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L’industria riprende a decollare in Europa? Sembrerebbe di si

 di Luigi Dell’Olio ♦ Certo, la produzione industriale tedesca decolla e quella italiana cresce. Ma più delle rilevazioni mensili conta la tendenza di fondo. Svariati indicatori mostrano come l’economia reale stia riprendendo vigore nel Vecchio Continente. Anche se la finestra temporale potrebbe non durare a lungo. I pareri di Beltrametti, Fortis, Bianchi

Nei giorni scorsi è stata pubblicata la rilevazione della produzione industriale in Germania, che a gennaio è salita del 2,8% rispetto a dicembre (mese in cui era scesa del 2,4% rispetto a novembre). La spinta maggiore è arrivata dagli investimenti, saliti del 6,01%, e dai beni di consumo, in progresso del 2,3%, mentre sono scesi gli indicatori relativi alle costruzioni (-1,3%) e alla produzione di energia (-0,7%).  Quanto all’Italia, invece, a gennaio l’indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito del 2,3% su base mensile. Mentre nella media del trimestre novembre-gennaio l’indice è aumentato dello 0,5% rispetto al trimestre immediatamente precedente.

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Il cancelliere tedesco Angela Merkel

Numeri che si inseriscono in un trend più globale.«La ripresa si sta consolidando a livello mondiale: a febbraio il mercato del lavoro americano ha battuto le previsioni, con 235mila nuovi posti creati contro i 200mila attesi dagli analisti e anche il temuto rallentamento dell’economia cinese appare al momento inferiore alle attese», sottolinea Luca Beltrametti, direttore del Dipartimento di Economia e ordinario di Microeconomia ed Economia politica all’Università di Genova.

Luca Beltrametti : La conferma di queste tendenze positive dipende in modo cruciale dalle dinamiche del commercio internazionale: se non vi saranno azioni gravi da parte dell’amministrazione Trump e non vi sarà la temuta diminuzione degli scambi internazionali, allora questa tendenza positiva della produzione europea potrà consolidarsi

 

«Quanto all’Italia, anche il clima delle aspettative dei direttori degli acquisti riportato dal Centro Studi di Confindustria conferma una tendenza positiva della produzione italiana. La conferma di queste tendenze positive dipende in modo cruciale dalle dinamiche del commercio internazionale: se non vi saranno azioni gravi da parte dell’amministrazione Trump e non vi sarà la temuta diminuzione degli scambi internazionali, allora questa tendenza positiva della produzione europea potrà consolidarsi». Anche se Beltrametti ricorda che il quadro italiano resta ovviamente molto più delicato a causa della fragilità del nostro mercato finanziario, anche in relazione alla situazione delle nostre finanze pubbliche.

Area industriale vicino a Como
Area industriale nei pressi di Como

La manifattura riprende quota

“Le rilevazioni mensili sono spesso poco affidabili, anche quando i dati vengono ‘ripuliti’ dei giorni festivi”, avverte Marco Fortis, docente all’Università Cattolica e vicepresidente della Fondazione Edison. “Si pensi al caso di un giorno feriale post-Epifania nel quale alcune aziende manifatturiere fanno ponte”. Fatta questa premessa, l’economista ricorda che se nel 2016 l’export totale italiano è cresciuto al ritmo dell’1,25, il progresso delle vendite verso altri Paesi Ue è stato nell’ordine del 3%. “E’ il segnale chiaro che l’Europa ha ripreso a crescere in maniera sostenuta”, sottolinea. “Con la crescita cinese che rallenta e la Russia che resta isolata per le tensioni con l’Occidente, il Sud America in buona parte in crisi e i Paesi arabi alle prese con il petrolio che resta su livelli contenuti, il Vecchio Continente è tornato al centro degli investimenti, soprattutto a livello industriale”, aggiunge Fortis.

Marco Fortis: con la crescita cinese che rallenta e la Russia che resta isolata per le tensioni con l’Occidente, il Sud America in buona parte in crisi e i Paesi arabi alle prese con il petrolio che resta su livelli contenuti, il Vecchio Continente è tornato al centro degli investimenti, soprattutto a livello industriale.

Pozzo di petrolio in Texas
Pozzo di petrolio in Texas
Euro da rivalutare

Fortis invita anche a una riflessione quanti hanno finora additato l’euro come un grande ostacolo alla crescita italiana negli ultimi anni. Il riferimento è al dato sul surplus della bilancia commerciale, che nel 2016 è arrivato a 51,56 miliardi di euro, il livello più elevato dal 1991, anno di inizio della serie storica. “La moneta unica non è un ostacolo, a maggior ragione ai livelli degli ultimi tempi”, precisa.

Impianto petrolchimico in Francia

Sostenibilità a rischio

Detto di quel che si è visto finora resta da capire se il trend è sostenibile. Su questo fronte prevalgono le riserve da parte degli addetti ai lavori. “L’Europa è in un momento magico, grazie anche ai fattori di incertezza che caratterizzano le altre aree del mondo, ma il rischio di rovinare tutto, in caso di vittoria dei populisti alle prossime tornate elettorali è elevato”, annota Patrizio Bianchi, economista industriale tra i più noti in Italia. “La Germania è una locomotiva molto solida e la sua crescita porta benefici agli altri Paesi dell’area, ma nulla può essere dato per scontato”. Dunque non è ancora il momento di rivedere al rialzo le stime sul Pil dell’Eurozona, che quest’anno è atteso a un progresso di poco superiore al punto e mezzo percentuale.

Patrizio Bianchi:la Germania è una locomotiva molto solida e la sua crescita porta benefici agli altri Paesi dell’area, ma nulla può essere dato per scontato

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L’ingresso di una miniera nella Ruhr, una volta cuore dell’ industria tedesca
Nuovi paradigmi

“Rispetto al pre-crisi la manifatturiera ha cambiato completamente volto. L’industria incorpora una parte importante di servizi e di tecnologia, per cui è in grado di fornire una spinta maggiore in termini di valore aggiunto”, aggiunge Bianchi. “Tuttavia al tempo stesso si è verificata una concentrazione delle attività sul piano geografico. Basti pensare che mentre la provincia di Reggio Emilia cresce a un ritmo superiore a quello della Germania e può vantare una disoccupazione al 4,7%, la vicina Ferrara è al 10,2%. E le differenze sono ancora maggiori tra il Nord e il Sud Italia”.

Fortis
Marco Fortis, docente all’Università Cattolica e vicepresidente della Fondazione Edison

Anche per Fortis è difficile proiettare queste tendenze su larga scala. “E’ illusorio pensare di tornare ai livelli di produzione pre-crisi perché negli ultimi otto anni è cambiato il mondo. Pensiamo solo all’Italia che ha visto la chiusura di un numero consistente di fabbriche. Anche se chi ha resistito si è ristrutturato e spesso oggi vende più del 2008, il dato generale resta inferiore. E lo sarà ancora a lungo”. Quanto ai settori, Fortis segnala la forza crescente della meccanica e il riposizionamento del tessile, ormai concentrato sulla fascia alta, “che comporta margini più elevati, ma numeri più contenuti”.

Palazzo Berlaymont, sede della Commissione Europea

Target europei difficili da raggiungere

Date le tendenze, per Bianchi non è escluso che venga centrato l’obiettivo europeo di portare la manifattura al 20% del Pil entro il 2020, anche se – avverte- recuperare quattro punti in un triennio non sarà facile. “E comunque lo scenario è in evoluzione, tanto da rendere difficile previsioni a medio termine”. Beltrametti, invece, ritiene l’obiettivo “del tutto irrealistico. Direi che si tratta di un esempio da manuale di obiettivi enunciati in sede europea che hanno l’unico effetto di indebolire la credibilità delle istituzioni comunitarie”, aggiunge. “Si individua un obiettivo senza un’adeguata analisi delle cause che hanno portato al problema e soprattutto senza predisporre strumenti di politica economica adeguati”.

Luca Beltrametti: per accelerare la crescita  ci vuole una  stabile riduzione del cuneo fiscale, da politiche formative adeguate, da una stabile messa in sicurezza dei conti pubblici che apra la prospettiva anche per una espansione della domanda interna

Cosa fare per accelerare la crescita? Per l’economista dell’Università di Genova, l’espansione della manifattura in Italia passa da “una stabile riduzione del cuneo fiscale, da politiche formative adeguate, da una stabile messa in sicurezza dei conti pubblici che apra la prospettiva anche per una espansione della domanda interna”. Temi al centro dell’agenda politica, che tuttavia è chiamata a confrontarsi con le poche risorse disponibili e con una situazione delle finanze pubbliche molto precaria.

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