.

È una “start-up nation” dove le start-up generano il 13% del prodotto interno lordo: una storia di finanziamenti mirati, di regole da rispettare, e di selezione delle competenze che avviene nei tre anni di servizio militare obbligatorio. Ancora, la crescita organizzativa. «Abbiamo bisogno – ha continuato Russi – di altre persone di qualità, competenti». Infine, il lancio di nuove start-up. Come BluGear «il primo cambio automatico, non solo elettronico robotizzato, per la bicicletta, che offre un feeling adeguato allo stile e alle capacità del ciclista»; e come BluGyro, sistema «per aumentare la stabilità del veicolo in qualunque condizione riducendo il rischio di cadute, particolarmente orientato per un utenza di anziani e bambini». Si tratta anche di lanciare a livello internazionale la già operativa e-Shock, che fa sospensioni intelligenti, «e in particolare, è un leader tecnologico per sospensioni attive, controllo di trazione e stima di assetto a binario unico». C’è poi grande interesse per il MedTech «dove intendiamo portare competenze sviluppate in altri campi».

Intanto alcune start-up che hanno fatto carriera, e che pertanto non sono più tecnicamente start-up, riscuotono consensi. Per esempio Blubrake «azienda nata all’interno di e-Novia che – rende noto l’azienda – ha sviluppato il primo sistema di controllo elettronico in grado di aumentare la sicurezza del ciclista durante la manovra di frenata, ed è stata votata in Cina, come migliore scale-up (società che ha già sviluppato un prodotto o un servizio, è già operativa sul mercato, è in grado di puntare alla crescita internazionale e ha definito un modello di business scalabile e ripetibile) italiana». Ciò nel contesto della finale italiana di Otec «Overseas Talent Entrepreneur Competition», la principale competizione cinese per scale-up internazionali tenutasi per la prima volta in Italia con la collaborazione di TechSilu, l’organizzazione che connette startup, scale-up, ecosistema dell’innovazione italiano e la Cina.

 

Blubrake di e-novia

Ripensare il modello della start up italiana

Ad essere sinceri, la parabola delle start-up nostrane non è stata, per ora, una storia di successo. Basta dare un occhiata ai numeri per farsene un’idea. Sono sempre di più: 8.897 nel primo trimestre dell’anno in corso, contro le 8.391 dell’ultimo trimestre del 2017. Un aumento del 6% in tre mesi. È in rialzo anche il capitale sociale: 499 milioni di euro, quello dei primi tre mesi del 2018, contro i 423 milioni degli ultimi tre mesi dello scorso anno. Anche qui, c’è una variazione positiva del 17,9%. Mica poco. Per lo più si occupano di servizi alle imprese: software, consulenza informatica, servizi di informazione, ricerca scientifica e sviluppo; ma tanti comparti sono rappresentati, agricoltura compresa.

Dal punto di vista geografico, poi, Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna e Veneto guidano la classifica della distribuzione regionale; in termini di diffusione provinciale, Milano, Roma, Torino, Napoli, Bologna e Padova la fanno da padrone. Quanto ai dipendenti, l’impatto non è così rilevante: quelli totali delle start-up sono 11.381. Si pensi che quelli delle nuove (costituite da non più di cinque anni) società di capitale sono 1,25 milioni. I soci delle prime, invece, sono più di 36mila. Ma dov’è, allora, il guaio?

Anzitutto nel valore della produzione medio: 149mila euro (meno della metà di quello delle nuove società di capitali, pari a 348mila euro); e poi, soprattutto, nei principali indicatori economici. Il valore della produzione totale è pari a 741 milioni (si pensi che quello delle nuove società di capitali è pari a 62 miliardi); e soprattutto il reddito operativo totale è in negativo per 87,8 milioni. Dai dati dei bilanci (anno fiscale 2016) emerge tra le start-up innovative una maggioranza di società in perdita: 56,6%, contro la restante parte (43,4%) che segnala un utile di esercizio. Secondo il cruscotto di indicatori statistici di Unioncamere le cose stanno così: «Com’è fisiologico per imprese di recente costituzione a elevato contenuto tecnologico, l’incidenza delle società in perdita tra le startup innovative risulta sensibilmente più marcata rispetto a quella rilevabile tra le società non innovative, comunque pari al 33,9%».

In realtà, non è probabilmente errato affermare che il meccanismo, nel suo complesso, semplicemente non funziona. «In Italia – ha affermato Russi – troppi si sono ispirati al modello californiano, piuttosto eterogeneo rispetto alla realtà italiana». È senz’altro vero, come è vero che non basta avere una buona idea: bisogna partire strutturati come aziende, con tutte le funzioni interne tipiche di queste; altrimenti, anche se sostenuti finanziariamente da terzi, non si decolla mai. Di qui, la necessità di ripensare il modello; o meglio, di pensarne uno nuovo.

 

L’approccio di “fabbrica” di e-Novia

L’azienda, che ora è una Spa, rende noto di essere stata «inserita dal Financial Times tra le mille aziende europee che sono cresciute più velocemente negli ultimi tre anni. e-Novia continua a produrre numeri significativi, dai ricavi agli investimenti passando per il personale assunto, le imprese e i brevetti. Con una crescita del 90% rispetto al 2016, il 2017 per la Spa milanese si è chiuso con un fatturato di 5,8 milioni di euro, gli investimenti sono stati di 7,4 milioni, il team è giunto a 80 persone, 20 sono state le imprese create e 26 i brevetti internazionali depositati». Inoltre, continua Russi, «mettendo insieme e-Novia e le start-up, i ricavi hanno raggiunto la soglia dei 12 milioni di euro».

Ma come funziona il modello e-Novia? L’azienda afferma di «dare vita ad aziende spin-off che trasformano la nostra proprietà intellettuale in nuovi business finalizzati allo sviluppo e alla vendita di nuovi prodotti e servizi». In pratica, il sistema è questo. «I nostri ingegneri e designer lavorano a stretto contatto con centri di ricerca universitari specializzati in meccatronica, sistemi di controllo e tecnologie industriali – ha affermato Russi -: con questi centri abbiamo stipulato contratti per la realizzazione di attività ad alto grado di innovazione. Si tratta di individuare, congiuntamente e sulla scorta di questi studi, iniziative da sottoporre ad approfondimento: i risultati delle ricerche vengono poi tradotti in veri e propri prototipi, modelli di prova caratterizzati dall’integrazione di software e hardware – quest’ultimo costituito da elementi meccanici, biomeccanici, elettronici e altro». In pratica, il prototipo serve a dimostrare che il prodotto è materialmente realizzabile e praticabile da un punto di vista industriale.

 

YAPE, il robot per automatic delivery, una delle realizzazioni di e-novia

«A quel punto – ha continuato Russi – ne facciamo un business case, che presentiamo ad un apposito Comitato Investimento, che stabilisce se l’idea sia in grado di affrontare il mercato, e cioè se possa trasformarsi in un’impresa. Del collegio fanno parte nomi importanti: Vittorio Avogadro di Collobiano, Stefano Scaglia, Alessandro Foti, Luca Marzotto e Giorgio Valerio». Se la valutazione del Comitato è positiva, si fa l’impresa. «Che nasce come invenzione – ha chiarito Russi – ma con un approccio “di fabbrica”, legato alla decodificazione dei vari passaggi. Naturalmente, l’impresa si fa integrando tutte le sue funzioni tipiche: marketing, finanza, e tutto il resto». Con la costituzione della società, una quota viene devoluta agli ingegneri che si trasferiscono da e-Novia nella nuova realtà. Naturalmente, quest’ultima è comunque affiancata dalla prima». In sintesi, ci sono due anime: la Invention Foundry e la Enterprise Foundry. La prima trasforma proprietà intangibile in invenzioni tangibili, la seconda trasforma invenzioni in imprese innovative. Sempre in sintesi: l’invenzione è frutto della partnership con gli atenei; viene valutata secondo profili industriali e commerciali; solo dopo un giudizio positivo, si crea una start-up che è già un’azienda, perché è già strutturata internamente alla luce delle competenze necessarie alla competizione nei mercati.

C’è tutta la differenza del mondo, rispetto allo startapparo che ha, in tasca, un’idea geniale, ma che non ha mai visto un bilancio né si è mai occupato di marketing o di relazioni con i clienti. L’innovazione, cioè, serve a far funzionare meglio tutto il resto; ma se tutto il resto non c’è, è un bel problema: viviamo in un mondo dove, in definitiva, non si vende un prodotto, ma l’organizzazione della produzione. «È chiaro che le nostre attività di investimento devono continuare anno dopo anno – ha continuato Russi – perché è nel nostro dna: come in una fabbrica tradizionale di motori devi avere un costante approvvigionamento di semilavorati, con il nostro modello devi costantemente investire in proprietà intellettuale. Ma abbiamo un flusso di cassa importante, generato da aziende clienti e dalle start-up. E se di norma le start-up non sono produttive i primi anni; le nostre lo sono quasi sempre». Quanto agli «assi lungo i quali in questi tre anni, si è sviluppata maggiormente la “Fabbrica di Imprese” – rende noto e-Novia – sono quelli della Smart Factory, Smart Transportation e della Mobility as a Service. Settori di studio che, assieme alla costante collaborazione con politecnici e università, saranno affiancati nel 2018 dalla creazione di soluzioni nell’ambito della MedTech Innovation che è sempre più al centro dell’agenda dei soggetti che si occupano di futuro».

 

 

e-Novia

È una “Enterprises Factory”, che trasforma ricerca in prodotto, ricercatori in imprenditori, startup in imprese. La “Fabbrica di Imprese” quindi promuove, costituisce e sviluppa società innovative, ad alto valore tecnologico, attraverso la valorizzazione delle proprietà intellettuali sviluppate in collaborazione con i principali istituti di ricerca italiani e con le corporate internazionali e veicolati in progetti di start up attraverso la propria «linea produttiva» composta da due «anime»: la Invention Foundry e la Enterprise Foundry. La prima trasforma proprietà intangibile in invenzioni tangibili, la seconda trasforma invenzioni in imprese innovative. Al suo interno lavora un pool di circa 100 ingegneri (180 con tutte le imprese controllate e partecipate), designer e business expert, che vantano un know-how negli ambiti Sensing (Computer vision, Artificial Perception e Natural Language), Reasoning (Artificial Intelligence, Multi Sensor Fusion, Advanced Correlation Algorithms, Autonomous Decisions) e Acting (Human-Robotics Interaction, Smart Motion, Mechanic Biwiring). Oggi il portfolio di imprese di e-Novia conta 24 startup tra controllate e partecipate attive nelle aree strategiche della Smart FactorySmart Transportation e della Mobility as a Service.

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