direttore Filippo Astone

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Bonomi e la responsabilità di Milano

Il 32% delle multinazionali operanti in Italia. 34 grandi fondi d’investimento e gruppi immobiliari esteri intorno ai 43 maggiori progetti di ristrutturazione urbana. Oltre 200 mila imprese attive, con i giovani – in controtendenza nazionale – a sceglierla per lavoravi o studiare. Questa è Milano, così come l’ha descritta il presidente Carlo Bonomi nella sua relazione all’Assemblea generale 2018 di Assolombarda Milano, Monza e Brianza, Lodi.

«Nella ripresa italiana, Milano, intesa come il territorio che noi (Assolombarda ndr.) rappresentiamo – ovvero Milano, Monza e Brianza e Lodi – è stata la prima. Ma come primi in Italia, il nostro senso di responsabilità è considerare il successo di Milano a disposizione del Paese. Il significato delle medaglie d’oro che Milano consegue in molti settori per noi ha un significato imprescindibile. È il valore di ciò che dobbiamo restituire all’intero Paese». Con queste parole, parlando all’ Assemblea, Bonomi  ha inquadrato il ruolo che ha avuto e dovrà continuare a ribadire, la capitale economica del Paese.

L’attrattività delle metropoli: leva per il Paese

È dunque l’attrattività – del capitale umano, finanziario, delle imprese, della cultura e del turismo – la leva di Milano che punta a « 1,4 milioni di residenti» per diventare capitale digitale, con un grande patto tra imprese e università. Milano polmone dell’innovazione e della crescita, dell’integrazione e della coesione sociale». Non è un caso, secondo Bonomi, perché «sono le grandi città metropolitane, innestate in economie regionali ad alto valore aggiunto, il vero motore della crescita globale; non i sistemi-Paese nazionali, come invece molti ancora credono con la testa rivolta al passato».

 

L’assemblea di Assolombarda

Maggiore autonomia, contro lo scissionismo

Ed è in questo spirito che Assolombarda per bocca del suo presidente chiede «che venga riconosciuta ora dall’attuale governo una maggiore autonomia dei livelli amministrativi che uniscono la Grande Milano e il mix di specializzazioni della Lombardia. Più autonomia non per inseguire impossibili mire scissioniste. Bensì per essere ancora più attrattivi. Cioè per trainare meglio l’Italia intera. Per essere crocevia tra Europa e Mediterraneo. Ci sta a cuore l’Italia. Ed è per questo che non ci battiamo solo per più autonomia a Milano e alla Lombardia.

Insieme e dalla parte delle fragilità sociali

Un territorio produttivo, quello che si raccoglie sotto Assolombarda, che, secondo Bonomi, è animato da uno spirito votato alla cooperazione. Anche quando si tratti di progettare una buona vita per i cittadini più fragili. E infatti, ha detto Bonomi è «in questo spirito che Assolombarda amplia sempre più la propria cooperazione con lo straordinario impegno che il Terzo settore e il privato sociale profondono nei nostri territori a sostegno di poveri e svantaggiati, dell’housing sociale e dei molteplici progetti di integrazione culturale». Ma soprattutto «la Chiesa Ambrosiana(che) ogni giorno mette in campo la sua rete di solidarietà umana: a cominciare dall’opera insostituibile svolta dalla Caritas». Dunque imprese ancorate all’intera comunità delle istituzioni politiche e amministrative permettono, ha detto Bonomi, di «rendere più incisiva e forte la nostra voce comune sulla scena delle scelte nazionali, europee e internazionali che ci vedono attori e protagonisti».

Olimpiadi invernali: basta polemiche

Inevitabile a questo proposito il riferimento alle Olimpiadi Invernali 2026. Sulle quali Bonomi dice: « Basta polemiche e controversie, per favore. Le Olimpiadi sono di una nazione, non di una città o regione. Se continuiamo a trasformare ogni candidatura internazionale in un rodeo domestico, non è Milano che perde credibilità: è l’Italia intera agli occhi del mondo». A proposito di ‘rodeo’ Bonomi spazza il terreno da dubbi: «Noi non concepiamo la nostra sfida come una gara Milano contro Roma. Essere primi a Milano per noi significa lavorare per una grande alleanza che metta a fattore comune le migliori energie del pubblico e del privato, perché tutte le grandi aree metropolitane siano in condizioni di essere moltiplicatori dell’attrattività e della crescita nazionale, ciascuna secondo il suoi talenti».

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