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Cisco 2/ Capitale umano e industry 4.0: le opportunità offerte dal colosso guidato da Chuck Robbins

in Innovazione/Inside

 di Marco de’ Francesco ♦  Mancano competenze. La multinazionale dei router e del software investe per colmare il gap

Al Paese mancano Data Scientist, Business Analyst, Project Manager, il Security Analyst e altri specialisti, per un totale di 85mila unità. Sono le figure necessarie per realizzare la trasformazione digitale dell’industria italiana. Occorre investire nella formazione, e anche in quella continua di figure interne all’azienda e a qualsiasi livello: i cambiamenti in atto sono talmente repentini che nessuna categoria può permettersi il lusso di segnare il passo.

Una questione che si complica se la si valuta alla luce di altri sviluppi: i giovani skillati, competenti, sono consapevoli di disporre di qualche asso nella manica. Non è solo l’azienda a scegliere, ma anche loro scelgono l’azienda – che deve rendersi capace di trasmettere con efficacia i valori aziendali. In qualche modo però, skills individuali e scopi aziendali devono incontrarsi, incrociarsi per un po’ e sapersi scegliere reciprocamente. Dunque da una parte c’è la questione della formazione, ampia e complessa; dall’altra quella dell’incontro tra competenze individuali e disegni aziendali. Di qui l’impegno di grandi multinazionali come la Cisco che, come ha affermato l’Ad di Cisco Italia Agostino Santoni, «scommette sul capitale umano». Come? Anzitutto, ha formato 60mila persone in 18 mesi.

Secondo la ricerca di Page Executive è il capitale umano il vero fattore abilitante per Industry 4.0

L’azienda sceglie i talenti, ma anche i talenti scelgono l’azienda.

In effetti giorni fa – con la pubblicazione del report “Eight Executive trends for 2017”, prodotto da Page Executive, divisione boutique di PageGroup, specializzata nella ricerca e selezione di top manager – è emerso con chiarezza: è il capitale umano il vero fattore abilitante, la risorsa cruciale per cogliere le opportunità dell’Industry 4.0 a tutti i livelli. Il dato netto, incontrovertibile, è che «la dimensione umana – si legge – resta una componente primaria: il talento è al centro di tutte le considerazioni, se si intende guidare il cambiamento e fare avanzare le aziende».

Ciò che colpisce, nell’analisi, è il ribaltamento completo della prospettiva, almeno in relazione all’ultima generazione. «Le aspirazioni della nuova ondata di dipendenti – si legge – stanno influenzando le strategie di HR e spingendo le aziende a chiarire e ridefinire il loro scopo. Le aziende sono tenute a dimostrare i loro valori – sempre più visibili e soggetti a controllo, a causa della crescente digitalizzazione». Come si accennava prima, la digitalizzazione è anche questo: l’azienda sceglie i talenti, ma anche i talenti scelgono l’azienda.

E poi, come aveva evidenziato mesi fa il World Economic Forum, se la domanda di competenze si sta evolvendo rapidamente a livello di industria aggregata, il grado di cambiamento delle competenze nei diversi generi di lavoro è ancora più pronunciato. Tanto che, secondo il WEF, entro il 2020 «le competenze sociali – come la persuasione, l’intelligenza emotiva e la capacità di insegnare ad altri – saranno più richieste dalle industrie che non le competenze tecniche strette, come la programmazione e il controllo delle apparecchiature».

 

World Economic Forum
Secondo il WEF, le competenze sociali saranno più richieste dalle industrie che non le competenze tecniche strette

La digital transformation è ormai avviata

Ma anzitutto bisogna capire cosa stia accadendo quanto a digital trasformation. Il quadro è oggetto di rapidi cambiamenti, come testimonia lo stesso Santoni, nel suo ruolo di presidente di Assimform, l’Associazione nazionale delle principali Aziende di Information Technology operanti in Italia. Assinform aderisce a Confindustria ed è socio fondatore di Confindustria Digitale, la Federazione di rappresentanza industriale che ha l’obiettivo di promuovere lo sviluppo dell’economia digitale, a beneficio della concorrenza e dell’innovazione del Paese.

«Proprio di recente – afferma Santoni – è stato presentato il rapporto “Il digitale in Italia 2017”. Si parla di un mondo che è tornato a crescere. Secondo l’analisi, infatti, il mercato digitale italiano (informatica, telecomunicazioni e contenuti) è cresciuto dell’1,8% raggiungendo i 66,1 miliardi di euro. Va poi sottolineato che nel primo trimestre dell’anno in corso la crescita ha accelerato, toccando il 2,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso». In effetti secondo il rapporto «alla crescita del 2016 hanno concorso un po’ tutti i comparti, tranne i Servizi di Rete di telecomunicazioni: Servizi ICT a 10.631,6 milioni di euro (+2,5%), Software e Soluzioni ICT a 6.259 milioni di euro (+4,8%), Dispositivi e Sistemi a 17.230 milioni di euro (+1,4%), Contenuti Digitali e Digital Advertising a 9.622 milioni di euro (+7,2%)».

 

Screenshot-2017-9-13 Presentato il Rapporto Assinform “Il Digitale in Italia 2017”(1)
Le necessità di competenze secondo il Rapporto Assinform sul digitale in Italia 2017

In particolare «il comparto Software e Soluzioni ICT, già in ripresa da due anni ha mostrato nell’insieme ancora più vivacità, raggiungendo 6.259 milioni di euro (+4,8%). Anche qui è evidente il segno della trasformazione in corso. È infatti cresciuto bene il software applicativo (4.498 milioni di euro, +6,5%) ancora sull’onda delle componenti più innovative quali piattaforme per la gestione web, IoT». Le previsioni sono nel segno di un vivo ottimismo. La crescita è stimata, per il 2017, al 2,3%, a 67.652 milioni di euro; per il 2018, al 2,6%, a 69432 milioni; per il 2019 al 2,9%, a 71.453 milioni. In particolare, software e contenuti digitali saranno protagonisti di rialzi anche superiori al 6,5%.

«La crescita degli abilitatori digitali (cloud, cyber security, Big data, IoT, mobile business) – afferma Santoni – ha assunto tale rilievo da farci pensare che, soprattutto grazie al tema Industria 4.0, le aziende sono sempre più consapevoli delle opportunità offerte dalla quarta rivoluzione industriale. Il percorso di trasformazione sta iniziando. Sotto questo profilo, guardiamo con positività la collaborazione tra il Mise (Ministero dello Sviluppo economico) e Confindustria. E poi contiamo anche sulla trasformazione nella Pubblica Amministrazione. Progetti core come il pagoPa (un’iniziativa che consente a cittadini e imprese di pagare in modalità elettronica la Pubblica Amministrazione) e lo SPID (il Sistema Pubblico di Identità Digitale, è la soluzione che permette di accedere a tutti i servizi online della Pubblica Amministrazione con un’unica Identità Digitale – con username e password – utilizzabile da computer, tablet e smartphone) vanno bene in quanto modello, ma bisogna spingere di più sulla loro attuazione».

 

Agostino Santoni
Agostino Santoni Ad di Cisco Italia

Le competenze devono tenere il passo

Santoni di recente ha dichiarato che «agli sforzi per far sì che la trasformazione digitale coinvolga una platea sempre più ampia di Pmi, oggi ancora troppo ristretta, vanno affiancate iniziative formative a tutti i livelli del sistema d’istruzione e formazione professionale per far fronte alla crescente domanda di competenze digitali e figure professionali specializzate. Questo è un nodo cruciale che va affrontato al più presto e in modo efficace, per evitare che causi ritardi e per creare vere opportunità per i giovani».

Il fatto è che dal report risulta che «per il 2016-2018, è stimato un fabbisogno di 85mila nuovi specialisti, 65mila dei quali per soggetti di primo impiego, più della metà dei quali laureati e per fabbisogni che possono essere soddisfatti solo in parte. Già ora si manifestano forti criticità per i profili di Data Scientist, Business Analyst, Project Manager, il Security Analyst e altri ancora, necessari per i progetti di Trasformazione Digitale». Il tema della formazione è strategico. La macchina, senza personale adeguato, non è destinata a funzionare.

 

Cisco Networking academy
Un corso alla Cisco Networking Academy

Le iniziative di Cisco

Comunque sia, Cisco – Il gigante di San Jose (California), con un fatturato a quota 49,2 miliardi di dollari – è della partita anche quanto a formazione. Secondo Santoni «quando si parla di scenari di crescita italiani e internazionali il nodo centrale è il lavoro, con la sua trasformazione nell’era digitale: in quest’ottica ci siamo mossi negli ultimi 18 mesi, dando a 60mila persone competenze all’avanguardia, perché chi guida l’evoluzione tecnologica deve assumersi la responsabilità di fare in modo che la digitalizzazione produca opportunità per le persone».

Il progetto Impres@Digitale

Santoni ricorda che Cisco «ha siglato con il MIUR (Ministero per l’Istruzione, Università e Ricerca) un protocollo di intesa. Con il progetto Impres@Digitale Cisco propone un modello di alternanza volto a promuovere cultura e competenze digitali, per i ragazzi ma anche per i loro insegnanti». In effetti la Cisco rende noto che «ragazze e ragazzi che frequentano gli ultimi tre anni di scuola superiore potranno acquisire le competenze specifiche e trasversali che sono necessarie oggi per lavorare ed essere cittadini in un mondo sempre più digitalizzato. Impres@Digitale, infatti, affianca alla formazione legata alle tecnologie, all’imprenditorialità digitale, alla programmazione anche la possibilità di rafforzare le cosiddette “soft skills” – come la capacità di lavorare in gruppo, saper gestire il proprio tempo, capire come gestire correttamente le fasi di un progetto, il problem solving.

 

Santoni Fedeli
L’Ad Cisco, Agostino Santoni, con il Ministro della Pubblica Istruzione Valeria Fedeli

La formazione dei docenti

Un valore aggiunto del progetto ideato da Cisco è l’attenzione per la formazione dei docenti, che a loro volta potranno così trasmettere agli studenti più giovani modelli e logiche utili per il loro futuro professionale e per favorire il pieno sviluppo della “cittadinanza digitale” fra le nuove generazioni». Il protocollo ha durata triennale. In una prima parte si preparano più di mille studenti alle professioni del futuro, con la partecipazione a moduli di formazione di 20 ore disponibili nel programma Cisco Networking Academy. La seconda parte, invece, prevede di selezionare fino a 100 studenti, che parteciperanno a giornate in azienda presso le sedi Cisco di Roma e di Vimercate (Monza – Brianza).

All’atto della sigla (25 luglio 2017) Santoni ha affermato che «per noi è chiaro che il digitale offre ai giovani gli strumenti per affrontare le sfide importanti che li riguardano: trovare lavoro, avere spazio per impiegare il proprio talento e far crescere le proprie idee innovative ma anche, se lo desiderano, potere creare in prima persona le tecnologie che vorrebbero per il loro futuro. Abbiamo pensato al progetto Impres@Digitale per aiutare a diffondere competenze che sono richieste dalle aziende, servono in qualunque ambito professionale e soprattutto sono parte integrante dell’essere cittadini in una società connessa e globale».

Cisco Network Academy®

D’altra parte, il 19 gennaio 2016, a seguito di un incontro fra l’allora Primo Ministro Matteo Renzi, il CEO di Cisco Chuck Robbins e Santoni, Cisco ha annunciato una serie di investimenti strategici in Italia per un valore di 100 milioni di dollari per tre anni da quella data. Si trattava e si tratta di accelerare la digitalizzazione del Paese. Due gli argomenti fondanti. Anzitutto, sviluppare consapevolezza e competenze digitali in Italia.

Pertanto si sottolineava che «Cisco ha firmato un accordo con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca che prevede azioni di formazione per docenti e studenti sui percorsi del programma Cisco Network Academy®, permettendo a questi ultimi di acquisire le nuove competenze digitali richieste dal mercato ed avere quindi maggiori opportunità di occupazione. A tale scopo, Cisco amplierà ulteriormente il suo Programma Networking Academy®, nato per fornire le competenze necessarie oggi e in futuro per operare con successo in un mondo sempre più interconnesso, inserendo moduli focalizzati sulle tecnologie per l’industria 4.0 e la cyber security».

 

Al lavoro in una Start-up

Per lo sviluppo delle start up

Poi, sviluppare la comunità di start up tecnologiche innovative in Italia. L’azienda pertanto rendeva noto che «Cisco, come primo passo nello sviluppo dell’ecosistema delle startup italiane, sta valutando opportunità di investimento con Invitalia Ventures. Questo consentirà a Cisco di investire nello sviluppo delle migliori start-up del paese e di contribuire ad accelerare il potenziale tecnologico dell’Italia». Di qui l’annuncio del 4 marzo 2016. «Cisco si impegna infatti a investire 5 milioni di Euro nel fondo di Invitalia Ventures per dare un’ulteriore spinta propulsiva al sostegno delle startup del nostro paese. Questo investimento rappresenta la prima tappa di un percorso che stiamo tracciando per coinvolgere i diversi attori nell’ecosistema dell’innovazione del nostro Paese, seguendo una strategia che Cisco definisce “Innovation Exchange”, uno degli elementi fondamentali della nostra visione sull’innovazione» – faceva sapere lo stesso Santoni.

Ora l’ad afferma che Cisco «ha stretto partnership con altre realtà, come H-Farm, il Talent Garden e altri tra acceleratori e incubatori, lì dove le start up vanno a lavorare. Inoltre stiamo integrando alcune start up nel nostro modello di business. Perché non è solo una questione di aiuti economici; se una start up vuole presentarsi ad una grande azienda, se è accompagnata da Cisco è senz’altro facilitata. Si pensi al progetto Safety for Food (S4F), che ha messo insieme Barilla,Cisco, NTT Data e la start up napoletana Penelope, che ha sviluppato la piattaforma ValueGo per la tracciabilità degli alimenti. Noi abbiamo interpretato la capacità di innovare di Penelope, che abbiamo portato in Barilla».

L’iniziativa a livello locale

Poi ci sono i protocolli di intesa con le aree metropolitane, le città e le Regioni. «Per esempio – continua Santoni, uno è stato siglato il 21 ottobre 2016 con il Comune di Palermo. Ha l’obiettivo di accelerare il processo di innovazione e di creare nuove opportunità per i giovani, le imprese e il territorio in vista della futura Area Metropolitana di Palermo». Cisco a proposito ha dichiarato che «si vuol fare di Palermo un “laboratorio a cielo aperto” di innovazione tecnologica e sociale, che getti le basi per trasformare la città e il suo territorio in una smart community: una comunità intelligente e interconnessa, dotata di una rete di infrastrutture e di competenze che faciliti la realizzazione di nuovi servizi e dia spazio al potenziale di innovazione già presente nel territorio».

A Palermo

Il protocollo di intesa prevede lo sviluppo di tre filoni di attività, legati alla formazione – intesa anche come strumento di inclusione sociale – alla implementazione di tecnologie smart city e al supporto per lo sviluppo territoriale e le startup. «Il Sud, Palermo hanno forza e voglia per innovare e noi siamo pronti a dedicare al progetto tutta la nostra esperienza e creare insieme una piattaforma aperta per imparare, sperimentare e creare innovazione, a disposizione di tutti» – aveva dichiarato nell’occasione Santoni. Altri accordi di rilievo con il Comune Perugia e con la Regione Friuli Venezia Giulia.

 

Nisida_al_tramonto
L’idola che ospita il carcere minorile di Nisida, uno dei luoghi di dentenzione dove viene sperimentato il programma di formazione di Cisco
Nelle carceri

E ancora, l’impegno nei luoghi di detenzione. Il 10 novembre 2016 il Ministero della Giustizia ha siglato un protocollo di intesa con Cisco, Confprofessioni, Vodafone, Fondazione Vodafone e Cooperativa Universo per portare la formazione ICT nelle carceri, offrendo ai detenuti l’opportunità di acquisire competenze digitali utili per il loro percorso di reinserimento sociale e nel mondo del lavoro. «Il corso IT essentials fa parte del Programma CiscoNetworking Academy: una iniziativa che Cisco propone dal 1997 in scuole, università, realtà del non profit ed enti pubblici di tutto il mondo, nel quadro del suo impegno di responsabilità sociale di impresa» – ha reso noto Cisco.

«Va detto che l’Italia è stato il primo paese in cui Cisco ha sperimentato l’introduzione di questo programma di formazione nelle carceri» – chiarisce Santoni. Quest’anno sono stati attivati corsi nel carcere di Bollate (MI), nel carcere di Opera (MI), nel carcere minorile di Firenze, in quello di La Spezia, all’istituto di Rebibbia a Roma e all’istituto minorile di Nisida, a Napoli. Si intende estendere il programma ad altre realtà detentive. «Ci sono già storie bellissime da raccontare, di persone che si stanno riscattando con la conoscenza offerta» – commenta Santoni.

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