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Banzato alla guida degli imprenditori siderurgici italiani

di Nicola Penna ♦ Il nuovo presidente di Federacciai entra in carica in un momento positivo per il settore – produzione a +3,4 nei primi otto mesi dell’anno – chiedendo coesione e partecipazione per le sfide future. I temi strategici: innanzitutto sicurezza e ambiente, poi valorizzazione e formazione della mano d’opera proveniente dall’ immigrazione. La proposta: “formiamoli a casa loro”. Soddisfazione per la soluzione dei casi Ilva e Piombino. 

Alessandro Banzato è il nuovo Presidente di Federacciai. Eletto oggi all’unanimità dall’Assemblea ordinaria della Federazione succede ad Antonio Gozzi, che ha guidato la Federazione per due mandati consecutivi. Federacciai è la Federazione che rappresenta le Imprese Siderurgiche Italiane, fa parte di Confindustria e conta circa 130 aziende associate che realizzano e trasformano oltre il 95% della produzione italiana di acciaio. Il settore dell’acciaio italiano “vale” oggi circa 35 miliardi di Euro (in termini di fatturato) e occupa circa 70.000 addetti (tra diretti e indiretti). La produzione italiana di acciaio ha un “peso” rilevante in Europa tanto da fare del nostro Paese il secondo produttore e consumatore di acciaio, alle spalle della sola Germania. L’Italia è inoltre tra i primi consumatori pro-capite di acciaio al mondo.

Chi è Banzato

Padovano, 55 anni, Banzato è entrato all’età di 22 anni a lavorare in Acciaierie Venete, azienda di famiglia e Gruppo siderurgico tra i leader di settore in Italia, specializzato nella produzione di acciai speciali lunghi per l’industria automobilistica, le attrezzature per macchine movimento terra e le macchine agricole, dell’energia, della meccanica e delle costruzioni. Nel 2004 è stato nominato Amministratore Delegato e nel 2013 Presidente e Amministratore Delegato. Dal 2005 al 2009 Banzato è stato Vice Presidente di Confindustria Veneto con delega per l’energia e l’ambiente. Dal 2016 era Vice Presidente Federacciai.

 

Coesione e partecipazione per le sfide future

Nel corso della sessione pubblica dell’Assemblea, il neo-Presidente, ha sottolineato fortemente il ruolo strategico dell’industria siderurgica e più in generale manifatturiera per l’economia italiana, e dunque la necessità di un suo più deciso sostegno. Ecco alcuni dei temi centrali passati in rassegna, con gli orientamenti strategici che informeranno, da subito, l’azione del neo-presidente. Banzato parte dalla constatazione che «La siderurgia italiana sta vivendo una buona fase di crescita, sia per quanto riguarda i volumi sia per la redditività, e nei primi otto mesi dell’anno tale trend ha continuato a essere positivo e in ulteriore miglioramento con la produzione che ha superato i 16 milioni di tonnellate [+3,4% sullo stesso periodo dell’anno precedente]. E non è un caso se anche i settori utilizzatori d’acciaio (a eccezione delle costruzioni) nei primi 8 mesi dell’anno sono cresciuti in modo sostenuto».

 

 

E’ importante la sottolineatura che «Il contesto economico generale è stato positivo, anche se le turbolenze politiche e commerciali mondiali iniziano a destare qualche preoccupazione e devono essere seguite attentamente. Le sfide sono molte e tutte determinanti.» Proprio per questo, dice Banzato, rivolgrendosi agli associati « dobbiamo puntare su una forte organizzazione interna e su un rinnovato senso di coesione tra tutti noi. La mia presidenza sarà ispirata al senso di collegialità e di partecipazione, lavorerò per rendere la struttura ancor più vicina alle aziende associate, soprattutto nei confronti delle società che non sono rappresentate negli organi direttivi. Federacciai è nata attraverso un lungo processo di confronto tra gli imprenditori per rappresentare gli interessi della filiera siderurgica tutta. Su questo mi impegnerò personalmente, in modo pacato ma molto determinato».

Quella siderurgica è un’industria moderna e innovatrice. Bisogna farlo capire

Banzato non ha nascosto la sua preoccupazione per «il fatto che stiamo assistendo da tempo alla rapida crescita e diffusione di un sentimento antindustriale. Questa avversione è alimentata dalla falsa credenza che l’economia e il benessere della popolazione possano sostenersi facendo a meno dell’industria manifatturiera ritenuta da molti obsoleta e inquinante. Va compreso invece che quella siderurgica è un’industria moderna e innovatrice. Molte delle nostre aziende sono da tempo impegnate quotidianamente nell’innovazione di processo e di prodotto e hanno consuetudine di rapporti con Centri di Ricerca e Università italiane e, in alcuni casi, anche internazionali».

Attenzione al contesto competitivo internazionale

«Per quanto riguarda il contesto competitivo globale, l’estate che si è appena conclusa verrà ricordata come uno dei periodi più confusi e turbolenti della storia del commercio internazionale. Il quadro è in movimento e le opportunità e/o criticità sono ancora tutte da capire anche perché si stanno delineando a geometria variabile».

Il programma di inizio mandato: sicurezza e ambiente temi strategici

Sicurezza: una banca dati

Alla luce di questo contesto, e delle criticità insite, sono due i temi che Banzato considera strategici per la crescita della siderurgia e che sono stai inseriti tra i punti essenziali del programma di inizio mandato: sicurezza e ambiente. «Sul primo, – dice Banzato- anche se negli ultimi anni sono stati fatti passi da gigante grazie al lavoro straordinario fatto dai nostri imprenditori che quotidianamente si impegnano per prevenire gli incidenti investendo tempo e risorse in impianti, nuove tecnologie e formazione, siamo consapevoli che il livello di sicurezza possa ulteriormente migliorare. A tale proposito il riuscire a mettere a fattore comune le singole esperienze in termini di criticità e soluzioni ci sarebbe di grande aiuto».

Da qui deriva una prima proposta « Avviare uno specifico progetto in Federacciai. L’idea è quella di alimentare su base volontaria una banca dati dinamica con la casistica degli incidenti e dei mancati incidenti per aree di produzione (acciaieria, laminazione, lavorazioni a freddo, movimentazione, ecc.) e su questo – con il contributo della nostra società in house Riconversider – organizzare momenti di scambio di esperienze, confronto e formazione per gli associati».

 

Veduta di Taranto con lo stabilimento Ilva
Ambiente: ci vogliono regole più chiare

«Il nostro è un settore dove nessuno ha mai smesso di investire per migliorare l’impatto ambientale delle fabbriche e nel quale trovano una applicazione paradigmatica sia la cosiddetta economia circolare che il risparmio energetico. – sottolinea Banzato – Basti pensare al recupero e rigenerazione in nuovo prodotto del rottame e al riutilizzo di tantissimi altri scarti di lavorazione, o alle efficienze e ottimizzazioni energetiche sviluppate dal settore negli ultimi anni». «Facciamo già molto e ci siamo anche strutturati per raccontarlo nel Rapporto di Sostenibilità che realizziamo e pubblichiamo a cadenza biennale (il prossimo sarà presentato nel 2019). Quello su cui dobbiamo essere maggiormente determinati è nell’incalzare i legislatori per chiedere regole chiare, inequivocabili e omogenee non solo per quanto riguarda il territorio nazionale ma anche in rapporto al contesto europeo».

Energia, gas e materie prime: ci vuole un hub italiano per il gas naturale

Per quello che riguarda l’energia, che rappresenta certamente una delle voci di costo più rilevanti nel bilancio della produzione siderurgica, Banzato ha detto che negli ultimi anni, grazie all’ impegno collettivo di associazione e singoli imprenditori si è riusciti «ad avvicinare i nostri costi a quelli dei competitor europei attraverso interventi importanti. Cito il sistema Interconnector dove le industrie siderurgiche, insieme ad altri partner industriali, stanno finanziando la costruzione della linea di interconnessione elettrica tra Italia e Francia, oggi in avanzato stato di realizzazione, e contemporaneamente stiamo lavorando per finanziare la linea di interconnessione con il Montenegro e successivamente le altre per le quali le aziende si sono formalmente impegnate. Linee che permetteranno all’Italia di ridurre il divario oggi esistente nel livello di interconnessione europea». Per quanto riguarda invece il gas per Banzato sarebbe decisivo per tutta l’industria manifatturiera italiana lo sviluppo di un hub italiano per il gas naturale, ritenendola un’opera che consentirebbe di annullare il differenziale di prezzo con la nostra concorrenza europea e, in particolare, con quella tedesca .

Infine la questione CO2. « Quando lo scorso febbraio il parlamento Europeo si apprestava ad approvare la riforma del mercato Eu-ETS – introducendo il cosiddetto Market Stability Reserve – avevamo messo in guardia tutti dal rischio che questa iniziativa regolatoria potesse sfuggire di mano e diventare preda della speculazione. Infatti, le quote CO2, che negli ultimi otto anni oscillavano fra i 5 e gli 8 euro a tonnellata, hanno raggiunto picchi di 25 euro, a tutto vantaggio di fondi, banche e grandi utility e con grave danno delle imprese che gestiscono processi di combustione.» Poi Banzato ha citato un’altra problematica aperta: «Altra voce importantissima per noi è quella che riguarda i costi delle materie prime per produrre. Tra tutte cito il rottame la cui carenza, che nel nostro Paese è cronica, rischia di accentuarsi su base globale se, come sembra, la Cina dovesse puntare al riequilibrio del mix produttivo, oggi fortemente centrato sul ciclo integrale, investendo molto nei forni elettrici».

 

 

L’immigrazione non va subita ma controllata e gestita e soprattutto legata alle esigenze del mondo produttivo

Il quadro della situazione occupazionale e della formazione delle competenze deve fare i conti con le realtà specifiche del settore e impostare una strategia conseguente: «La stagione dei prepensionamenti, associata alle carenze del sistema educativo tecnico, hanno prodotto un gap generazionale e di competenze che si sta facendo sempre più preoccupante. Nel presente c’è soprattutto un problema di qualità delle risorse umane. In prospettiva si aggiungerà a questo anche il tema della sempre più difficile reperibilità di persone che vogliano e/o siano in grado di lavorare in siderurgia».

Banzato sottolinea come «Il calo demografico in corso da anni fa sì che a breve il tema non sarà più quello che “gli italiani non vogliono fare certi lavori” ma che non ci saranno più italiani per fare certi lavori. Del resto un sondaggio dell’AIB ha mostrato come il 53% delle aziende bresciane censite ha alle proprie dipendenze lavoratori extracomunitari, con punte del 73% nelle imprese metallurgiche e siderurgiche. L’immigrazione non va subita ma controllata e gestita e soprattutto legata alle esigenze del mondo produttivo.» Di qui un progetto specifico « stiamo verificando la fattibilità politica ed economica di un progetto che punti ad istituire un presidio pilota in Africa per sviluppare moduli formativi per professionalizzare le persone che poi potrebbero rientrare in un flusso di immigrazione controllata e mirata al fabbisogno reale delle imprese. Insomma, invece che “fermiamoli a casa loro”, lo slogan del progetto potrebbe essere “formiamoli a casa loro”». Vediamo ora brevemente altri punti toccati da Banzato

Chiarire e semplificale le normative

« Norme confuse e complicate generano ambiguità e tante e diverse interpretazioni. In generale, e quindi non solo in materia ambientale, bisogna incalzare i legislatori per chiarire e semplificare».

ILVA

«Sulla vicenda Ilva, dico che ha prevalso il buon senso e il senso della ragione, e questo è un bene per una questione assai critica che era iniziata male 6 anni fa e che poteva finire peggio, ma questo successo e il clima di giusta soddisfazione non deve però farci dimenticare l’inizio disgraziato della vicenda. Un inizio che sull’onda dell’emotività ha portato due Governi ad agire, questo va pur detto, in spregio dei principi della proprietà privata danneggiando pesantemente tutti gli azionisti dell’Ilva.»

Aferpi

«Anche questa vicenda si è risolta: finalmente a Piombino arriva un siderurgico vero, Jindal, che sa cosa vuole dire produrre acciaio e stare sul mercato e questo è un fatto positivo. ».

Infrastrutture

«Il problema è sempre lo stesso: vanno rilanciate in modo serio con un imponente piano di investimenti reso a questo punto ancora più necessario per la messa in sicurezza o il rifacimento di tante e troppe opere vetuste. Per capire quanto siamo indietro in termini di infrastrutture basta guardare la % sul PIL delle spese per infrastrutture rilevata in Europa da Eurostat: condividiamo il terzultimo posto con la Spagna e dietro di noi ci sono Irlanda e Portogallo. Quindi va bene discutere e analizzare costi e benefici ma poi si decida e si parta».

 

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