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E al volante? Nessuno!

di Marco Scotti ♦ Pronti per la rivoluzione dei veicoli a guida autonoma? Dall’Autonomous Vehicle Readiness Index di Kpmg la Top 20 dei paesi più preparati e aperti alla tecnologia AV, che trasformerà non solo le abitudini di vita ma l’essenza di molte industry, come le assicurazioni. Le strade olandesi in pole position, Singapore best per la legislazione, Italia… non pervenuta. Gli incidenti? Diminuiranno

«Con l’introduzione dell’auto a guida autonoma su larga scala ci si attende una serie di benefici in termini di sicurezza. Se, infatti, oggi ci sono 1,3 milioni di morti sulle strade a livello globale (e il 90% di essi per errori umani), ci attendiamo un calo dell’80% degli incidenti stradali in 25 anni. In Italia siamo ancora piuttosto indietro per quanto riguarda anche solo la regolamentazione normativa delle auto “autonome”, che definiamo tali solo nel momento in cui si muovono all’interno di un sistema di traffico complesso e non su percorsi prestabiliti, come nel caso della Metro 5 di Milano. Olanda, Singapore e Norvegia sono molto più avanti di noi sotto tutti i punti di vista. Quello che mi sembra sia ancora piuttosto trascurato è il tema della cybersecurity, che è invece un problema enorme qualora si iniziasse a diffondere l’auto a guida autonoma».

Fabrizio Ricci, Partner Kpmg, Responsabile del settore Automotive della multinazionale della consulenza commenta in esclusiva con Industria Italiana i dati dell’Autonomous Vehicles Readiness Index 2019, la survey realizzata da Kpmg che analizza il grado di maturazione di 25 paesi rispetto alla guida autonoma, considerando 25 fattori aggregati in 4 macro-categorie. Nell’analisi di quest’anno sono entrati nel ranking 5 nuovi paesi: Repubblica Ceca, Ungheria, Finlandia, Israele. Rispetto all’edizione dello scorso anno si osserva, a livello globale, una forte accelerazione degli investimenti in tecnologie per i veicoli autonomi, delle politiche di adozione da parte dei governi per promuoverne l’implementazione e un aumento dell’interesse da parte dei media e dell’opinione pubblica.

 

foto Fabrizio Ricci KPMG
Fabrizio Ricci, Partner Kpmg

«La survey – prosegue Ricci – si pone l’obiettivo di valutare il grado di preparazione dei diversi paesi sul tema della guida autonoma che viene condotta partendo da quattro pilastri: l’aspetto normativo, quello tecnologico, la disponibilità di infrastrutture e l’accettazione da parte dei consumatori. Questi quattro pilastri sono ulteriormente distinti in un numero ampio di altri fattori in base ai quali viene stilata la classifica dei paesi più pronti alla guida autonoma che sostanzialmente si conferma di anno in anno: Olanda, Singapore e Norvegia sono sempre ai primi tre posti per i progetti che stanno portando avanti».

Come cambiano le industry

Il veicolo a guida autonoma cambierà una serie di settori industriali vitali ad esso collegati. Basti pensare a quello più ovvio, cioè quello delle assicurazioni, in cui bisogna riconsiderare anche il concetto stesso di responsabilità, che può essere ora attribuita al proprietario del mezzo, alla casa produttrice o anche all’algoritmo e a chi lo ha elaborato. «Prima di tutto bisogna dire che con l’introduzione dell’auto a guida autonoma su larga scala ci saranno immancabilmente una serie di benefici quali la sicurezza stradale, efficienza nel trasporto pubblico e merci e la vivibilità delle città. »

«Rimanendo al primo, oggi ci sono 1,3 milioni di morti sulle strade a livello globale e, in nove casi su dieci, a causa di un errore umano. Certo ha fatto scalpore la notizia rimbalzata su tutti i mezzi di comunicazione del primo decesso, negli Usa, per un incidente causato da un veicolo a guida autonoma, ma l’aspettativa è di un aumento della sicurezza stradale. È presumibile che con l’espansione dell’auto a guida autonoma ci sarà una netta riduzione del ramo auto nel settore assicurativo: secondo le nostre stime, si avrà una contrazione del 40% del business in 25 anni a fronte di un crollo dell’80% del numero di incidenti stradali. E questo impone alle assicurazioni di rivedere il proprio modello di business ed il portafoglio di servizi per gestire questa transizione.»

 

Il cruscotto di un’auto a guida autonoma

 

«Anche perché cambierà il parametro della responsabilità: attualmente ci sono dei paesi che hanno già intrapreso la revisione del proprio quadro normativo e Singapore sembra essere più avanti degli altri. Diventa un nodo fondamentale capire di chi sia la responsabilità, ma le leggi ancora non sono in grado di rispondere in maniera esaustiva a questo tema, perfino nei paesi più avanzati dal punto di vista della sperimentazione, e pertanto nell’attesa si dovrà procedere attraverso un uso “estensivo” delle attuali normative. Ma l’assicurativo non è l’unico settore che cambierà profondamente: si pensi ai benefici che sono attesi nella logistica e gestione delle merci, che sarà sicuramente più efficiente, così come il trasporto pubblico e agli impatti nel mondo della sanità. Esisteranno anche delle sfide come l’inevitabile riduzione dei posti di lavoro degli autisti e dei conducenti che ammontano a 4,8 milioni all’interno dei paesi della Comunità Europea.»

 

Autonomous Vehicle Readiness Index di Kpmg: la top 20 conformemente ai quattro parametri base

Pubblico o privato, chi impiegherà  di più le auto a guida autonoma?

Chi si aspetta che i veicoli a guida autonoma saranno impiegati maggiormente nel pubblico o nel privato sbaglia: secondo la survey, infatti, saranno entrambi i settori a beneficiare di questa innovazione. E anche la sperimentazione sta procedendo in parallelo. «Al momento – continua il partner di Kpmg – siamo convinti che si andrà in entrambe le direzioni. Osserviamo degli esperimenti in Norvegia, in Svezia e in Francia per dei mini-bus autonomi che fanno un servizio pubblico che potrebbe diventare presto door-to-door. Altri paesi hanno iniziato le sperimentazioni della guida autonoma nel privato, soprattutto nei comparti della logistica e delle infrastrutture portuali. L’Olanda, ad esempio, ha avviato insieme con Germania e Belgio il progetto del cosiddetto “Corridoio dei Tulipani”, ovvero il trasporto attraverso dei convogli, di anche 100 mezzi in movimento di notte da Amsterdam ad Anversa e Rotterdam fino alla Valle della Ruhr.”

«Altro aspetto in cui si attende l’impiego della guida autonoma è quello delle infrastrutture portuali, dove i vantaggi nell’impiego di veicoli autonomi per il carico e scarico dei container sono abbastanza evidenti. Al momento però dobbiamo notare come il 71% degli executive del settore automotive ritiene che, alla fine, si opererà in infrastrutture separate rispetto al traffico cittadino, o in isole di mobilità molto specifiche. Tipicamente saranno posti nei centri cittadini, attrezzati con tutte le infrastrutture necessarie, dotati di una connettività ad alta velocità e con delle limitazioni dal punto di vista del traffico tradizionale».

 

L’AV cambierà il concetto stesso di città

Smart city: che cosa cambia?

Il concetto stesso di città verrà modificato dall’introduzione dell’auto a guida autonoma: cambierà anche la forma delle città a seconda che si sviluppi in parallelo – trend che si sta già verificando – il car sharing. «Il concetto di città – racconta Ricci – verrà ulteriormente trasformato e, innanzitutto, avremo bisogno delle infrastrutture in maniera sempre più capillare. Da questo punto di vista, quindi, bisogna analizzare come avverrà lo sviluppo del mercato dell’auto: se si dovesse effettivamente arrivare a una riduzione del possesso, perché si farà ricorso sempre più spesso alle piattaforme di car sharing, ci dobbiamo aspettare meno traffico, meno spazio per i parcheggi e più aree di verde pubblico e a disposizione delle persone. E qualora invece il mercato della guida autonoma dovesse spingersi maggiormente verso il consumatore finale incentivandone l’acquisto, allora in quel caso vedremo altri tipi di evoluzione all’interno delle città».

 

Autonomous Vehicle Readiness Index di Kpmg .Considerando i 4 pilastri per la valutazione, l’ Olanda è prima nel ranking
Olanda, Singapore e Israele

Come detto, Olanda e Singapore rimangono i paesi più avanzati dal punto di vista della preparazione ai veicoli a guida autonoma. Anche nella classifica 2019, infatti, i Paesi Bassi si posizionano al primo posto, in particolare grazie al progetto, allo studio con i paesi limitrofi, relativo alla realizzazione di flotte di camion a guida autonoma per il trasporto di fiori sulla rotta “Tulip Corridor” che collega Amsterdam ad Anversa e Rotterdam fino alla regione della Ruhr in Germania. Singapore, potenza dell’innovazione tecnologica, si conferma al secondo posto anche quest’anno. In partnership con un’importante università, ha creato una vera e propria città “virtuale”, con semafori, segnaletica stradale, parcheggi, edifici e persino una “macchina del meteo” per riprodurre le condizioni climatiche naturali, comprese le tempeste tropicali, per testare i veicoli a guida completamente autonoma.

«L’Olanda – ci spiega Ricci – si pone sostanzialmente al vertice della nostra classifica per due motivi: è prima al mondo per quanto concerne le infrastrutture, perché ha il maggior numero di stazioni di ricarica rapportata ai veicoli elettrici già circolanti e soprattutto perché dimostra di avere il maggior grado di accettazione da parte dei consumatori, che non sembrano per nulla preoccupati all’idea di salire su un’auto a guida autonoma. L’Olanda, quindi, si sta muovendo bene in tutti e quattro i “pillar” presi in esame dalla nostra ricerca. Il “Corridoio dei Tulipani” e l’utilizzo della guida autonoma nei porti sono un esempio. Ma va detto che anche dal punto di vista della normativa sono stati fatti passi avanti: il parlamento ha approvato lo scorso anno una cornice normativa che consente la sperimentazione della guida autonoma senza conducente sulle strade pubbliche. Un altro paese che si sta distinguendo, oltre Singapore, è Israele: è molto forte sia nelle partnership industriali, sia negli investimenti e nella disponibilità delle tecnologie innovative».

 

Autonomous Vehicle Readiness Index di Kpmg.Le nazioni in fondo alla classifica, che non prende in considerazione l’ Italia

 

L’Italia

L’Italia, come era abbastanza prevedibile, non è esattamente all’avanguardia per quanto riguarda l’auto a guida autonoma. Fino ad ora, infatti, le sperimentazioni sono state molto limitate, su percorsi predefiniti, in ambiti protetti e separati dal traffico regolare. «La metropolitana 5 di Milano – ci spiega Ricci – è un mezzo senza conducente controllato dall’esterno, opera in una rete assolutamente distinta dal resto della mobilità e quindi non può essere assimilabile a un mezzo a guida autonoma nell’accezione finora descritta. Alcuni esperimenti in ambiti molto protetti sono stati effettuati soprattutto per quanto concerne il trasporto pubblico. Ma non siamo decisamente tra i leader rispetto ai parametri presi in esame dalla nostra survey. Sicuramente occorrerà adeguare la parte normativa. Probabilmente, il primo step sarebbe quello di guida autonoma con intervento manuale, con il conducente che in ogni momento deve poter intervenire sul mezzo per controllarlo. Ma, in linea generica, mi sento di dire che l’attuale quadro normativo è ancora inadatto a regolare le frontiere della smart car. E in assenza di una disciplina ad hoc dobbiamo rifarci alle consuete categorie giuridiche che dovrebbero essere reinterpretate e riadattate legandole ai nuovi rischi che ne derivano».

La normativa europea

Mentre si dibatte sull’importanza di norme ad hoc per l’Italia, si rende necessario ripensare l’intero impianto legislativo a livello continentale. Le iniziative come il “Corridoio dei Tulipani”, infatti, apre la necessità di far collimare le norme di diversi paesi, come Olanda e Germania. «Dovremo per forza muoverci in un quadro di questo tipo – argomenta il partner di Kpmg – e per questo sono già in corso degli studi a livello europeo che dovranno poi essere condivisi dai diversi stati membri. Ovviamente questo non impedisce ai diversi paesi di applicare e di predisporre delle normative che poi andranno a loro volta riconciliate al quadro normativo derivante dalla comunità europea. Anche l’Italia dovrà per forza di cose modificare il codice della strada ed i termini della responsabilità civile. Ma il tema che più di ogni altro deve essere condiviso a livello europeo è quello che riguarda la data privacy e della cybersecurity: immaginiamoci che cosa potrebbe succedere in caso di attacco su larga scala che potrebbe mandare in tilt tutta la rete di auto a guida autonoma».

 

Autonomous Vehicle Readiness Index di Kpmg.Il consenso dei consumatori all’ AV

I consumatori

L’ultimo tassello della survey di Kpmg riguarda i consumatori e la loro propensione verso i veicoli a guida autonoma. Un tema che, ovviamente, varia molto a seconda del paese in cui ci si trova. «Naturalmente – conclude Ricci – i paesi che hanno maggiore disponibilità di tecnologie e che sono già molto avanti nel processo di elettrificazione sono già entrati nel mindset dell’auto elettrica. Poi in realtà ci sono anche altri paesi che, sorprendentemente, pur senza avere questi pre-requisiti sono abbastanza disposti. Al primo gruppo facciamo appartenere Singapore, al secondo India e Messico. Dalla survey che abbiamo condotto, infatti, emerge che Singapore ha il punteggio più alto, e questo si deve prevalentemente al fatto che la città di Singapore è già abituata a vivere in un ambiente di test per il veicolo a guida autonoma.»

«Sorprendentemente, il piccolo paese asiatico è seguito da indiani e messicani, che non hanno i requisiti di infrastrutture e tecnologie degli altri paesi, ma che hanno un traffico talmente congestionato che forse vedono la guida autonoma come una possibile salvezza. Un altro elemento che facilita l’accettazione è la diffusione delle piattaforme di car sharing. Laddove vi sia una presenza elevata di queste piattaforme, troviamo una maggiore predisposizione. Infine, le persone che già vivono in aree di test, sono più a loro agio e più desiderose di rendere disponibile su larga scala questa tecnologia. E questo, soprattutto, nelle grandi città».

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