direttore Filippo Astone

Brake by Wire, l’intelligenza artificiale di Brembo

di Marco de’ Francesco ♦ Outsider mondiale nella produzione dei sistemi frenanti, l’azienda di Alberto Bombassei si misura con la rivoluzione green dell’automotive facendo leva sui rapporti con i maggiori player di mercato (Ferrari, Porsche, Mercedes e Aston Martin tra gli altri) e un avanzato processo di digitalizzazione della produzione 

È già pronto e testato il sistema frenante del prossimo futuro, quello pensato per servire i veicoli green. Con una connessione tra pedale e freno non idraulica ma elettrica, e l’ausilio dell’intelligenza artificiale, il modello Brake by Wire agisce sulle singole ruote, migliorando la stabilità del mezzo in ogni condizione e consentendo un più ampio recupero di energia in fase di rallentamento. È solo l’ultima della serie tra le innovazioni di prodotto realizzate da Brembo, gigante della componentistica da 2,64 miliardi di fatturato e insieme azienda familiare bergamasca, esempio tipico di un Quarto Capitalismo molto avanzato, capace di superare le medie dimensioni e di quotarsi in Borsa Valori.

È l’azienda, quella presieduta da Alberto Bombassei, che ha portato sul mercato i freni in carbonio ceramico. Puntando su leggerezza e alte prestazioni, ha conquistato il mercato di alta gamma, e vanta clienti come Ferrari, Porsche, Mercedes e Aston Martin. Ma il Brake by Wire non sarebbe mai esistito senza il concorso di due condizioni: i rapporti con i più importanti Player dell’Automotive, grazie ai quali l’azienda ha penetrato i segreti dei veicoli green; e l’intenso lavoro di trasformazione digitale, che consente a Brembo di analizzare i dati provenienti da tutti gli stabilimenti in giro per il mondo. Di tutto ciò abbiamo parlato con Alessandro Palla, responsabile della Business Unit Sistemi frenanti auto di Brembo.

 

Alberto Bombassei, presidente Brembo

I segreti del Brake by Wire

Si è già accennato al particolare modello di frenata su singole ruote e ai vantaggi che un sistema del genere comporta: anzitutto, migliora la stabilità dinamica del veicolo in ogni situazione; in secondo luogo, il profilo di rigenerazione elettrica del mezzo è senz’altro più elevato. Cosa significa? «Una macchina elettrica – afferma Palla – acquista energia frenando, perché i generatori elettrici recuperano la coppia e ricaricano la batteria; con un sistema dissipativo evoluto, come il Brake by Wire, c’è maggiore efficienza, e quindi aumenta l’autonomia del mezzo».

I risultati sono interessanti anche secondo altri profili. Ad esempio, il tempo di risposta del sistema, il cosiddetto time-to-lock (ttl) arriva sino a 100 millisecondi, contro i 300-500 millisecondi di un comune apparato frenante. Anche i tempi di messa a punto dell’impianto, spiega l’azienda, sono più rapidi, attestandosi a qualche settimana; fino ad ora, lo sviluppo del sistema sul veicolo richiedeva alcuni mesi. Peraltro, ottimizzando il consumo di energia e azzerando la coppia di trascinamento, il Brake by Wire permette inoltre un risparmio in tema di emissioni di anidride carbonica. Secondo Palla «stiamo provando il sistema su veicoli di prova, e in collaborazione con i Clienti. I test sono effettuati in situazioni ambientali molto diverse le une dalle altre: dal deserto al gelo dei Paesi del Nord». E dunque, quando sarà in commercio? «Non si può ancora dire – termina Palla – a causa di rapporti di confidenzialità con i Clienti».

 

Alessandro Palla, responsabile della Business Unit Sistemi frenanti auto di Brembo

I rapporti con alcuni dei clienti  più importanti hanno consentito all’azienda di capire meglio l’auto elettrica

Secondo Palla,«Brembo in questo momento dispone di un vantaggio competitivo considerevole sulla concorrenza, quanto a capacità di studiare i componenti giusti per le auto green». Ciò, per Palla, dipende anche dal legame con i Player più importanti dell’Automotive, «di cui siamo fornitori da diversi anni». Anni in cui, secondo Palla, l’Azienda e i suoi Clienti «hanno condiviso informazioni e dati, che hanno consentito a Brembo di comprendere meglio le particolarità e le criticità dei veicoli green. Da questo punto di vista, è stata senz’altro un’esperienza insostituibile».

 

Headquarters di Brembo, vicino a Bergamo
Headquarters di Brembo a Stezzano, Bergamo

La fabbrica e i suoi processi

Brembo è un nome internazionale, quanto a progettazione, sviluppo e produzione di sistemi frenanti. «Abbiamo Clienti importanti – afferma Palla – che chiedono prodotti con due qualità fondamentali: la capacità di realizzare alte prestazioni e la leggerezza». Non è facile, nel settore, realizzare beni con queste caratteristiche. Così, Brembo domina il mercato, anche e soprattutto nell’alta gamma. «Fra i nostri Clienti – carmaker di auto sportive e di lusso, come Lamborghini, Ferrari, Aston Martin, McLaren, Porsche; ma anche l’intera classe S della Mercedes, e tutto ciò che Daimler esprime nel luxury. E poi Bmw con i modelli top di gamma». Ma com’è nata la Brembo? Con la costituzione delle “Officine Meccaniche di Sombreno”, 58 anni fa ad opera di Emilio Bombassei e Italo Breda. Con loro c’era già l’attuale Presidente Alberto Bombassei, all’epoca appena ventenne – rende noto l’azienda.

 

Brembo: lavorazione pinze freno

 

Quella della Brembo è anche la storia di una azienda familiare, che si espande sempre più conseguendo fantastici traguardi, dallo sbarco in F1 del 1975 grazie ad Enzo Ferrari a quello in Borsa Valori, esattamente 20 anni dopo. Si pensi, poi, alle grandi acquisizioni, dalla americana Kelsey-Hayes alla brasiliana Alfa Real Minas, dall’inglese AP Racing alla Marchesini; e alle joint venture internazionali, come quella siglata con la cinese Yuejin Motor Group per la costituzione della società Nanjing Yuejin Automotive Brake System. Si pensi poi all’innovazione di prodotto, di cui ilBrake by Wire rappresenta solo l’avanguardia: da quasi venti anni, l’azienda ha sviluppato la tecnologia dei dischi freno in carbonio ceramico, oggi ulteriormente sviluppati da BSCCB – Brembo SGL Carbon CeramicBrakes, che ora opera nelle due sedi di Stezzano, presso il Parco Scientifico Tecnologico Kilometro Rosso, e di Meitingen, in Germania.

 

Brembo: lavorazione dischi freno

«L’azienda ha puntato su grandi piattaforme industriali – afferma Palla -: in Germania, in Usa, in Messico, e poi in Cina. Opera in 15 Paesi di tre continenti, con 25 stabilimenti e siti commerciali, contando sulla collaborazione di oltre 10mila persone Di queste, il 10% sono ingegneri e specialisti di prodotto impiegati in ricerca e sviluppo. Nel 2018 Brembo ha ottenuto ricavi per 2,64 miliardi di euro,contro i 2,46 dell’anno precedente. Una crescita del 7,2%. L’ebitda si è attestato a quota 19% del fatturato (500,9 milioni) e gli utili sono stati pari a 238,3 milioni. Ma come “funziona” Brembo? Si fa tutto in casa, e i processi sono integrati. Per Palla «è un altro grande vantaggio competitivo: fonderia di alluminio, trattamento termico, lavorazione meccanica, ossidazione, verniciatura e montaggio finale sono fasi dello stesso ciclo produttivo ottimizzato. Facciamo anche i test di simulazione su banchi prova». Secondo Palla, è questa integrazione che consente all’azienda di operare lungo tre direttrici: «gestione dei progetti complessi; innovazione di prodotto ed efficienza industriale».

 

Brembo: una fase della lavorazione dei dischi freno
L’innovazione dei processi è iniziata con l’analisi dei dati

Racconta Palla che quando si trattò di affrontare il tema della trasformazione digitale, svolgeva il ruolo generalmente detto CMO, Chief Manufacturing Officer; insieme al CIO (Chief Information Officer) e al CHRO (Chief Human Resources and organization Officer) si era dato vita ad un team dedicato. «Insieme, abbiamo selezionato le tecnologie prioritarie e sviluppato proof of concepts che poi abbiamo scalato nei nostri stabilimenti situati in Paesi di mezzo mondo. Questo lavoro non sarebbe stato possibile senza una continua attività di sviluppo di skills e competenze delle risorse umane, che sono quelle che fanno la differenza, applicando nella pratica le innovazioni. Abbiamo seguito un programma triennale». Ma come è iniziata? «Anzitutto, abbiamo cominciato a raccogliere dati da tutti gli impianti, worldwide. Sia di processo sia di prodotto. Poi, abbiamo convogliato le informazioni in un data lake, affidato ad analisi statistiche dei data scientist, che poi hanno predisposto le infrastrutture informatiche non solo per l’elaborazione delle informazioni, ma anche per le previsioni sul futuro, come ad esempio le manutenzioni predittive e preventive delle macchine. E anche per poter riconfigurare il sistema quasi real time, in caso di fermo imprevisto».

 

Brembo:cfonderia ghisa per i dischi freno
La trasformazione digitale è un concetto di filiera

Un maggior valore è stato acquisito associando i dati provenienti dallo shopfloor a quelli cosiddetti transazionali, e cioè quelli, per esempio, relativi agli acquisti, alle vendite o alla gestione delle spedizioni. «Questo – afferma Palla – ci ha consentito non soltanto di ottenere una gestione più efficiente del flusso produttivo, ma anche di poter intervenire con i fornitori e con i Clienti in caso di anomalie, prima difficilmente riscontrabili».

 

Brembo:controllo qualità sui dischi freno

 

Le tecnologie prioritarie

Nell’esperienza di Brembo, per Palla sono quelle che hanno consentito la connessione degli impianti, quelle per la gestione dei flussi di dati e quelle per la protezione delle informazioni. «Abbiamo un assetto misto, nell’analisi dei dati: siamo capaci di storage e di calcolo sia at the edge, con hardware a bordo macchina Dell, che in remoto sui nostri server, permettendoci l’analisi di immagini e filmati». Un problema che si è posto è quello della cybersecurity. «I Plc – afferma – sono nati come sistemi chiusi. Dal momento che si è aperto un varco con l’interconnessione, per prelevare dati, ci si è esposti ad attacchi di malintenzionati. Pertanto, è uno degli argomenti sui quali abbiamo investito di più». A proposito di Plc, «noi disponiamo di linee di diversa generazione. In alcuni casi, i dati sono estratti in via diretta dai Plc; in altri il controllore non c’è, e pertanto abbiamo dovuto introdurre moduli di conversione che, non solo rendono disponibili le informazioni, ma lo fanno nel formato giusto (Sql, linguaggio standardizzato per database basati sul modello relazionale) per la trattazione dei dati».

 

Brembo: grezzi pinze freno

L’investimento in Cina

Di recente, l’azienda si è resa protagonista di un investimento da 100 milioni di euro. A Nanchino ha inaugurato un polo produttivo che impiega 450 dipendenti. In questo stabilimento saranno realizzate, ogni anno, milioni di pinze freno in alluminio. D’altra parte, nel 2018 la società bergamasca ha ottenuto in Cina ricavi per 300 milioni di euro, e alla Brembo sono convinti che entro cinque anni il colosso asiatico sarà il loro mercato più importante. È un mondo che è cresciuto in fretta, sotto la spinta della presenza dei grandi carmaker tedeschi, che sono, in questo momento, i Clienti del gruppo di Bergamo in quel Paese; mentre le case automobilistiche locali hanno un’importanza minoritaria sulle vendite. Ma secondo Il Sole 24 Ore, Bombassei ha dichiarato che i produttori locali stanno migliorando la qualità delle loro macchine, tanto che per intercettare questo cambiamento Brembo ha dato vita tre anni fa sempre a Nanchino ad un laboratorio di ricerca e sviluppo con 15 addetti. In realtà la Cina conta anche e soprattutto perché è all’avanguardia con l’elettrico: è in atto un cambiamento di paradigma e sta sorgendo un sistema industriale parallelo a quello dei motori a scoppio. Per Bombassei, sempre per quanto riportato da Il Sole 24 Ore, in questo segmento il radicamento in questo Paese sarà vitale.

 

Adelante con juicio in tema di acquisizioni e fusioni

È noto che Brembo avrebbe voluto acquisire Magneti Marelli, poi ceduta da Fca a CalsonicKansei. E se l’operazione fosse andata in porto, sarebbe nato un gigante da 11 miliardi di euro e 55mila dipendenti. Bombassei, inoltre, ha dichiarato di essere disponibile a operazioni di grandi dimensioni. La famiglia proprietaria, che oggi detiene il 53% del pacchetto azionario, si è detta disponibile a scambiare il controllo assoluto cedendo il 23% per fare acquisti e fusioni. Ma di chi o con chi? «Se si osserva attentamente la vicenda delle grandi operazioni di M&A degli ultimi 20 anni – afferma Palla – non può sfuggire che molte di esse si siano rivelate dei veri fallimenti. Brembo, invece, non intende mettere a rischio ciò che di buono ha realizzato. L’intenzione di crescere c’è, anche per via non organica; ma non c’è nessuna fretta, e attualmente non esiste un “nome” oggetto delle nostre attenzioni. Avanzeremo con razionalità, senza colpi di testa».

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