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Baban: il piano Industria 4.0 occasione per le Pmi

di Laura Magna ♦ Alberto Baban presidente della Piccola Industria di Confindustria, parla del piano per Industria 4.0 e dell’occasione per le Pmi.

“La scommessa di industria 4.0 è tutta sulle Pmi”. Il ministro allo Sviluppo economico Carlo Calenda non ne ha fatto mistero: saranno le piccole imprese le protagoniste della rivoluzione in chiave digitale. E proprio per questo nel piano appena presentato dal governo sul tema ci sono previsioni specifiche per le imprese di piccola dimensione, come gli sgravi fiscale del 30% per investimenti sotto il milione di euro per imprese innovative e startup, ma anche fondi pubblici per finanziare la nascita di nuove imprese 4.0, e l’iperammortamento che si affianca al superammortamento. Si tratta di un piano privo di qualsiasi forma di dirigismo, che non definisce settori o limiti, ma solo azioni verticali e che lascia spazio e offre strumenti utili all’imprenditore coraggioso e lungimirante che vuole fare innovazione.

Resta da capire se le Pmi nostrane siano nelle mani di questi capitani coraggiosi e lungimiranti. Industria Italiana lo ha chiesto ad Alberto Baban (foto in alto) presidente della Piccola Industria di Confindustria, l’associazione che rappresenta appunto le Pmi, ovvero l’ossatura industriale del nostro Paese verso cui le aspettative ora sono elevatissime. Baban, inoltre, ha fatto parte, in rappresentanza di Confindustria (gli altri componenti erano Andrea Dell’Orto, vicepresidente di Assolombarda con delega al manifatturiero e Giulio Pedrollo, vicepresidente nazionale di Confindustria con delega alle politiche industriali) della cabina di regia che ha elaborato il piano. Insomma, si può considerare fra gli autori. Del resto, innovazione, grande attenzione all’Internet of things e a tutte le nuove tecnologie manifatturiere sono le colonne portanti della sua stagione al vertice della Piccola.

Carlo Calenda
Carlo Calenda

Il ruolo di Confindustria

“Anche Confindustria si concentrerà sulle Pmi, le aziende grandi sono più avanti nel processo di digitalizzazione, vuoi perché sono strutturate e dunque capaci di fare le cose in casa, vuoi perché hanno colto il trend appena è iniziato altrove nel mondo”, conferma Baban a Industria Italiana. “Quindi, pancia a terra e via con la più grande iniziativa di informazione sul territorio: dobbiamo spiegare a queste imprese perché vale la pena interessarsene e come cambierà la loro struttura, cosa sono i Competence center e i Digital innovation hub, luoghi dove l’imprenditore può trovare le risposte e le competenze”.

Industria 4.0, se con la locuzione intendiamo il piano governativo, è un successo di per sé perché colma un vuoto, resta da capire se saremo in grado di realizzarla. “Il nome è un po’ di moda, ma non deve distrarre dalla sostanza: quello di cui parliamo è la quarta rivoluzione industriale, qualcosa di totalmente inedito rispetto al passato. Dopo l’avvento del motore, dell’elettricità, di Internet, ora siamo all’Internet delle cose”, aggiunge Baban. “L’innovazione è pervasiva e abbiamo posto la questione di come questa connettività accelererà in maniera prepotente, quando l’innovazione sarà così permeante da cambiare attitudine di mercati e manifatture. E, inevitabilmente l’accelerazione dovrà essere violenta”. Così, non deve stupire l’ambizione di un piano che stanzia 13 miliardi, una cifra di per sé monstre se confrontata con gli investenti pubblici di Usa (mezzo miliardo), Germania (1 miliardo) e Francia (10 miliardi) e che, oltretutto, nelle intenzioni della cabina di regia dovrà essere concentrata interamente nel 2017. Davvero una grande scommessa.

Vincere o perdere

“Quando mai si è vista una tale potenza di fuoco di 13 miliardi in un periodo così breve”, conferma il presidente della Piccola Industria. “L’accelerazione è brutale, deve esserlo se vogliamo essere pronti e se vogliamo costruire qualcosa: bisognerà concentrare gli sforzi in in un periodo molto breve. Non può esserci sperimentazione ma dovrà attivarsi subito l’azione con un monitoraggio severo per evitare formule che non funzionano”. Un’accelerazione brutale che però, va sottolineato, dipende anche dal ritardo con cui il Paese ha affrontato la questione e dalla necessità ora di dover recuperare il terreno perduto rispetto a Francia, Germania e Regno Unito, economie per molti aspetti già più ricche e competitive della nostra. Un ritardo che ci sta probabilmente ancora costando quel 0, di crescita nelle statistiche sulla produzione manifatturiera, “perché la nostra capacità competitiva non è al passo con i tempi nei contesti locali: bisogna fare un esercizio di analisi per capire se questa è la direzione giusta, ma anche agire. Il tempo stringe”, continua Baban. Ed è ovvio che nel breve periodo l’incertezza aumenta. “Tutti sanno che è iniziato un cambiamento epocale, ma nessuno sa che cosa succederà tra cinque anni, in un periodo di tempo cioè brevissimo, perché l’evoluzione tecnologica è imprevedibile e ci obbliga a correre e a investire, capire e essere informati per evitare di trovarsi con manifatture che non sono capaci di avere la produttività che ci consente di essere competitivi. Si tratta di una chiave di lettura nuova e complicata da far digerire, ma che è l’unica strada possibile”.

Il superammortamento può spingere al rinnovo degli impianti
Il superammortamento può spingere al rinnovo degli impianti

Ritardo da colmare

Anche perché, e questo vale in particolare per le Pmi, il parco macchine delle industrie italiane sta rapidamente diventando obsoleto e anzi, non è mai stato così vecchio da 40 anni come oggi. E per la prima volta, nel 2014, le Pmi hanno investito meno che le grandi industrie nello stesso lasso temporale. Poi, dal 2015, complice anche la misura del superammortamento, c’è stato un cambio di direzione, segno che gli incentivi funzionano. Ma le Pmi sono davvero disposte a investire e ne hanno le risorse? “Esistono risorse dirette e indirette che le imprese possono investire come acceleratore della propria produttività”, risponde Baban. “Siamo certi che le aziende non abbiamo risorse dirette in quanto la crisi ha eroso i bilanci soprattutto per le Pmi, ma la seconda tipologia di liquidità è evidentemente disponibile mai come oggi, grazie alla grande caratura di questi investimenti di industria 4.0. Non solo pubblici ma anche da finanziatori privati, che saranno incentivati a immettere liquidità nel sistema. Le aziende faranno da catalizzatori per chi decide di investire in modo inusuale. Delle quattro rivoluzioni questa è la più capital intensive e la finanzia avrà un peso rilevante”.

Connessione necessaria

L’ultimo nodo è quello infrastrutturale: il digitale non funziona senza banda larga e in Italia ci sono interi territori dove la banda larga, di fatto, non esiste o comunque è insufficiente. “Il piano prevede ogni cosa necessaria alla diffusione della digitalizzazione, compreso quello che dovrebbe essere scontato. Il piano infrastrutturale sconta un ritardo che va colmato ed è stato miope averlo accumulato. La banda larga è una preoccupazione rilevante: se non c’è è anche inutile parlare del resto. Ma ci sono anche elementi paralleli da considerare, non dico sostitutivi ma di sostegno, laddove la banda larga non sarà immediatamente sufficiente. Mi riferisco al passaggio dalla rete 4g alla 5g nel mobile: anche le connessioni via cellulare aumenteranno la connettività”. Il giudizio finale sul piano comunque è positivo. “Di certo non ci troveremo di fronte a belle parole che non avranno attuazione pratica”, conclude Baban. “Non ci scontreremo con la lentezza tipica degli iter legislativi, per cui c’è bisogno di decreti attuativi per passare dalle buone intenzioni alle applicazioni pratiche. I regolamenti saranno subito messi in atto, con la legge finanziaria dal primo gennaio. Ora siamo in una condizione di corresponsabilità, siamo tutti dentro a questa sfida: vinciamo tutti o perdiamo tutti. Dobbiamo prenderne coscienza ed essere parte attiva”.

Fibra ottica
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