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Cisco Italia investe sui partner e raddoppia il fatturato che viene dalla cybersecurity

di Marco Scotti ♦ La multinazionale del networking  prosegue spedita nella sua strategia nel nostro Paese: realizzazione di una rete competitiva ed efficiente, formazione e sviluppo di accademie sul territorio, attenzione alle start up, adeguamento degli standard all’ IoT, rivoluzione del concetto di data center. Perché i dati, ormai, sono dappertutto. Intervista con l’ad italiano Agostino Santoni

«Stiamo realizzando una rete che garantisce un risparmio di tempo di oltre due terzi, abbatte l’insorgere di problemi dell’80%, dimezza i data breach e taglia le spese del 67%. Oggi stiamo definendo un sistema che si fonda integralmente sui partner (che valgono poco meno del 100% del nostro business in Italia), stiamo sviluppando accademie sul territorio e lavorando con oltre 550.000 sviluppatori. Siamo in un momento di trasformazione del business aziendale e stiamo perfino lavorando alla trasformazione di alcuni standard in vista dell’ingresso massiccio dell’IoT. E stiamo anche rivoluzionando il concetto di datacenter: quello che eravamo abituati a concepire in passato, letteralmente centro di dati, non esiste più, perché i dati oggi sono ovunque. Da qui deriva una nuova esigenza di sicurezza, che è oggi uno dei business più importanti di Cisco Italia, che ha raddoppiato il fatturato in questa divisione rispetto allo scorso anno». Agostino Santoni, amministratore delegato di Cisco Italia, spiega a Industria Italiana alcuni dei capisaldi  che stanno guidando la multinazionale nel nostro paese.

 

Agostino Santoni, amministratore delegato di Cisco Italia

 

Il ruolo dei partner

Quello che emerge più chiaramente dalle parole di Santoni è che per Cisco i partner non rappresentano solo una parte del business, ma la sua totalità. «Fatto 100 il business in Italia – afferma l’ad di Cisco Italia – il 99,4% arriva dai partner. Stiamo trasformando il nostro ecosistema proprio per questo motivo: vogliamo che i nostri partner diventino programmatori delle reti, la grande attività che stiamo facendo è proprio la transizione verso un diverso modello di business. Alcuni di loro avevano già un’organizzazione che si occupava delle reti e un’altra che faceva sviluppo: oggi noi vogliamo aiutarli a fare di due realtà un’unica soluzione. Un ulteriore investimento riguarda gli Isv (Independent Software Vendor) per integrare il più possibile. Un altro mondo che stiamo guardando con grande attenzione è quello delle startup: in Italia sono 9-10.000 e abbiamo l’ambizione che tutte queste aziende possano acquisire le competenze per i software. L’ecosistema sta nascendo con un discreto successo per quanto riguarda la numerosità, non certo per gli investimenti che in Italia sono ancora bassi. Tutte le aziende, comunque, fanno parte di un bacino che può essere indirizzato a noi».

 

Cisco Networking academy
Cisco Networking Academy

Formazione

Il rapporto sempre più forte con i partner ha impegnato Cisco anche nella realizzazione di piani di formazione sempre più particolareggiati. Si va da Devnet, il programma che aiuta gli sviluppatori in ambito IoT fino alle Cisco Academy, senza dimenticare i più giovani. «Con Tim – racconta Santoni – abbiamo formato 15.000 ragazzi sul tema della cybersecurity. Abbiamo una tradizione di lungo corso per quanto concerne la collaborazione con i partner. Oggi la nuova attività che stiamo sviluppando è quella di Devnet, grazie alla quale aiutiamo gli sviluppatori, i partner tradizionali e gli Isv a programmare sulle nostre piattaforme. Stiamo prendendo i nostri codici e li stiamo rendendo disponibili per gli sviluppatori. Questo lo possiamo fare perché abbiamo una tradizione consolidata fatta di 30 anni di rapporto con i nostri partner. In Italia essi rappresentano il 100% del nostro business e noi – senza peccare di immodestia – siamo convinti di essere l’azienda che meglio li può aiutare nella trasformazione digitale».

Uno dei capisaldi della formazione portata avanti da Cisco in Italia è Digitaliani, un piano di investimenti in Italia che negli ultimi due anni e mezzo è stato focalizzato in particolare sulla formazione dei ragazzi, ma che oggi è pronto a puntare anche sui lavoratori o sugli adulti che hanno bisogno di essere riaddestrati per adeguarsi alle esigenze di industry 4.0.E’ un progetto che si configura come un regalo alla competitività del Paese: perché i Paesi che adeguano gli skill dei lavoratori alle esigenze di industria 4.0 non solo si trovano in dote un vantaggio importante, ma saranno gli unici a poter davvero giocare nel nuovo contesto produttivo. «Il programma – ci spiega Santoni – è stato un grande successo in questi tre anni. Ovviamente non è ancora terminato e ci sono tante altre attività a cui stiamo pensando. Diciamo che per ora possiamo appendere un cartello con scritto “lavori in corso”».

 

 

I programmatori in Italia

Il mantra è sempre lo stesso: nel nostro paese ci sono troppi pochi sviluppatori, troppo poche persone capaci di usare i linguaggi più importanti per fare coding (Python su tutti) e rischiamo di restare indietro. La visione di Cisco, però, è decisamente diversa. «Devo dire – spiega Santoni – che noi non abbiamo notato questa carenza di programmatori, anzi. Presso i nostri clienti così come nelle nostre Cisco Academy è pieno di personale altamente qualificato, molto più di quanto ce ne aspettassimo. Abbiamo sviluppatori tra i nostri partner, nella Pubblica Amministrazione, nella difesa: il nostro obiettivo è farli crescere. Stiamo vivendo un momento meraviglioso in cui software e hardware non si sono mai parlati come oggi. E per chi sviluppa linee di codice questo è fantastico».

IoT

Nessuna sorpresa se si dice che l’Internet of Things sta per diventare massivamente presente nella nostra società. Entro il prossimo anno avremo 20 miliardi di dispositivi connessi e buona parte degli oggetti di uso quotidiano sarà raggiungibile anche tramite rete. Naturale, quindi, che Cisco consideri questa tecnologia come importantissima dal punto di vista strategico. «Ritengo – aggiunge l’amministratore delegato di Cisco Italia – che noi possiamo dare un grande contributo. Per la prima volta a Barcellona abbiamo annunciato il numero di sviluppatori che abbiamo nel mondo: sono in 550.000 che stanno lavorando anche su questo tema. Abbiamo i laboratori, abbiamo strutture ibride come la Cisco Academy di Napoli: stiamo creando le condizioni per guidare la transizione verso un mondo più connesso. Si chiama Digital Transformation Lab».

«A Napoli, poi, è davvero interessante quello che sta succedendo: oltre a noi c’è anche Apple ad aver aperto una Academy. La “mela morsicata” è un nostro partner tecnologico. Gli studenti possono così capire come connettere le app con il mondo Cisco. Ma non solo: ci sono Accenture e Intesa SanPaolo, tanto per fare altri nomi. E infine c’è un acceleratore che permette ai ragazzi di crearsi le competenze per diventare imprenditore e per potersi lanciare nel mondo del tech. Infine, prendendo l’IoT dal punto di vista più tecnico, ci siamo muovendo tramite un gruppo di lavoro per rendere più semplice e pratico quello che c’è già. Ad esempio, vogliamo rendere più leggero il protocollo http in modo che non vada a gravare sui sensori».

 

Il Digital Transformation Lab di Napoli

 

La trasformazione digitale

La trasformazione digitale non si limita, ovviamente, all’IoT. Le applicazioni delle nuove tecnologie riguardano moltissimi campi tra cui, a mero titolo esemplificativo, si può citare il manifatturiero, dove sono state create tante “storie” (come dice Santoni) che vanno da Marcegaglia a Fluid-O-Tech. Un altro tema che ha riguardato la trasformazione tecnologica è il rinnovamento della user experience. In questo caso la tecnologia prevalente è l’intelligenza artificiale, che viene usata per la relazione tra business e utenti. Alcuni esempio sono Amazon Go, i supermercati di nuova generazione di Amazon in cui non ci sono cassieri, e Starbucks.

Ma la trasformazione digitale è anche un cambio di passo rispetto al passato sia per chi produce tecnologia, sia per chi la impiega. «Quando parliamo di AI e IoT – aggiunge Santoni – parliamo di qualcosa che non può più essere centralizzato, ma deve per forza di cose essere distribuito. Nel nostro datacenter continueranno a esistere tutte le applicazioni enterprise on premise. Ma nel frattempo le aziende hanno sviluppato il proprio cloud, per cui beneficiano di una certa agilità e di una infrastruttura Iaas. Con il 5G questa tendenza sarà ancora più evidente. Il fatto che noi abbiamo deciso di dare “le chiavi” della nostra tecnologia ai partner, significa far cambiare la loro mentalità. Chi sviluppava software non pensava alle infrastrutture. Oggi invece, se si vuole – ad esempio – creare un programma per un punto vendita, automaticamente si mettono in conto anche strumenti ulteriori come gli analytics che consentano di analizzare i dati di vendita».

Sempre a proposito di nuove tecnologie che stanno sempre più influenzando il mercato in cui si muove Cisco, va notato che l’intelligenza artificiale e il machine learning stanno cambiando rapidamente l’approccio delle aziende verso la customer experience. «Le applicazioni – spiega ancora Santoni – nate da intelligenza artificiale e machine learning creano un maggiore contatto con il cliente, rispondono a esigenze più sofisticate, si basano sullo storico e in modo predittivo anticipano i bisogni. Oggi tutti gli sviluppatori introducono l’AI nel loro sviluppo».

 

La sicurezza

Un ulteriore caposaldo della trasformazione digitale in atto che Cisco sta contribuendo a rendere sempre più “spinta” è quello relativo alla sicurezza. Com’è ovvio, l’incremento di dispositivi e di oggetti connessi accresce la necessità di sicurezza informatica. Dati Santoni non ne può dare, ma le informazioni che offre sono significative. «Non diamo – aggiunge – informazioni disaggregate per le diverse regioni. Però possiamo dire che in un anno, in Italia, abbiamo raddoppiato il business della sicurezza. Quella che abbiamo di fronte è una bella sfida che alcuni nostri partner, come Tim con Umbrella, ha deciso di abbracciare per le Pmi: come applicare le nostre regole alle architetture aperte, restando oltretutto fedeli ai nostri capisaldi? Abbiamo scelto di essere semplici, aperti, programmatici, sicuri e automatizzabili. Per questo la sicurezza è un tema di vitale importanza per noi».

I nuovi datacenter

Una nuova evidenza che traspare dalle parole di Santoni è che il workload sta cambiando pelle e, di conseguenze esigenze, per quanto concerne la sua conservazione. Sempre meno edge, sempre più un approccio multi-distribuito. «Questa tendenza – conclude l’amministratore delegato di Cisco Italia – alza l’attenzione sulle problematiche di automazione in ambiente multicloud che vanno di pari passo con quelle di sicurezza. Ormai il datacenter è completamente distribuito, non è più inteso come un luogo fisico. Questo implica che un cliente possa programmare la propria infrastruttura ovunque desideri ma deve potere gestire con una policy unica tutti gli ambienti che ospitano i diversi workload. Il data center concepito come in passato, letteralmente centro di dati, non esiste più, perché i dati oggi sono ovunque. Ma i data center non scompariranno in ogni caso, rimarranno focali per applicativi enterprise e business critical, ma la commistione tra cloud privati e cloud pubblici, con la distribuzione di workload su diversi ambiti, sarà il percorso naturale di tutte le aziende. A questo si affianca l’intelligenza in periferia che, con l’avvento del 5G, spingerà l’IoT edge. Oggi il data center è dove ci sono i dati, data center anywhere, e gli sviluppatori devono essere messi in condizioni di sviluppare con maggiore elasticità».

 

Il progetto a Torino

Nei giorni scorsi la città di Torino ha siglato con Cisco un accordo di sperimentazione con l’obiettivo di fornire soluzioni di sicurezza nell’ambito IoT tramite il programma Cisco Networking Academy (l’accademia che fa parte del progetto Digitaliani). L’azienda offrirà al capoluogo piemontese alcune tecnologie che permettano la nascita di una piattaforma digitale per soluzioni IoT per raggiungere un livello di sicurezza elevato soprattutto nei settori dell’energia, dell’ambiente, del monitoraggio idrogeologico e del controllo del traffico. La Cisco Networking Academy ha già coinvolto oltre 100.000 studenti italiani negli ultimi 24 mesi e sarà sviluppata in tandem con alcuni istituti tecnici torinesi.

«La possibilità di connettere oggetti, dati, processi e persone in modi sempre nuovi – racconta Agostino Santoni – produce servizi digitali che possono trasformare le nostre città in luoghi più intelligenti, vivibili e ricchi di opportunità, per i cittadini e per le imprese. Questo enorme potenziale di innovazione si basa sulla capacità di proteggere dalle minacce informatiche una rete sempre più ricca e intricata. Servirsi delle soluzioni più evolute è fondamentale ma non basta se non agiamo anche sul nodo più importante di questa rete, le persone. Unire tecnologia e formazione è la chiave per una crescita sicura e sostenibile».

Qualche numero su Cisco

Nei giorni scorsi, infine, il colosso delle infrastrutture ha annunciato la trimestrale, che ha superato le attese degli analisti di Wall Street. Il quarto trimestre 2019 si chiude con un fatturato di 12,4 miliardi di dollari, un utile netto stabile a 2,8 miliardi. Questi dati hanno permesso di alzare il dividendo del 6% a 0,35 centesimi per azione rispetto al trimestre precedente. Inoltre, il cda ha autorizzato un riacquisto di azioni proprie per 15 miliardi di dollari.

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